Sherwood Anderson, uomini in lotta contro i loro dèmoni
di Francesco Greco - Quando il grottesco, nelle sue infinite, ispide facce, fa irruzione nella quotidianità trovando uomini tormentati (“credi che l’amore possa essere compreso?”), inquieti, irrisolti (“Ho sempre mancato la mia vita. Mi è sempre sfuggita via”). E li sconvolge, li devasta spingendoli in abissi limacciosi, mutandoli al loro stesso sguardo: perdendoli (“Le passioni della mente hanno consumato le passioni del corpo”), ed è una deriva di cui essi hanno piena coscienza, come se vagassero nei gironi infernali, nel gelo di una solitudine cosmica, soli a combattere contro i dèmoni dostoevskiani della loro mente, che colgono “il lato buio della vita”.E’ la poetica dello scrittore americano Sherwood Anderson, maestro riconosciuto di Hemingway e Faulkner, ma anche di altri esponenti della “lost generation” dell’altro secolo, nonché di Charles Bukowsky, che più volte glielo ha riconosciuto. Maestro di stile: contratto, rabbioso, ma con venature liriche, voli pindarici nell’iperurano, dolci barocchismi. Una scrittura che abbaglia, confonde, stordisce.
“Il trionfo dell’uovo”, pp. 192, Edizioni Piano B., Prato 2013, € 14 (Collana “Controtempo”, traduzione di Daniele Suardi, che firma anche un’illuminante prefazione, cover di Toshiro Shimada), propone 16 racconti possenti, sublimi, che lasciano senza respiro sia per gli input estetici da cui muovono, che per lo sviluppo affabulatorio: ogni scrittore di questo secolo dovrebbe leggerli. Peraltro l’opera è inedita in Italia, e ciò depone a sfavore dell’editoria dei colossi che pubblica molto rubbish e a favore della piccola, aggressiva casa editrice toscana (e che ha in catalogo altre pietre preziose: www.pianobedizioni.com).
16 racconti assolutamente deliziosi in cui Anderson dispiega tutta la sua maestria, che dovrebbero essere letti e metabolizzati da falangi di aspiranti scrittori auto referenziati al tempo dell’android, privi di stile e sensibilità. I suoi personaggi vivono spiazzati, straniati, schiacciati dall’assenza di sintonia fra ambizioni (“La passione americana dell’ascesa sociale si impossessò di loro”) e realtà (“I bianchi invece contemplano la vita che gli scorre accanto e sembrano sempre avere l’aria di chi ha perduto qualcosa”), fra il desiderio di esserci e la negazione del tutto, la voglia di disertare, butterati da questo gap, sospesi in una dimensione di sofferenza comunque vissuta quasi con fatalismo da “grottesca marionetta”. E’ la trasfigurazione dell’America che poi franerà a Wall Street nel 1929.
Uomini in trappola che d’improvviso si ritrovano nelle sabbie mobili (“Erano le verità che trasformavano la gente in caricature grottesche”). E vale di più per i personaggi diciamo borghesi, ben integrati nella società (Hugh Walker insegna al college) anche con posti di responsabilità (“Pensò a se stesso come a un animale rinchiuso in un guscio che cercava di uscire”). Quelli invece delle classi basse, dotati di una loro ingenua hanno vitalità, appaiono sereni, privi cioè di quel tormento che scava gli altri fino all’ossessione accentuando la loro fragilità, la solitudine leopardiana mentre lottano per piegare i loro destini, coscienti che tutto fugge e si annega nell’oblio: “Mi mancano le parole per raccontare ciò che successe in questa mia storia”, sibila Anderson.
La prosa sincopata, si direbbe “naturalista” e “verista”, in equilibrio fra Zola e Verga, contaminata da una password minimalista intrisa del sulfureo Mark Twain, insieme al nitore dello stile dà ai racconti una straordinaria modernità, una corazza luminosa contro l’usura del tempo che li farà sembrare per sempre come appena scritti. E ri-consacrano Anderson nell’Olimpo degli scrittori che hanno lasciato un segno profondo nel XX secolo.
La sua sfida, far restare dritto un uovo (affollato da sempre di ogni semantica, dalla fecondità alla rinascita) sul tavolo per qualche secondo, è dell’uomo d’ogni tempo, sol che voglia padroneggiare il Fato, dare del “tu” agli dèi, e col “trionfo finale e completo dell’uovo”, lasciare un solco profondo nel tempo.