Anche nel 1650 si contestavano i sindaci

di Vittorio Polito - Nello scorso dicembre in provincia di Padova per motivazioni varie (crisi, licenziamenti, ecc.) vi è stata una grande e partecipata contestazione da parte dei “forconi” verso i sindaci di alcune città del Veneto.

Anche a Bari nel 1650, come ricorda Vito A. Melchiorre nel suo libro “Storie baresi (Levante Editori), nel giorno di San Bartolomeo (25 agosto) l’Università di Bari (il Comune dell’epoca), si riunì nella Chiesa di San Nicola per procedere alla elezione del sindaco dei nobili e di quello del popolo nelle persone di Quintiliano Arcamone e Nicola Valdes. Arcamone venne in dissidio con i nobili per vari motivi e invitato quindi a dimettersi, accusandolo di bigamia e di essere incompatibile in quanto prete.

Nel novembre successivo il consiglio decurionale elesse in sostituzione Giuseppe Lampugnani, ma Arcamone contestò tale decisione, ottenendo di far accertare come stessero effettivamente i fatti in relazione al suo matrimonio e che, in base a varie testimonianze, risultò non solo che non fu mai reintegrato nell’abito clericale, ma che aveva anche ricoperto i ruoli di mastro giurato e di mastro della fiera di San Nicola. Pertanto l’auditore dichiarò idoneo e reintegrato nell’ufficio di sindaco Arcamone, facendo decadere Lampugnani.

Il giorno seguente l’auditore fece dare lettura del decreto dai banditori, davanti alla casa di Lampugnani, convocando nel contempo gabelloti, dazieri e ufficiali affinché considerino come sindaco Quintiliano Arcamone e non più Giuseppe Lampugnani.