Kobe (intervista): 'I talent? Un modo crudele per avvicinarsi alla musica'
di Marco Masciopinto - Arrivano dal Piemonte e sugli strumenti picchiano duro. Loro sono i Kobe (Allessandro Traina, Stefano Malacarne, Franz De Nichilo, Lele Bertazzoni) giovane band torinese, nota agli dagli addetti ai lavori per la pubblicazione del disco d’esordio ‘Distrazioni Urbane’.
Il loro rock si miscela all’elettronica e rispecchia le caratteristiche del quartetto torinese, energici, istintivi e originali. Durante il tour promozionale i Kobe vengono notati dall’etichetta discografica ‘Riserva Sonora’, con il quale nell’aprile 2004 insieme alla band sigla il contratto di ristampa dell’album.
All’inizio del 2015 sarà rilasciato il secondo progetto discografico del gruppo. Al Giornale di Puglia la band ci anticipa come sarà questo nuovo lavoro e non solo… ma parlerà anche di talent e del mondo della discografica.
Perchè 'Kobe'?
‘’Kobe è un nome che ci è sempre piaciuto, semplicemente perché "suona bene". Inoltre è anche il nome di una città del Giappone che è stata interamente rasa al suolo da un terremoto nel 1995 e che è stata in grado di rialzarsi dalla sciagura con una forza straordinaria.
Ci piaceva l'idea del "terremoto" (almeno in campo musicale) come simbolo dei nostri live set e il tributo ad una città in grado di rialzarsi e andare avanti, capacità che dovremmo avere tutti noi in questo momento così difficile della storia’’.
Quando avete deciso di fare musica insieme?
‘’Abbiamo deciso di fare musica insieme nello stesso momento in cui abbiamo sentito il risultato della registrazione della nostra prima prova. È stato qualcosa di magico, il suono che stavamo ascoltando era compatto ma al tempo stesso rispettava tutte le personalità e le caratteristiche dei singoli. In quell'occasione abbiamo capito che stava nascendo il "suono Kobe", un nostro marchio di fabbrica composto dalle influenze dei singoli e da un mix sonoro pulsante e incisivo.
Per questo, ancora oggi, in fase di composizione creativa dei brani ognuno deve semplicemente fare la sua parte, suonare con il proprio stile. Il risultato darà sempre il suono Kobe, come una formula chimica’’.
Nel 2012 avete pubblicato il vostro disco d'esordio 'Distrazioni Urbane'. Che riscontro ebbe dal pubblico e dalla critica?
‘’L'album "Distrazioni urbane" è stato accolto sia dal pubblico che dalla critica molto positivamente, in un modo che non ci aspettavamo. Già in fase di pre-produzione (fase della registrazione di un disco alla quale teniamo tantissimo) ci eravamo accordi di avere tra le mani un buon prodotto, molto istintivo, scritto quasi di getto ma al tempo stesso carico di contenuti. I primi riscontri sono arrivati presto e ci hanno stupito. Pubblico e critica hanno accolto bene il disco e ancora oggi, alle soglie del secondo lavoro in studio, piace riascoltarlo anche a noi. Forse proprio per la sua istintività manca un po' di momenti di pausa. È un disco che ascolti tutto d'un fiato e che non ti dà tregua. Ma proprio per questo rappresenta al meglio il momento in cui l'abbiamo prodotto’’.
Cosa pensate dell'attuale mondo della discografia?
‘’L'attuale mondo della discografia sta vivendo secondo noi un momento drammatico e decisivo. Gli attori che compongono questo mondo sono molti. Le band, le etichette discografiche, il pubblico e coloro che detengono le tecnologie e i mezzi di distribuzione, solo per citarne alcuni. Secondo noi il rapporto tra questi attori sta cambiando, il sistema non è più lineare ma molto intricato, e serve ritrovare un equilibrio in cui ognuno faccia il proprio lavoro. Una band oggi pensa di poter fare tutto da sola, registrando il disco nel proprio home studio, facendosi finanziare l'album su una piattaforma di crowdfounding e vendendolo direttamente al proprio pubblico. E potenzialmente può farlo. Ma c'è il forte rischio di un abbassamento della qualità generale, a discapito della musica. Noi non vogliamo demonizzare nessuno, ma il mondo della musica è pieno di pesci grossi, pesci piccoli e… squali’’.
I talent show vi interessano?
‘’I talent show non ci interessano, anzi, diciamo che non li amiamo particolarmente. Sono degli ottimi programmi di intrattenimento in cui le persone "provano emozioni in pubblico". Ridono, piangono e gioiscono davanti a milioni di persone.
Tutto molto divertente quando la posta in gioco non è la tua. Per fortuna chi lotta da anni per fare musica possiede anche gli anticorpi necessari per poter guardare un talent senza farsi del male. Ma pensiamo sia un modo di avvicinarsi alla musica molto pericoloso e un po' crudele. La nostra non vuole essere una visione disillusa e anti-emozionale della musica. Al contrario, provate a seguire da vicino una band indipendente e le sue avventure, vi emozionerete altrettanto’’.
Un palco dove vi piacerebbe esibirvi?
‘’Uno dei palchi più ambiti d'Italia credo sia sicuramente quello del Primo Maggio a Roma. Un mare di gente da tutto il paese, musica per tutto il giorno. Credo proprio che sarebbe quello il palco in cui ci piacerebbe esibirci di più.
Spesso i palchi molto grossi danno un senso di straniamento, non ci si rende conto del numero di persone e non si sente la vicinanza fisica del pubblico come può avvenire nei club. Le volte in cui abbiamo calcato palchi importanti (10mila persone in Piazza Castello e 30mila in Piazza Vittorio, atorino, in occasione di grandi eventi pubblici) abbiamo sempre avuto questa sensazione. Detto ciò, credo che quel palco sia veramente magico e ci piacerebbe davvero molto un giorno poterci salire’’.
Ci anticipate qualcosa del nuovo disco?
‘’Nel nuovo album dei Kobe (uscita prevista inizio 2015, ndr) crediamo ci sarà una maturazione artistica non indifferente. Rispetto a "Distrazioni urbane" - album scritto di getto, come ricordato prima - la scrittura dei pezzi ha avuto bisogno di più tempo e risulta più riflessiva e meditata. Nonostante la classica "botta" Kobe caratterizzata da potenza, ritornelli con cassa in 4/4 e riff elettronici, nel nuovo album abbiamo voluto mostrare la parte più riflessiva dei Kobe. I testi e le armonie melodiche sono più articolati e maturi, i brani alternano dinamiche diverse e strutture più complesse, senza perdere di immediatezza durante l'ascolto.
Se è vero quello che diceva Caparezza un po' di tempo ("Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista", cit.), allora non vediamo l'ora di farlo ascoltare e suonarlo live, per raccogliere tutte le impressioni possibili del pubblico e vedere le reazioni tipiche di un secondo album. Per fortuna manca poco…stiamo arrivando’’.
CONTACTS:
www.kobemusic.it
www.facebook.com/kobemusic
Il loro rock si miscela all’elettronica e rispecchia le caratteristiche del quartetto torinese, energici, istintivi e originali. Durante il tour promozionale i Kobe vengono notati dall’etichetta discografica ‘Riserva Sonora’, con il quale nell’aprile 2004 insieme alla band sigla il contratto di ristampa dell’album.
All’inizio del 2015 sarà rilasciato il secondo progetto discografico del gruppo. Al Giornale di Puglia la band ci anticipa come sarà questo nuovo lavoro e non solo… ma parlerà anche di talent e del mondo della discografica.
Perchè 'Kobe'?
‘’Kobe è un nome che ci è sempre piaciuto, semplicemente perché "suona bene". Inoltre è anche il nome di una città del Giappone che è stata interamente rasa al suolo da un terremoto nel 1995 e che è stata in grado di rialzarsi dalla sciagura con una forza straordinaria.
Ci piaceva l'idea del "terremoto" (almeno in campo musicale) come simbolo dei nostri live set e il tributo ad una città in grado di rialzarsi e andare avanti, capacità che dovremmo avere tutti noi in questo momento così difficile della storia’’.
Quando avete deciso di fare musica insieme?
‘’Abbiamo deciso di fare musica insieme nello stesso momento in cui abbiamo sentito il risultato della registrazione della nostra prima prova. È stato qualcosa di magico, il suono che stavamo ascoltando era compatto ma al tempo stesso rispettava tutte le personalità e le caratteristiche dei singoli. In quell'occasione abbiamo capito che stava nascendo il "suono Kobe", un nostro marchio di fabbrica composto dalle influenze dei singoli e da un mix sonoro pulsante e incisivo.
Per questo, ancora oggi, in fase di composizione creativa dei brani ognuno deve semplicemente fare la sua parte, suonare con il proprio stile. Il risultato darà sempre il suono Kobe, come una formula chimica’’.
Nel 2012 avete pubblicato il vostro disco d'esordio 'Distrazioni Urbane'. Che riscontro ebbe dal pubblico e dalla critica?
‘’L'album "Distrazioni urbane" è stato accolto sia dal pubblico che dalla critica molto positivamente, in un modo che non ci aspettavamo. Già in fase di pre-produzione (fase della registrazione di un disco alla quale teniamo tantissimo) ci eravamo accordi di avere tra le mani un buon prodotto, molto istintivo, scritto quasi di getto ma al tempo stesso carico di contenuti. I primi riscontri sono arrivati presto e ci hanno stupito. Pubblico e critica hanno accolto bene il disco e ancora oggi, alle soglie del secondo lavoro in studio, piace riascoltarlo anche a noi. Forse proprio per la sua istintività manca un po' di momenti di pausa. È un disco che ascolti tutto d'un fiato e che non ti dà tregua. Ma proprio per questo rappresenta al meglio il momento in cui l'abbiamo prodotto’’.
Cosa pensate dell'attuale mondo della discografia?
‘’L'attuale mondo della discografia sta vivendo secondo noi un momento drammatico e decisivo. Gli attori che compongono questo mondo sono molti. Le band, le etichette discografiche, il pubblico e coloro che detengono le tecnologie e i mezzi di distribuzione, solo per citarne alcuni. Secondo noi il rapporto tra questi attori sta cambiando, il sistema non è più lineare ma molto intricato, e serve ritrovare un equilibrio in cui ognuno faccia il proprio lavoro. Una band oggi pensa di poter fare tutto da sola, registrando il disco nel proprio home studio, facendosi finanziare l'album su una piattaforma di crowdfounding e vendendolo direttamente al proprio pubblico. E potenzialmente può farlo. Ma c'è il forte rischio di un abbassamento della qualità generale, a discapito della musica. Noi non vogliamo demonizzare nessuno, ma il mondo della musica è pieno di pesci grossi, pesci piccoli e… squali’’.
I talent show vi interessano?
‘’I talent show non ci interessano, anzi, diciamo che non li amiamo particolarmente. Sono degli ottimi programmi di intrattenimento in cui le persone "provano emozioni in pubblico". Ridono, piangono e gioiscono davanti a milioni di persone.
Tutto molto divertente quando la posta in gioco non è la tua. Per fortuna chi lotta da anni per fare musica possiede anche gli anticorpi necessari per poter guardare un talent senza farsi del male. Ma pensiamo sia un modo di avvicinarsi alla musica molto pericoloso e un po' crudele. La nostra non vuole essere una visione disillusa e anti-emozionale della musica. Al contrario, provate a seguire da vicino una band indipendente e le sue avventure, vi emozionerete altrettanto’’.
Un palco dove vi piacerebbe esibirvi?
‘’Uno dei palchi più ambiti d'Italia credo sia sicuramente quello del Primo Maggio a Roma. Un mare di gente da tutto il paese, musica per tutto il giorno. Credo proprio che sarebbe quello il palco in cui ci piacerebbe esibirci di più.
Spesso i palchi molto grossi danno un senso di straniamento, non ci si rende conto del numero di persone e non si sente la vicinanza fisica del pubblico come può avvenire nei club. Le volte in cui abbiamo calcato palchi importanti (10mila persone in Piazza Castello e 30mila in Piazza Vittorio, atorino, in occasione di grandi eventi pubblici) abbiamo sempre avuto questa sensazione. Detto ciò, credo che quel palco sia veramente magico e ci piacerebbe davvero molto un giorno poterci salire’’.
Ci anticipate qualcosa del nuovo disco?
‘’Nel nuovo album dei Kobe (uscita prevista inizio 2015, ndr) crediamo ci sarà una maturazione artistica non indifferente. Rispetto a "Distrazioni urbane" - album scritto di getto, come ricordato prima - la scrittura dei pezzi ha avuto bisogno di più tempo e risulta più riflessiva e meditata. Nonostante la classica "botta" Kobe caratterizzata da potenza, ritornelli con cassa in 4/4 e riff elettronici, nel nuovo album abbiamo voluto mostrare la parte più riflessiva dei Kobe. I testi e le armonie melodiche sono più articolati e maturi, i brani alternano dinamiche diverse e strutture più complesse, senza perdere di immediatezza durante l'ascolto.
Se è vero quello che diceva Caparezza un po' di tempo ("Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista", cit.), allora non vediamo l'ora di farlo ascoltare e suonarlo live, per raccogliere tutte le impressioni possibili del pubblico e vedere le reazioni tipiche di un secondo album. Per fortuna manca poco…stiamo arrivando’’.
CONTACTS:
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