di Francesco Greco. ROMA - “L’offesa più grande a Dio è sopprimere i suoi figli, in qualsiasi modo, anche con l’autodistruzione. E’ Natale: sediamoci all’ombra della Polis e dialoghiamo”. E’ l’appello dell’artista Roberto Panico (un salentino, di Racale, che vive a Roma da 50 anni), che da decenni porta avanti il progetto “Polis Universale”, un monumento (foto) che parla di pace, di dialogo, tolleranza, di coesistenza fra i popoli, le etnie, le confessioni religiosi: non più l’un contro l’altro armati, per in sinergia per un futuro di convivenza e reciproco arricchimento. La “Polis” negli ultimi anni è stata benedetta dai capi delle maggiori religioni planetarie: per i cattolici Giovanni Paolo II, per i musulmani Mahmud Hammad Shwajta in qualità di imam della Moschea di Roma, per gli Ebrei il rabbino capo Elio Toaff, per gli ortodossi dal Patriarca di Mosca Anastasio II, e anche dal Dalai Lama. Il Monumento è in predicato di essere innalzato in una delle piazze delle periferia degradata della Città Eterna. E anche in Salento, a Torre Suda (la marina di Racale, Lecce) dove da ragazzo, il giorno del suo compleanno, l’artista ebbe la “visione” della Polis seduto sulla scogliera davanti al mare. E dunque, mentre lo Stato Islamico – contando su finanziamenti illimitati - porta avanti ormai da tempo – in concomitanza con Al Queda - una sanguinosa Guerra Santa all’Occidente, con ferocia, fra decapitazioni live ma anche ricadute sociali negli Stati conquistati (lo sostiene l’economista Loretta Napoleoni nel suo ultimo libro “Isis, lo Stato del terrore”, edito da Feltrinelli, uscito il 19 novembre) e mentre l’Occidente risponde militarmente, dal mondo dell’arte giunge un appello accorato.
Panico: “Invitiamo gli Arabi a parlare sotto la Polis, simbolo di dialogo fra tutte le genti, monumento di unità fra i popoli, di pace. Posate le armi e discutiamo…”. L’Isis non raggruma tutto un Continente, una storia, una cultura: ne è solo l’estremizzazione, se vogliamo una patologia. “La violenza – dice l’artista – distrugge, non costruisce nulla: invitiamo i fratelli dell’Isis a costruire il futuro insieme a noi: apriamo le nostre braccia per accoglierli… Tutte le religioni sono state invitate al dialogo e hanno aderito, anche quella musulmana”.
L’appello vale anche per la coalizione (a cui si è aggiunto anche l’Iran dopo la Siria) che sostiene l’opzione militare guidata dagli Usa e che sta bombardando il Medio Oriente? “Assolutamente si: siamo tutti responsabili del pianeta Terra – aggiunge Panico – noi occidentali dobbiamo aiutare quei popoli a crescere e la guerra non è la soluzione migliore. La Polis è un simbolo per tutti i popoli, di ogni latitudine. Dio è il nostro occhio, che guarda e vede: un grande giudice a cui inchinarci: non dobbiamo sfidarlo uccidendo le creature che ha messo al mondo. Non offendete la vita che Dio ci ha dato togliendola a un vostro fratello, perché ognuno di noi, di voi, nasce dal cuore di Dio”. Conclude Panico: “Gli Arabi sono stati i primi fautori della nostra civiltà: come possono uccidere qualcosa a cui loro stessi hanno dato vita? Noi diciamo: lavoriamo insieme a far crescere e progredire l’uomo”.