Lecce, la storia d'acqua del Rauccio
LECCE - Domenica 14 dicembre, dalle ore 11 alle ore 13, al Parco di Rauccio, nell’area pic-nic, sede di Fillirea, è in programma un itinerario lungo le vie dell’acqua, alla ricerca dei segni, ancora tangibili, della lunga storia delle bonifiche e di quelli naturali, ancora evidenti e sopravvissuti, espressione del pregio naturalistico e dell’importanza delle zone umide. Con questo trekking, condotto dalla Cooperativa Terradimezzo, lungo gli ambienti di transizione del Parco, proseguono le “occasioni di natura” organizzate da Fillirea e patrocinate dal presidente del Parco Andrea Guido, assessore alle Politiche Ambientali del Comune di Lecce.L’acqua è certamente uno degli indiscussi elementi naturalistici protagonisti del Parco di Rauccio. Ciò che oggi riconosciamo essere uno degli habitat più preziosi per la salvaguardia degli equilibri naturali e più ricchi di biodiversità, la palude, un tempo era un vero e proprio flagello, nemico dell’uomo, fonte di malattie, impedimento alle coltivazioni, ostacolo allo sviluppo dei territori.Delle vaste zone acquitrinose, immense distese di acqua stagnante che fino alla fine dell’800 hanno bordato il litorale leccese, oggi rimangono solo frammenti, quasi sempre trasformati in bacini e canali artificiali collegati tra loro e con il mare attraverso un fitto sistema di canalizzazioni, i cosiddetti canali a marea. Gli storici parlano di una fascia di acque stagnanti, lunga 65 chilometri e larga 10, che da Brindisi passando per San Cataldo di Lecce, arrivava fino ad Otranto. La bonifica, che ha così profondamente inciso e modificato la conformazione morfologica, sociale e culturale del territorio, è il frutto del lavoro dell’Opera Nazionale Combattenti e dell’allora Genio Civile a norma della legge sulla Bonifica integrale ovvero in virtù del famoso Regio Decreto del 13 febbraio 1933 numero 215. Le profonde trasformazioni subite dai luoghi per la bonifica dei terreni e l’utilizzo agricolo degli stessi, sono ancora tutte leggibili nel comprensorio del Parco di Rauccio dove, polle di acqua sorgiva, ajsi, bacini e canali artificiali, paludi interne al bosco, falde acquifere superficiali, terreni periodicamente impaludati, ci narrano una storia di secolare lotta tra le necessità dell’uomo e la caparbietà della natura, costretta, modificata, alterata, ma mai del tutto addomesticata.