"La scena del crimine: professione profiler", a lezione da Roberta Bruzzone

BARI. In un’aula magna del Rettorato dell’Università Lum Jean Monnet gremitissima la criminologa, psicologa Forense e presidente dell’Aisf (Accademia Internazionale di Scienze Forensi) Roberta Bruzzone ha tenuto incollati per tutta la mattinata i partecipanti alla lezione «La scena del crimine: professione profiler», l’evento promosso e organizzato dall’Associazione Laureati LUM “Giuseppe Degennaro”.

E’ partita da casi concreti di cronaca nera e delitti dei giorni nostri (quello di Erba, per esempio) che hanno diviso l’opinione pubblica e sollevato numerosi interrogativi. Mostra le immagini delle scene del crimine e racconta la sua professione dal di dentro perché «le chiacchiere stanno a zero» e con il suo modo sicuro e preciso di spiegare riesce a rendere chiari anche i meccanismi più tecnici del mestiere. Si sofferma sulla sua professione, non molto in voga nel nostro paese, ma che negli ultimi tempi sta rivestendo un ruolo sempre più complementare alle figure di tecnici che si è abituati a veder agire in tv e sulle scene del crimine.

«E’ una figura che unisce insieme più professionalità – spiega la Bruzzone – ha una origine anglosassone ma sta prendendo lentamente piede anche nel nostro paese. Certo rimane un mestiere di nicchia, un po’ misconosciuto però possiede delle competenze assolutamente utili tale da farlo diventare essenziale alla economia dello studio del caso. Proprio perché racchiude esperienze giuridiche, psicologiche e criminologiche-investigative. Non bisogna però confondere il ruolo a cui ci affezioniamo guardando le fiction in tv: quella non è la verità, il lavoro è ben altro». Emanuele Degennaro, rettore della Lum Jean Monnet, ha poi consegnato alla profiler una targa e un attestato di partecipazione, chiudendo in bellezza questa giornata intensa di formazione.

«L’impatto dei processi – spiega il professor Paolo De Nardis, sociologo, docente di Filosofia del Diritto, opinionista, editorialista e autore di numerosi saggi e volumi- ha una estrema valenza psicologica sull’opinione pubblica: c’è un abbaglio mediatico che porta il telespettatore a decodificare il caso come una enorme totoscommessa su chi sia l’assassino, trasformando il processo in scenografia complessa del caso senza chiedersi del perché e del come sia avvenuto un fatto grave di omicidio».
Roberto Martino, preside della Facoltà di Giurisprudenza colloca questa giornata nelle giuste linee di azione della Lum Jean Monnet perché in grado di costruire un percorso formativo che coniughi competenze teoriche con quelle pratiche forensi e giurisprundenziali per formare adeguate professionalità in risposta ad un mercato sempre più competitivo.
Sono intervenuti anche Gianfranco Cotrone, Vice-Presidente dell’Associazione Laureati Lum “Giuseppe Degennaro”, Nicolò Pollari, già direttore del SISMI e docente di Diritto Tributario; Antonio La Scala, docente di Diritto Penale e Antonella Marandola, docente di Diritto Processuale Penale. I lavori sono stati moderati dalla giornalista Lia Mintrone.