Europa 2020: la Puglia saprà farsi trovare (di nuovo) pronta?

di Cosimo Ventafridda Con l’inizio del nuovo anno è anche iniziato ufficialmente il programma lanciato dalla Commissione UE riguardante i Fondi strutturali per il settennio 2014 – 2020. Ben 960 miliardi di euro, che si fanno davvero fatica soltanto a immaginare.

Sostanzialmente i settori finanziati sono gli stessi del precedente periodo (2006 – 2013), ma gli obiettivi appaiono sicuramente più ambiziosi:
1.     In materia di lavoro si punta all’innalzamento del tasso di occupazione della fascia di età compresa tra i 20 ed i 64 anni al 75%;
2.     Per il settore Ricerca e Sviluppo (R&D), vero motore trainante dell’Europa, si tenterà di aumentare gli investimenti sino al 3% del PIL;
3.     Circa i cambiamenti climatici il target è ridurre le emissioni di CO2 del 20% rispetto ai dati del 1990, aumentare del 20% l’energia ricavata da fonti rinnovabili e aumentare l’efficienza energetica del 20% (questo obiettivo è noto anche come 20 – 20 – 20)
4.     Ridurre il tasso di abbandono scolastico precoce al 10% ed aumentare al 40% il livello di istruzione universitaria nella fascia di età 30 – 34 anni.
5.     In materia di povertà e contrasto all’emarginazione si punta di ridurre di almeno 20 milioni di persone coloro che si trovano a rischio o in situazione di povertà.
Obiettivi ambiziosi, ma certamente realizzabili, visto il consistente budget a disposizione. L’importante sarà saperlo sfruttare.

Entro il 2015 l’Italia avrà da spendere ben 31 miliardi euro, con la speranza che riesca a fare meglio del precedente periodo. Statistiche alla mano, infatti, l’Italia ha speso solo poco più del 40% dei fondi a sua disposizione a fronte di una media europea del  51,82%. Tra i Paesi virtuosi spiccano l’Estonia (69,49%), l’Irlanda (67,56%) ed il Portogallo (67,32%). Da notare come anche la Germania (la “locomotrice europea”) abbia speso ben il 60% delle risorse.

Analizzando in dettaglio la situazione italiana, si evince che le regioni del Nord, insieme a quelle del Centro, siano state le più virtuose, spendendo il 46,32% delle risorse derivanti dai Fondi di Sviluppo Regionale. Al Sud la percentuale si è fermata ad un misero, triste e poco incoraggiante 29,15%. Unica eccezione la Puglia che ha raggiunto il 42,79%. Risultato lusinghiero e confortante che pone le giuste premesse per consolidare ed ulteriormente rilanciare la Puglia a divenire la “Germania d’Italia”.