Ilva: Vendola, grazie a nostri monitoraggi dati malattie in dibattimento

TARANTO. "I tarantini hanno avuto dalla Regione l'apertura di un processo di conoscenza e di verita' che e' passato dalle impressioni ai dati scientifici. Noi abbiamo fornito i macchinari all'Arpa e all'Asl per fare per la prima volta quei monitoraggi che hanno consentito anche di portare in un dibattimento penale le evidenze epidemiologiche che oggi rappresentano la catena dei reati che i giudici vogliono bloccare". Lo ha detto il presidente delal Regione Puglia Nichi Vendola, rispondendo a Bari, a margine di un convegno sui rifiuti, in cui e' stato affrontato anche il tema dell'Ilva di Taranto, alla domanda di un giornalista che gli faceva notare come i cittadini del capoluogo ionico sono arrabbiati con la Regione.

"Noi -ha proseguito Vendola- unici in Italia non abbiamo messo la testa sotto la sabbia. Abbiamo eliminato i veleni, le diossine, i furani, il benzoapirene, il pm10, il pm2,5, le polveri sottili e abbiamo ragionato non solo di abbattere i limiti delle emissioni per le diossine portandole a 0,4 nanogrammi al metro cubo mentre nell'Aia di Priolo, ad esempio, i limiti sono di 100 nanogrammi e cioe' 240 volte maggiori di quelli previsti dalla Regione Puglia. Abbiamo scritto -ha sottolineato Vendola- che non bisogna piu' parlare di nanogrammi ma di tumori e che bisogna capovolgere la logica. Forse per Taranto -ha concluso Vendola- passa tutta la storia di un modello di industrializzazione che e' stato largamente irresponsabile nei confronti della salute dei cittadini e dell'ambiente".