La camicia del Principe: intervista allo stilista Angelo Inglese

di Desirèe Montesano. La camicia è un capo di abbigliamento dalle origini molto antiche. Espressione di eleganza, raffinatezza e libertà, fu indossata da imperatori e condottieri.
Nota già agli antichi romani con il nome di “subucula”, era utilizzata al posto della moderna biancheria intima e si lasciava sbucare solo il colletto da una sopravveste. Nel XX secolo il cinema americano portò alla ribalta la camicia, in versione candida a maniche fluenti alla Rodolfo Valentino, “Oxford” alla Humphrey Bogart e adatta alla dura vita del West, come quella indossata da John Wayne.

Fra le tante tipologie di camicie merita una menzione la button down. Pare che il suo inventore, durante una giornata ventosa, infastidito dal suo colletto svolazzante, fissò le estremità con due bottoni in madreperla, dando così origine ad uno dei capi più versatili tra i tanti modelli di camicia. Oggi il miglior camiciaio al mondo è un orgoglio tutto pugliese, si tratta di Angelo Inglese, brillante ed ingegnoso artigiano di Ginosa di Puglia, piccola cittadina in provincia di Taranto.

D: Sig. Inglese la ringraziamo per l’intervista gentilmente concessa al giornale di Puglia. Le sue camicie sono delle vere e proprie opere d’arte, desiderate da reali e politici di tutto il mondo. La sua fama è stata consacrata quando il principe William d’Inghilterra gli ha affidato il compito di disegnare la camicia per il suo matrimonio. Cosa rende le sue camicie uniche, tanto da essere desiderate da un principe?
R: E’ difficile rispondere a questa domanda. Certamente l’amore per il prodotto che confezioniamo unito agli alti criteri di sartoria ai quali ci atteniamo scrupolosamente nella lavorazione. La qualità e la tradizione sono senza dubbio alcuno gli ingredienti per ottenere un prodotto di eccellenza . Dietro ogni camicia c’è una storia, e ogni camicia è unica ed è realizzata appositamente per soddisfare le richieste dei clienti più esigenti. La qualità è il caposaldo su cui si basa il mio lavoro, ed è proprio per mantenere standard elevati che utilizziamo solo cotonifici svizzeri per le camicie e le migliori drapperie inglesi e biellesi per gli abiti. Produciamo magnifiche sciarpe, cravatte, fiorellini da bavero, fazzoletti da taschino, tutti con una cura maniacale del dettaglio e con particolari tutti applicati a mano.
Il principe William che indossa una camicia a quadri firmata Angelo Inglese
D: Come è nato il suo contatto con il principe William? Galeotta è stata la foto che ritraeva il premier giapponese Yukio Hatoyama con una folkloristica camicia a quadri molto colorata attribuita erroneamente a me, noi abbiamo sempre servito il premier giapponese ma quella camicia non l’abbiamo mai realizzata, un quadrettato multicolor improponibile. Mi hanno detto che l’ha scelta per recuperare popolarità, per sentirsi più vicino alla gente. Ciò che mi stupisce è che il premier, a cui forniamo camicie da quasi cinque anni, è davvero un uomo elegante, attentissimo al dettaglio, alle rifiniture. Il clamore suscitato dalla foto del premier giapponese ha portato molti nuovi clienti alla mia sartoria tra i quali alcuni amici della famiglia reale inglese, così tramite loro è nato il nostro contatto. Poi un collaboratore del principe mi ha chiamato e mi ha chiesto di realizzare una camicia per il matrimonio reale. Per il principe abbiamo realizzato due camicie bianche con piccole differenze, quasi impercettibili: per entrambe collo classico da cerimonia, tessuto pregiato, bottoni in madreperla. Oltre 30 ore di lavoro per un lavoro accurato e nel segno della tradizione a cui abbiamo voluto aggiungere come omaggio della sartoria dei fiori all’ occhiello all’uncinetto.

D: Nella sua camiceria lavorano incessantemente varie camiciaie esperte che cuciono quasi totalmente a mano la camicia, donandogli dettagli unici. Un lavoro che rappresenta un esempio di alta imprenditoria in questo periodo di crisi. Quale messaggio vuole mandare ai giovani?
R: Io ho ricevuto alcune proposte molto vantaggiose e avrei potuto vendere il mio brand, ma la nostra “casa” resta qui in Puglia, a Ginosa, nel suo centro storico. Sono orgoglioso della mia città e amo il mio lavoro. Mi piacerebbe molto far diventare questo lavoro, un lavoro di tendenza, far capire ai giovani che si tratta di un lavoro che offre tante soddisfazioni, ti permette di conoscere tantissime persone e di viaggiare molto. Il messaggio che posso dare ai giovani è quello di avvicinarsi a questo lavoro. Molto di più potrebbero fare le istituzioni, creando scuole di formazione per mettere ai giovani di imparare. Mi lamento solo del fatto che fino ad oggi le nostre istituzioni non sono riuscite ad operare in tal senso. Sarebbe un ottimo rimedio per rilanciare il settore e superare questo periodo di crisi.