Andria: ciak, si gira! Di Donna vs Giorgino

di Francesco Greco. Centro storico di Andria: ciak, si gira! Dietro la macchina da presa il cineasta pugliese Massimo Fersini, che dopo l’opera di esordio, “Totem Blue”, la critica più autorevole definisce “il Quentin Tarantino italiano”. Davanti invece come “guest star” un volto famigliare dell’informazione televisiva: Francesco Giorgino, caporedattore del “Politico” al Tg1 e andriese doc. Si racconta la storia di Monsignor Giuseppe Di Donna a 60 anni dalla morte avvenuta il 2 gennaio 1952 (era nato a Rutigliano nel 1901).

Una parabola breve ma intensa quella di Frà Giuseppe della Vergine (appena presi i voti). Spesa prima come missionario in Madagascar nell’Ordine dei Trinitari (fondato dal mistico francese San Giovanni de Matha 800 anni fa con l’intento di riscattare i cristiani in mano ai “Mori”) col nome di Padre Giuseppe Di Donna. E successivamente, dal 1940 alla morte, come Vescovo di Andria in un periodo, quello post-bellico, di lotte dei contadini contro il latifondismo e gli agrari che vede Giuseppe Di Vittorio in primo piano sino a divenire un’icona dalla semantica affollata attuale anche ai giorni nostri per la passione e la tensione ideale. Attualmente il Vescovo è “venerabile” (è in corso la causa di beatificazione).

E dunque, dopo il successo planetario di ”Totem Blue” (premiato nel 2010 due volte in California, all’”Indie Fest” e all’”Accolade Competition”, in Calabria con i “Diamonds of the Cinema” al South Cinema Festival, e a Milano con una menzione speciale come miglior film all”I’ Ve Seen Films” di Rutger Hauer), e in attesa di partire con le riprese del secondo film, “Italian Style”, una commedia brillante ambientata nel mondo della moda (nel cast, fra gli altri, Enrico Montesano e Tosca D’Aquino), il regista nato a Gagliano, in Salento, quarant’anni fa, è alle prese con un personaggio molto amato ad Andria e dintorni: il Vescovo-missionario che lasciò, con la sua opera, un ricordo indelebile nell’immaginario collettivo della città. Tanto che Fersini e Luigi Schirinzi (che in Rete cura i contatti fra Gagliano e i centri del Trinitari sparsi nel mondo), autori di soggetto e sceneggiatura, sono riusciti a scovare anziani andriesi che lo conobbero e che ne rievocano la figura e il carisma.

La docu-fiction durerà circa tre quarti d’ora, le riprese sono previste oltre che ad Andria anche a Rutigliano e a Roma e il titolo, provvisorio, è “Frà Giuseppe Di Donna Vescovo missionario”. E’ una tematica cool molto cara al cineasta meridionale che in primavera ha firmato un’altra docu-fiction: “In-Tessere Libertà”. Su input di Padre Nicola Rocca, Rettore dell’Istituto di Riabilitazione dei Padri Trinitari di Gagliano (all’avanguardia in Europa per le cure ai disabili), la storia si svolge nell’ex Convento dedicato a San Francesco di Paola, dove arriva Francesca (l’attrice Loredana Coppola) per svolgere il servizio civile. L’incontro con una realtà che non sospettava, un mondo a parte, cambierà radicalmente la sua vita, la scala dei valori, i sentimenti. La colonna sonora, molto bella, è firmata dal maestro Francesco De Siena.

Ecco dunque Giorgino fra l’intarsio di vicoli del centro storico della sua città e la Cattedrale, edificata dai Normanni nel XII secolo, nelle vesti che più gli sono congeniali: quelle del giornalista (e narratore, voce fuori campo). “Lo abbiamo scelto – confida Max Fersini – perché chi meglio di lui poteva conoscere la storia di Monsignor Di Donna e la sua città?”. Aggiunge il regista: “Devo dire che si è reso subito disponibile nonostante gli impegni professionali, e ha creduto nel progetto. C’è stata subito sintonia, è stato molto professionale: abbiamo lavorato benissimo, seppure con le esigue risorse a disposizione, anche perché posso contare su una troupe molto affiatata”. Eccola: Cosimo Melcarne, direttore della fotografia; Gianni Scalise, seconda macchina; Altin Cene, fonico; Antonio Scupola, tuttofare; Tonia Tesse, trucco. Nel progetto è coinvolto anche Lino Banfi, ma Fersini, almeno per adesso, non vuol dire in che modo. Segreti levantini.