8 Marzo 2014: e se parlassimo di autostima?
di Francesco Greco - “Nell'inverno del 1908, a New York, le operaie dell'industria tessile “Cotton” scioperarono chiedendo migliori condizioni di lavoro.Lo sciopero durò alcuni giorni, finché l'8 marzo il proprietario, Mr. Johnson, bloccò tutte le porte dell'opificio e imprigionò le scioperanti nella fabbrica alla quale venne appiccato il fuoco. Le 129 operaie morirono, arse dalle fiamme”.
L’8 marzo nasce quindi come omaggio alle donne che hanno avuto il coraggio di unirsi e ribellarsi per rivendicare i loro diritti. Purtroppo, spesso le donne dimenticano la loro forza reale. Difatti l'autostima pare essere una problematica molto sentito dalla popolazione femminile.
“Il problema maggiore delle donne – osserva la dottoressa Anna Colavita, psicologa, psicoterapeuta, analista transazionale - è la loro difficoltà a darsi dei riconoscimenti e a riconoscersi i meriti”.
Domanda: Dottoressa, secondo lei come mai proprio le donne hanno maggiori problemi con l’autostima rispetto agli uomini?
Risposta: “A contribuire alla mancanza di autostima partecipano diversi fattori: a esempio il riconoscimento sociale. Basti pensare che in passato le donne sposate avevano diritti simili ai propri bambini. La legge considerava una coppia di sposi come una persona sola, incarnata nella persona del coniuge maschile. Il marito era responsabile della moglie e obbligato a proteggerla; in cambio, la moglie aveva il dovere di obbedienza al marito. Questo sottolinea come il contesto sociale abbia attribuito alle donne un ruolo di secondo piano, che non dà molto spazio all’autorealizzazione e alla costruzione della propria autostima”.
D. Con quali conseguenze?
R. “Le donne hanno organizzato la loro vita intorno al motto <è mio dovere> di madre, di moglie, di figlia. Quello che accade, ed è una situazione che mi trovo ad affrontare spesso nei percorsi di terapia, è che le donne fanno fatica ad ascoltare i propri bisogni. Un esempio. Spesso arrivano nel mio studio donne che si sentono insoddisfatte della propria vita, ma non riescono a comprenderne la ragione. Solo dopo una serie di interventi la donna si accorge che mentre il marito la vuole solo madre e moglie, lei aspira anche ad altro. In questo modo fa contatto con quello che lei vuole, e coglie la differenza tra i suoi desideri e i doveri che gli vengono imposti dagli altri. Spesso, oltre al senso del dovere, a bloccare l’emancipazione è la mancanza di stima in se stesse”.
D. Un esempio?
R. “La mancanza di fiducia in se stessa porta la donna a rinunciare al suo progetto di entrare nel mercato del lavoro. Sempre la mancanza di fiducia in se stesse fa si che le donne continuino a stare in matrimoni infelici, sopportando tradimenti e umiliazioni. La frase che più spesso mi dicono è: <Sembra facile dire che la cosa migliore da fare è lasciarlo, ma io non saprei dove andare e cosa fare>.
D. Ma che cos’è, entrando nello specifico, l’autostima?
R. “E’ il proprio modo di vedere se stessi nella relazione, è l’autostima che ci permette di scegliere la strada migliore. Il suo sviluppo ci consente di acquisire strumenti e atteggiamenti per valorizzare i nostri bisogni, attivare le giuste risorse per saper gestire i cambiamenti, usare modalità creative per contrastare gli ostacoli. L’autostima è una stima, una valutazione, o se vogliamo la risposta alla domanda: <Cosa penso di me>?”.
D. Ma da cosa può dipendere la poca stima in se stessi?
R. “Nella costruzione della propria autostima è di fondamentale importanza la socializzazione, soprattutto nelle fasi precoci. L'immagine che ci viene rimandata, specialmente dalle figure d'attaccamento, quelle figure cioè con cui il bambino instaura un legame affettivo e di dipendenza. La madre che vede il proprio figlio insicuro o troppo sensibile, intraprendente o aggressivo gli trasmetterà la <sua> immagine, che il bambino a sua volta farà sua, e perciò esso si vedrà insicuro, forte o troppo sensibile e rimanderà questa immagine all'esterno. Questo imprinting è quello che rimarrà per tutta la vita e influenzerà l’adulto nelle sue relazioni, ecco perché non s'insisterà mai abbastanza nel dare importanza alle primissime relazioni sociali del bambino per il suo benessere futuro. Quello che accade al bambino accade in misura variabile anche all'adulto, negli altri e nelle loro reazioni noi ci specchiamo. Il risultato è che noi ci giudichiamo così come loro ci giudicano. Ma è altrettanto vero che gli altri tendono a vederci come noi ci vediamo, ed ecco perché è così importante la fiducia che ognuno ripone in se stesso, se ci diamo valore, e se ci percepiamo intelligenti e non scialbi, interessanti e degni di ricevere cure e attenzioni, stimoleremo in chi ci osserva gli stessi sentimenti”.
D. Quindi l'autostima è per noi molto importante, decisiva?
R. “L’autostima è solo una componente del nostro benessere psicologico, ma funziona come una particolare lente che ingigantisce o miniaturizza le nostre risorse personali. Chi sperimenta bassa autostima non sentendosi sufficientemente sicuro del proprio valore e delle proprie qualità, evita di scegliere e agire per un eccessivo timore di sbagliare, sperimenta maggior incertezza e difficoltà a staccare dalla situazione problematica per cercare una soluzione e quando vive un insuccesso soffre maggiormente, associando l’accaduto esclusivamente a una sua mancanza, mentre quando sperimenta un successo tende a svalutarlo, sminuirlo”.
D. Quale consiglio pratico può dare a chi vuole aumentare la propria autostima?
R. “Uno semplice semplice: a fine giornata, fare un elenco delle cose positive fatte. Questo aiuta a mantenere un’immagine più oggettiva di quello che siamo. Difatti chi ha poca stima di se spesso focalizza la propria attenzione sulle cose che non gli sono riuscite piuttosto che su quelle in cui ha avuto successo”.
(La dottoressa Colavita riceve a Presicce, Lecce, in via E. Arditi n. 84. Info: www.annacolavita.it. Cell. 339 / 1424153).