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lunedì, febbraio 20, 2017

INTERVISTA. Vittorio Sgarbi: "Tolgono le palme da via Sparano per metterle davanti al Duomo..."

di NICOLA RICCHITELLI – E’ arrivato anche in Puglia 'Caravaggio', lo spettacolo teatrale del noto professore e critico d’arte Vittorio Sgarbi. L’ultima tappa in quel di Bari nella serata di ieri al Teatro Palazzo, dopo aver toccato anche Fasano (Br) lo scorso 8 febbraio.

Un'idea quella di portare il grande pittore al teatro, che nasce proprio da un produttore pugliese, così come lo stesso professore ci racconta: «… E' un'idea che nasce più di due anni fa da un produttore pugliese che si chiama Valentino Corvino… che è il punto di partenza per raccontare la grande vicenda artistica e umana. Quindi, tra musica e immagini, si è realizzato il racconto della vita di Caravaggio».

Lo abbiamo raggiunto telefonicamente qualche ora prima dell’inizio della tappa barese dello spettacolo, per una chiacchierata incentrata su Caravaggio e sull’Arte, chiudendo su un tema che accomuna la città di San Nicola e Milano: le palme.

D: Professor Sgarbi, come nasce l’idea di portare l’immenso pittore Caravaggio – al secolo Michelangelo Merisi – in un teatro?
R: «E’ un'idea che nasce più di due anni fa da un produttore pugliese che si chiama Valentino Corvino – che ha prodotto tra l’altro spettacoli con Corrado Augias e Marco Travaglio – dopo che aveva letto un mio libro dal titolo 'Il punto di vista del cavallo', che è il punto di partenza per raccontare la grande vicenda artistica e umana. Quindi, tra musica e immagini, si è realizzato il racconto della vita di Caravaggio».

D: Cosa deve cogliere lo spettatore da questa esperienza e cosa vuole comunicare Vittorio Sgarbi al pubblico con questo spettacolo? 
R: «Io non lascio messaggi ma semplicemente racconto, dalle parole esce un'evidenza che rassicura ed esalta; molti sono venuti a vedere lo spettacolo perché sentono che l’arte è viva, ed il racconto la rende stimolante».

D: Ritiene che l’esperienza teatrale dopo Caravaggio possa ripetersi con qualche altro grande artista? 
R: «Si, in aprile faremo uno spettacolo sul Rinascimento, in cui gli artisti saranno ovviamente più di uno, Michelangelo, Leonardo, Raffaello, passando per quelli meno conosciuti ma non per questo meno grandi di altri e quindi il Bellini e altri. Racconteremo il Rinascimento come una rivoluzione».

D: Cosa c’è dei giorni d’oggi e di quello che siamo nella pittura del Caravaggio?
R: «Era un pittore della realtà, una realtà muta; però le condizioni umane sono sempre molto simili sul piano psicologico, sul piano della tragedia, della esaltazione della vita, dei rapporti di amore, e da qui il parallelo che spiega la contemporaneità, l’attualità di Caravaggio e quella di Pasolini, con cui parte lo spettacolo».

D: Che percorso consiglierebbe – dal punto di visita artistico - a dei turisti, là dove scegliessero di visitare la Puglia?   
R: «Non consiglio niente neanche lì, però ci sono tante cose che si possono fare in Puglia, visto che stiamo parlando di una regione che ha grandi cattedrali prevalentemente romaniche, ma anche gotiche. La specificità della Puglia è la pittura veneta, che quasi come fosse un fiume è scesa da Venezia lungo l’Adriatico, ha disseminato capolavori tra Puglia e Basilicata, in un percorso che attraverso la via del mare consentiva ai grandi pittori veneziani di mandare grandi capolavori».      

D: Professore, come giudica quelle palme in piazza Duomo?
R: «Avranno scambiato Milano appunto per Bari: sembra quasi che tolgano le palme da via Sparano per metterle davanti al Duomo di Milano. Questo prova la follia dell’uomo… ci sono ancora le palme in Via Sparano?»

D: Sono state rimosse…
R: «Ecco, tolgono le palme da via Sparano e le mettono davanti al Duomo di Milano, anziché fare delle cose logiche fanno delle stupidaggini. A Milano, poi, è la riprova che un privato è più importante del sindaco; certo, stiamo parlando di un finanziamento privato e di non di soldi pubblici, questo però non giustifica che un privato siccome paga può fare quello che vuole senza avere buon senso e buon gusto».
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sabato, febbraio 18, 2017

Gran successo a Pescaria: il pesce pugliese vola a Milano


di PIERPAOLO DE NATALE - Ormai, ogni pugliese amante della cucina di mare, avrà sicuramente fatto tappa in quel di Polignano. Nella celebre città di Domenico Modugno è impossibile non fermarsi per un boccone da Pescaria, il ristorante di pesce più chiacchierato di tutta la regione. Grandi e piccoli, coppie e famiglie: tutti apprezzano ed esaltano a gran voce l'impareggiabile cucina dello chef Lucio Mele, che da due anni firma con la sua bravura ogni singolo piatto di quella cucina. Tartare, insalate, crudi, cotti e fritture di mare: ogni opzione fa venir l'acquolina in bocca, anche se a far da padrone sono sempre loro, le iconiche tartarughe di semola pugliese.

Dalla cucina di piazza Moro, il menù di Lucio Mele ha preso il volo, atterrando a Milano in via Bonnet. E pure qui, fin da subito, lo street food di pesce pugliese ha riscosso grandissimo successo. Come a Polignano, anche nel capoluogo lombardo i tavoli di Pescaria registrano sempre il "tutto esaurito". A qualche mese dall'inaugurazione, abbiamo incontrato Domingo Iudice, co-founder dell'ormai più amato ristorante di pesce di tutta la Puglia.

Un anno fa ci rivelaste il desiderio di portare Pescaria a Milano. "Missione compiuta"?
Direi di si. Almeno per ora. Ma siamo al lavoro per nuove missioni anche su Milano.

Ci sono differenze tra la richiesta pugliese e quella lombarda?
Sicuramente a Polignano ci richiedono di più i crudi della tradizione: tagliatella di seppia e mitili crudi. A Milano sono apprezzatissimi i carpacci, salmone in particolare. Il fritto è un piatto intramontabile che, insieme ai nostri panini, costituiscono le colonne portanti del nostro menù. C'è un cosa che però mette tutti d'accordo: i ricci di mare, che anche a Milano fanno davvero furore e incetta di appassionati consumatori!

Qualche curiosità logistica... esportate il pesce pugliese in quel di Milano o usate materie prime più "vicine"?
Portiamo ogni 48 ore pesce e ortaggi che acquistiamo qui in Puglia. Ovviamente ci sono pesci non locali, come il salmone o il tonno pinna gialla. Ma anche in questi casi, preferiamo portare tutto dalla Puglia: riusciamo a controllare la qualità e la freschezza del prodotto.

E per la maestria di Lucio Mele? Avete clonato l'impareggiabile chef di Pescaria?
Nessuna clonazione! Lucio Mele è il nostro unico executive chef. In questi mesi abbiamo organizzato le nostre brigate di cucina con gerarchie e protocolli, mansionari e responsabili di cucina molto rigorosi. Le brigate seguono ricette e composizioni precise, si confrontano quotidianamente con Chef Lucio per gestire anche i piatti del giorno e soprattutto sono formati costantemente per mantenere uno standard elevato per far si che ogni panino sia esattamente come lo chef l'ha concepito.

Visto l'inarrestabile successo della vostra cucina, avete in programma nuove destinazioni?
Assolutamente si. Vogliamo portare la nostra cucina e il nostro servizio in giro. Prima per l'Italia e poi, perchè no, all'estero.

Tutto volge per il meglio anche a Polignano, dove avete persino cambiato sede per garantire più coperti!
La sede polignanese è un'attività che ci ha da sempre dato soddisfazioni inimmaginabili. Siamo partiti in un piccolo locale di 45mq dove la lamentela più frequente era relativa alle code, alle attese e agli spazi. A distanza di un anno, abbiamo deciso di investire per migliorare l'esperienza di una clientela ben più grande del pianificato. Abbiamo investito in una grande cucina, più capace e soprattutto dove Lucio può cimentarsi. Abbiamo introdotto una sezione di piatti cotti e tra gli speciali del giorno c'è sempre una pasta. Insomma, abbiamo cercato di migliorare Pescaria incontrando le richieste più frequenti e facendo tesoro di recensioni, critiche e consigli. Possiamo sicuramente dire che l'attività su Polignano va bene e che daremo il massimo perchè vada anche meglio. A proposito: il 28 febbraio, martedì grasso, presentiamo il nuovo menù.
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mercoledì, febbraio 15, 2017

INTERVISTA. Francesco Gabbani e quella nostra chiacchierata di un anno fa

di NICOLA RICCHITELLI - Erano i giorni di 'Amen', il brano che faceva conoscere il vincitore della 67ma edizione del festival di Sanremo, una vittoria ottenuta al termine di un percorso controverso in quel Sanremo giovani che lo vide dapprima eliminato nello scontro diretto con Miele, ma poi il verdetto fu ribaltato non appena si scoprì l’errore tecnico. Chissà cosa sarebbe successo oggi se quel errore non fosse stato mai scoperto. Nel dubbio vi riproponiamo quanto detto in quell’occasione da Francesco Gabbani in una intervista telefonica recuperata dall’archivio del Giornale di Puglia.

D: Francesco, possiamo dire che un “Amen” ti sta cambiando la vita almeno dal punto di vista professionale?
R:«Si, possiamo dire proprio così, per assurdo va a conferma del significato della canzone nel senso al contrario, perchè nella canzone la proposta – in maniera sarcastica – è proprio quella di non cercare di risolvere la propria vita consapevolmente tramite un amen, invece nel mio caso ironicamente devo dire proprio di si, la canzone 'Amen', almeno quotidianamente, mi sta cambiando la vita».

D: Come nasce il testo di questa canzone, che appunto è un testo molto particolare?
R:«Il testo nasce in collaborazione con il mio compagno autorale Fabio Ilaqua, con il quale scrivo canzoni da oramai due anni; nasce in realtà da un esigenza espressiva così come tutte le canzoni che scriviamo. In questo caso l’idea era quella di porre una riflessione su modo di vivere i nostri giorni, sul fatto che tante volte la tendenza culturale italiana è quella di cercare di trovare la risoluzione delle nostre vite in qualcosa di esterno a noi, e quindi nell’attesa di un miracolo che possa arrivare e risolvere tutto. Ecco, con questa canzone ho cercato di far riflettere sul fatto di far spostare su se stessi, e quindi rivalutare se stessi, il proprio destino, perché alla fine tutto dipende da noi, il miracolo vero siamo noi».

D: Come nasce la scelta per l’appunto di presentare questo pezzo al festival di Sanremo?
R:«Dunuqe, in realtà non era stato scritto per Sanremo, diciamo pure che aveva avuto una sua vita indipendente, nel momento in cui avevo scelto di presentarmi al festival; possiamo dire che questa canzone ci è sembrata più appropriata, un po’ per il potenziale che aveva come brano indipendentemente da Sanremo, e comunque rappresentava la formula con cui in questo momento ho il piacere di esprimermi musicalmente, perché è un brano – così come il resto del disco – che ha un sound elettronico che fa ballare e divertire, e quindi abbiamo questo primo approccio; dall’altro abbiamo un testo che è un motivo per riflettere, quindi vi è la spensieratezza del sound e il tentativo di riflessione del testo. In sintesi posso dire che è un brano che mi rappresenta».

D: Francesco come hai vissuto quel piccolo incidente, quella eliminazione non eliminazione in corso della prima serata?
R:«L’ho vissuto come tale! Praticamente dopo il primo verdetto che mi dava escluso è normale che io abbia avuto un tracollo emotivo, mentalmente in quel momento vi era grande delusione, poi i giochi si sono riaperti, devo dire che è stato un momento emotivamente molto forte, però sono contento che alla fine tutto sia stato chiarito».

D: Aldilà che tutto si sia risolto, però è stato un incidente che ha rischiato di compromettere il tuo percorso al festival e, perché no, il tuo percorso musicale…
R:«Sicuramente, devo dire una cosa, che la motivazione per cui dopo si sia fatta luce su questa cosa è sicuramente da attribuire al fatto che ci troviamo nell’era del web, perché questo, perché la sala stampa – che è quella che ha avuto difficoltà nel voto – nei momenti successivi al primo verdetto, ha pubblicato sul web il fatto che vi fosse stato un errore di votazione. A quel punto l’organizzazione del festival non poteva non dare peso a questa cosa che rischiava di far fare loro questa figuraccia. Però, devo dire – io sono figlio del web - che se non vi fosse stata la rete avrebbero forse insabbiato tutto, avrebbero lasciato le cose così come sono e avrebbero detto 'Andiamo avanti'».

D: Francesco, tra gli attestati di stima vi è quello di un vescovo che, a quanto pare, ha addirittura cantato la tua canzone. Come hai vissuto questa cosa?
R:«In realtà in maniera positiva, perché essendo esposto artisticamente si parla di me, della mia canzone. Sicuramente è un vantaggio, ma credo che sia bello vedere che ognuno la canzone la interpreta a proprio modo e in qualche modo la fa sua. Il monsignore che ha cantato la canzone la usa per spiegare talune cose ai suoi ragazzi, anche se credo che non ha carpito fino in fondo il vero significato di essa. Però mi sta bene lo stesso, se può diventare anche in quel contesto un motivo per riflettere… ben venga!».

D: Il tuo rapporto con la fede?
R:«Il mio rapporto con la fede è di grande rispetto per chi c’è l’ha, per chi la pratica. Io però, ad oggi, pur avendo in realtà tutti i sacramenti cattolici fino alla cresima, perché ho avuto insegnamenti di tipo cattolici sin da giovane, ad oggi devo dire che non sono praticante, perchè se devo essere sincero ho difficoltà ad accettare tutto ciò che ha basi dogmatiche. Quindi devo dire che non sono praticante e non sono credente, però ho un grande rispetto per chi ha un senso di grande religiosità e per chi ha una fede in qualcosa, perchè credo che chi ha fede in qualcosa può portare del buono nelle nostre vite».

D: Quali sono i temi che affronti nel tuo nuovo album 'Eternamente ora'?
R: «I temi sono abbastanza eterogenei. E' un disco che parla di tematiche sociali, che parla di rapporto tra individualità e collettività, della paura sociale intesa come la paura mediatica, nel senso che siamo succubi dell’azione mediatica e quindi televisiva. Parla del rapporto con la tecnologia, si parla anche di sentimento: posso dire che è un disco eterogeneo. Quello che mi auguro è che la mia musica possa da una parte far divertire in maniera spensierata, ma che dall’altra rappresenti un occasione per far riflettere, perché alla fine questa è anche un po’ l’espressione di me stesso, visto che sono così nella vita. Da un po’ di tempo ho iniziato a vivere di questo connubio…».
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martedì, febbraio 14, 2017

INTERVISTA. Ale e Franz per la prima volta a Taranto

di PIERO CHIMENTI - Ale e Franz, per la prima volta a Taranto, hanno portato al Teatro Orfeo il loro spettacolo 'Tanti Lati Latitanti'. Uno spettacolo che oscilla tra la risata e la riflessione, toccando con leggerezza anche temi come la religione e la politica. Prima di dar vita allo show, i due comici milanesi, si sono resi disponibili per rispondere a qualche domanda:

Siete arrivati in città immagino con un scenario particolare. Cosa vi è venuto in mente al di là da quello che si sente, si dice su Taranto. Cosa avete visto e come la commentate?

FRANZ: In realtà siamo arrivati da 8 minuti, però la sensazione...  non siamo stati mai a Taranto ma è davvero è una città bellissima, ordinata, i palazzi sono bellissimi, davvero ci ha colpiti molto, una città molto bella, molto affascinante. Ci dispiace che ripartiamo stanotte e non possiamo vederla bene.

Possiamo dire che questi fumi non spaventano Ale e Franz? 
ALE: No, assolutamente no, perché dovrebbero spaventarci? Una città veramente bella e poi ha questo affaccio in un mare meraviglioso. Complimenti.

I tarantini si aspettano di sedersi, di guardarvi e di sorridere con voi. Di cosa parlate in questo spettacolo? 
FRANZ: Sono vari incontri. Sono varie coppie che si incontrano su questo palco uniti da un filo conduttore che non vi svelerò, altrimenti vi rovineremmo la sorpresa e sono tanti personaggi che s'incontrano su questo palco, quindi non vediamo l'ora che il pubblico di Taranto veda cosa abbiamo combinato.

Per quanto riguarda sempre lo spettacolo. 'Tanti Lati Latitanti', potrebbe essere il concentrato delle nostre debolezze di quello che siamo e di quello che magari potremmo anche essere? FRANZ: Qui è bravissimo lui... il titolo l'hai pensato te... rispondi!
ALE: E' vero, molte volte alcuni lati del carattere spariscono, e quindi latitano. E quindi un po' quello il gioco di parole che simpaticamente abbiamo trovato.

Quanto c'è d'improvvisazione nello spettacolo e d'interazione col pubblico? 
FRANZ: In quello di stasera non c'è nulla d'improvvisato. Nel senso che abbiamo improvvisato tanto quando l'abbiamo creato per tanto tempo. Poi al teatro le cose si fissano, si cerca di far rendere al massimo quello che si è provato nelle date precedenti, quindi il lavoro d'improvvisazione l'abbiamo fatto, abbiamo fatto tanto per questo spettacolo, quasi un'ottantina di date. Lo chiamavamo lavori in corso. Adesso l'abbiamo confezionato e stasera si fa attenzione a tenere un bel ritmo, e quindi è un classico spettacolo teatrale da vedere e da ascoltare.

Qual é la novità di questo spettacolo rispetto ai vostri precedenti lavori? 
FRANZ: Che è nuovo. E' diverso dai precedenti perché è nuovo. Siamo sempre noi, la nostra comicità, il nostro far teatro. Poi a teatro abbiamo uno stile un po' nostro. Siamo convinti che la risata perfetta sia quella che parte dalla pancia, arriva alla testa e passa dal cuore, quindi se riesci a far pensare emozionare e a far ridere di pancia è lo spettacolo perfetto. Noi ci proviamo, insomma, a modo nostro.

Brillanti in tv, brillanti in teatro, ma cosa preferite? Il contatto vero con chi sta di fronte a voi e vi guarda o quello con le telecamere? 
FRANZ: Ma in realtà la televisione che abbiamo fatto è sempre stata particolare, perché sono sempre state le telecamere a spiarci, quindi siamo stati fortunati. Però direi sicuramente che il contatto col pubblico dà forza, dà energia al tuo lavoro, perché non sai mai come andrà. Ogni sera è una conquista, ogni sera è un rimettersi in gioco, quindi direi che sicuramente il lavoro teatrale è quello più emozionante.

La vostra comicità, i vostri testi, da cosa nascono? Da episodi quotidiani o da altro? 
ALE: Nascono un po' da tutto, da quello che osserviamo, da quello che ci viene in mente, da quello che ci fa ridere. Quello che diverte noi due, abbiamo un metro che diverte noi. Questa è l'unità di misura, la cosa che diverte noi cerchiamo di trasmetterla agli altri, già diverte noi, speriamo che faccia divertire gli altri.

Rappresentare l'uomo con i suoi vizi e le sue virtù, un canovaccio forse tra i più classici. Quanto coraggio ci vuole per continuare a farlo con il vostro carattere con la caratterizzazione che avete dato a questa formula di rappresentazione? 
FRANZ: Coraggio non lo so. E' la nostra linea, il nostro modo di fare spettacolo. Uno spettacolo di stasera è uno spettacolo divertente ma anche uno spettacolo particolare, articolato anche complesso sotto certi aspetti per la nostra storia. Questo è il nostro modo, non so dire se è coraggio o meno, questo è il nostro modo di metterci in gioco, ogni volta si riparte. Un po' il senso di questo lavoro; bisogna cambiar pagina, avere delle cose da dire, avere il coraggio di dirle. Questo è quello che facciamo. Chi fa scelte differenti, non le comprendo, da parte nostra più che coraggio è coerenza per il nostro lavoro.

Di tanti lati che rappresentate c'è qualcuno che vostro personale e che vi fa ridere magari reciproco? 
ALE: Per fortuna no. Per fortuna non siamo così come si può vedere nello spettacolo. Ci abbiamo messo fantasia, abbiamo calcato un po' la mano, siamo andati sopra le righe, siamo scesi, saliti, diciamo che è un po' l'estremizzare dell'essere umano, ma a volte magari a volte avvicinarci alla realtà, però per fortuna non siamo così.

Progetti in cantiere? 
FRANZ: Aprire un cantiere. No, scherzo. Adesso stiamo finendo la tournèe, poi incominceremo con un altro spettacolo ad aprile nel Piccolo Teatro a Milano e per ora abbiamo questo. Poi si vedrà.

Progetti televisivi o cinematografici in cantiere? 
FRANZ: Per adesso siamo in teatro. Ripeto, ad aprile debuttiamo al Piccolo Teatro, che è un traguardo importante per chi fa teatro in generale, poi per noi che è la nostra città. Quindi, quest'anno più che mai abbiamo messo le energia nel teatro. Poi ci sono tante cose in stand-by.

Ale e Franz, com'è avere un meteorite col vostro nome? 
ALE: E' un grosso impegno, soprattutto perché a trovare qualcuno che te lo tiene pulito non è facile... E' stato un po' un gioco, uno scherzo di un conoscente che ce l'ha intestato; non so come abbia potuto farlo, però è successo veramente. Speriamo che non faccia danni.

Affiancando Ruggeri in tour con lo spettacolo 'C'è un tedesco, un francese, un italiano...' avete creato il Comic Rock. Questa nuova formula potrebbe essere usata in un progetto futuro? 
FRANZ: E' stata un'esperienza che abbiamo girato, abbiamo fatto un'estiva, ci siamo divertiti e poi abbiamo ripreso ognuno le proprie direzioni, le proprie strade. Però, chissà mai, magari in futuro si deciderà di fare un'altra parentesi. Comunque lo spettacolo che faremo ad aprile avrà la musica, quindi in realtà ci siamo fatti prestare la band di Enrico e la portiamo in giro per un po'... gliel'abbiamo presa in affitto. Quindi ha portato quel progetto ad aprire altre strade, siamo molto contenti.

Vi è mai venuto in mente di proporvi individualmente in una formula diversa o l'esigenza di seguire un progetto personale? 
ALE: No...
FRANZ: Ce la fan sempre. Se litigate... quando vi sciogliete, se avete progetti individuali. Per adesso no, magari un giorno può essere finché abbiamo progetti comuni da portare avanti e voglia di farlo insieme è così. Per i primi 23 anni è così, poi non so cosa riserverà la vita. Ma secondo me quando segui una strada tua, fai fatica a seguire una strada di gruppo, perché se le idee te le sviluppi per i fatti tuoi come fai?Quindi finché ci sono progetti comuni è meglio farli. Forse è meglio chiudere un capitolo e poi fare delle esperienze individuali, secondo me... poi non lo so.

Infine un saluto ai tarantini? Corale, ve lo dobbiamo chiedere. 
ALE: A tutti gli amici di Taranto...
FRANZ: E dintorni...
ALE: Un grosso saluto affettuoso da Ale...
FRANZ: E da Franz. Grazie d'averci ospitati in questa città bellissima.
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giovedì, febbraio 09, 2017

INTERVISTA. Davide Peron: "Il mio spettacolo in un docufilm per la Rai"

di MARCO MASCIOPINTO - Il cantautore veneto Davide Peron partirà per la seconda parte del suo nuovo spettacolo teatrale ‘Una calza a salire e una a scendere’, dopo il grande successo ottenuto la scorsa stagione. L’artista ha realizzato assieme alla moglie Eleonora Fontana, uno spettacolo incentrato sulla Grande Guerra che racconta la storia di Maria Plotzer Mentil, la più celebre fra le portatrici carniche che portavano viveri e generi agli Alpini.

Quali sono le novità di questa seconda parte del tour?

Lo spettacolo sarà distribuito dalla compagnia professionista "Teatro della Gran Guardia" di Padova, compagnia professionista che distribuisce a livello Nazionale. Un onore per me e Eleonora aver questa importante compagnia a nostro sostegno.

A cosa ti sei ispirato per questo spettacolo? 

Il "Mi rifugio in tour" che ogni estate mi vede protagonista, tocca proprio i posti nei quali è stata combattuta la Grande Guerra; quindi sento il dovere di parlarne attraverso il linguaggio che sento più mio: la Musica. Questo spettacolo ne parla dal punto di vista femminile: “Una calza a salire e una a scendere” è la storia delle portatrici carniche, donne che andavano a rifornire le prime linee di viveri e munizioni a costo della vita.

Il teatro e la musica quanto sono importanti per te?

Io sono uno strumento che la Musica utilizza per arrivare alle persone: questo è ciò che sento. Il teatro l'ho incontrato attraverso mia moglie, Eleonora Fontana, attrice. Un matrimonio in tutti i sensi insomma!

Diventerà anche un film? 

C'è l'interesse da parte della Rai sia per farne una trasmissione radiofonica sia per ricavarne un docufilm.

A quali altri progetti stai lavorando?  

Ho il desiderio di fare il nuovo disco, il quinto della mia carriera. Sono in fase di lavorazione: musica e parole prenderanno presto nuova forma.
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mercoledì, febbraio 01, 2017

INTERVISTA. Andrea di Settembre conquista il web: #Selfie è il suo brano d’esordio

di MARCO MASCIOPINTO - Grinta da vendere e voce da brividi. Andrea di Settembre, cantante e youtuber (protagonista dell’ultima edizione del noto programma di Canale 5 Io Canto), pubblica il suo singolo d’esordio ‘#Selfie’ e con questo brano vuole mandare un messaggio preciso e diretto. Il brano, composto e prodotto da Nando Misuraca per l’etichetta “SUONO LIBERO MUSIC”,  è un pop rock fresco e orecchiabile, che ti colpisce dal primo ascolto. Sarà il nuovo tormentone di quest’inverno?

Quando ti sei avvicinato alla musica?
Ho sempre amato la musica. E’ quell’amica vicina alla quale non puoi staccarti un minuto.

Cosa rappresenta #Selfie?
Più che una canzone, è un messaggio molto importante per me. Questo è rivolto a tutti noi adolescenti ma anche agli adulti, ad un uso corretto e intelligente dei social network.

Cosa ricordi dell’esperienza ad Io Canto?
E’ stata un’esperienza grandiosa, mi ha lasciato tanto. La cosa che più ricordo è il cuore a mille prima di salire su quel palco.

Qual è stata la reazione dei tuoi compagni di scuola e della tua famiglia?
Mi supportano tantissimo, sono sempre pronti ad aiutarmi e a condividere ogni mio video. Sono davvero affezionato a loro.

Cosa ti aspetti adesso?
Spero che Selfie piaccia sempre di più e venga ascoltata da tante persone in modo che questo messaggio si divulghi il più possibile.

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martedì, gennaio 31, 2017

INTERVISTA. Santino Caravella: "Le sorprese e le novità del mio Ridicolab show"

di MARCO MASCIOPINTO - Tolti gli abiti da ‘Precario’ a Made in Sud, e dopo la conduzione del programma “Challenge 4” su Rai 4, il noto comico pugliese Santino Caravella è in giro per la Puglia con il suo nuovo spettacolo dal titolo ‘Ridicolab Show’. Lo spettacolo dell’irriverente attore è un viaggio nella comicità italiana tra spensieratezza, ironia e quotidianità.

Per il suo nuovo show, Santino Caravella ha scelto di farsi affiancare da 11 nuove scommesse del mondo della comicità, che fanno parte dell'Associazione Culturale 'Artenativa', da cui nasce il progetto Ridicolab.

L'idea è nata insieme a Roberto Caravella (fratello dell’attore), che offre la possibilità a tutti gli attori comici emergenti di farsi conoscere dal grande pubblico. Ecco gli attori: Antonio Montuori, Matteo Del Campo, Max Traversi, Gli Inseparabili, Stelle Scadenti, Armando Maresca, Antonio Pace e Francesco Forcella. Scopriamo insieme tutte le curiosità e le novità di questo nuovo show Made in Puglia.

Cosa presenti in questo nuovo spettacolo?

Il ridicolab show è uno spettacolo di Cabaret che coinvolge 11 comici emergenti pugliesi provenienti dalla omonimo laboratorio e che vede me al timone di questa nave di matti. Il ritmo è scandito da Roberto Caravella (autore con me dello show) alla consolle per 2 ore di divertimento puro. Ma non mancheranno i miei monologhi e il coinvolgimento del pubblico. Molte aziende enogastronomiche e non hanno aderito progetto ed oltre ad essere uno show è una promozione del territorio pugliese a 360 gradi.

Come nasce il Ridicolab?

Il ridicolab nasce un'idea mia e di mio fratello (che è il mio autore) dalla esigenza di dare una possibilità a tutti coloro che vogliono cimentarsi in questa avventura chiamata comicità ma che non possono lasciare il proprio paese ..basti pensare che i lab comici più importanti sono a Napoli, Roma, Milano e Torino.

Un consiglio per coloro che vogliono intraprendere la carriera di attore comico?

Di avere tanta pazienza, osservare tutto ciò che succede e frequentare un lab comico... perché no il ridicolab.

Ti rivedremo a Made in Sud?

Quest’anno non mi rivedrete a Made in Sud perchè ho deciso di realizzare molti sogni che avevo nel cassetto e che, a breve, vi svelerò.

DATE SPETTACOLI: 10 FEBBRAIO - SAN SEVERO (Ristorante Biagio). 14 FEBBRAIO MANFREDONIA (Ristorante La Conchiglia). 22 FEBBRAIO - LUCERA (Ristorante Moro 61) 25 FEBBRAIO - SAN GIOVANNI ROTONDO (Ristorante Cuciniamo) 26 FEBBRAIO - FOGGIA (Ristorante Sorsi e Morsi).
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lunedì, gennaio 30, 2017

AMMINISTRATIVE 2017. "La bellezza salverà Casarano". Parla Giuranno (M5S)

di FRANCESCO GRECO. CASARANO (LE) - Da “polo” industriale calzaturiero di rilevanza nazionale, protagonista del boom economico del Salento, mercati in tutto il mondo con migliaia di operai (anni Settata/Ottanta), a città morta, senza più identità, mission, senza nulla da dare ai suoi figli.
 
E siccome il vuoto non esiste, là dove c’era benessere, ricchezza, bellezza, impresa vincente, consumi, know-how, vita sociale dinamica (inclusa la squadra in C), oggi c’è degrado e alligna la “malerva” del crimine, dei paradisi artificiali, della marginalità della vita biologica. Una città da cui appena si può si scappa in cerca di fortuna.
 
Ora a primavera ci saranno le elezioni comunali, i partiti discutono e preparano le liste. Il primo a essere candidato a sindaco attraverso le “comunarie” è Enrico Giuranno, 1984, laurea in Lettere e Filosofia, impegno da volontariato un anno e mezzo in una missione cattolica in Albania. Al ritorno ha deciso di spendersi per la sua città. E’ presidente di una cooperativa che si occupa di apicoltura.  

DOMANDA: Da “capitale” industriale a città preda dei tentacoli della piovra criminale (come ci hanno detto di recente su Rai1): com’è stato possibile?
RISPOSTA:  Casarano è una città bella e capace di grande vitalità e laboriosità. Ma è anche abbruttita, che da qualche decennio cerca la sua anima. Drogata da un boom economico che non ha tenuto conto delle specificità del territorio e delle sue vocazioni, ora di trova ad arrancare e si spopola delle sue energie migliori. Bisogna pensare in tutti i modi a invertire la tendenza. Quello che l’Amministrazione Comunale può fare non è molto, ma non è neanche poco.

D. Cosa proponete?
R. In questo clima di desertificazione (economica, civile, sociale), hanno trovato spazio e si sono fatti strada uomini senza scrupoli che hanno trovato terreno fertile nella miseria. Aggiungendo degrado a degrado. E’ una precisa responsabilità degli amministratori quella di riciclare certi personaggi, il loro seguito. La Città non ne può più. La società civile si è già responsabilizzata e ha scelto di opporsi a questo modo di fare. Bisogna favorire e incoraggiare con ogni mezzo questo risveglio. Il deserto fiorirà.    
   
D. Cosa farà, se sarà eletto, nei primi 100 giorni?
R. Ci giochiamo la faccia, siamo persone serie, abbiamo scelto di non prendere in giro i Casaranesi, che troppe volte sono già stati presi in giro. Non stiamo lavorando a un programma amministrativo, ma a un insieme di regolamenti che potranno essere approvati in pochissimo tempo. Le emergenze sono tante, ma abbiamo deciso che la priorità è culturale.
C’è bisogno che i Casaranesi avvertano la città come Casa loro e siano messi in condizioni di quel decoro che qualcuno in questi anni ha cancellato. Per fare questo, serve una iniezione di trasparenza e di partecipazione, che sono nel nostro dna. La bellezza salverà il mondo, e salverà anche Casarano”.

D. L’ospedale “Ferrari” è stato depotenziato e rischia un  ulteriore impoverimento per correre dietro a riforme sanitarie che formattano le conquiste delle popolazioni e penalizzano il territorio: cosa state facendo?
R. Vogliono depotenziarlo, e lo faranno. Le riunioni in  commissione di questi giorni servono a ben poco: la giunta non ne terrà conto. L’unico emendamento a favore è stato fatto da Mario Conca, portavoce del M5S alla Regione e componente della commissione sanità: è stato bocciato. Il resto sono chiacchiere. Tagliano i servizi essenziali per tenere i propri privilegi, conditi con sprechi e abusi. Abbiamo raccolto migliaia di firme, a Casarano e nei paesi dei dintorni. Al governatore Emiliano abbiamo spedito migliaia di cartoline (10.000) firmate dai cittadini per invitarlo qui a dialogare insieme ai medici.     
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venerdì, gennaio 27, 2017

INTERVISTA. Mario Gramegna, dalla Puglia all’America: la vita e le curiosità di un fotografo di successo

di MARCO MASCIOPINTO - Nasce come dj per alcune emittenti radiofoniche della sua terra, ma poi decide di cambiare direzione. Lascia l’amata Puglia per trasferirsi nella grande Milano e intraprendere così un nuovo percorso professionale. Mario Gramegna muove i primi passi nel mondo della moda dai backstage ai set fotografici più glamour acquisendo i segreti di prestigiosi fotografi e collezionando esperienze tra le passerelle di tutto il mondo.

Inizia la sua attività professionale in qualita' di make_up and hair , con i più importanti fotografi di moda (Berry Mc Killy,Gik Piccardi, Giovanni Gastel, Bert Stern, Patric De Marchellier, Andrée Carrara), contribuendo alla realizzazione di redazionali e campagne stampa a livello internazionale.

La sua formazione professionale continua all’estero: prima a New York e poi a Miami, dove sviluppa un interesse sempre maggiore verso la sua passione: la fotografia.

In un freddo pomeriggio milanese, ci apre le porte del suo showroom. Siamo all’interno dello Shot Studio nato insieme al compagno Lorenzo Cherubini, dove, affiancato da professionisti, realizza shooting, ritratti e cataloghi redazionali di moda e pubblicità.

Tutto iniziò da Milano...

Esatto. Sono nativo di Bisceglie ma, da giovane, ho deciso di trasferirmi a Milano. All’epoca ero un dj e lavoravo per alcune emittenti radiofoniche della Puglia. Arrivato al nord, mi sono appassionato di moda: ho lavorato nei saloni più chic della Milano dei tempi d’oro, per ben dieci anni. Poi sono arrivato alla fotografia.

Perchè hai deciso di cambiare mestiere?

Sono una persona che crede nella crescita. Ho avuto la fortuna di lavorare come parrucchiere per sfilate ed eventi di grande rivelanza: all’epoca lavoravo in un salone in via Torino e mi ritrovai a fare i capelli per Linda Evangelista e molte altre celebrities del mondo della moda. Dopo 16 anni e di trucco e parrucco ho avuto il rigetto.

Come fu la tua esperienza all’estero?

Meravigliosa. Un pugliese che si ritrova all’estero, in una realtà completamente nuova e distante dalla nostra, è stata l’esperienza più indimenticabile della mia vita.

Qual è il ricordo di quei tempi che ti è rimasto impresso nella mente?

La solitudine di vivere in una camera lussuosa in albergo, da solo. La mattina dovevo svegliarmi presto per truccare la modella. Erano gli anni 80, dove i soldi giravano e tutto veniva svolto in maniera diversa rispetto adesso. Devo dire che ho avuto la fortuna di vivere quei tempi.

Con quali modelle/o personaggi del mondo della moda hai avuto il piacere di lavorare? 

Da Cindy Crowford a Claudia Schiffer, Naomi Campbell. Di lei ricordo quando mi tirò la spazzola in faccia. Aveva dei nodi ai capelli e si arrabbiò.  Non me la posso mai dimenticare!

Del mondo dello spettacolo italiano, invece? 

Una donna molto conosciuta nel nostro paese (di cui non voglio fare nomi), mi trattò talmente male che decisi di lasciare il set e andarmene. Il giorno dopo, l’agenzia che si era occupata dello shooting, mi mandò un mazzo di rosse con scritto: Sei un grande.

Com’è cambiato il modo di fare moda e di comunicarlo?

Con il digitale e i social è cambiato tutto. Ormai tutti vogliono fare comunicazione e diventare dei personaggi.  Io arrivo da una scuola che si chiama Franca Sozzani, che secondo me lei, a tutti noi, ha dato molte basi per come fare e comunicare la moda.

Quando si è sul set di uno shooting qual è il rapporto che si deve creare tra la modella e il fotografo?

La fotografia è saper creare una certa sinergia e confidenza tra il fotografo e il soggetto. Nelle mie foto c’è amore e sensualità. Devi saper catturare l’anima delle modelle e la loro bellezza. Quando non accade questo, faccio delle brutte foto.

E adesso quali altri progetti stai sperimentando? 

Una scrittrice pugliese mi ha proposto di scrivere un libro dove racconterò della mia vita e del mio bagaglio di esperienze in giro per il mondo. Magari, quando sarò anziano, deciderò di aprire un agriturismo in Puglia.

Per info qui: http://www.shotstudiomilano.com
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sabato, gennaio 14, 2017

Bimbi e meningite: la parola al Pediatra


di PIERPAOLO DE NATALE - Ormai in tutta Italia è "allarme" meningite. Dopo le diverse vittime accertate in Toscana, il 2017 si è aperto con una vera corsa al vaccino in tutte le regioni. Le Aziende Sanitarie Locali sono state letteralmente prese d'assalto, con migliaia di richieste e anche i pugliesi seguono l'ondata di panico nazionale. In particolare, ad agitare la Puglia è stato il falso allarme erroneamente lanciato da alcuni quotidiani locali circa la presunta morte per meningite di una bimba di quattro anni, presso l'ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.
Dunque (tra ansie, allarmismi e falsi miti) facciamo chiarezza con il dott. Danilo Falciatore, noto medico pediatra di libera scelta presso l'Asl di Bari.


dott. Danilo Falciatore
Come si contrae la malattia? Esistono luoghi in cui il contagio viene agevolato?
La meningite è un processo infiammatorio a carico delle meningi che sono tre membrane che rivestono il cervello ed il midollo spinale proteggendoli. Tale infiammazione è provocata, nella grande maggioranza dei casi, da virus o batteri che possono colonizzare queste membrane provocando la malattia.
Essendo i virus ed i batteri (questi molto più frequenti e pericolosi) i responsabili della meningite, la malattia si contrae prevalentemente attraverso le goccioline respiratorie. In particolare gli starnuti e i colpi di tosse sono i principali veicoli di trasmissione dell'infezione da un soggetto all'altro.
Se pensiamo che il temutissimo meningococco spesso alberga nelle prime vie respiratorie di soggetti sani (portatori) o con sintomi estremamente limitati, si capisce come si possa contrarre la malattia non necessariamente da un soggetto malato o con sintomi conclamati. E tali soggetti diventano, inconsapevolmente, la fonte principale d'infezione non potendo essere individuati come avviene invece per gli ammalati.
Da tutto ciò deriva che i luoghi più a rischio per il contagio sono i luoghi iperaffollati, magari senza fonti adeguate di areazione come ad esempio asili, scuole e uffici. Luoghi in cui si soggiorna per parecchie ore al giorno.

Come prevenire e quali attenzioni devono prestare i genitori?
La prevenzione principale, per le forme batteriche, è direi quasi esclusivamente la vaccinazione. Infatti non si può pensare di isolarsi dal mondo impedendo ai bambini di frequentare le scuole o astenendoci dal recarci nei luoghi di lavoro quali uffici, studi o ipermercati.
Ovviamente è importante prestare attenzione anche alle principali norme igieniche previste per limitare la trasmissione di qualunque agente infettivo: lavarsi spessissimo le mani, soffiarsi il naso con fazzoletti di carta usa e getta rapidamente eliminati dopo l'uso, arieggiare i locali evitando il ristagno di aria viziata.

Quali sono i sintomi della meningite e quando si manifestano?
La meningite spesso è una malattia subdola i cui sintomi iniziali ricalcano quelli di una banale influenza: febbre, malessere generale, brividi, prostrazione. Successivamente subentrano i sintomi eclatanti che possono essere diversi nei bambini e negli adulti. Nei neonati e bambini: pallore o pelle a chiazze o colorazione bluastra della pelle stessa, sonnolenza, rifiuto del cibo, irritabilità, stato di flaccidità corporea, difficoltà ad essere calmato, respirazione affannosa, lamento o pianto stridulo, rigonfiamento della fontanella cranica. Come si può vedere la rigidità nucale, da sempre considerata il segno patognomonico della meningite, nei lattanti e nei bambini può mancare. È invece un sintomo sempre presente nell'adulto insieme a vomito, intensa cefalea, stato confusionale (a volte convulsioni) e fotofobia. Come detto questo corteo sintomatologico può presentarsi in una fase secondaria della malattia.

Cosa fare in tal caso? Cosa consiglia ai genitori?
Come già detto i sintomi della meningite inizialmente sono del tutto simili a quelli di una banale forma influenzale. Anche il periodo di maggiore incidenza delle meningiti è sovrapponibile a quello del picco influenzale. Fortunatamente, però, la stragrande maggioranza delle febbri di questo periodo risulta poi essere un'influenza: infatti la frequenza di questa patologia è di gran lunga maggiore rispetto a quella delle meningiti.

Alla luce di quanto detto, il consiglio che do ai genitori è di non pensare subito ad una meningite allorquando il proprio bambino presenta una sintomatologia febbrile anche se associata a mal di testa: infatti quasi tutti i bambini quando hanno febbre manifestano anche cefalea. Quest'ultima, però, nelle forme non meningee regredisce rapidamente e completamente insieme alla febbre con l'uso di un antipiretico.

Tenere attentamente sotto controllo l'andamento del quadro clinico nelle successive 24 - 48 ore. Lì dove comparissero segni e sintomi come quelli precedentemente descritti, tenendo conto anche delle diverse peculiarità cliniche in base all'età del soggetto ammalato, consultare repentinamente il proprio medico di famiglia o il proprio pediatra descrivendo accuratamente la situazione. Il medico, visitando il soggetto, potrà avanzare o meno il sospetto di una meningite ed eventualmente inviare subito il malato in un centro ospedaliero per la conferma diagnostica.
Il ricorso diretto al Pronto Soccorso deve avvenire solo se i sintomi presentati dall'ammalato sono fortemente evocativi di meningite: in particolare convulsioni e/o stato soporoso o confusionale o comparsa di manifestazioni cutanee bluastre sulla cute, sintomi quindi assolutamente non comuni delle normali febbri influenzali.

Vaccinazioni e Asl: come si procederà con la profilassi?
La vaccinazione è il principale se non l'unico strumento di prevenzione delle meningiti batteriche. Per quelle virali, purtroppo, non esiste possibilità di vaccinazione ma va anche detto che si tratta di forme più rare e più benigne.
Gli agenti batterici responsabili delle principali forme di meningite sono: l'Haemophilus influenzae B, lo Streptococcus Pneumoniae (Pneumococco) e la Neisseria Meningitidis (Meningococco). In particolare quest'ultima prevede numerosi sierotipi identificabili con una lettera: i più frequenti e patogeni sono A, B, C, Y, W135.

La vaccinazione nei confronti dei primi due agenti, l'Haemophilus ed il Pneumococco, viene effettuata gratuitamente nei primissimi mesi di vita: infatti l'anti-Haemophilus è compreso nella cosiddetta esavalente insieme a anti-tetano-difterite-pertosse-polio-epatite B e l'anti-Pneumococco 13 valente viene fatta contemporaneamente alla precedente ovvero nel primo anno di vita. Non sono ad oggi previsti richiami per questi vaccini.

Per quanto riguarda la vaccinazione anti-meningococco, la Regione Puglia offre già da diversi anni GRATUITAMENTE il vaccino contro il sierotipo C che viene effettuato ai bambini subito dopo l'anno di vita, ed il vaccino contro i sierotipi A, C, Y, W135 che viene effettuato insieme a quello per il Papillomavirus dopo gli undici anni. Anche per questi vaccini ad oggi non è previsto richiamo.

Diversa è la situazione per il più recente dei vaccini anti-meningococco cioè quello attivo nei confronti del sierotipo B: infatti questo vaccino, introdotto dal 2014, viene offerto GRATUITAMENTE ai bambini nati dal 2014 in poi. La schedula è diversa a seconda dell'inizio del ciclo vaccinale e, dopo il ciclo primario, ad oggi non sono previsti nuovi richiami.

La novità è che sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 150 del 30 dicembre 2016, è stata pubblicata la Legge Regionale n. 40 “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2017 e bilancio pluriennale 2017–2019 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale 2017)”; la quale recita:
"art. 52 - Disposizioni in materia di vaccinazione anti meningococco 
1. È assicurata con oneri a carico del Servizio sanitario regionale la vaccinazione “anti meningococco B”, anche per i nati prima dell’anno 2014"
Ad oggi, però, le ASL pugliesi non hanno recepito ancora tale disposizione prevista nella Legge Regionale n.40/2016. Auspichiamo che al più presto, tale vaccinazione, che al momento è offerta in copagamento con un onere di 150,00 euro per i bimbi nati prima del 2014, sia disponibile gratuitamente.

Detto questo mi preme precisare però che in Puglia, così come in Italia ad eccezione della Regione Toscana, non è in corso alcuna epidemia di meningite: infatti i casi segnalati sul territorio sono esattamente in linea con quelli "attesi" ogni anno in questo periodo. È dunque immotivato il panico diffuso nella popolazione ed anche la corsa al vaccino "immediato e a tutti i costi". La vaccinazione anti-meningococco B va sicuramente programmata perchè si tratta di un vaccino sicuro ed efficace nel prevenire questa pericolosa e temibile patologia, ma l'eccessivo ed incontrollato panico di questi giorni sta mandando in tilt i centri vaccinali e sta portando ad esaurimento le scorte di vaccini. È bene, dunque, che la precedenza venga data alle fasce di età più a rischio: l’incidenza della malattia invasiva da meningococco è maggiore nella fascia di età 0-4 anni e in particolare nel primo anno di vita in cui l’incidenza supera i 4 casi per 100.000. Tuttavia l’incidenza si mantiene elevata fino alla fascia 15-24 anni e diminuisce dai 25 anni in sù. Quindi, precedenza alla fascia pediatrica ed in particolare ai primi anni di vita. Keep calm and protect yourself and your family with vaccines! (ndr. Mantenete la calma e proteggete voi stessi e la vostra famiglia con i vaccini!)
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sabato, dicembre 31, 2016

INTERVISTA. Virginia Raffaele. "Il Teatro? Un luogo a me caro e rassicurante"

di NICOLA RICCHITELLI – Giungerà anche in Puglia la comicità di Virginia Raffaele – a Barletta al teatro G.Curci dal 6 al 8 gennaio e a Bari sul prestigioso palco del teatro Petruzzelli – con lo spettacolo “Perfomance” giunto ormai alla seconda stagione.

La presenza dell’attrice romana qui in Puglia è stata occasione per una conversazione sullo spettacolo che da ormai due stagioni porta nei vari teatri italiani. Di seguito la nostra chiacchierata con la talentuosa e indiscussa regina della comicità italiana.

Virginia, cosa si dovranno aspettare il pubblico di Bari e Barletta in occasione dello spettacolo “Perfomance”?
I personaggi, o meglio, le “istallazioni umane” che porto in scena, tra cui Belen, la criminologa Roberta Bruzzone, Ornella Vanoni e tante altre, che monologano e dialogano tra loro in un gioco di specchi e di rimandi frutto della genialità registica di Gianpiero Solari. Tutte donne molto diverse tra loro, che però sintetizzano alcune delle ossessioni ricorrenti della società contemporanea declinate secondo la lente deformante e irriverente dell’ironia e della satira: vanità, scaltrezza, voglia di affermazione e, forse, la scarsa coscienza di sé. Qua e là, tra le maschere, in scena arrivo anche io, “vestita” da Virginia Raffaele, che interagisco con le mie creature, in cerca della mia identità.

Qual è il suo rapporto con il teatro?
Ma per chi fa il mio mestiere salire sul palco, un qualsiasi palco, è sempre emozionante. In teatro ci sono cresciuta, le mie prime esperienze le ho fatte lì. Non può che essere un luogo a me caro e rassicurante. Questa è la magia del teatro.


Quanto lavoro c’è dietro l’ottima riuscita delle sue imitazioni?
Tutti i personaggi richiedono un grande lavoro perché io non riproduco esattamente timbro e tono della persona che imito, piuttosto reinterpreto esseri umani esistenti mettendoci del mio. Do una visione più personale, una mia chiave di lettura del personaggio. La cosa più faticosa però è il momento del trucco, parliamo di una media di 4 ore di seduta per ogni personaggio.

Quali elementi deve avere un personaggio per essere imitabile?
Al di là della verosimiglianza fisica alla quale arrivo grazie al mio team di truccatori guidati da Bruno Biagi, possono essere gli elementi più disparati. Magari un gesto, un timbro di voce, una camminata mi colpiscono talmente tanto che parto da lì per creare l’intero personaggio. Io non riproduco esattamente timbro e tono della persona che imito, piuttosto reinterpreto esseri umani esistenti. Per questo preferisco chiamarle “istallazioni umane”, perché c’è anche una visione più personale, una mia chiave di lettura del personaggio. Il lavoro che faccio sui personaggi è attoriale, cioè di immedesimazione totale nel personaggio.

Possiamo dire che la svolta della tua carriera è avvenuta con “Quelli che il calcio…”?
In realtà è stato l’incontro con la Gialappa’s quello decisivo per il mio lavoro sulle imitazioni. Durante Mai dire Grande Fratello mi dissero: “Se senti un suono e lo rifai, saprai anche rifare una voce una volta sentita”. Così sono nate Giusi Ferreri e tante altre imitazioni.

E quindi Sanremo non più di un anno fa, che effetto ti ha fatto calcare il palco dell’Ariston?
L’impatto mediatico del Festival è enorme, difficile capirlo se non si è dentro quel contesto. Ma per arrivare fino a lì ho studiato tanto, ho fatto spettacoli nei teatrini da 50 posti. Una gavetta lunga e faticosa, fatta non solo di teatro, ma anche di televisione e tanta radio, in particolare Radio2 dalle prime cose con Lillo e Greg in poi.

Virginia, lei si sente imitabile o inimitabile?
Io risiedo dentro ad ogni mio personaggio, sono in ognuna di loro, ognuna di loro è dentro di me. E’ un reciproco scambio. Penso che proprio in questa alchimia tra me e i miei personaggi risieda il seme di ogni risata del pubblico in sala.

Virginia, due parole su questa Puglia e quindi Bari e Barletta
Sono venuta qui ai miei esordi perché partecipavo a dei festival dedicati alla comicità. Mi sono sempre divertita e torno volentieri ad esibirmi in un one woman show tutto mio.
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domenica, dicembre 18, 2016

INTERVISTA. Uccio De Santis: "Sarebbe bello un film con tutti i comici pugliesi"

di NICOLA RICCHITELLI – E’ stato sicuramente un anno intenso per l’attore pugliese Uccio De Santis quello che si sta per concludere, dal film tutto pugliese “Mi rifaccio al trullo” fino ad arrivare nella famiglia più famosa di Italia, quella di un “Medico in famiglia”: «Si, una 'comparsata' troppo breve per la verità, una fiction con così tante puntate fare solo pochi minuti è una presenza che passa nel dimenticatoio. Però devo dire che è stata una bella esperienza, se si toglie la quantità io vedo la qualità, se alla fine quel poco che ho fatto l’ho fatto bene posso ritenermi soddisfatto».

Ma sono soprattutto gli ultimi due film – “Cena di Natale” e “Natale a Londra” – oggetto della nostra chiacchierata con l’attore barese senza dimenticare la creatura che ha reso famoso il nostro Uccio e quindi il “Mudù”.

D: Uccio, parlaci un po’ di questa “Cena di Natale” e del tuo personaggio e quindi del suo peso nella commedia? 
R: «”Cena di Natale” è chiaramente una continuazione del film “Io che amo solo te”, quindi anche in questo film sono presenti i protagonisti del primo film, un film che ruoterà attorno alla cena di Natale, ognuno con le sue problematiche, quindi abbiamo Riccardo Scamarcio che interpreta Damiano, sempre con la testa altrove con la moglie incinta – Laura Chiatti – quello che dovrebbe sapere tutto, e quindi il prete di famiglia interpretato da me alla fine si ritrova anche lui a sapere qualcosa che non sa. Sicuramente è un film che lascia una porta aperta addirittura per uneventuale terza continuazione. Il mio personaggio così come accennavo è il prete del paese, ero già stato presente nel primo film, e posso dire che in questo film mi ritrovo con un ruolo più presente visto che nel primo film ed è piaciuta sia al regista che alla produzione la mia interpretazione, quindi la mia presenza nel film è aumentata a livello di scene».

D: Quanto c’è della realtà che ci circonda in questo film?
R: «Un po’ tutto visto che si parla di amanti, di amore tra due uomini e quindi tra due donne, quindi si, quello che succede nel film è un po’ quello che succede anche nella realtà, ed è un po’ quella la formula vincente, raccontare le cose reali, sia se fai un film per il cinema che una fiction per la televisione».

D: In questo Natale ti vedremo presente anche nel film “Natale a Londra” nelle sale dallo scorso 15 dicembre… 
R: «In Natale a Londra ho un ruolo poco comico in realtà, non c’è tanta comicità nel mio personaggio, la comicità la fanno più gli altri attori presenti nel film, però anche in questo film devo dire che c’è una bella parte, di questo barese che vive a Londra e ritrova quattro vecchi amici tra cui un mago con cui aveva rapporti negli anni passati, quattro amici scapestrati un peggio dell’altro. Ecco, c’è l’esigenza di andare a rapire i cani della regina ci si riunisce, e si decide di fare questo colpo insieme. Quindi nel film io sono il barese nonostante vive a Londra anch’io, quindi questa va dal barese che poi li porta dal mago, ci si rivede dopo tanti e alla fine si decide insieme di affrontare questa impresa di rapire per l’appunto i cani della regina che sono assicurati per due milioni di euro, e siccome abbiamo bisogno tutti di soldi la formula migliore diventa appunto questa. Alla fine però finirà a tarallucci e vino perche non essendo ladri professionisti immagina un po’ cosa può succedere…».

D: Da Michele Placido a Nino Frassica, passando per Riccardo Scamarcio e tanti altri, che rapporto si sta creando con questi grandi attori?
R: «Sicuramente un rapporto ottimo, di professionalità, ovvio che quando vediamo questi artisti passeggiare per le vie delle nostre città c’è la corsa alla foto, all’autografo, specie qui da noi dove c’è un po’ il divismo. Stando insieme però ci si accorge che dietro l’artista, dietro il personaggio c’è l’uomo, c’è la donna. Quindi alla fine si crea un rapporto normalissimo che si potrebbe avere con gli amici più comuni».

D: Senza dimenticare la comparsata nella famiglia più famosa di Italia, “Un Medico in famiglia”, al fianco di uno dei mostri della comicità italiana, Lino Banfi. Cpme hai vissuto questa esperienza?
R: «Si, una 'comparsata' troppo breve per la verità, una fiction con così tante puntate fare solo pochi minuti è una presenza che passa nel dimenticatoio. Però devo dire che è stata una bella esperienza, se si toglie la quantità io vedo la qualità, se alla fine quel poco che ho fatto l’ho fatto bene posso ritenermi soddisfatto».

D: Uccio, come vedresti con 'dentro tutti' i comici pugliesi: Checco Zalone, Lino Banfi, e quindi tu…  
R: «Potrebbe essere una bella cosa però irrealizzabile, perché dietro ogni artista ci sono contratti, management, agenzie, esclusive e quant'altro e, per come stanno messe le cose ora, non è semplicissimo, di certo non per la volontà dei singoli attori».

D: Uccio, parliamo un po’ della tua creatura e quindi Mudù. Cosa ci puoi anticipare circa la nuova stagione?
R: «Stiamo girando ancora – anche se siamo attualmente fermi e quindi ripartiremo a gennaio – e mi auguro di poter lanciare una bella sorpresa oltre che su TeleNorba anche a livello nazionale. Posso comunque dire che il cast sarà comunque quello delle passate edizioni rafforzato da alcune presenze mi auguro di livello nazionale – sia pur per una o due scenette solamente – avrà sicuramente un ritmo più veloce e quindi cercheremo di adeguarci ai tempi di oggi».

D: Come spieghi questa longevità del 'Mudù' dopo circa quindici anni?
R:«Nel  momento in cui è stato realizzato, consideriamo che le barzellette si avvicinano molto alla realtà e quindi sono sempre attuali, è stato realizzato bene, e questo grazie anche a chi ha seguito le riprese, alla regia, quindi nel momento in cui realizzi una cosa tecnicamente fatta bene, interpretata bene, e con dei temi attuali, sicuramente il progetto è sempre funzionante».

D: Nel successo di un programma come 'Mudù', quanto è importante il cast di cui ci si circonda?  
R: «E’ importante perche c’è la volontà di farlo, nel momento in cui c’è qualcosa che non funziona è facile chiudere comunque il rapporto, invece nel momento in cui le cose funzionano è bene tenerseli stretti stretti, anche perché poi il pubblico si affeziona al personaggio, quindi è giusto non deluderli, quindi squadra che vince non cambia».

D: Quando nasce l’idea di portare in televisione 'Mudù'?
R: «Tutto nasce nel 2000, volevo fare questo programma comico cucito su di me, erano i tempi in cui facevo 'La sai l’ultima', quindi pensai che anziché raccontarle le barzellette di realizzare dei cortometraggi per la televisione. E fu così che nell’arco di dieci minuti è nato Mudù, sceneggiare le barzellette anziché raccontarle».

D: Dire “La sai l’ultima” significa dire anche, e soprattutto, Gigi Sabani. Cosa ricordi di questo grande personaggio della televisione italiana?
R: «Diciamo che nelle edizioni dove io ho partecipato lui non c’era mai, quindi ho zero ricordi visto che le edizioni dove io c’ero ha presentato c’era Gerry Scotti. Ho avuto modo di incontrarlo in un paio di occasioni, dal vivo, e tutto quello che posso dire è che era davvero un grande artista, peccato per averci lasciato così giovane. Della “Sai l’ultima” ho ricordi molto belli, erano le prime esperienze televisive, non era facile perché avevi poco tempo per farti notare».

D:Cosa c’è nel futuro di Uccio De Santis?
R: «C’è l’idea di un altro film, di uno spettacolo teatrale, ma questo per la stagione 2017/2018, però tra teatr, cinema e televisione fortunatamente non sono mai fermo».

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sabato, dicembre 17, 2016

INTERVISTA. Il ritorno di Umberto Mulignano con ‘Ama Perdona’

di REDAZIONE - Dopo la pubblicazione del brano ‘Ci sono solo io’, con cui si è esibito nella manifestazione Castrocaro in diretta su Rai 1, il cantautore Umberto Mulignano torna sulle scene con il nuovo singolo ‘Ama Perdona’.

Il brano, disponibile in tutti i digital store, sarà accompagnato anche dal videoclip in uscita a gennaio. Il testo, la musica, la produzione e l'arrangiamento di Ama Perdona sono stati curati da Angelo Zullo.

Come nasce Ama Perdona?

‘’La canzone è nata per seguire la scia del mio primo singolo CI SONO SOLO IO che ho cantato in finale a Castrocaro in Diretta su rai1 il 29 agosto 2015. Ama Perdona è la sorella gemella appunto di questa canzone.
Ama perdona è il riassunto di ogni storia d'amore dove c'è passione, dove c'è felicità ma dove troviamo anche il lato oscuro di tutto questo e a volte bisogna imparare a chiedere scusa, soprattutto a chi amiamo’’.

Quando ti sei avvicinato alla musica?

‘’Io e la musica siamo fidanzati da sempre in pratica. Ho sempre scritto canzoni e poesie. Mangio musica sempre ogni giorno e di qualsiasi genere, per assimilare ogni nota e imparare dai più grandi, sempre.

Il brano sarà accompagnato dal videoclip?

‘’Sì ed uscirà a gennaio 2017. Ogni mio singolo estratto dall'album avrà un video’’.

Cosa ti aspetti dal futuro?

‘’Lo vedo sempre a colori, qualsiasi sia il mio cammino. L'importante è che riesca a fare sempre e solo quello che mi piace. Il futuro al giorno d'oggi è sempre incerto e buio per tanti ragazzi come me, che non riescono ad entrare in un talent. Però nel frattempo continuano a fare quello che amano. Ed è questo quello che conta’’.



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giovedì, dicembre 15, 2016

Look Natale 2016: i consigli del vip hairstylist Lino Sorrentino


di PIERPAOLO DE NATALE - Parte il conto alla rovescia per questo fantastico Natale 2016 e fervono i preparativi di milioni di italiani. C'è chi si affretta ad acquistare i regali giusti, chi pensa al menù della vigilia, chi addobba a festa le proprie case e chi pensa a quale look scegliere per stupire ed incantare.

Anche quest'anno, per tutte le lettrici del Giornale di Puglia, giunge puntuale la rubrica del vip hairstylist Lino Sorrentino, il mago dalle mani fatate, che nella Capitale cura i look delle celebrities e realizza i sogni delle spose. Ecco dunque che, direttamente dal suo salone Artemis & Beauty, offre qualche dritta in tema di tagli, colori e acconciature. Senza dimenticare il trucco, per il quale si affida all'esperienza della make-up artist Marina Avella.

Qual é l'acconciatura perfetta per queste festivitá natalizie?
In molte hanno già fissato il loro appuntamento per un total look, capelli e make-up con scultura sopracciglia per il giorno della vigilia di Natale e della notte di fine anno. In occasione delle festività natalizie, esiste un vero e proprio scadenzario obbligato.

In primis, nella settimana che precede il Natale, ci si prepara rinnovando il taglio e il colore dei capelli. Tante scelgono i colori pastello. L'argento e il rosa sono il must have della stagione, insieme al biondo in tutte le sue sfumature, soprattutto non uniforme, che è sempre molto richiesto.
Alle donne dai capelli molto scuri consiglio delle sfumature cioccolato e mou, in grado di riscaldare le chiome scure e illuminare il viso.

Un servizio molto richiesto è il Keratin Brasilian Lissage un trattamento che lascia i capelli per quattro mesi, rendendoli lucidi e setosi. I capelli diventano gestibili anche a casa, se lavati con prodotti specifici: questo forse è il regalo più voluto dalle giovanissime, stanche di lottare con ferri e piastre.

Infine, per le acconciature, suggerisco raccolti bassi e scriminature centrali.
Sorrentino con la Marchesa Daniela Del Secco D'Aragona

Puoi suggerire anche un make up adatto all'occasione?

Per il make-up ho i preziosi consigli di Marina Avella. Quest'anno ci si ispirerà alle donne indiane. Occhi con molto kajal, ciglia rese più intense dall'inserimento di ciglia finte e, immancabile, il bindi (terzo occhio indiano), per donare al volto ulteriore lucentezza. In alternativa, si può scegliere di applicare una foglia d'oro, lasciando le labbra nude, affinché lo sguardo a predomini su tutto il resto.

Avremo quindi un look molto stile Bollywood, che sicuramente sarà capace di stupire tutti in queste serate da trascorrere con amici e famigliari. Buone feste!
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INTERVISTA. Giuseppe Millici racconta al Giornale di Puglia il suo nuovo album ‘The Look Of Love’

di MARCO MASCIOPINTO - S’intitola "The Look of Love" ed è il nuovo progetto discografico dell'armonicista Giuseppe Milici. Un progetto raffinato e ricco di collaborazioni eccellenti, a partire da Nerio "Papik" Poggi e Fabrizio Foggia, agli arrangiamenti e ad una squadra di nomi che hanno fatto parte della realizzazione del disco: Neja, Fabrizio Bosso, Tom Gaebel, Walter Ricci, Francesca Gramegna, Alan Scaffardi, Valeria Milazzo, Ely Bruna, Roberto Gervasi, Moreno Viglione e Marcello Sirignano.Il disco è stato anticipato dal brano"Dimmi Cos'è".

Un album che rispecchia il nuovo percorso artistico dell’artista conosciuto già dagli addetti ai lavori per aver suonato in alcuni tra i più popolari programmi televisivi come Fantastico, Uno su cento, il Numero Uno, Festival di Sanremo, Un Natale Italiano, Novecento, I Fatti Vostri e tanti altri.

Quando ti sei avvicinato alla musica? 

Da bambino. All'età di circa quattro anni ero già fortemente attratto dalla musica di Beethoven e da Frank Sinatra. Ricordo che mi appassionavano al punto di commuovermi fino alle lacrime e questo ha spinto i miei genitori a credere nella genuinità della mia passione anche se poi in effetti, a causa della timidezza, ho deciso di fare il musicista soltanto all'età di 19 anni.

Come nasce il nuovo singolo 'Dimmi cos’è'?

Il brano nasce come strumentale diversi anni fa ma grazie al mio amico Alfonso Camarda, che ne scrive il testo, diventa una canzone. La magia si completa nel momento in cui Alan Scaffardi e Fabrizio Bosso accettano il mio invito e mi regalano la loro straordinaria interpretazione.

Com’è nato questo nuovo disco? 

Come per ogni cosa nella mia vita ho fatto tutto d'un fiato in modo da non perdere l'entusiasmo. individuato l'arrangiatore (Papik) ci siamo incontrati per discutere quali brani inserire e decidere gli ospiti, dopo 4 mesi era tutto pronto.

Ci sono dei brani che non sono stati inseriti? 

No, nessuna delle tracce previste è stata esclusa

Un palco dove ti piacerebbe suonare?

Sicuramente Il Sydney Opera House, teatro bellissimo dove sono già stato ma solo come pubblico.

Prossimi step?

Oltre alle collaborazioni con i miei musicisti abituali sto per portare in giro alcuni progetti a cui tengo particolarmente. Con Neja, ad esempio, è da un po' che collaboriamo e a breve inizieremo un tour che ci vedrà impegnati in giro per l'Italia. Con Mario Rosini ho da poco messo su un progetto dedicato alla musica di Stevie Wonder e ad Aprile dovrei cominciare una collaborazione teatrale con David Riondino, artista con cui ho lavorato un paio di volte e che stimo tantissimo.

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lunedì, dicembre 12, 2016

INTERVISTA. ​Le Mosche: "Con il nuovo disco guardiamo al futuro"

MILANO - Un rock innovativo che guarda al futuro quello della band romana Mosche, che fanno il loro esordio con l'album “Senza Ali” (Sunflower Records). Il disco, disponibile su tutte le piattaforme streaming, è stato anticipato dai singoli “Mi assento”, “Talent” con la partecipazione dell’ex concorrente di X Factor, Nevruz, e ancora un altro estratto “Mille occhi“.

“Questo disco è una dichiarazione di attaccamento alla realtà, di riconoscimento dei propri limiti e di scoperta del proprio potenziale di esseri umani.  – racconta la band – “Senza ali” è guardare al passato, al presente e al futuro con la massima attenzione e consapevolezza di sé. È ricerca della felicità. È la voglia di guardarsi dentro e confrontarlo con ciò che gli altri vedono dentro sé stessi.”

Alessandro Melis, Carlo Cruciani e Luca Zamberti, hanno deciso di formare la band nell'ottobre 2014. La loro musica mira a rivelare ciò che è più fastidioso del pensiero comune e individuale. Le persone credono e cercano continuamente di sentirsi al centro del mondo, celebrando vittorie di poco conto che rivelano, invece, un isolamento ed una povertà spirituale potenti. Allo stesso modo non cercano mai dentro sé stessi la causa del proprio malessere. 
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sabato, dicembre 10, 2016

INTERVISTA. Tiziano Ferro: ‘’Adesso mi sento più rilassato e divertito’’. Il cantautore di Latina presenta al Gdp il suo nuovo album ‘Il Mestiere della Vita’

di MARCO MASCIOPINTO - "In questo disco sono quasi sempre nati prima i testi e poi la musica”. Quasi tutti i brani sono nati nella mia stanza da letto, anche se non era la stessa 'cameretta' della mia adolescenza. Tiziano Ferro racconta così il suo nuovo album ‘Il Mestiere della Vita’, pubblicato per Universal Music Italia il 2 dicembre. Il disco, registrato tra Milano e Los Angeles con la produzione di Michele Canova, segna l'inizio di un nuovo capitolo artistico del cantautore di Latina.

Dopo la raccolta TZN Best OF (pubblicata due anni fa) in questo nuovo progetto, il cantautore vede la collaborazione di giovani autori da  Emanuele Dabbono, Alex Vella, la spagnola Silvina Magari. Un duetto con la cantante siciliana Carmen Consoli nel brano ‘Il conforto’ ed un ritorno alle origini, con Tormento nel brano My Steelo. Tiziano Ferro, nel 1999, andò in tour con i Sottotono di Tormento quando ancora non era noto.

E da giugno 2017 sarà di nuovo in tour in tutti gli stadi d’Italia. Il primo live a San Siro è già sold out ed il cantante ha deciso così di raddoppiare la data di Milano. Anche quella allo Stadio Olimpico di Roma, dove suonerà il 28 e il 30 giugno.


Partiamo dalla copertina del disco: Los Angeles, città a cui tieni molto e fonte d’ispirazione dell’album...

Los Angeles è diventata lo scenario de 'Il mestiere della vita' e di quella città amo tutto. E’ un posto dove si parla poco ma si fa tanto, un luogo in cui tutto può succedere. Sono anni che vivo all’estero, viaggio tanto,  torno e vado via di nuovo. Ho preso casa lì ma non riesco a stare fermo: mi piace fare esperienze nuove, vivere, camminare, toccare le cose con mano.

Com’è nato il 'Mestiere della Vita'?

E’ un disco in cui sono nati prima i testi. Sedici anni fa scrivevo in funzione dell’idea musicale, in questo album, invece, è stato diverso. Nei miei precedenti dischi raccontavo un atteggiamento della mia vita distaccato e solitario. Ho sempre vissuto il foglio bianco come un privilegio e uno spazio bianco da riempire.

Il primo singolo del disco è stato 'Potremmo ritornare': ce lo racconti?

La canzone è nata di getto. A differenza di quanto si è detto non è affatto una canzone d’amore! Il ritorno di cui parlo non è quello di coppia: credo che tra le persone ci sia un legame molto più profondo di quello che c’è tra due persone che stanno insieme. Magari, poi, anche una coppia raggiunge, col tempo, quel legame ma non è detto. Questo è un brano che io dedico ad una donna.

Nell’album troviamo anche il duetto con Carmen Consoli nel brano 'Il conforto': come è nato?

Carmen, oltre ad essere la mia cantante preferita, è una persona stupenda. Ho scoperto una persona molto simile a me, simpatica e profonda, super schiva, anche più quanto non lo sia io. Quando ho scritto 'Il conforto' mi sono reso conto di avere in mano una delle canzoni più importanti del mio prossimo capitolo e ho provato a coinvolgerla; ha accettato subito e la cosa che mi ha colpito è che cantiamo quella canzone come se cantassimo insieme da vent’anni.

In molti dei tuoi testi compare la parola ‘perdono’...

Il perdono non è mai casuale nei miei testi, è la cosa più difficile in verità, è un esercizio. Mettere all’angolo qualcuno perché ha sbagliato è un conto, perdonare è molto complesso. Ma io non scrivo per rabbia e rancore, magari di getto sì. La cosa che più mi piace è quando mi dicono che complico la vita al mio ascoltatore, nel senso che lo porto a pensare, pur rimanendo sempre in ambito di pop.

Il pezzo più ‘struggente’ del disco è ‘Casa è Vuota’...

E’ uno dei primi pezzi che ho scritto ed è nato con altri autori americani, in un periodo di rabbia e di separazione. Credo che la rabbia costruttiva è fine ad un momento di passaggio e di miglioramento.

Come sarà il nuovo tour?
Succederà qualcosa di diverso. Stare sul palco è davvero emozionante, soprattutto quando sei solo e di fronte a te ci sono tutte quelle persone che sono venute lì apposta per te.

Tracklist “Il Mestiere della Vita”

01. Epic
02. “Solo” è solo una parola
03. Il mestiere della vita
04. Valore assoluto
05. Il conforto (feat Carmen Consoli)
06. Lento/veloce
07. Troppo Bene (per stare male)
08. My Steelo (feat Tormento)
09. Potremmo ritornare
10. Ora perdona
11. Casa è vuota
12. La tua vita intera
13. Quasi quasi
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giovedì, dicembre 08, 2016

INTERVISTA. Papaleo&Esposito portano all'Orfeo la 'Buena onda' del divertimento

di PIERO CHIMENTI - Un Orfeo gremito di gente in ogni ordine di posto 'accoglie' a Taranto la 'Buena Onda', lo spettacolo di quasi due ore che Rocco Papaleo sta portando in tour insieme a Giovanni Esposito. Lo showman lucano, prima dell'inizio dello spettacolo, è sceso in platea per salutare il pubblico che pian piano riempiva il teatro.

I due attori, terminati gli ultimi preparativi, hanno avuto modo di fermarsi con noi giornalisti per rispondere a qualche domanda.

Dove ci porterà questa 'Buena Onda' in crociera?
Speriamo in un luogo spensierato, un luogo di spensieratezza, un luogo in cui si possa passare la serata in all'insegna della leggerezza del divertimento e anche di qualche sentimento emozionante.

Torni a Taranto dopo aver presentato 'Una piccola impresa meridionale'. Come hai trovato questa città?
Purtroppo non l'ho trovata, nel senso che sono stato male ieri, ed anche oggi sono un po' influenzato. Da quando arrivato sono stato chiuso in albergo. Però la vedo in maniera superficiale, sarà che l'albergo è sul canale, l'ho trovata splendida. Poi ovviamente seguo le vicende, non è l'occasione per approfondire, mi sembra che la problematica sia ancora scottante. Non posso rispondere a questa domanda con profondità.

Al di là dello spettacolo è interessante parlare con personaggi come voi delle cose del Paese: questo referendum com'è l'avete vissuto? I personaggi dello spettacolo si sono schierati apertamente per il Sì per il No...
L'ho vissuto come uno che non si è schierato, non mi sono mai schierato apertamente. Quando ero più giovane ero molto sinistrorso, molto comunista, una parola che non fa più paura. E quindi sono cresciuto con quest'idea. Le cose sono andate come sono andate nella società. La crisi dei valori, degli ideali. Anche il mio punto di vista nei confronti della politica è cambiato. Questo male è necessario, al momento non c'è alternativa, bisogna affidarsi alla politica. La politica è fatta di piccoli passi, di compromessi. Quello che mi dà molto fastidio in Italia e nel mondo è il populismo, la demagogia. Sono un po' disincantato.        

GIOVANNI ESPOSITO: Per me c'era poco da schierarsi in questo referendum, sia da una parte che dall'altra. C'erano delle ragioni molto positive per il Si, come tante molto positive per il No. Era una riforma a metà, era una riforma vincolata da certe cose, ma non si  poteva dire che certe cose della riforma non fossero importanti per il cambiamento anche se erano scritte a metà. Tutto questo schierarsi non lo vedevo, nel senso che c'erano delle cose molto buone e cose scritte di m... secondo me. Proprio schierarsi non era l'argomento giusto. Ora vedremo cosa succederà. Il solito guazzabuglio per il quale ne avremmo fatto a meno.

(credits: F.Manzini)
Si può ancora dire la risata li seppellirà... si può ancora dire? Chi e quale risata?
Esatto, dipende dalla risata, da cosa la provoca. Una risata con dei contenuti può fare molto. Una risata vuota lascia il tempo che trova. Il nostro obbiettivo è quello di fare delle risate "piene". Ovviamente, siamo due esperti 'entertainers', quindi abbiamo i nostri "trucchi" e le nostre sicurezze.

Che cos'ha di diverso 'Buena Onda' dalle vostre altre produzioni?
Beh, questo è uno spettacolo che vorrebbe essere un passo in avanti rispetto ai teatri canzone che ho proposto negli ultimi 20 anni. Ho spinto in questa forma, tant'è che ci siamo messi d'accordo con Giovanni di fare un biteatro canzome, cioè fatto a due. Ho fatto già un'esperienza in passato con Haber, però non era la stessa cosa. Lì eravamo noi stessi. In questo caso interpretiamo due personaggi che si raccontano con la forma del teatro canzone, e quindi sicuramente c'è questo tentativo di evolvere quella forma lì, che normalmente è la forma dell'arte.

In questa Italia vale ancora la pena di sperimentare ancora qualcosa di nuovo?
Assolutamente sì. Ora vi vedo un pò tristi. Capisco che il momento è quello che è. Siamo usciti dopo 20 anni di Berlusconi e più o meno siamo ancora in piedi. Adesso pensiamo a Renzi, però l'ho vissuta come un progresso rispetto al ventennio di Berlusconi. Noi dimentichiamo in fretta cosa abbiamo passato nei precedenti governi, la vergogna che provavamo, le corna, le mignotte... ragazzi, ricordiamoci... vabbè è finita qui!

Come definireste il genere del teatro canzone? E' un genere che potrebbe essere portato al cinema?
Come si definisce? Una narrazione in musica, storie raccontate con una particolarità musicale, questa narrazione che alterna appunto racconto e canzone. L'ho fatto in Basilicata coast to coast. Diciamo c'ho provato. In genere nei film che ho fatto come autore c'è una forte radice nel teatro canzone.

Dopo tutto quello che hai fatto ti senti ancora 'Pane e olio'?
Si, si, tutto sommato è ovvio che le cose sono cambiate... ma in Puglia non fatico a sentirmi pane e olio.

(credits: F.Manzini)
"Per noi attori il cinema è un compromesso per poter poi fare teatro", l'hai detto qualche tempo fa. Ne sei ancora convinto?
Il cinema mi piace meno del teatro. Il teatro è il luogo in cui mi piace più stare, il cinema è un mezzo. Il cinema non si fa solo per far venire le persone a teatro. Fare i miei film mi piace molto. Fare l'attore del cinema negli ultimi anni mi ha un po' annoiato, anche i film li faccio, non solo per far venire la gente al teatro ma anche per guadagnare. Si guadagna molto di più.

A suo tempo hai detto a tuo padre che le aveva gettate le 200mila lire per il provino all'accademia. Ha fatto bene, però...
GIOVANNI ESPOSITO: Ha fatto molto bene. Gli avevo detto che le aveva gettate quelle 200 mila lire. Sono stato molto fortunato grazie anche a lui... ha gettato tanti soldi anche al casinò, che poteva gettare anche quelle 200 mila lire.

"L’allegria ti fa sentire meglio, ma è la malinconia che ti migliora”. Qual è stato 'l'insegnamento' più importante che la malinconia ti ha dato?
La malinconia è uno stato d'animo che ci fa essere più creativi, per quanto mi riguarda, e poi è una musica che a me piace. Parlando delle vibrazioni rende l'emozione più completa, anche nel divertimento, se c'è una punta di malinconia lo godo di più, ne parlo come fruitore.

In 'Buena Onda' rappresentate la malinconia dell'esule e la scoperta di terre lontane. Cos'è che in questo mondo "agitato" vi intristisce  e vi stupisce?
GIOVANNI ESPOSITO: Questo mondo mi stupisce ancora tanto, per fortuna sono ancora "vergine" nello stupore, nel senso che non sono "incrostato'. In questo spettacolo viaggiamo verso terre lontane, ma verso terre vicinissime perché un viaggio dell'anima delle singole anime che si mettono insieme che sono terre molto lontane da scoprire ma che sono terre che abbiamo addosso ogni giorno.
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