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sabato, aprile 08, 2017

Nyotaimori, in Puglia la nuova moda di mangiare sushi su ragazze nude

di REDAZIONE - Un nuovo modo di servire in tavola il sushi che è diventata una vera e propria moda negli States: ecco il Nyotaimori, il sushi servito su ragazze nude. Il Nyotaimori è una versione molto sensuale del sushi. In pratica, una ragazza viene fatta sdraiare completamente nuda sulla tavola, mentre lo chef la ricopre in modo artistico di sushi e altri cibi. In America va molto di moda: a Los Angeles, New York e Chicago, i tre ristoranti che hanno introdotto il Nyotaimori stanno facendo affari d’oro.

Abbiamo intervistato dei professionisti del Nyotaimori, che stanno iniziando ad avere le prime prenotazioni anche in Puglia dopo Milano per questo gustosissimo banchetto sulle nudità altrui. 


Mangiare da un corpo seminudo può essere raffigurato come una perversione feticista una forma d’arte contemporanea o una scena di un film erotico?
Niente di tutto questo, è semplicemente una pratica giunta a noi dal Giappone con il nome Nyotaimori. In America più famoso come “Naked Sushi” o “Body Sushi”.
E’ una cena oramai considerata d’élite, allo stesso modo piacevole al palato e alla vista, paragonabile ad un’opera d’arte. La pratica diviene una vera e propria goduria dei sensi, a completamento dell’intera esperienza.

Come avete pensato di avviare questa attività?
Per noi è la prima volta, abbiamo riscontrato molto interesse per l'argomento, anche se è stato difficile riportare una pratica così particolare in Italia. Per ora in programma abbiamo delle cene in tutta Italia nei posti più svariati, da serate in hotel ad addio a nubilati, i passi successivi verranno valutati in funzione delle richieste.


Cosa ci si aspetta da una cena Nyotaimori?
Ciò che ci caratterizza è la raffinatezza e la semplicità, abbiamo dei bellissimi modelli e degli ottimi cuochi. La disposizione dei/lle modelli/e varia a seconda della location. Solitamente ogni modello avrà il suo tavolo e rimane li per tutta la durata della cena (da 1 a 2 ore), su di loro vi saranno fiori, petali e del sushi che non toccherà direttamente il corpi ma sarà servito su delle foglie di Bambù.

Il Nyotaimori da chi è richiesto?
La pratica del Naked Sushi ha incuriosito un pò tutti, abbiamo organizzato cene sia per uomini che per donne… e ci è capitato che degli uomini ci chiedessero dei modelli uomini. Come dicevo è una cena raffinata, particolare e di lusso per questo non per tutti.
Fra i clienti affezionati vi sono imprenditori, politici, liberi professionisti. I costi per una cena a domicilio all-inclusive variano in base al menù e al numero di persone. Una cena nyotaimori all-inclusive si aggira intorno ai 100 euro a persona.

E per quelli che non gradiscono il Sushi?
Abbiamo pensato anche a questo. Per chi non gradisce del sushi possiamo preparare un menù alternativo, come ad esempio, Fragole, Caviale, Ostriche e Champagne. Diamo persino la possibilità di scegliere il proprio Buffet personalizzato ed esclusivo!

Come prenotare per una cena?
Niente di più facile, potete farlo via internet sul nostro sito o telefonicame; c'è un format online da compilare o un contatto telefonico. 


Maggiori informazioni su www.nyotaimori.it.

lunedì, aprile 03, 2017

Uomini e centimetri. La scienza rivela la misura "giusta"

La scienza ha finalmente dato risposta ad una delle domande che affligge maggiormente gli uomini contemporanei. Quanto è lungo a riposo? E quanto in funzione? Sono normale? A togliere ogni dubbio è una recentissima ricerca, pubblicata sul Bju International, noto giornale di urologia britannico.

Ebbene, l'indagine ha avuto come scopo proprio quello di rassicurare migliaia e migliaia di uomini circa le loro dimensioni, molti dei quali vivono in vere condizioni di stress, provocate da un'eccessiva preoccupazione per la propria immagine esteriore.

Il team di ricercatori ha analizzato ben 17 studi medici, per un totale di 15 mila maschi che si sono sottoposti alle misurazioni, seguendo le procedure standard. Il risultato? La lunghezza media di un pene a riposo è di 9,16 cm, mentre in erezione raggiunge i 13,12 cm. Invece, quanto alle circonferenze a riposo e in erezione, le misure sono rispettivamente di 9,31 cm e 11,66 cm.

«Crediamo che questi risultati possano essere utili ai medici per rassicurare la grande maggioranza degli uomini circa le dimensioni del loro membro e mostrare loro quali sono da considerarsi i limiti di normalità» ha affermato il capo del team di ricerca, David Veale del King’s College London and South London and Maudsley NHS Foundation Trust.

mercoledì, dicembre 28, 2016

La dieta mediterranea vista dalla “piramide”

di VITTORIO POLITO - L’Unesco, qualche anno fa, propose di candidare nel proprio patrimonio la dieta mediterranea. Si può certamente affermare che, contrariamente a come la pensano gli affezionati del ‘fast food’, la decisione è quanto mai sacrosanta, soprattutto per i baresi ed i pugliesi, dal momento che il suddetto regime alimentare nasce proprio dal sud. Com’è noto la dieta mediterranea è basata in linea di massima sul consumo di alimenti ricchi di fibre (cereali, legumi, frutta e verdura), di olio di oliva, di pesce, ed è riconosciuta come dieta sana e nutriente, utile per contrastare l’invecchiamento cellulare e le malattie vascolari. In questi giorni, a dare un contributo all’argomento, ci ha pensato Annunziata D’Alessandro, specialista in endocrinologia e medicina costituzionale, pubblicando, per la Wip Edizioni, il testo “La dieta mediterranea vista dalla piramide”, con i risultati dei più recenti studi nutrizionali sugli effetti che gruppi di alimenti hanno sulla salute. La rappresentazione grafica a piramide, può essere uno strumento utile per la prevenzione di numerose malattie croniche non trasmissibili. Tra le tante notizie, in realtà molto tecniche, vi è la proposta di piramide alimentare per gli italiani, nella quale sono consigliati, e posizionati alla base della piramide, solo cereali integrali per un consumo giornaliero di 1-2 porzioni in ogni pasto principale, mentre i cereali raffinati insieme alle patate sono posizionati all’apice a sottolineare il concetto che essi devono essere assunti con moderazione, settimanalmente e in quantità non superiore a 2-3 porzioni. L’autrice dispensa una serie di consigli sul consumo di frutta e vegetali, olio d’oliva, latte e prodotti lattiero–caseari, frutta secca con guscio, spezie e erbette, vino, pesce, crostacei e molluschi, pollame, legumi, uova, carne rossa e carne trattata, dolciumi, pane, pasta, riso, couscous raffinati e patate. Chiaramente tutti i suggerimenti sono dati su base scientifica, frutto di studi e ricerche. Il volume si avvale della prefazione di Giovanni De Pergola, endocrinologo, e di Luciano Cavallo, pediatra, entrambi della Facoltà di Medicina dell’Università di Bari.

venerdì, luglio 29, 2016

Lessico botanico molfettese: ecco tutte le curiosità


di VITTORIO POLITO - Com’è noto la botanica è un ramo della biologia che studia gli organismi vegetali dal punto di vista morfologico, fisiologico, sistematico. Marco Ignazio de Santis e Vincenzo Valente hanno pubblicato il “Lessico botanico molfettese” per i “Quaderni del Centro Studi Molfettesi”. Marco Ignazio de Santis, giornalista e noto scrittore, saggista, poeta e critico letterario, autore di numerose pubblicazioni, con all’attivo molti riconoscimenti, insieme a Vincenzo Valente (1918-2006), filologo e dialettologo, studioso di dialetti pugliesi e italiani, presente con circa 400 voci nell’Enciclopedia Dantesca Italiana, hanno curato l’interessante pubblicazione dividendosi i compiti. Il prof. Marco I. de Santis ha curato la parte etnografica, scientifica ed etno-botanica, mentre il prof. Vincenzo Valente, uno dei più grandi etimologisti italiani del secondo Novecento, ha curato in massima parte le etimologie. Nell’interessante vocabolario, oltre a presentare le immagini di molte piante che rappresentano il patrimonio fitonimico molfettese, è riportata la nomenclatura in dialetto molfettese, i proverbi, i modi di dire, completati con la descrizione di storia e tradizioni, arricchite anche da qualche notizia scientifica di difficile reperimento. Ovviamente il fondo linguistico prevalente è quello latino e mediolatino e non manca la presenza dell’elemento greco. Insomma un bel dizionario per chi si interessa di storia, tradizioni, etimologie, botanica e dialetto. A proposito del dialetto mi piace riportare qualche lemma un po’ curioso di alcune piante nel dialetto molfettese con la relativa breve spiegazione, ma nel testo si può spaziare, ovviamente, molto di più.

Árvë dë vësscìgghië
Roverella, quercia pelosa
Bastënêca salvàggë
Carta selvatica
Cëmbë de gàttë
Borsa da pastore, erba raperina
Ciëndefìgghjë
Avena selvatica o bianca
Èrvë du diàvëlë
Camedrio, trissagine
Èrvë du prësépjë
Borra(c)cina. Erba del presepe
Mënnòzzë
Carie dell’olivo. Piccolo fungo delle poliporacee
Patreffìgghjë
Margheritina, fior di prato
Piscialéttë
Tarassaco comune, stella gialla
Rècchjë de ciùccë
Gigaro, erba da piaghe
Rècchjë de prìëvëtë
Ombelico di Venere, coperchiole

giovedì, luglio 28, 2016

Lessico botanico molfettese: ecco tutte le curiosità

di Vittorio Polito - Com’è noto la botanica è un ramo della biologia che studia gli organismi vegetali dal punto di vista morfologico, fisiologico, sistematico. Marco Ignazio de Santis e Vincenzo Valente hanno pubblicato il “Lessico botanico molfettese” per i “Quaderni del Centro Studi Molfettesi”. Marco Ignazio de Santis, giornalista e noto scrittore, saggista, poeta e critico letterario, autore di numerose pubblicazioni, con all’attivo molti riconoscimenti, insieme a Vincenzo Valente (1918-2006), filologo e dialettologo, studioso di dialetti pugliesi e italiani, presente con circa 400 voci nell’Enciclopedia Dantesca Italiana, hanno curato l’interessante pubblicazione dividendosi i compiti. Il prof. Marco I. de Santis ha curato la parte etnografica, scientifica ed etno-botanica, mentre il prof. Vincenzo Valente, uno dei più grandi etimologisti italiani del secondo Novecento, ha curato in massima parte le etimologie. Nell’interessante vocabolario, oltre a presentare le immagini di molte piante che rappresentano il patrimonio fitonimico molfettese, è riportata la nomenclatura in dialetto molfettese, i proverbi, i modi di dire, completati con la descrizione di storia e tradizioni, arricchite anche da qualche notizia scientifica di difficile reperimento. Ovviamente il fondo linguistico prevalente è quello latino e mediolatino e non manca la presenza dell’elemento greco. Insomma un bel dizionario per chi si interessa di storia, tradizioni, etimologie, botanica e dialetto. A proposito del dialetto mi piace riportare qualche lemma un po’ curioso di alcune piante nel dialetto molfettese con la relativa breve spiegazione, ma nel testo si può spaziare, ovviamente, molto di più.

martedì, giugno 07, 2016

Ciliegie: snocciolarle in una semplice mossa (VIDEO)


Con le nuove tecnologie in cucina, ormai, c'è un attrezzo per tutto: dal pulisci ananas al taglia mele. Con l'arrivo dell'estate, soprattutto nelle nostre terre, tutti amano mangiare le ciliegie. Per gustarle appena colte non ci sono problemi, ma come rimediare per snocciolarle e preparare un'ottimo yougurt o un fresco frullato di frutta? La blogger Lisa Lin ha postato un video su YouTube che risolverà i problemi di molti estimatori di questo dolce frutto. L'occorrente? Una bottiglia di vino (vuota) ed una bacchetta di legno, come quelle che si usano dal giapponese.

martedì, aprile 26, 2016

A cosa servono i bottoncini dei jeans?


Sicuramente avrete notato i bottoncini metallici presenti su tutti i jeans, ma vi siete mai chiesti a cosa servano? Il loro nome è rivetti e di solito si trovano sulle tasche del capo d'abbigliamento più diffuso al mondo. La loro funzione è quella di evitare che il tessuto si consumi e si strappi, permettendo cos' che il pantalone abbia una maggior durata.

venerdì, gennaio 09, 2015

Massoni, scontro progressisti-conservatori Ur-Lodges

di Francesco Greco - Diciamolo a mò di premessa: della Massoneria noialtri “ilici”, gente di strada, distratta, abbiamo un’idea germogliata dalle inchieste sulla P2, anni Ottanta, quando emersero gli elenchi (circa 1000 adepti) di “liberi muratori” (giornalisti, militari, politici, imprenditori, tycoon) affiliati alla P2 con cui il Maestro Venerabile Licio Gelli condizionava i destini d’Italia col “Piano di Rinascita Democratico”. Tentò pure di accreditarsi all’Onu. La Commissione d’Inchiesta presieduta da Tina Anselmi smascherò il potenziale eversivo nel giubilo generale (specie a sinistra). E, altra idea che sedimenta nell’immaginario collettivo, dal film di Stanley Kubrick, “Eyes Whide Shut”: orge di incappucciati della New York-wasp.
Ora ecco un saggio (primo di tre parti) con cui un “eretico” ci offre nuove password con cui accedere alla decodificazione di un fenomeno più complesso di quanto si creda. Per dire: non è un fenomeno di destra, conservatore, in certi snodi storici reazionario. Latomisti anche a sinistra. D’Alema “massone provinciale, mediterraneo”. E Napolitano, Gorbaciov, ecc. Berlusconi all’epoca della P2 prese le distanze ironizzando sul suo status di “libero muratore”. In seguito fu rifiutato da una loggia potente, ma se n’è fatta una per conto suo. Massone è Ciampi, ma anche Clinton, e poi Schroeder, Craxi, la Thatcher, Blair, Aznar, Putin, la Merkel. Lo furono Mazzini, Garibaldi, Churchill. Gli ultimi tre premier: Monti, Letta, Renzi.
Leggiamo con un brivido d’inquietudine che questi vorrebbe passare da “apprendista” al gradino successivo, “compagno”. Poi “maestro”? L’azione di governo piace ai “figli della vedova” per la cifra destabilizzante sotto la patina riformista, con cui formatta welfare e ammortizzatori sociali. Flessibilità uguale precarizzazione. Immaginiamo l’imbarazzo a sinistra: prima svezza gli italiani dicendo che i massoni sono cattivi, e ora? Dovrebbe dirci che il Pd è stato “scalato” dai “grembiulini” e le stelle a 5 punte.
E dunque, ce n’è abbastanza per riaprire i file, riempire di altri significanti significanti una ricca semantica che da profani avevamo derubricato a traffici oscuri di materassai tra Villa Wanda e l’America Latina, tra Gelli, Peron e Videla, ecc. Che arruolano vip (Costanzo), generali con le prostate e bunga-bunga per vivacizzare serate di borghesi annoiati in ville di lusso con escort bramose di emozioni forti.
“Massoni”, Società a responsabilità illimitata (La scoperta delle Ur-Lodges), di Gioele Magaldi, Chiarelettere, Milano 2014, pp. 674, € 19.00, ebook € 13.99, Collana “Principio Attivo”, con la collaborazione di Laura Maragnani è stato accolto con favore dai cittadini ansiosi di sapere, con fastidio dal villaggio della comunicazione, che lo ignora, irritato. Peccato, perché attinge a una bibliografia sconfinata, contaminata, trasversale e ha un background polisemico.
E sarebbe un input per riflettere sul fenomeno, che muta pelle con i tempi. Non c’è livore, iconoclastia; al contrario, un approccio freddo, analitico, che sostanzia le conclusioni. Magaldi (Roma, 14 luglio 1971) riscrive la storia della Massoneria moderna da una posizione borderline, fuori dai santuari poiché, se ben capiamo, è in conflitto con quel mondo e il suo enorme potere. Svela scenari sepolti dalla Storia: l’assassinio dei due Kennedy e di Martin Luther King (“Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali”, discorso del 28 agosto 1963 al “Lincoln Memorial”). Tien An Men e le primavere arabe, la crisi di Cuba (Baia dei Porci e, pensiamo, pure il recente avvicinamento con gli Usa). Da Moro e il terrorismo in Italia (Curcio non è Moretti) al Muro di Berlino alla “Restaurazione neonazista” in Europa. Dà un ruolo al “Venerabile Draghi” (affiliato alle Ur-Lodges Pan-Europa, Edmunde Burke, Three-Eyes, Compass Star-Rose, Stella Ventarum, White Eagles) che “che ridisegna la società in senso feudale” e a Renzi (“burattino fiorentino”) con la sua “rivoluzione copernicana”.
Non lo sapevamo: preti e prelati aderiscono alla “Ecclesia”. Ma la massoneria è compatibile con il messaggio cristiano, al tempo di Francesco? Urge saperlo. Prospettiva 2016: l’elezione di Jeb Bush, un “guerrafondaio” espressione della potente lobby delle armi potrebbe riversare sull’Europa “leggi liberticide”, spingerla nella tolkieniana Terra Oscura.
Questo saggio (in attesa dei successivi tomi), ci fa cadere le ragnatele dagli occhi e spiega la dinamica dei risvolti della politica e la Storia. Se lo strapotere delle logge oggi, XXI secolo, al tempo del web, sia compatibile con la democrazia, l’economia, i popoli (“ilici”) e i loro destini, o se, al contrario, ne lacera il tessuto intimo, è tema su cui si potrebbe attivare una pacata riflessione. Invece ci si gira dall’altra parte, sport nazionale. Se Keynes e Giovanni XXII erano massoni “progressisti”, così non possiamo dire di B., e manco di Renzi (chiuso nel quadrilatero Verdini-Napolitano-B.). Delle loro performance leggeremo nei tomi futuri?

mercoledì, dicembre 03, 2014

GQ nomina il 2014 l'anno del fondoschiena (VIDEO)

MILANO - La famosa rivista maschile ha stilato una classifica con le 25 dive più sexy dell'anno. In lista anche Nicki Minaj e Beyoncé, ma in prima posizione una sorpresa inaspettata...

venerdì, luglio 13, 2012

Annie, la pornostar dal seno più grande

LOS ANGELES. E' nata una vera star. Si chiama Annie è di Arlington (in Texas) ed ha il seno naturale più grande del mondo che pesa quasi 40 chili. Fiera delle sue rotondità Annie ne ha fatto un punto di forza nel suo lavoro di... pornostar! Famosissima in America è stata anche invitata nello show tv "Strange Sex''. Annie non ha mai pensato di ridursi il seno: "Perché bisogna aggiustare qualcosa che non è rotto?". Poi orgogliosa specifica: "Sono sempre stata imitata, qualcuno si è aumentato il seno ma nessuno c'è riuscito". Ed è veramente l'unica nel mondo del porno nel suo genere, ha girato centinaia di film e non si è mai vergognata, anzi ha dichiarato: "Che problema c'è a girare un film hard? La vita non è senza sesso".

lunedì, gennaio 30, 2012

Studio inglese sfata un mito: le donne parcheggiano meglio

ROMA. Le donne parcheggiano meglio degli uomini: l'incredibile risultato arriva da uno studio inglese che e' il piu' completo mai realizzato sulle differenze di genere nel modo di guidare. Magari il gentil sesso impiegherà piu' tempo, ma è assai probabile che le donne lascino l'auto nel bel mezzo dello spazio lasciato vuoto e siano piu' attente nel trovare un parcheggio.

Gli uomini sono in generale piu' sicuri di se', ma raramente riposizionano l'auto una volta infilata nel parcheggio. Anche l'istruttore di guida britannico che ha ideato l'esperimento, Neil Beeson si e' detto sorpreso: "Nella mia esperienza gli uomini sono sempre stati coloro che apprendono meglio e di solito sono piu' recettivi nelle lezioni. Tuttavia e' possibile che le donne conservino meglio quel che imparano.

I risultati sembrano anche sfatare la convinzione che gli uomini abbiano una migliore consapevolezza spaziale delle donne". Per un mese e' stato sguinzagliato un team di ricercatori che ha tenuto d'occhio l''opera' di 2.500 persone (uomini e donne) in 700 parcheggi.

Piu' di tre quarti delle donne sono risultate eccellere nella cosiddetta 'posizione di pre-parcheggio', il posizionamento cioe' per entrare in uno spazio. Il 39 per cento delle donne ha eseguito in modo pulito la retromarcia negli spazi, rispetto al 28 per cento degli uomini osservati. Infine, gli uomini sono molto piu' veloci nel parcheggiare, impiegando 16 secondi rispetto ai 21 necessari alle donne per completare la manovra; tuttavia il tempo aggiuntivo ha consentito al 52 per cento delle donne di piazzarsi proprio nel mezzo del parcheggio, rispetto al 25 per cento degli uomini.

domenica, gennaio 01, 2012

Capodanno con eruzione a Stromboli

MESSINA. Nell'isola eoliana di Stromboli una ventina di turisti italiani e stranieri ha salutato l'arrivo del nuovo anno sul cratere del vulcano, che proprio intorno a mezzanotte ha regalato un ''botto'' con una lieve eruzione salutata da un lungo applauso.

Nelle Eolie, dove nei giorni scorsi c'era stato maltempo con problemi di collegamenti, oggi splende il sole.

Ieri sera i circa 200 passeggeri, che per 24 ore erano rimasti bloccati a Milazzo, hanno raggiunto Lipari e Salina.

giovedì, dicembre 29, 2011

Concorso da vicesindaco per sole donne: l'ultima trovata di Sgarbi a Salemi

SALEMI. Fa ancora parlare di sè il critico d'arte e sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, che ha indetto un concorso, per sole donne under 45, per la nomina del vice sindaco di Salemi. Questi i requisiti indispensabili per partecipare alla selezione: essere di sesso femminile e avere un'eta' compresa tra i 25 e i 45 anni.

E' la prima volta in Italia che si indice una selezione pubblica per una simile carica. "Dopo un incontro con i consiglieri comunali di maggioranza - spiega Sgarbi - verificate le difficolta' politiche per l'individuazione di un nuovo vice sindaco, nella prospettiva di rilanciare l'attivita' amministrativa in un momento di particolare attenzione per la prossima pubblicazione del bando del progetto 'Case a 1 euro', ho pensato a una soluzione che superi i confini della politica tradizionale e il disorientamento dei partiti".

mercoledì, dicembre 28, 2011

Si separano per gelosia. Ma sono quasi centenari

ROMA. Due anziani coniugi, lui, sardo di 99 anni, lei, napoletana di 96, hanno deciso di porre fine al loro matrimonio dopo 77 anni. La crisi coniugale e' cominciata nel 2002, quando lui ha scoperto alcune lettere che la moglie aveva spedito oltre mezzo secolo prima a un uomo con il quale aveva avuto una relazione.

La coppia, che oggi ha cinque figli, una decina di nipoti e un pronipote, vive a Roma.

Il ricorso per la separazione consensuale è già stato depositato e l'udienza fissata per marzo.

lunedì, dicembre 12, 2011

Maiale in fuga lungo la A14: è ancora disperso tra Marotta e Fano

di Ines Macchiarola. Pericoloso incidente autostradale quello che ha coinvolto il tratto marchigiano dell'A14 tra Marotta e Fano (Pesaro Urbino), intorno alle ore 16.00 di Domenica 11 Dicembre. Un camion carico di suini si è ribaltato sulla carreggiata nord durante il cambio di corsia per lavori in corso. Non vi sono stati feriti né alcuno scontro con altri veicoli.

A causa dell'urto, alcuni capi di bestiame sono morti, quelli sopravvissuti sono stati affidati alle cure dei veterinari sopraggiunti sul luogo e che hanno provveduto, insieme ad una ditta specializzata di trasporti, a trasferire gli stessi su un altro bilico.

Il disagio maggiore se parliamo di traffico: 2 chilometri di coda lungo la careggiata Sud e tre lungo la Nord, è stato provocato dalla fuga di un maiale, che ancora disperso desta tutt'ora grande preoccupazione in termini di sicurezza alla viabilità lungo lo stesso tratto di autostrada.

martedì, dicembre 06, 2011

Maratona pazza, il giovane che prende l'autobus ed il nonnino di 100 anni che ce la fa

di Ines Macchiarola. C'era una volta Rob Sloan, detto “il giovane” (31 anni), e Fauja Singh il suo “antenato comune” vivo e vegeto di 100 anni suonati. Rob “il giovane” c'era alla maratona di New Castle la “Salomon Kielder” da quarantadue chilometri e 195 metri di corsa. “Nonno” Fauja Singh correva e camminava alla “Toronto Waterfront Marathon” coprendo la stessa distanza in otto ore, 25 minuti e 16 secondi, tre in più di quelli impiegati nel 2003 nella medesima gara quando aveva solo novantadue anni.

“Il giovane” prende l'autobus dopo trenta chilometri di corsa, scende poco prima del traguardo e giunge terzo classificato a braccia alzate felice dell'intervista a lui dedicata e con tanto di primato personale! La medaglia di legno invece và ad un collega “fatto fesso” che smaschera e denuncia l'irregolarità, tanto da far bandire l'artefice della furbata da tutte le maratone del Regno Unito. I sogni di gloria di Rob Sloan sono andati in frantumi...bella storia!

Messa così suona come uno scherzo, un bluff: un “giovane flop”, pigro, vanitoso, egocentrico, forse un po' frustrato e con tanta voglia di apparire più che di sudare, ed un “nonno al top”, tenace, resistente, aggrappato alla vita, con un fisico ed una forza invidiabili. Il primo si è scavato la fossa da solo, il secondo non dà il minimo segno di volerci finire dentro, così come i termini “baro” e “bara” applicati al caso, rappresentano metaforicamente la causa e l'effetto di un'eccepibile o discutibile mentalità sportiva.

La notizia della truffa praticata ai danni dell'etica sportiva, ha suscitato nell'opinione pubblica pareri discordanti. Una parte si è sentita divertita leggendo del furfante che “sportivamente” ha cercato di farla franca. In questo caso il gesto è stato considerato una “bella idea” e pratica da emulare, un po' come voler vedere la triste realtà colorata di fantasia.

Al contrario praticanti ed esperti delle più disparate discipline sportive hanno condannato il maratoneta definendolo indegno di essere considerato “atleta”. Tutt'altra storia la parte di pubblico che si è mostrato gelido ed affatto meravigliato, portando ad esempio casi simili ed i più variegati traini a motore alimentati a benzina: vespe, motorini, trattori per paglia e fieno, ammiraglie dotate di “carrello tutto fare” e qualche raro caso di “corriere” per il trasporto dei civili.

La lista si allunga quando si lascia parlare i ciclisti. Tra gli appassionati dei pedali infatti è raro il caso in cui chi bara viene denunciato, esiste una singolare forma di mafia, tacito e mutuo consenso nell'estromettere il fannullone durante la competizione successiva, un po' come dire - facciamo pagare il torto subito cuocendo il trasgressore scansafatiche a fuoco lento senza scottarlo”. A loro modesto dire si tratta di una pratica un pò ortodossa, ma che funziona, almeno così pare.

“I più”, gli psicoterapeuti, esperti in coaching sportivo nonché studiosi plurititolati di questo fenomeno piuttosto diffuso, ricercano le cause tra gli affetti familiari e/o genitori dalle grandi attese e passione per il gigantismo, tra tecnici esigenti e con scarsa capacità di riconoscere le reali potenzialità dell'atleta, ma poi la lista noiosamente si estende al contesto sociale del giovane sportivo dalla scarsa abilità nell'accettare le sconfitte, e con il terrore di non sentirsi integrato nella comunità in caso di fallimento.

Esiste tuttavia una sensibilità sportiva che avvicina tutte le opinioni, esperte o no, che vede nel gesto del giovane Rob Sloan il desiderio nascosto di tutti pur di apparire vincenti, di sembrare più che esserlo! Che male c'è nel voler vincere? In fondo Fauja Singh “l'indiano” di adozione inglese ha vinto solo quella battaglia con se stesso, quella di “finire” la gara più che di vincerla, con onestà e fair play olimpica più che da guinnes dei primati, passando “per arrivare” attraverso quel lungo e tormentato tunnel di cadute e rialzate, di sconfitte e sacrifici andati a quel paese, ma affrontati con tutto il coraggio dell'insuccesso, quello stesso coraggio richiesto nel vivere quotidiano, sasso dopo sasso, passo dopo sasso. Parola di maratoneta, direbbe nonno Fauja Singh.

giovedì, settembre 29, 2011

Famosi? Ma ognuno col suo male

di Vittorio Polito. Molte sono le persone che testimoniano quanto la malattia, piccola o grande che sia, con i suoi inevitabili impedimenti, difficilmente accettata inizialmente, ci accompagnerà sempre, ma noi abbiamo il potere di sfruttarla convivendo con lei, mentre per qualcuno potrà rappresentare anche uno stimolo per la creazione artistica. Questa tesi era già sostenuta dallo scrittore Pietro Verri (1728-1797), che così scriveva: «La musica, la pittura, la poesia, tutte belle arti, hanno per base i dolori innominati: in guisa tale che, se gli uomini fossero perfettamente sani ed allegri, non sarebbero nate mai le belle arti. Questi mali sono la sorgente di tutti i piaceri più delicati della vita».
Thomas Mann (1875-1955), scrittore tedesco, era solito affermare che rispetto ai soggetti normali l’artista si distingue per il fatto che presenta più difficoltà ad esprimersi. La conferma viene da Edvard Munch (1863-1944), il pittore degli incubi, contemporaneo di Ibsen e Strindberg, considerato il massimo artista norvegese, che sosteneva: «…senza malattia né angoscia sarei stato una barca senza timone».
Grandi malati furono anche Vincent Van Gogh (1853-1890), affetto da schizofrenia, Henry Matisse, che soffriva di grave enteropatia cronica, Toulouse Lautrec (1864-1901), che oltre ad essere un affezionato seguace di Bacco, era affetto da deformità scheletriche e da sifilide. Edgar Degas (1834-1917), accusava gravi disturbi visivi, mentre Amedeo Modigliani (1884-1920), era tubercolotico. Masaccio (soprannome di Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai, 1401-1428), il cui nome vuol significare vestito di stracci, morto a soli a 27 anni, era considerato un genio un po’ matto poiché con la testa immersa nel suo lavoro si dimenticava di mangiare o di farsi riparare un abito strappato e nonostante la sua brevissima vita è riuscito a dare una svolta alla storia della pittura. Per non parlare di Sigmund Freud (1856-1939), Francisco Goya (1746-1828) e Oscar Wilde (2854-1900), tutti affetti da malattie dell’orecchio o da sordità.
Alcuni sostengono che un po’ di follia e certe malattie danno vita alla creatività di un’artista, molto di più della normalità psicofisica. Infatti, lo stesso Toulouse-Lautrec, riesce a convivere con la sua deformità, ma gli altri, non geniali, che vogliono (a volte) possono guarire? Artisti o no ci tocca mettere in discussione alcuni concetti sulla nostra salute o sulla nostra malattia e per farlo ci aiutano due neuropsichiatri, Abraham e Peregrini, che qualche anno fa hanno pubblicato il volume “Ammalarsi fa bene” (Feltrinelli), attraverso il quale dimostrano, con prove, il grande aiuto prodotto dalla psicoemotività, una sorta di prontuario con le istruzioni per girare tra malattie che ne evitano altre. Nel libro citato c’è quanto basta per capire che chi è sano è più solo, mentre chi “scoppia” di salute farà bene a fingere di soffrire qualche malanno. Inoltre gli autori tentano di spiegarci come impossessarsi della malattia, del disagio e come occorra dominarli per non essere dominati, poiché l’errore più comune è quello di mascherarli. Nessuno ammette con gli altri, ma prima con se stesso, la propria fragilità fisica e/o mentale. Essere sani, belli, efficienti. Chi non appartiene a questa tribù, si sente indegno di far parte del «felice villaggio globale».
Più recentemente è stato pubblicato il volume di Luciano Sterpellone “Famosi e malati” (Editrice SEI, Torino), il quale fa un’ampia rassegna dei malati famosi.
In campo musicale si ipotizza che pochi maestri ‘scoppiavano’ di salute. Fra i più malridotti figurano Antonio Vivaldi (1678-1741), creatore di tanta stupenda musica per “Le quattro stagioni”, portatore di asma bronchiale, morì per una “infiammazione interna”; Niccolò Paganini (1782-1840), affetto da tubercolosi; Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791, che dopo aver contratto una lieve forma di vaiolo nel 1767, fu colpito nel 1788 da una crisi depressiva e creativa, si ammalò anche di insufficienza renale e forse di schizofrenia. Ma, nel 1791, con l’improvviso e straordinario risveglio della vena creativa: compone ‘Clemenza di Tito’, ‘Flauto Magico’, ‘Concerto per clarinetto’ e il ‘Requiem’. Quest’ultimo rimasto incompiuto a causa della morte, avvenuta il 5 dicembre dello stesso anno, per una “febbre da infiammazione reumatica”. È recente la notizia secondo la quale Mozart sarebbe morto perché colpito da “trichinosi” per aver mangiato troppe costolette di maiale poco cotte.
Johann Sebastian Bach (1685-1750), famoso compositore tedesco, miope da giovane, aveva sviluppato una cataratta che un micidiale oculista, John Taylor, rivelatosi un ciarlatano, introdusse nell’occhio del musicista un preparato a base di mercurio, costringendo il malcapitato a sottoporsi solo una settimana dopo ad un nuovo intervento. Era affetto da obesità, ipertensione arteriosa e soffrì di vari ‘colpi’ cerebro-vascolari, uno dei quali complicato da una non meglio identificata ‘febbre miliare’, che lo portò a morte.
Ludwig van Beethoven (1685-1750), il celeberrimo sordo che conquistò il mondo scrivendo capolavori, specie nell’ultimo decennio di vita, versava in condizioni piuttosto gravi, tanto da tentare il suicidio. Infatti in una lettera indirizzata ad un amico, Beethoven scriveva: «… e poco ci mancò che mi togliessi la vita. Solo l’arte mi ha trattenuto di farlo. Mi è parso impossibile lasciare questo mondo prima di avere pienamente realizzato ciò di cui mi sentivo capace». Il Maestro che era un buon bevitore, soffriva anche di cirrosi epatica. Beethoven era molto miope e quindi usava le lenti sin da piccolo e forse per questo motivo scrisse un “Duetto con due occhiali per viola e violoncello”. A causa della sua nota sordità trascorse sei mesi nell’arcadica atmosfera di Heiligenbstadt, oggi un trafficato quartiere viennese, «lontano dai rumori per riposare l’affaticato organo dell’udito», ove compose la Sesta Sinfonia, detta Pastorale. Purtroppo la perdita dell’udito sarà progressiva, sino alla sordità completa. Tutte le terapie prescritte (suffumigi, diuretici, lavaggi, acque termali, correnti galvaniche, magnetismo), si rivelarono inutili, se non dannose. Molto probabilmente si trattò di una otosclerosi, una ossificazione della staffa, uno degli ossicini dell’orecchio, che attualmente si cura con elevato successo, sostituendola. Il noto compositore soffriva anche di cirrosi epatica, forse dovuta alla sua documentata propensione verso l’alcol, e si ipotizza che sia stata proprio questa la causa della sua fine.
Vincenzo Bellini (1801-1835), che morì a soli 34 anni, dette adito a ipotesi di avvelenamento e per porre fine a quelle voci sempre più insistenti, dovette intervenire personalmente il re Luigi Filippo, che incaricò un professore della Facoltà di Medicina di eseguire l’autopsia sul corpo del musicista. In realtà fu esclusa l’ipotesi di avvelenamento ma la causa della morte fu attribuita ad una «infiammazione dell’intestino crasso, complicata da ascesso del fegato». Il musicista catanese soffriva molto il caldo ed aveva frequenti coliche intestinali che cercava di dominare… con i purganti. Il reperto autoptico dette adito a varie ipotesi diagnostiche, come la colite ulcerosa, la sindrome del colon irritabile, ecc.
Yasser Arafat (1929-2004), prese parte alle guerre contro Israele del 1948 e 1956 nelle file dell’esercito egiziano e fu eletto nel 1970 presidente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Arafat soffriva di ipertensione arteriosa complicata da arteriosclerosi e numerosi furono gli episodi di angina pectoris, favoriti dalla sua vita convulsa e continuamente a rischio. La morte è sopravvenuta in seguito ad una emorragia cerebrale, dopo 27 giorni di coma. Recentemente sono state avanzate insistenti ipotesi di avvelenamento e per dissimulare l’azione del veleno sarebbe stato iniettato il virus HIV dell’Aids.
Maria Callas (1923-1977), celebre soprano statunitense di origine greca, scomparsa nel 1977, fu colpita da una delle massime sfortune per una cantante: perdere la voce. La diagnosi tardivamente formulata fu di “dermatomiosite”, una malattia che colpisce i tessuti connettivi e nel caso della Callas colpì proprio l’organo della fonazione, la laringe, che le procurava improvvisi abbassamenti di voce. I soliti detrattori attribuivano il fenomeno alle vicende sentimentali della cantante che tanto la angosciavano. La diagnosi fu fatta tardivamente ma fu introdotta una accurata terapia cortisonica che contribuì a migliorare i toni vocali. Un anno dopo Maria Callas si spense, forse a causa di un infarto del miocardio, compatibile con la stessa dermatomiosite della quale era portatrice.
Fryderyk Chopin (1810-1849), mentre soggiornava a Palma de Majorca con il suo amico George Sand, si manifestò, circa dieci anni prima della morte, il processo tubercolare. Nonostante i chiari segni della malattia un medico, tal Papet, diagnosticò una «modica infiammazione della trachea senza segni di tubercolosi polmonare» (?). Chopin, persona estremamente sensibile, molto geloso ed irascibile, aveva sofferto in passato di varie affezioni delle vie respiratorie ed aveva seguito varie terapie in stazioni termali, equitazione, dieta con mucillagine d’avena, infuso di ghiandole tostate, ecc., tutte terapie non seguite da alcun giovamento. L’autore dei bei notturni soffriva anche di “allucinazioni uditive”, gli sembrava di udire le campane della chiesa che suonavano a morte per il suo funerale. In questa condizione compose la “Sonata in si bemolle maggiore”, di cui fa parte la “Marcia funebre”.
Gabriele D’Annunzio (1863-1938), celebre non solo come scrittore ma anche per le sue stravaganze, narcisista e megalomane, volle essere al centro dell’attenzione sia nelle sue battaglie “guerriere” che sentimentali.
Dopo un intervento subito nel 1929, gli fu consigliata la somministrazione di un purgante “per muovere l’intestino”, ma il vate rifiutò sdegnosamente di sottostare alla «volgarità dell’olio di ricino» ed allora si utilizzò un espediente: il purgante fu messo in un bicchiere con mentuccia e champagne. Morì per un’emorragia cerebrale. Come per altri personaggi famosi anche per D’Annunzio si parlò di suicidio, ma con molta probabilità quella del suicidio fu solo un’interpretazione un po’ fantasiosa di quel desiderio di sparire, che spesse volte manifestava.
Giorgio De Chirico (1888-1978), nato in Grecia, fin dalla sua giovinezza soffriva di frequenti cefalee, alle quali fu attribuita quella “rivoluzione” della pittura del Novecento (la metafisica), della quale fu riconosciuto l’ispiratore. Il pittore soffriva di “febbri spirituali”, come egli stesso li definiva, ma la scienza attuale li riconosce come forme patologiche che generano visioni alterate e allucinatorie.
Marlene Dietrich (1901-1992), con «le gambe più sexy del mondo», proprio quelle avrebbero decretato la fine della splendida carriera dell’attrice. Il motivo? L’osteoporosi sopravvenuta alla menopausa che colpì l’articolazione dell’anca costringendola in casa per dodici anni. Gli ultimi della sua vita. La preoccupazione maggiore dell’attrice non era tanto l’eventualità di nuove fratture, quanto quella di apparire a chiunque in condizioni precarie. La sua fine è da attribuire ad un ictus cerebrale, almeno così è considerato ufficialmente il motivo della sua morte. Ma vent’anni dopo la sua segretaria, fornì una versione diversa. Un suo nipote, che la Dietrich odiava, propose di ricoverarla in una casa di cura. L’attrice che udì tutto dalla sua stanza da letto lo fece cacciare di casa insieme ad altri parenti, poi chiese alla segretaria di portarle i soliti sonniferi. Pochi momenti dopo, quando la segretaria rientrò in camera, vide il flacone vuoto e la donna riversa sul letto.
Albert Einstein (1879-1955), il bambino che secondo il pronostico del padre «non avrebbe mai combinato nulla di buono nella vita», era considerato a 26 anni già un genio dal mondo scientifico. Certamente a dieci anni aveva difficoltà ad eseguire operazioni aritmetiche, ma aveva una passione per il violino e preferiva Mozart e Vivaldi. «La relatività? Pensate cos’è un minuto con i piedi sui carboni ardenti, e un minuto con una bella ragazza su un prato…». Einstein soffriva di ipertensione arteriosa, causa di un’arteriosclerosi generalizzata e di una lesione aortica che fu poi causa della sua morte. Einstein fu colpito da una lunga malattia, forse una miocardite. Nel 1948, sette anni prima della fine, fu colpito da improvvisi dolori addominali e da vomito. L’intervento chirurgico mise in evidenza una cirrosi epatica ed un aneurisma dell’aorta addominale. Ma Einstein non seguì mai troppo fedelmente i consigli dei medici. Sosteneva che «Si può anche morire senza l’aiuto dei medici».
Robert Schumann (1810-1856), compositore tedesco, grande innovatore della musica romantica, forte bevitore di birra e fumatore di sigari, bella presenza, aveva un pessimo carattere e quindi difficoltà a stabilire rapporti cordiali. Soffrì di “allucinazioni acustiche”, di varie patologie e di depressione, al punto che per ben due volte tentò il suicidio. Si ricoverò spontaneamente in una clinica per malattie mentali e nel giro di un paio d’anni perdette l’uso della voce, rifiutandosi anche di mangiare. La diagnosi psichiatrica fu di “psicosi maniaco-depressiva”.
Giovanni XXIII, al secolo Angelo Roncalli (1881-1963), soffriva di disturbi allo stomaco che rivelarono successivamente un cancro. Le sue condizioni peggiorarono dopo la sua elezione e nel 1963 morì a causa delle frequenti emorragie gastriche.
Giovanni Paolo II , Karol Wojtyla (1920-2005) ). Non aveva avuto particolari problemi di salute, se si eccettua un incidente subito nel 1944, quando fu travolto da un camion militare e riportò una lieve frattura cranica. Dopo il noto attentato subito per mano di Alì Agca, fu operato per un voluminoso tumore benigno al colon. Successivamente, in seguito ad una caduta, si lussò la spalla e si fratturò la scapola. Qualche anno dopo, la sera prima di un programmato viaggio in Sicilia, cadde nuovamente e si fratturò il collo del femore e gli fu impiantata una protesi artificiale che lo costrinsero dapprima a camminare con un bastone e successivamente a muoversi su una sedia a rotelle. Subì ancora un intervento per asportazione dell’appendice e si affacciò una nuova malattia: il morbo di Parkinson seguito anche da una ipertrofia prostatica. La situazione si aggravò nel marzo 2005 per una infezione polmonare prima e il sopravvenire, dopo, di crisi anginose, ipotensione e blocco renale. Così il Papa venuto da lontano che influenzò notevolmente la storia del XX secolo, si spense la notte del 2 aprile 2005.
Anche per l’organista barese Donato Marrone, la cecità gli fu probabilmente d’aiuto nell’esprimersi musicalmente. Un musicista ed un ottimo pianista-organista, con un grande cuore ed una totale dedizione alla musica. Secondo Vito Maurogiovanni, «Donato Marrone era una figura ben conosciuta nella città. Lo vedevamo spesso in giro per la strade, doveva raggiungere le chiese dove suonava l’organo per le funzioni solenni. Lo accompagnavano in quel tragitto quasi tutti i suoi piccoli figli che diventavano così gli angeli custodi di quel padre alto, robusto e famoso; ma era un uomo debole con le pupille spente, i lunghi capelli da musicista, un sorriso bonario eternamente stampato sul suo viso ispirato di artista».
Concludendo «stare bene non vuol dire “scoppiare di salute…” ascoltare i segnali del malessere significa usare il sistema di allarme di cui siamo dotati, solo così la nostra vita riesce a trovare un equilibrio con allarmi e squilibri quotidiani».

sabato, luglio 02, 2011

Le pietre preziose tra curiosità e leggenda

di Vittorio Polito. Un giorno un cinese chiese a un saggio eremita di aiutarlo a trovare una grande quantità di gemme. «Purché tu voglia – rispose l’eremita – anche i sassi del mare diventeranno gemme». La risposta deluse il povero cinese, che non si aspettava una verità così semplice, infatti la gemma è tale solo se l’uomo la nobilita attraverso il desiderio di possederla e di metterla in mostra.
In realtà la funzione del gioiello è assai complessa, vi sono primitivi che riconoscono ad esso un carattere sacro; ma il compito più comune che sono chiamati ad assolvere consiste nel dare il tocco finale alla trasformazione della donna in idolo e le pietre preziose sono componenti essenziali a completare i gioielli.
Le pietre preziose, infatti, sono minerali rari e di notevole pregio estetico, a seconda della durezza, trasparenza, rifrattività, intensità e omogeneità di tinte delle pietre colorate. Utilizzate soprattutto in gioielleria, vengono tagliate e levigate a seconda della grandezza della pietra o della moda corrente. La più nota è il diamante seguita dal rubino, smeraldo, zaffiro, topazio, con tutta la loro gamma di colori. Le gemme erano utilizzate anche in magia e in medicina. Alcuni lapidari medievali (quei trattati che, analogamente agli erbari per le specie vegetali e ai bestiari per gli animali), ne descrivevano minuziosamente caratteristiche e proprietà magiche e medicamentose.
Ma come nascono le pietre preziose? A parte il diamante, composto da ossido di carbonio, che opportunamente tagliato acquista il caratteristico “fuoco” o “brio” è chiamato in gioielleria “brillante”. È solitamente colorato debolmente, come il giallo paglierino, ma vi sono anche varietà come il verde, il bruno e il grigio che sono rarissimi. I diamanti più famosi sono una dozzina. Ne ricorderò qualcuno: il Kho-I-Noor (montagna di luce) menzionato per la prima volta nel 1304, attualmente si trova tra i gioielli della Corona Britannica e pesa ben 108,93 carati; il Cullinan, il più grande diamante mai trovato (grezzo pesava 3106 carati), tagliato successivamente in 9 pietre maggiori e 96 pietre più piccole; la Stella d’Africa, che rappresenta la più grande pietra tagliata dal precedente Cullinan, anch’esso tra i gioielli della Corona Britannica. Pesa 530,20 carati ed è composto da 74 faccette.
Le altre pietre sono frutto di “errori” della natura, infatti, se fossero pure sarebbero perfettamente trasparenti, come il quarzo. Se nel suo interno varia il numero di atomi, allora si colora variamente e se si “intrufola” del ferro allora diventa ametista, se poi la pietra viene riscaldata, varia ancora e diventa topazio. Gli ‘incidenti’ di percorso della natura hanno concorso a regalarci, tra le altre, tre bellissime pietre rappresentate dallo zaffiro, dal rubino e dallo smeraldo. Lo zaffiro (un cristallo incolore chiamato corindone), piace molto per il suo blu intenso che è il frutto di un “magico” sbaglio dovuto alla presenza di ferro e titanio. Il rubino, che è sempre corindone, è diventato rosso in quanto al posto di alcuni atomi di alluminio vengono intrappolati atomi di cromo. Lo smeraldo, che allo stato puro è berillo (ossido di alluminio arricchito di silicio e berillo), se subisce la trasformazione di un atomo di cromo in uno di alluminio, allora assume un colore verde brillante e diventa appunto un prezioso smeraldo. Il topazio è una gemma piuttosto rara che attira con i suoi colori tenui ma lucenti. Pare che il suo nome derivi da topas, parola che nel sanscrito significa “fuoco” e che Papa Clemente VI lo usasse in occasione delle sue visite agli ammalati di peste e che ciò provocasse delle guarigioni. Nel medioevo, invece, aveva fama di scacciare malocchio e stregoneria. È stata famosa come pietra della saggezza e in Cina era appesa alla porta di casa per donare salute e felicità alla famiglia.
Oggi si parla anche di cristalloterapia, una pratica della medicina alternativa che prevede di raggiungere il benessere, la cura della salute e la guarigione da determinate patologie grazie all’applicazione di diversi tipi di minerali.
Il topazio azzurro, ad esempio, ha azioni benefiche sul fisico poiché pare che funzioni contro l’inappetenza, l’agitazione psichica, i disturbi della voce e le allucinazioni; quello rosa aiuta a scoprire il vero senso dell’amore e la comprensione del prossimo; il giallo tonifica e rende elastica la pelle mentre quello rosso è particolarmente adatto alla cura delle affezioni del sangue e dei tessuti in genere. Infine, il topazio imperiale, di pregiata varietà, presente in alcune miniere brasiliane, ha varie tonalità dal giallo al rosso-cherry scuro. La foto mostra “l’anello sole”, un esemplare di topazio di colore giallo, montato su un anello, realizzato dal maestro orafo barese, Felice Caradonna.
L’uomo, che per motivi di lucro segue attentamente la produzione naturale, ha subito scoperto il trucco provvedendo a creare pietre preziose sintetiche attraverso il vetro, che come il quarzo, contiene molto silicio ed è trasparente ma, se durante la fusione si aggiungono altri minerali, lo stesso assume colorazioni stupefacenti, fino a ottenere la gamma cromatica che i maestri vetrai ed i maghi della bigiotteria utilizzano per le loro produzioni.

mercoledì, giugno 29, 2011

Il nome? E' lo specchio del carattere

di Vittorio Polito. Hai un buon equilibrio? Dentro di te si nasconde un ribelle? Il tuo nome ti piace? Tentiamo di rispondere a qualche interrogativo poiché pare che il nome che portiamo influenzi anche la nostra personalità.
Da sempre e in tutti i paesi del mondo il nome è stato sempre un segno distintivo dell’individuo. Poeti e scrittori hanno affermato che un nome bello e armonioso imprime alla personalità di chi lo porta un fascino ed un’attrattiva speciali. È difficile non essere d’accordo, anche se in ogni epoca vi sono state persone eccezionali che hanno impresso caratteristiche particolari ai loro nomi. Greta, ad esempio, senza la figura della Garbo non evocherebbe certamente una donna affascinante, in altre parole la più celebre Greta del nostro secolo. Di lei Winston Churchill, statista inglese, ebbe a dire: «È la donna più interessante di tutti i tempi». Purtroppo, certi genitori, soggetti ai capricci della moda, non valutano attentamente che l’imposizione del nome ai figli debba essere frutto di un’attenta analisi e prudenza. Infatti, un nome molto ricercato, impegnativo o altisonante potrebbe mettere in imbarazzo chi lo porta per tutta la vita. Il nome, poi, dovrebbe armonizzare con il cognome per cui si dovrebbe evitare il nome doppio o la scelta di uno vecchio uscito dall’onomastica corrente, anche se sono appartenuti a parenti o congiunti.
Al cognome lungo va affiancato un nome breve, mentre ad un cognome breve si può affiancare un nome lungo. Chi ha ricevuto al Battesimo un nome del genere, è quasi sempre costretto a variarlo nella vita con diminutivi o farsi chiamare addirittura con un nome diverso. Massimiliano si fa chiamare “Massi”, Donato “Donny”, Alessandro “Alex”, Caterina “Ketty”, Sebastiano “Seba”, Federico “Fede”, Francesca “Franci”, Michele Miki, ecc. È bene evitare anche di imporre nomi di divi, di campioni sportivi, di animali o di personalità del momento, che col passare del tempo potrebbero sembrare molto meno attraenti e qualche volta anche ridicoli, come il caso di neonato a cui è stato imposto il nome di Varenne, il celebre cavallo da competizione. Notiamo anche che molti portano nomi come Mimosa, Lieto, Diletta, Benito/a o Italia, riferiti a fiori, politici o a nazioni, tutti nomi che non trovano riscontro nel calendario.
Pare anche che ad ogni nome corrisponda una personalità. Federico, ad esempio, molto diffuso in Italia, ma concentrato più in Lombardia e in Toscana, discende dalla forma medievale “Frithurik”, composto da “frithu” (pace, amicizia) e “rikja” (signore, principe, potente), che significa “potente nella pace o signore della pace”. È tenace, collerico, suscettibile, sincero fino all’eccesso, generoso quando gli si chiede un piacere, ama circondarsi di amici. Il significato quindi è “potente nell’assicurare la pace”. Antonio, coraggioso e permaloso, introverso e spesso triste, amante dell’arte e dello studio. Andrea, dominatore, originale, soggetto a collere improvvise, cocciuto, tendente all’infedeltà. Francesca è una persona ordinata, leale, coraggiosa, ma molto suscettibile. Emanuele, dall’ebraico “immanu’el” «Dio è con noi». Con questo nome il profeta Isaia annunciava, settecento anni prima della nascita di Cristo, la venuta del Messia. In alcune liturgie Gesù viene chiamato appunto “Emanuele”. Emanuele è solido come una roccia, procede diritto, i suoi occhi guardano lontano e non tradisce. Rosa, ha fascino da vendere, è passionale, tenace e ostinata. Luigi è studioso, intelligente e anche un po’ disordinato, ottiene ciò che vuole perché è perseverante, cauto ed ha fiuto per le strategie vincenti. Teresa, è sensibile, espansiva, affettuosa, intelligente e ricca di immaginazione, il suo entusiasmo le causa spesso forti delusioni. Alessandro, di origine asiatica, ha un significato ignoto, anche se l’etimologia popolare rimanda al greco cioè “difensore dei propri sudditi”, è intelligente, volenteroso, generoso e buono. Otto papi, tre re di Scozia e tre imperatori di Russia hanno reso celebre questo nome. Giulia, diffuso in Veneto e in Toscana, pare stia attualmente spopolando. Il nome deriva dall’antica Roma, ma la sua origine, ancor più antica, sarebbe greca “da Iovilios”, ossia dedicato a Giove. Carattere brillante e vivace, espansiva in pubblico, depressa in privato, ignora il perdono, ama l’arte e il lusso, spesso si angoscia senza ragione per il futuro. Raffaele e Raffaella, derivano dall’ebraico ‘rapha’ = guarire, e ‘el’, abbreviazione di JHWH: “solo Dio guarisce”. Raffaele è fluido e generoso come l’acqua, è fecondo, istintivo. Porta felicità a tutti coloro che ama perché possiede al grado più elevato il senso e la passione profonda della solidarietà. Roberto, dal germanico ‘hrothi’, “la fama”, e ‘berth’, “illustre”, per cui “di fama illustre”. Dispone di una sovrabbondanza di qualità e di forza, ma anche una incrinatura. È un idealista che combatte contro se stesso. Tra i famosi: Robert Schumann (musicista), Roberto Rossellini (regista), Roberto Roversi (poeta), Roberto Benigni (comico, attore, regista).
Infine, Patrizia, dal latino ‘patricius’, che significa «di condizione libera e di classe sociale elevata», conserva, più del maschile Patrizio, qualcosa del suo significato originario: nobiltà, eleganza, raffinatezza, sottigliezza. Santa Patrizia è tra i patroni di Napoli. Secondo le fonti sarebbe stata una giovane di Costantinopoli che per evitare il matrimonio si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme e poi a Roma, dove ricevette, da Papa Liberio, il velo verginale. La tradizione vuole che fosse discendente dell’imperatore Costantino.
Si calcola che i nomi degli italiani siano circa diciassettemila, per cui vi sono ampie possibilità di scelta ma, per la nostra pigrizia, fino a qualche anno fa, ne abbiamo usati pochissimi e sempre gli stessi. Da qualche tempo, invece, l’influenza del cinema e della TV ci portano ad usare sempre meno Giuseppe, Antonio, Giovanni, Maria, Michele e Raffaele, attingendo alla nuova sfornata di Giulio/a, Valentino/a, Silvio/a, Elena, Alessia/o, Luca, Giorgio/a, Ilaria, Marco, Federico/a, Francesco/a, Alessandro/a, Samanta, Erika, Nicol, Karol, Kevin, Naomi, Natascia, Roberto/a, ecc. In ogni caso i nomi più sicuri sono quelli classici della storia occidentale, dei grandi Santi (a questo proposito potete consultare il sito internet www.santiebeati.it), e quelli legati alle tradizioni nazionali ed etniche, ma ciò non significa che la scoperta di un nome armonioso e poco conosciuto possa risultare una scelta felice. Vi sono poi i soprannomi, per lo più dialettali, molto usati nel mondo popolare e diffusi per lo più nei centri storici delle città e nei piccoli paesi, finalizzati ad indicare la persona, il nucleo familiare di appartenenza o il mestiere, anche a causa della presenza di numerosi omonimi. Ma questa è un’altra storia.
E la legge cosa prescrive in proposito? Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 3.11.2000, vieta di imporre al bambino lo stesso nome del padre vivente, di un fratello o di una sorella viventi, un cognome come nome, nomi ridicoli o vergognosi o contrari alla morale, al buon costume, al sentimento nazionale e religioso. I nomi stranieri sono permessi, ma solo se tradotti con caratteri dell’alfabeto italiano (consentite le lettere j, k, x, y e w). Nel caso il dichiarante intende dare al bambino un nome in violazione del divieto stabilito nel comma 1 o in violazione delle indicazioni del comma 2 del citato Decreto, l’Ufficiale dello stato civile lo avverte del divieto, e, se il dichiarante persiste nella sua determinazione, formalizza l’atto, e ne dà immediatamente notizia al procuratore della Repubblica ai fini del’avvio del giudizio di rettificazione.
Pertanto i genitori farebbero bene a ricordare che la scelta di un nome non è un gioco divertente, ma un atto responsabile che essi sono chiamati a compiere con attenzione e nell’interesse della propria creatura.

giovedì, marzo 03, 2011

Magia e superstizione: streghe, masciare e...

di Vittorio Polito. Secondo la mitologia popolare la strega è un essere soprannaturale immaginato in aspetto muliebre o donna reale che svolge un'attività di magia nera e comunque dirige gli eccezionali poteri che le vengono attribuiti ai danni di altre persone: un tempo le streghe venivano processate, torturate, bruciate vive sul rogo. Secondo lo scrittore inglese M. Summers «È una malvivente; peste e parassita sociale; devota a un credo osceno e ributtante; adepta del veneficio, del ricatto e di altre pratiche delittuose ripugnanti, aderente ad una potente organizzazione clandestina, nemica della Chiesa e dello Stato; blasfema nelle parole e nelle opere; abbindolatrice di paesani ignoranti con le armi del terrore e della superstizione».
La credenza nelle streghe è riscontrabile presso innumerevoli popoli, come pure la convinzione che certe donne, possedute da una natura demoniaca, siano dedite al cannibalismo, alla magia, all’assassinio e all’annientamento della potenza maschile. Questo genere di streghe simboleggia il lato negativo della natura femminile, quel suo tratto oscuro di cui il maschio ha timore.
Le streghe vengono chiamate anche masciare, megere o fattucchiere, e sono rappresentate da donne che nonostante l’avanzare della civiltà e del progresso, esercitano ancora oggi la magia, tentando di dominare le forze occulte della natura per sottoporle al proprio potere, fermamente convinte della validità della magia bianca o nera (?).
Queste donne sono anche le protagoniste delle storie che Pasquale Locaputo, ha scritto nel suo libro “Le Masciare” (Edinorba Editore), con l’intento di fare un gesto d’amore verso la sua città, la sua storia, il suo patrimonio culturale.
Locaputo ha pensato bene di dare uno sguardo ai verbali inediti di un processo svoltosi nel 1582 a Conversano a carico di alcune donne accusate di stregoneria. Da quei verbali egli ha tratto spunti e materiali narrativi per gli interessanti racconti inseriti nella pubblicazione, ricostruendo, su base in genere fantastica, le vicende personali di alcuni protagonisti, sullo sfondo di una città di oltre quattro secoli fa, con i suoi edifici civili e religiosi, presenti ancora oggi nella odierna Conversano.
La quattro “masciare” di cui scrive Locaputo si chiamavano Paola Marchesano, Maria Richione, Rosa Colangelo e Antonia Piscitello, le quali probabilmente finirono sul rogo, vittime, forse inconsapevoli e ignare, del clima di “caccia alle streghe” e dei pregiudizi ideologici che contraddistinsero l’epoca.
I racconti lasciano il problema aperto, tentando di documentare credenze e pratiche popolari in concorrenza o in complemento della medicina del tempo con il rischio per le “masciare” di sconfinare nell’abuso e nell’illecito.
Anche per l’uomo del duemila la superstizione e la magia continuano ad avere un loro spazio ed un loro significato, nonostante l’avanzare della civiltà e del progresso. Ancora oggi vi sono persone fermamente convinte della validità della magia bianca o nera. Molti di voi hanno seguito qualche tempo fa, attraverso “Striscia la notizia”, le storie di imbrogli e di truffe da parte di Wanna Marchi e compagni ed i loro tentativi di carpire la buona fede dei creduloni con numeri del lotto, schedine o quant’altro, con il solo scopo di vendere fumo e spillare soldi. Tali fatti infiammarono l’opinione pubblica nel gennaio 2002 in occasione del quale si scoprirono tentativi di frode e frodi vere e proprie da parte di persone che cercavano di sfruttare l’ingenuità del prossimo. Purtroppo nel nostro piccolo anche noi ci scopriamo un po’ superstiziosi, desiderosi di dare la colpa a qualcosa o a qualcuno se le cose vanno male e risolverle, quindi, con un bel colpo di bacchetta magica.
E all’estero che succede?
In Bulgaria per proteggersi dalla sfortuna non si tocca ferro, ma si bussa sul legno. Per invocare la fortuna non si incrociano le dita ma si stringono i pollici. In Cina sono disposti a pagare una follia per targhe d’auto contenenti il numero 8. La stessa cosa avviene per il numero civico o quello telefonico. Tutto ciò solo per una omofonia linguistica tra il numero “otto” e la parola “ricchezza”. Il numero 4, che ha una pronuncia simile a “morte”, equivale al nostro 17. Infatti negli alberghi non esistono camere contrassegnate con il numero 4. In Ecuador se i fidanzati si lasciano per colpa della ragazza e l’uomo piange, la donna sarà sfortunata in amore per sette anni. Per evitare il malocchio, invece, prima della doccia, bisogna buttarsi addosso la pipì e poi lavarsi.
Nelle Filippine il popolo non si ritiene particolarmente superstizioso, ma visto che non c’è nulla da perdere, anche loro adottano una serie di piccoli gesti scaramantici. Dopo il tramonto non si tagliano capelli e unghie. Prima di fissare la data delle nozze si assicurano che nessun altro parente si sia sposato nello stesso anno, diversamente si dividerà con lui la fortuna. In India porta sfortuna incontrare un prete, una suora o una vedova. Porta bene invece incrociare una mucca o una prostituta, sentir cantare gli uccelli o ascoltare il suono delle campane. Inoltre in caso di morte è importante prendere le esatte misure dello scomparso, diversamente se la bara è troppo grande, presto ci sarà un altro funerale. In Perù per avere fortuna bisogna portare nel portafoglio una banconota da un dollaro piegata in quattro. Mentre quando una donna partorisce, per scacciare la malasorte, legano al polso del nascituro un nastrino di raso rosso.
In Polonia, in presenza di una donna incinta, non bisogna lasciare niente di aperto (porte, armadi e simili) se si vuole evitare un parto prematuro. Le lettere con brutte notizie vanno bruciate per evitare che le disgrazie si ripetano. Accendersi una sigaretta dalla candela equivale a far morire un uomo in mare. In Russia, se la massaia lecca il cucchiaino, al marito cadranno i capelli. Per le ragazze, invece, è vietato alzarsi dopo mangiato senza pulire il tavolo o saranno lasciate dal fidanzato nel bel mezzo di un ballo. Se una ragazza siede sul posto occupato prima da un’altra donna in stato di gravidanza, rimarrà incinta entro un mese. In Senegal la scaramanzia si attua evitando il più possibile di rivelare ciò che si sta progettando di fare. L’invidia o la gelosia, infatti, possono rovinare anche il più piccolo dei progetti. Bisogna evitare di mangiare nello stesso luogo in cui si è cucinato o vedere una persona nuda di mattina.

Le Curiosità
La pioggia è considerata un segno di sfortuna presso alcuni popoli ed è invece di buon augurio da noi (infatti, si dice “sposa bagnata, sposa fortunata”).
Dall’antica Roma deriva l’usanza di prendere tra le braccia la sposa quando entra per la prima volta nella casa coniugale. Si ricorreva a questo per evitare che, nell’emozione del momento, la sposa potesse inciampare sulla soglia: un presagio infausto perché significava che le divinità della casa non la volevano accogliere. La tradizione vuole che gli sposi non si vedano né si parlino il giorno delle nozze e quello precedente all’incontro in chiesa: è vietatissimo fare colazione insieme e anche le comunicazioni dell’ultima ora devono avvenire per via indiretta, attraverso parenti o amici.
Lo sposo, che è uscito di casa per recarsi in chiesa, per nessun motivo deve tornare sui propri passi: ecco perché è bene che in questi frenetici momenti sia seguito passo passo da un amico o da un testimone. Porta sfortuna acquistare nello stesso momento l’anello di fidanzamento e le fedi nuziali. È di cattivo augurio mettersi al dito la fede prima della celebrazione del matrimonio.
Pare sia fondamentale anche la scelta del giorno della settimana in cui sposarsi: una tradizione indica che il lunedì reca buona salute, dato che questo giorno è dedicato alla luna, dea delle spose; il martedì porta ricchezza sicura, ma contraddetta dal proverbio «Né di Venere né di Marte non si sposa né si parte»; il mercoledì è assai propizio; il giovedì reca dispiaceri alla sposa; il venerdì, come detto, pare che porti disgrazia; il sabato, invece è, per ovvie ragioni, il giorno che la maggior parte delle coppie sceglie per sposarsi, ma la credenza popolare lo indica, invece, come il giorno più sfortunato.
Per concludere, una simpatica poesia in dialetto barese del poeta e commediografo Emanuele Battista, che dimostra come la superstizione può sconvolgere la vita di una persona che crede in essa.
Pertanto, volete uno spassionato consiglio? Rivolgetevi al sacerdote in caso di problemi morali e spirituali o al medico in caso di malattie, senza andare a cercare cure empiriche di dubbio risultato e con spreco di quattrini, ovvero cercare nello psicologo un sostegno per migliorare la qualità della vita. Almeno le loro prestazioni sono disinteressate e basate esclusivamente su morale, scienza e coscienza.

U destìne

O ragionìire Franghe Di Mòneche
u chiamàvene : “iè schemmòneche”.
N’omne assa’ supersteziùse,
ca pe nudde addevendàve nervùse.
Ce passàve da nanze na gatta gnore,
se meseràve la frève ogne do iore.
Ce acchiàve na ciumma fèmmene
la gastemàve e s'aggeràve de sckène.
O ciumme mascue, ‘mbèsce nge fescève drète,
pe teccuànge la cascetèdde ’nzegrète.
Ce avèva nemmenà u diggesètte a ngualchedùne,
nge decève sìddece chiù iune.
No nze facève ma’ meserà l’aldèzze
pe pavùre de ièsse fatte u tavùte sèzze-sèzze.
Ce a la tàuue s’assedèvene trìddece crestiàne
S’alzàve desciùne e se ne scève a chiane a chiane.
U cappìdde sop’o litte ma’ u mettève,
decève ca la malanòve sùbbete venève.
Ce la notte se sennàve la cadùte de le dinde,
la matìne ‘mbrime avvesàve tutte le parìnde.
Nu cuèrne russe jìnd'a la palde sèmme pertàve
e ogne dèsce passe che la mane u-accarezzàve.
Ogne dì lescève l’oròschepe a la matìne,
che nu pacche de sale sott'o tauìne.
Ce ’nguàlche cose ca stève a fa’ no nge quadràve,
“iè schemmòneche” sùbbete gredàve.
E ce iève ‘nguàlche ialde ca ng'u decève,
’mbrìme-’mbrìme nge credève.
Na sère, na zìnghere, nge lescì la mane,
e nge mettì la cacàzze chedda reffiàne.
“Crà, a da fa’ attenziòne, ragionìire,
a le cavàdde e le checchìire”.
Franghìne, la dì a doppe se mettì ammalàte
e s’asseddì a la boldròne tutt’ assestemàte.
’Mbacc’o mure stève nu quadre,
nu trajìne che le cavàdde e le quandre.
A buène a buène u quadre se staccò
e dritte dritte ’ngape a Franghìne azzeppò.
La chernìsce pesànde e d'attòne
de ponde nge spaccò u fermendòne.
E achsì, Franghìne sènze ca se n'avvertì,
sott’o trajìne e le cavàdde merì.