Sono “Tempi Terribili”, serial-killer ovunque…
Francesco Greco. Tempi Terribili, non trovi uno scrittore né alle fiere o su internet. Perciò quando ne scovi uno sacrifichi agli dèi il vitello grasso. Eccone uno che scaccia l’odore di provincialismo stantio che perfida gramigna soffoca la narrativa italiana, e che fa sorridere l’Italietta extra-moenia. Contaminato q.b. dalla koinè universale, immerso nei must della contemponeaneità: musica (muzak), pubblicità, tv, socialnetwork, medialità (a un certo punto spunta McLuhan, “Una pizza” dice Sara costretta a ingurgitarlo).
Ora possiamo riporre in soffitta i romanzi strapaese, montati dal marketing, imposti dalla volgarità dello show-business. E deliziarci con un thriller-noir che s’abbevera agli archetipi della letteratura anglosassone (l’autore la insegna nelle Università) e che, rimodulandoli, inventa, codifica un linguaggio globale forse perduto, postmoderno, 2.0: quello del cosmo di cui coglie l’intima, possente energia, di echi e illuminazioni e urla, carsiche e di superficie, e scagliato in un futuro ch’è già qui, perchè la realtà in cui ci costringono è ormai destrutturata, malata di asfissia, senescenza: il tempo ha sorpassato i suoi aedi e mèntori (ma loro non lo sanno).
“Tempi Terribili”, di Sergio L. Duma, Libro Aperto Edizioni, (Roma 2012), pp. 340, € 15, collana Edgar Allan Poe, bella copertina di Elio Finocchiaro, è uno di quei libri che restano, e che farà rumore in un Belpaese conformista nell’anticonformismo, cattolico fradicio, dove per essere sovversivi basta un peto. E dove lo scrittore è autoreferenziato, espresso dalla società civile “garantita”, allevato come pollo di batteria, fra drink e comparsate in tv col vestito della festa e la brillantina in testa. Il libro? Accessorio.
Esordio dunque con botto: maestria nell’affresco dei personaggi, scavo psicologico senza alibi, i livelli del racconto si fondono e si confondono con un respiro vago e pregno, uno spasmo delirante degno dei grandi narratori, da Tolstoj a Balzàc a Castaneda. E’ la storia di uno scrittore bisessuale, che ha per amante un serial-killer psicopatico dal nome folle: Gesù Cristo (“ha un ruolo e non lo ha scelto lui”, “Figlio di Dio smarritosi all’inferno”) che, sublimando la menzogna, riesce a soprav/vivere ben mimetizzato, pur sapendo d’essere braccato. Ha assassinato Nina, una ragazza rumena, nei vicoli di Londra, ora punta su Venere Supersonica, pop-star in carriera, “voce folle e ipnotica, simile a quella di una sirena gotica”.
Lo scrittore è fermo nel guado, il nuovo libro è tosto, l’agente lo sdruma. Intanto trova strani biglietti con messaggi criptici, scritte col rossetto sullo specchio del bagno, riceve telefonate mute. Parallela la storia del gruppo rock Scarlet Witch (strega scarlatta), conflitti, ambizioni, canne di ogni band. Abbaglia già l’incipit sulfureo: “I tempi terribili arrivarono ufficialmente non appena finii di fare sesso con Gesù Cristo… Il mondo? La società? Le leggi? Me ne sbatto del mondo, della società e delle leggi. Faccio quello che mi pare”.
Non puoi non pensare al cinema di Quentin Tarantino, i fratelli Coen e Sophie Coppola, la cultura underground e la beat generation con i suoi poeti come ai “maudit” francesi, a Jack Kerouac, alla follia dell’action painting (Pollock), ma anche a Carmelo Bene e al barocco della terra dove Duma è nato. Ricordi i dolenti Doors e la spiritualità di John Lennon, il magma di Banana Yoshimoto e il furore di Ray Bradbury. E il sottosuolo arato dalle culture giovanili planetarie, con le valenze politiche (Occupy Wall Street).
Audacemente sperimentale, irriverente e blasfemo, tenero e commuovente, ispido come schegge, dolce come assenzio, morbido come velluto. Capace di “visioni”, dissacrante sino all’iconoclastia, cosciente del relativismo del sistema in cui affoghiamo, dell’Apocalisse planetaria mèta in progress. Sarcastico alla Kraus e Flajano nella scannerizzazione socio-antropologica del reale. L’Italia d’oggi? Corrotta, perversa, consevatrice. Spam: “Blatte borghesi che sognano di tradire la moglie, impiegatucci calvi che si trastullano con fantasie porno, studentelli lentigginosi in perenne arrapamento”.
Il tg? “La sequenza di una sit-com insulsa”. Ancora: “Il rock non funziona in questo paese di capre che è l’Italia, in questa Italia del piffero non è mai esistita una tradizione rock autentica…”. Ecco finalmente uno scrittore con la esse maiuscola, che scrive in stato di grazia, un po’ spleen un po’ nirvana, usando una lingua viva, non da epitaffi. I grandi editori li ignorano: non per un fatto di mercato, per provincialismo preso: danno visibilità a piagnistei generazionali, onanismi e gossip da buco della serratura. Duma ha scritto un libro sincero, impudico, vivo, dove il senso non è formattato e i sensi mitridatizzati come la realtà intorno (e la tv-discarica), col linguaggio universale usato al bar sotto casa, la fermata del tram, l’aula dell’ateneo, il concerto della band emergente, su fb e twitter. Si, tempi terribili. Berlusconi è sempre là col bungabunga, Vespa pure, Monti spreme gli ultimi spiccioli con l’Imu, Scalfari il messia fonda un altro partito etico, lo spread sale, la borsa scende, gli incapienti aumentano, si muore senza potersi curare, ci si suicida per niente, la casta strafoga a quattro palmenti, gli scienziati prevedono il default del pianeta. O vi fate una mega-canna di sopravvivenza (citando Nanni Moretti), o leggete Duma. Il trip è cominciato, lasciamoci andare all’onda...
Ora possiamo riporre in soffitta i romanzi strapaese, montati dal marketing, imposti dalla volgarità dello show-business. E deliziarci con un thriller-noir che s’abbevera agli archetipi della letteratura anglosassone (l’autore la insegna nelle Università) e che, rimodulandoli, inventa, codifica un linguaggio globale forse perduto, postmoderno, 2.0: quello del cosmo di cui coglie l’intima, possente energia, di echi e illuminazioni e urla, carsiche e di superficie, e scagliato in un futuro ch’è già qui, perchè la realtà in cui ci costringono è ormai destrutturata, malata di asfissia, senescenza: il tempo ha sorpassato i suoi aedi e mèntori (ma loro non lo sanno).
“Tempi Terribili”, di Sergio L. Duma, Libro Aperto Edizioni, (Roma 2012), pp. 340, € 15, collana Edgar Allan Poe, bella copertina di Elio Finocchiaro, è uno di quei libri che restano, e che farà rumore in un Belpaese conformista nell’anticonformismo, cattolico fradicio, dove per essere sovversivi basta un peto. E dove lo scrittore è autoreferenziato, espresso dalla società civile “garantita”, allevato come pollo di batteria, fra drink e comparsate in tv col vestito della festa e la brillantina in testa. Il libro? Accessorio.
Esordio dunque con botto: maestria nell’affresco dei personaggi, scavo psicologico senza alibi, i livelli del racconto si fondono e si confondono con un respiro vago e pregno, uno spasmo delirante degno dei grandi narratori, da Tolstoj a Balzàc a Castaneda. E’ la storia di uno scrittore bisessuale, che ha per amante un serial-killer psicopatico dal nome folle: Gesù Cristo (“ha un ruolo e non lo ha scelto lui”, “Figlio di Dio smarritosi all’inferno”) che, sublimando la menzogna, riesce a soprav/vivere ben mimetizzato, pur sapendo d’essere braccato. Ha assassinato Nina, una ragazza rumena, nei vicoli di Londra, ora punta su Venere Supersonica, pop-star in carriera, “voce folle e ipnotica, simile a quella di una sirena gotica”.
Lo scrittore è fermo nel guado, il nuovo libro è tosto, l’agente lo sdruma. Intanto trova strani biglietti con messaggi criptici, scritte col rossetto sullo specchio del bagno, riceve telefonate mute. Parallela la storia del gruppo rock Scarlet Witch (strega scarlatta), conflitti, ambizioni, canne di ogni band. Abbaglia già l’incipit sulfureo: “I tempi terribili arrivarono ufficialmente non appena finii di fare sesso con Gesù Cristo… Il mondo? La società? Le leggi? Me ne sbatto del mondo, della società e delle leggi. Faccio quello che mi pare”.
Non puoi non pensare al cinema di Quentin Tarantino, i fratelli Coen e Sophie Coppola, la cultura underground e la beat generation con i suoi poeti come ai “maudit” francesi, a Jack Kerouac, alla follia dell’action painting (Pollock), ma anche a Carmelo Bene e al barocco della terra dove Duma è nato. Ricordi i dolenti Doors e la spiritualità di John Lennon, il magma di Banana Yoshimoto e il furore di Ray Bradbury. E il sottosuolo arato dalle culture giovanili planetarie, con le valenze politiche (Occupy Wall Street).
Audacemente sperimentale, irriverente e blasfemo, tenero e commuovente, ispido come schegge, dolce come assenzio, morbido come velluto. Capace di “visioni”, dissacrante sino all’iconoclastia, cosciente del relativismo del sistema in cui affoghiamo, dell’Apocalisse planetaria mèta in progress. Sarcastico alla Kraus e Flajano nella scannerizzazione socio-antropologica del reale. L’Italia d’oggi? Corrotta, perversa, consevatrice. Spam: “Blatte borghesi che sognano di tradire la moglie, impiegatucci calvi che si trastullano con fantasie porno, studentelli lentigginosi in perenne arrapamento”.
Il tg? “La sequenza di una sit-com insulsa”. Ancora: “Il rock non funziona in questo paese di capre che è l’Italia, in questa Italia del piffero non è mai esistita una tradizione rock autentica…”. Ecco finalmente uno scrittore con la esse maiuscola, che scrive in stato di grazia, un po’ spleen un po’ nirvana, usando una lingua viva, non da epitaffi. I grandi editori li ignorano: non per un fatto di mercato, per provincialismo preso: danno visibilità a piagnistei generazionali, onanismi e gossip da buco della serratura. Duma ha scritto un libro sincero, impudico, vivo, dove il senso non è formattato e i sensi mitridatizzati come la realtà intorno (e la tv-discarica), col linguaggio universale usato al bar sotto casa, la fermata del tram, l’aula dell’ateneo, il concerto della band emergente, su fb e twitter. Si, tempi terribili. Berlusconi è sempre là col bungabunga, Vespa pure, Monti spreme gli ultimi spiccioli con l’Imu, Scalfari il messia fonda un altro partito etico, lo spread sale, la borsa scende, gli incapienti aumentano, si muore senza potersi curare, ci si suicida per niente, la casta strafoga a quattro palmenti, gli scienziati prevedono il default del pianeta. O vi fate una mega-canna di sopravvivenza (citando Nanni Moretti), o leggete Duma. Il trip è cominciato, lasciamoci andare all’onda...
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Cultura e Spettacoli
