Oggi ad Erchie un convegno dal titolo "Difesa donna nelle scuole"

di Antonella Margheriti. Proseguono gli eventi culturali nella città di Erchie: questa mattina alle ore 11:30 presso il Liceo Linguistico Europeo “M. Immacolata” di Erchie, l’associazione GSS (Gruppo Sicurezza Speciale) ha organizzato un convegno dal titolo “Difesa donna nelle scuole”.
L’iniziativa in collaborazione con il Centro Nazionale Sportivo Fiamma vuol diffondere la cultura dell’autodifesa femminile affinché si possa essere più consapevoli dei pericoli e si possa imparare a riconoscere i tipi di aggressore. L’importante è imparare a riconoscere le situazioni a rischio e ad evitarle. Un parcheggio sotterraneo, una strada poco frequentata, magari la sera tardi, quando si rientra a casa: sono situazioni frequenti ma che, in qualche caso, in particolare per una donna, possono rivelarsi pericolose. L’importante è saper riconoscere le situazioni da evitare. Forse per colpa dei recenti fatti di cronaca, forse semplicemente per paura di incappare, prima o poi, in situazioni a rischio, sono diverse le donne che, negli ultimi anni, hanno scelto di iscriversi a corsi di difesa personali. I corsi partono sempre da un lavoro teorico-verbale.
L’uso della forza viene sempre dopo una serie di avvertimenti e accorgimenti. Quando, ad esempio, si viene avvicinate da uno sconosciuto in un luogo isolato, come un parcheggio sotterraneo, raccomando sempre di mantenere quella che io definisco “distanza vitale”, cioè la lunghezza delle due braccia della donna. Se questa soglia viene superata, allora ha senso ricorrere alle tecniche di difesa fisica. La prima cosa è la prevenzione, ovvero l’evitare di mettersi nelle condizioni di un’eventuale aggressione. Un atteggiamento impaurito fa di una donna una preda facile. Se ci si sente osservate da uno sconosciuto, ad esempio, è meglio spostare lo sguardo da un’altra parte, con sicurezza ma non con aria di sfida. Oppure rispondere a un’eventuale domanda con tono sicuro, deciso, senza tremore nella voce.
Se la percezione è quella di essere seguite, è meglio chiedere aiuto a una persona singola: se lo si chiede in modo generico, il rischio è che chi recepisce la richiesta pensi che sarà qualcun’altro a prestare soccorso. In caso di aggressione, inoltre, la scelta peggiore è l’immobilismo: qualsiasi tipo di reazione va bene, l’importante è farlo nel più breve tempo possibile, creando nell’aggressore uno shock psicologico. Azioni considerate banali come scendere dalla macchina con le chiavi di casa già in mano possono in realtà trasformarsi in un buon modo per tutelarsi e difendersi da eventuali situazioni di pericolo. E’ l’atteggiamento di difesa che deve essere appreso, prima della tecnica.
Tutti hanno il diritto e il dovere di difendersi. Durante il corso si sono potute studiare diverse forme di autodifesa come quella ad attacchi multipli o l’autodifesa con l’ausilio dello Spepper Spray e infine l’autodifesa con oggetti occasionali. Lo studio di queste tecniche, come afferma la stessa associazione GSS, richiede costanza e impegno da parte di chi si cimenta per la prima volta.