lunedì, luglio 06, 2015

Il misterioso “Ninfeo delle fate” di Lecce

(Foto: www.ilmiosalento.com)
di Mario Contino, fondatore AIRM - Luoghi magici, ricchi di mistero e fascino, spesso celati sotto gli occhi di tutti. Di posti simili la Puglia ne è piena ed è mia premura ricercarli e descriverli nel migliore dei modi, al fine di renderli visibili al di la dell'oscura nebbia del menefreghismo, vera causa del degrado sociale dilagante.

Quest'oggi vi descriverò il “Ninfeo delle fate” presso la Masseria Papaleo in Lecce. All'interno della struttura, da poco oggetto di restauro ed interesse delle istituzioni locali, è possibile visitare il cinquecentesco Ninfeo la cui datazione è fatta risalire al 1585 solo per via di una data posta su un ormai poco visibile affresco rappresentante l'annunciazione.

La masseria ed il suo giardino sorgono nei pressi delle famose, almeno per i locali, “Cave di Marco Vito”, circa 300.000 metri quadri di “cave di tufo”, che rendono il paesaggio un luogo surreale, un'oasi magica nel cuore cittadino.

All'interno del “ninfeo” sono presenti ben 6 altorilievi raffiguranti, per l'appunto, stupende Ninfe, nella parte superiore delle nicchie sono ben visibili delle grandi conchiglie. Queste sono poste in 6 nicchie alternate in modo da posizionare una nicchia vuota in mezzo 2 Ninfe per un totale di 12 nicchie.

Numero simbolicamente molto interessante e legato all'iniziazione che permette di passare da un piano ordinario (materiale) ad uno sacro (spirituale). Da questa stanza si accede ad un secondo ambiente nel quale, probabilmente, era presente una vasca circolare posta al centro della stanza e circondata da un sedile.

In un articolo del 1923 intitolato “il Ninfeo delle Fate in Lecce”, a cura di F. Tummarello, l'autore descrive particolari noti a quei tempi ed andati quasi completamente perduti nei nostri giorni a causa della lunga incuria abbattutasi sul sito.

Cito una parte del suo articolo: “Appena si mette piede nel giardino, si è richiamati da un grande bassorilievo su l'architrave d'una porta della murata a destra del caseggiato soprastante. Tale bassorilievo, intagliato sulla pietra leccese, e formante l'architrave, è quasi tutto corroso, ma vi si scorgono ancora due grandi angioli che sostengono una targa con una logora e indecifrabile iscrizione, la quale principia colla seguente parola: NIMPHIS ET.... POMO... in carattere lapidario romano. Poco al disopra, sono intagliati due piccoli scudi colle insegne attaccati alla cornice; in uno dei quali scorgonsi due torri e un leone rampante. ”

Il riferimento alle “Ninfe”, leggendarie creature cui molto si narra nelle letterature risalenti al periodo greco-romano sembrerebbe palese.
Per giunta il culto delle Ninfe era spesso legato all'uso dell'acqua quale elemento naturale di questi esseri e sembrerebbe che prima della bonifica avvenuta precedentemente i lavori di scavo all'origine delle cave, quel posto fosse ricco di stagni e sorgenti naturali. Questi esseri sarebbero stati dotati di forma umana e personalità varie nel periodo greco ma sarebbero noti già a civiltà più antiche.
Madri di vari eroi, spesso salvatrici e levatrici di fanciulli abbandonati ed altre volte crudeli rapitrici degli stessi, erano esseri rispettati e temuti nello stesso tempo.

Rudolf Stainer attribuisce, nel corso dei suoi studi e relative pubblicazioni, a questi “esseri”, il nome di Ondine (“spiriti” elementari dell'elemento Acqua), mentre nei primi del 1500, Paracelso (Aureolus Theophrastus Bombastus Hohenheim) nel suo libro “Liber de nymphis, pigmaeus et salamandris et de cateris spiritibus”, li definisce Ninfe.

Molte sono le leggende legate al “Ninfeo delle Fate” nella Masseria Papaleo. Una di esse riferisce che le ninfe fossero poste a guardia di un “Archiatura”, il leggendario tesoro nascosto di cui molto si parla in differenti leggende tipiche del folklore salentino. Interessante è proprio la leggenda sopra citata in quanto, sempre in relazione a quanto scritto da Tummarello, dalla stanza ove si trovano le Ninfe vi era un apertura che conduceva in una stanza sotterranea, che fosse il luogo in cui giaceva il tesoro?

Non potremmo mai saperlo! Altre leggende citano voci simili a quelle di giovani fanciulle che nottetempo si udirebbero provenire dalla Masseria e qualcuno si spinge oltre citando strane sfere di luce e bagliori luminosi inspiegabili, intravisti all'esterno ed all'interno del Ninfeo.

Fantasia? Realtà? Restereste stupiti nel constatare quanto di vero potrebbe celarsi in ogni leggenda. Dal mio punto di vista il Ninfeo delle fate e l'intera struttura meritano di essere custodite gelosamente, mostrate si ad un più amplio target ma con l'accortezza di come si mostrerebbe un prezioso diamante ad una folla curiosa e sconosciuta.

1 commento:

  1. Bell'articolo! Una domanda: quando dice "qualcuno si spinge oltre citando strane sfere di luce e bagliori luminosi inspiegabili, intravisti all'esterno ed all'interno del Ninfeo" si riferisce sempre a leggende o a dicerie recenti? Ci sono delle fonti letterarie cui attingere oltre al Tummarello che riguardano la Masseria? Grazie

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