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La periferia del Libertà è il centro: al Redentore don Ciotti conclude Venti Liberi

di Luigi Laguaragnella - Il salone della chiesa del Redentore, nel quartiere Libertà, era pieno di gente fino ad essere occupato anche l’uscio delle porte. Per la presenza di don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, giunto a Bari a conclusione di “Venti Liberi” la festa dei vent’anni del presidio pugliese, nonostante il freddo, occorreva allestire il cortile della parrocchia perché all’incontro con questo sacerdote dovevano partecipare più persone di quelle già (tante) presenti.
Don Ciotti è intervenuto sul tema della prevenzione legata ai minori e alla criminalità organizzata. Ha parlato per oltre un’ora con l’intensità e la passione rare di chi conosce bene la realtà delle sue parole, di chi riesce a trasmettere efficacemente tutto il senso della sua esperienza di sacerdote e di uomo impegnato attivamente nella società. Quegli occhi, che a volte si chiudevano trasmettendo passione ed emozione, e il tono alto e deciso della sua voce rappresentano la capacità di visioni profonde e il coraggio, ancora, di gridare e dare speranze agli ultimi, alle vittime della criminalità.

Basterebbe solo pronunciare “don Ciotti” per comprendere la personalità che Bari, il quartiere Libertà, hanno avuto l’onore di accogliere. E' bene, però, far risuonare l’eco delle sue parole in quella chiesa che vuole e può diventare presidio di socialità, luogo di accoglienza, possibilità di cambiamento. Don Luigi Ciotti conosce benissimo la strada i suoi pericoli, ma soprattutto i grandi insegnamenti che essa riesce a dare. Parla al pubblico delle istituzioni alla presenza del sindaco Decaro, agli avvocati, alle famiglie vittime della mafia, ai giovani e in qualche modo le sue parole sono un’eredità anche per chi sta scrivendo.

Le sue sono parole vere e vissute, nonostante, dice, si senta piccolo davanti alle sfide del mondo che sono tante. Libera, fortunatamente, riesce a ritagliare spazi di vita nuova, dando nuove prospettive in posti che sono presidi di illeciti, riportando la legalità. Ma don Ciotti non si sofferma sul tema della legalità, come forse il pubblico si aspetta. Accanto a Libera pare ovvio accostare il termine legalità. Di questa parola, come anche "antimafia" se ne sta facendo eccessivo uso.
Fa notare don Ciotti, che da quando si è incominciato a dibattere e  divulgare in maniera continuativa (giustamente) i temi sulla legalità, stanno incrementando nuovamente le illegalità, sotto diverse e nuove forme che danno altro vigore alla criminalità organizzata. Don Ciotti, quindi, invita a riflettere, senza cadere nella banalità.

Spesso, ormai si sente parlare di educazione alla legalità e all'antimafia, ma per don Ciotti questi argomenti non si risolvono o prevengono soltanto con la cura educativa, bensì quei termini devono suscitare qualcosa di più profondo che porta ad interrogare la singola coscienza nel tentativo di renderla lucida. Si può educare, infatti, avendo uno sguardo lucido che riesca a riconoscere le contraddizioni della società, che non porti la rassegnazione davanti a tragiche situazioni, ma che eviti un'eccessiva umiliazione. Serve coraggio anche per notare le cose positive di questo mondo. II bene e il positivo esistono e lui ha occhi così lungimiranti che vede segni nella nostra terra, nel sud.
Don Ciotti parla del "coraggio della lucidità" che aiuta a vedere tutto a largo raggio, proprio perché l'educazione coinvolge tutti gli ambiti sociali. E' impensabile poter continuare, soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, a ragionare al singolare. Bisogna abbandonare i vecchi schemi: la società sta cambiando e quello che, prima di tutto, devono promuovere i cittadini è il senso di responsabilità. È questa che misura il valore della cittadinanza. Dice don Ciotti: «È la spina dorsale della democrazia».La responsabilità di ammettere gli errori, di saper reagire con coraggio. In qualche modo è alla responsabilità che si deve educare minori, famiglie, cittadini.

Oggi si è giunti ad un punto in cui è da rivedere l'intero impianto sociale, dato che la mafia sta reclutando nuove leve, si sta espandendo nel tessuto sociale. Prima di tutto, don Ciotti non può far altro che esortare al coraggio di assumersi le proprie responsabilità e di osare. È fondamentale che nel progetto educativo che punta a togliere da giri negativi tanti giovani, nessuno sia solo: corresponsabilità e condivisione devono essere la base del vivere cittadino. La città è il luogo in cui tanti mondi si incontrano e tutti devono sentirsi protagonisti nella realizzazione di quella “città educativa” che propone don Ciotti. Un luogo in cui si entra concretamente in relazione. La strada è il luogo in cui si tessono rapporti e aiutano, se con le dovute segnaletiche, a mettere al centro l’uomo con la sua singola storia, allontanandolo da quelle periferie più volte espresse da papa Francesco verso cui, territoriali o interiori, l’uomo deve andare incontro a questi con coraggio instaurando relazioni.

Don Luigi Ciotti lascia immaginare la città educativa, descrivendola semplicemente con l’esempio di tanti testimoni. Ad una mafia che si evolve e si sviluppa nuovamente, insieme alla società, gli strumenti per opporsi sono da ritrovare nella storia e in grandi personaggi: cita don Tonino Bello per la sua capacità di sapere caricare i giovani, mette in luce il silenzio operante di don Pino Puglisi, esalta l’umiltà di papa Francesco che aiuterebbe a gestire quella “responsabilità”, ripropone l’esempio di don Bosco. Per il progetto di un “città educativa” le soluzioni sono da ritrovare soprattutto nell’esempio dei salesiani: per don Ciotti, più che mai, occorre tornare a mettere al “centro”, nelle tante periferie delle città, luoghi di ritrovo e di crescita come l’oratorio; in un periodo di crisi come quello attuale è necessario che i ragazzi trovino speranze attraverso le scuole di specializzazione; promuovere la cultura, la relazione con le scuole e le associazioni. Questi tre pilastri, insieme all’impegno degli adulti di “stare e fare” insieme ai ragazzi (non creare distanze dovute all’anagrafe) sono indicazioni che proprio la storia conferma di essere sempre valide e che farebbero risorgere le persone che della devianza ne fanno il loro cibo quotidiana.
Pro memoria lasciato da don Ciotti: sguardo lucido, coraggio della responsabilità, formazione, cultura, saper vedere il positivo, relazioni, corresponsabilità.