150° Unità d'Italia: Emiliano, si tenta di far saltare solidarietà nazione
BARI. Oggi si assiste, ''al tentativo di far saltare i principi costituzionali dell'unita', della solidarieta' della nazione, del sistema fiscale progressivo. Si tenta di dire 'si', siamo tutti uguali, ma compatibilmente con il livello di ricchezza di cui ognuno dispone'''. Lo afferma il sindaco di Bari Michele Emiliano, in un'intervista rilasciata al sito dell'Anci, analizzando il significato della ricorrenza del 150° dell'Unita' d'Italia.
> Gli studenti baresi a scuola di Risorgimento
IL PERICOLO DEL FEDERALISMO - Inevitabile il riferimento alla riforma federalista: ''Non si puo' smantellare l'unita' fisica del Paese, e allora - insiste Emiliano - si mette in campo il federalismo. Che e' appunto una riforma esclusivamente fiscale''. Una svolta che pero', secondo il sindaco, ''per come e' fatta oggi non reggerebbe assolutamente il vaglio della Costituzione. Cosi' come e' impostato infatti, il federalismo creerebbe forti squilibri fra Nord e Sud, premiando solo i territori piu' ricchi. Sarebbe una riforma dai decreti incostituzionali, perche' incompatibili con i principi di unita' e solidarieta' sanciti dalla Carta''.
La minaccia vera all'unita' d'Italia e' dunque questa: ''Non potendo demolire il Paese fisicamente, ci dicono che dopo averci conquistato non vogliono piu' sostenere lo sforzo di convergenza nel quale siamo impegnati da anni''. E si tratta, per Emiliano, di ''una mossa sbagliata innanzitutto per il Nord. Perche' la megalopoli produttiva del settentrione non ha alcuna prospettiva di crescita, e ha piu' che mai bisogno del serbatoio di forze produttive fornito dal Sud''.
''Noi meridionali viviamo un'incredibile condizione: dover ricordare una nostra sconfitta militare e politica, ovvero l'annessione al Regno del Piemonte, ed essere allo stesso tempo convinti sostenitori di quella sconfitta, perche' allora i vincitori cambiarono pensiero e noi ci ritrovammo nei valori dell'unita' nazionale''.
Emiliano mette in guardia contro il tentativo paradossale, non certo da parte del Mezzogiorno, di mettere in discussione quell'unita' che proprio il Piemonte volle a tutti i costi. E ricorda anche ''i costi altissimi pagati dal meridione: in termini di denaro per le casse esangui del Regno piemontese dopo la guerra, di morti e di immigrazione''. Eppure, ribadisce il primo cittadino di Bari, ''siamo proprio noi meridionali a difendere quella 'sconfitta' politica con maggiore veemenza. Perche' i vincitori di allora hanno cambiato posizione e immaginano un futuro senza di noi''.
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IL PERICOLO DEL FEDERALISMO - Inevitabile il riferimento alla riforma federalista: ''Non si puo' smantellare l'unita' fisica del Paese, e allora - insiste Emiliano - si mette in campo il federalismo. Che e' appunto una riforma esclusivamente fiscale''. Una svolta che pero', secondo il sindaco, ''per come e' fatta oggi non reggerebbe assolutamente il vaglio della Costituzione. Cosi' come e' impostato infatti, il federalismo creerebbe forti squilibri fra Nord e Sud, premiando solo i territori piu' ricchi. Sarebbe una riforma dai decreti incostituzionali, perche' incompatibili con i principi di unita' e solidarieta' sanciti dalla Carta''.
La minaccia vera all'unita' d'Italia e' dunque questa: ''Non potendo demolire il Paese fisicamente, ci dicono che dopo averci conquistato non vogliono piu' sostenere lo sforzo di convergenza nel quale siamo impegnati da anni''. E si tratta, per Emiliano, di ''una mossa sbagliata innanzitutto per il Nord. Perche' la megalopoli produttiva del settentrione non ha alcuna prospettiva di crescita, e ha piu' che mai bisogno del serbatoio di forze produttive fornito dal Sud''.
''Noi meridionali viviamo un'incredibile condizione: dover ricordare una nostra sconfitta militare e politica, ovvero l'annessione al Regno del Piemonte, ed essere allo stesso tempo convinti sostenitori di quella sconfitta, perche' allora i vincitori cambiarono pensiero e noi ci ritrovammo nei valori dell'unita' nazionale''.
Emiliano mette in guardia contro il tentativo paradossale, non certo da parte del Mezzogiorno, di mettere in discussione quell'unita' che proprio il Piemonte volle a tutti i costi. E ricorda anche ''i costi altissimi pagati dal meridione: in termini di denaro per le casse esangui del Regno piemontese dopo la guerra, di morti e di immigrazione''. Eppure, ribadisce il primo cittadino di Bari, ''siamo proprio noi meridionali a difendere quella 'sconfitta' politica con maggiore veemenza. Perche' i vincitori di allora hanno cambiato posizione e immaginano un futuro senza di noi''.
