Cuori agitati nel Dopoguerra. Quando il pregiudizio e l’ignoranza alzano barriere
ALTAMURA (BA) - Tra il 23 e il 26 maggio presso il centro anziani “Bell’età” di Altamura, il gruppo teatrale “I ComunicAttori” si esibirà con una commedia in due atti dal titolo “L’amore non ha confini”, scritta e sceneggiata da Nicola Scalera, noto poeta altamurano che da qualche anno è impegnato con successo anche in ambito teatrale.
La commedia è ambientata ad Altamura nel secondo Dopoguerra e racconta la storia dell’amore tormentato tra Aldo (Michele Simone), un bravo ragazzo appartenente a una famiglia agiata e un po’ snob di cui Donna Erminia (Marta Loiudice) è la matriarca, e la bella Maria (Antonella Vitale) figlia di Teresa (Angela Acquaviva), domestica di Erminia. Quest’ultima è pronta a ostacolare il sentimento dei giovani innamorati, i quali sono disposti a tutto pur di coronare il loro sogno d’amore.
A ingarbugliare e ad appesantire la situazione ci penserà anche un’altra coppia di giovani amanti: Silvana (Mariateresa Cristallo) sorella di Aldo, e Francesco (Gino Giustino) fratello di Maria, che saranno un’altra fonte di preoccupazione sia per Teresa che per Erminia. Demoralizzati dall’influenza delle due risolute mamme, tutti e quattro i protagonisti si giocheranno il loro asso nella manica, il parroco Don Saverio (Nicola Loizzo), il quale riuscirà a far ragionare la spigolosa Erminia. Dopo vari tira e molla, Erminia si ammorbidisce e accetta a malincuore l’amore di Aldo e di Silvana per i figli contadinelli di Teresa, anche se questo – a suo dire - la farà diventare la consuocera di una serva. A ricamare l’orlo della trama si candidano le immancabili pettegole e impiccione di vicinato, Laurett (Rosa Papangelo) e Jangeline (Grazia Tafuno) che, come macchiette disturbatrici, seguiranno i risvolti della tormentata vicenda dal buco della serratura, origliando e spiando i protagonisti e non risparmiando commenti al vetriolo.
Tra battute esilaranti, equivoci e innocui colpi di scena, l’azione si sussegue riducendo al minimo i tempi morti e miscelando sapientemente ritmo e vis comica per un risultato apprezzabile. Tra gli altri interpreti ricordiamo il sagrestano (Saverio Loiudice), i piccoli Paolo (Paolo Miglionico) e Antonio (Giosy Colonna). E’ inutile dire che l’opera rivisita in chiave comica una tematica abbastanza spinosa che ha caratterizzato l’Italia meridionale degli anni Cinquanta quando i legami tra ragazzi di ceto sociale diverso non erano visti di buon occhio. Come lieto fine della vicenda, non poteva mancare il matrimonio tra i giovani con buona pace delle madri che per la felicità dei propri figli si riappacificano.
Il doppio matrimonio è un finale un po’ scontato che nelle intenzioni dell’autore nasconde un messaggio profondo: l’amore non deve avere barriere, deve essere libero di esprimersi perché il sentimento vero, se c’è, oltrepassa ogni ostacolo di natura culturale, economica e sociale. Per chi non lo sapesse, questo nuovo gruppo teatrale ha all’attivo altre rappresentazioni in vernacolo e nell’ultima ha dimostrato una maggiore presenza scenica e più sicurezza. Ancora una volta, il coach teatrale (o regista) è il giovane scrittore altamurano Roberto Traetta che ha sottoposto i componenti del gruppo a una dura fase di allenamento perché ognuno tirasse fuori grinta e determinazione. E a giudicare dall’entusiasmo del pubblico presente in sala, lo stage formativo dei mesi precedenti ha portato i frutti sperati.
Gli attori… anzi… i comunicattori (come ricorda il nome che si è dato il gruppo) ha trasmesso davvero tanta energia ed emozioni autentiche, al di là della preparazione tecnica che sicuramente affineranno con il tempo e l’esperienza. Non ci resta che aspettare l’apertura del prossimo sipario che è prevista per dicembre. Sì, sembra che nel cassetto di Nicola Scalera ci sia un’opera inedita, pronta per essere interpretata. Quindi alla prossima…
La commedia è ambientata ad Altamura nel secondo Dopoguerra e racconta la storia dell’amore tormentato tra Aldo (Michele Simone), un bravo ragazzo appartenente a una famiglia agiata e un po’ snob di cui Donna Erminia (Marta Loiudice) è la matriarca, e la bella Maria (Antonella Vitale) figlia di Teresa (Angela Acquaviva), domestica di Erminia. Quest’ultima è pronta a ostacolare il sentimento dei giovani innamorati, i quali sono disposti a tutto pur di coronare il loro sogno d’amore.
A ingarbugliare e ad appesantire la situazione ci penserà anche un’altra coppia di giovani amanti: Silvana (Mariateresa Cristallo) sorella di Aldo, e Francesco (Gino Giustino) fratello di Maria, che saranno un’altra fonte di preoccupazione sia per Teresa che per Erminia. Demoralizzati dall’influenza delle due risolute mamme, tutti e quattro i protagonisti si giocheranno il loro asso nella manica, il parroco Don Saverio (Nicola Loizzo), il quale riuscirà a far ragionare la spigolosa Erminia. Dopo vari tira e molla, Erminia si ammorbidisce e accetta a malincuore l’amore di Aldo e di Silvana per i figli contadinelli di Teresa, anche se questo – a suo dire - la farà diventare la consuocera di una serva. A ricamare l’orlo della trama si candidano le immancabili pettegole e impiccione di vicinato, Laurett (Rosa Papangelo) e Jangeline (Grazia Tafuno) che, come macchiette disturbatrici, seguiranno i risvolti della tormentata vicenda dal buco della serratura, origliando e spiando i protagonisti e non risparmiando commenti al vetriolo.
Tra battute esilaranti, equivoci e innocui colpi di scena, l’azione si sussegue riducendo al minimo i tempi morti e miscelando sapientemente ritmo e vis comica per un risultato apprezzabile. Tra gli altri interpreti ricordiamo il sagrestano (Saverio Loiudice), i piccoli Paolo (Paolo Miglionico) e Antonio (Giosy Colonna). E’ inutile dire che l’opera rivisita in chiave comica una tematica abbastanza spinosa che ha caratterizzato l’Italia meridionale degli anni Cinquanta quando i legami tra ragazzi di ceto sociale diverso non erano visti di buon occhio. Come lieto fine della vicenda, non poteva mancare il matrimonio tra i giovani con buona pace delle madri che per la felicità dei propri figli si riappacificano.
Il doppio matrimonio è un finale un po’ scontato che nelle intenzioni dell’autore nasconde un messaggio profondo: l’amore non deve avere barriere, deve essere libero di esprimersi perché il sentimento vero, se c’è, oltrepassa ogni ostacolo di natura culturale, economica e sociale. Per chi non lo sapesse, questo nuovo gruppo teatrale ha all’attivo altre rappresentazioni in vernacolo e nell’ultima ha dimostrato una maggiore presenza scenica e più sicurezza. Ancora una volta, il coach teatrale (o regista) è il giovane scrittore altamurano Roberto Traetta che ha sottoposto i componenti del gruppo a una dura fase di allenamento perché ognuno tirasse fuori grinta e determinazione. E a giudicare dall’entusiasmo del pubblico presente in sala, lo stage formativo dei mesi precedenti ha portato i frutti sperati.Gli attori… anzi… i comunicattori (come ricorda il nome che si è dato il gruppo) ha trasmesso davvero tanta energia ed emozioni autentiche, al di là della preparazione tecnica che sicuramente affineranno con il tempo e l’esperienza. Non ci resta che aspettare l’apertura del prossimo sipario che è prevista per dicembre. Sì, sembra che nel cassetto di Nicola Scalera ci sia un’opera inedita, pronta per essere interpretata. Quindi alla prossima…
