Province: Alfarano, tutte da cancellare
LECCE. "Se l’obiettivo deve essere quello di revisionare la spesa pubblica al fine di eliminare sprechi ed inefficienze, garantire il controllo dei conti pubblici, ridare efficienza al settore pubblico allo scopo di concentrare l’azione su chi ne ha bisogno è necessario cancellare tutte le Province. Ben venga! Secondo questa ipotesi tutte le funzioni amministrative proprie delle province verrebbero trasferite ai Comuni e alle Regioni. Solo e ripeto solo, secondo questa ipotesi, il risultato sarebbe quello dell’invarianza dei servizi da elargire ai cittadini.
Diversamente, se si dovesse continuare su questa strada “anomala” e probabilmente “incostituzionale” oggi al centro della nostra discussione, chiederemo al Governo Centrale di promuovere l’emanazione di un provvedimento correttivo che tenga conto della volontà del territorio costituito dalla Provincia di Barletta-Andria-Trani e di tutti quei comuni della Provincia di Bari che non intendono aderire alla Città Metropolitana per giungere ad una revisione complessiva delle disposizioni legislative approvate inerenti le province così da poter rimediare alle criticità e alle disfunzioni che ricadrebbero sui cittadini.
Tutti sanno della nostra storia passata. Tutti sanno che ci sono voluti più di 100 anni per il riconoscimento della Sesta Provincia Pugliese. Barletta sicuramente, in tutto questo, è la stata la città che più di tutte ha lottato e creduto affinchè l’intero territorio si potesse “autodeterminare”, raggiungere quell’autonomia necessaria a dare lustro e prestigio ad un’area scarsamente considerata dalla sua provincia madre e che veniva etichettata quale “estrema periferia di Bari”.
Non potremo mai accettare un ritorno al passato. Lo stesso dicasi per l’ipotesi di accorpamento alla provincia di Foggia. Con questa ipotesi si andrebbe oltre, in negativo! Tutti difatti sanno delle peculiarità del territorio foggiano. In fatto di estensione territoriale, Foggia con i suoi 7mila kmq risulta essere la provincia più estesa d’Italia (con una superficie quasi doppia rispetto alla Regione Molise, due volte la Provincia di Bari, 4 volte la Provincia di Milano) e che considerati i suoi 61 comuni da coordinare e governare deve lavorare davvero tanto e bene per esercitare al meglio le sue piene funzioni.
A questo si aggiunge l’eterogeneità territoriale, economica, sociale e culturale. Il tutto condito con la mega-estensione si andrebbe a ripercuotere negativamente sui servizi da fornire alle popolazioni. Non è nostra intenzione ritornare ad essere periferia di Bari. Ci spiace, altrettanto non siamo intenzionati a fare per Foggia. Ecco perché noi insistiamo sulla necessità di un provvedimento correttivo. Riordinare le province va bene ma senza perdere di vista l’obiettivo finale ovvero “l’invarianza dei servizi ai cittadini”.
Il riordino non può prescindere dalla configurazione geografica dei territori e deve favorire un ordine migliore oppure maggiormente rispondente ai criteri di disposizione territoriale, organizzazione, efficienza dei servizi da elargire ai cittadini.
La Puglia, correttamente ordinata e organizzata, raggiungerebbe quindi l’obiettivo con il mantenimento di 4 province, più l’Area Metropolitana di Bari. In buona sostanza: due a Nord con le province di Foggia e di Barletta-Andria-Trani, due a Sud con l’accorpamento Brindisi-Taranto e la provincia di Lecce.
E’ strano quanto sta accadendo in Italia. Ci sono voluti anni e anni per realizzare la nostra provincia e le province. Ora con un solo colpo di spugna, in nome della spending review, si sta modificando l’architettura costituzionale dello Stato, utilizzando una modalità “il riordino” che non realizza l’obiettivo originario.
Quell’obiettivo che si era posto il Governo con il decreto legge del 6 luglio 2012: la soppressione di tutte le province con il trasferimento delle funzioni amministrative a comuni e regioni, con la finalità di revisione della spesa pubblica mantenendo invariati i servizi ai cittadini. La parola soppressione avrebbe potuto alimentare una pioggia di ricorsi al fine di decretare l’incostituzionalità del provvedimento pertanto in sede di conversione del decreto legge si è passati al Riordino. Riordino che consentirebbe, a loro modo di vedere, il superamento di quei limiti necessari alla costituzionalità che non inficerebbero il D.L. 95 convertito nella Legge 7 Agosto 2012, n. 135".
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