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Dai lupi ai virus: la perdita dell'innocenza

di Francesco Greco - Vaghi a lungo, come anima in pena, alla ricerca di una chiave d'accesso per decodificare “Homo Homimi Virus”, di Ilaria Palomba, Meridiano Zero, Bologna 2015, pp. 397, euro 18 (collana “I taglienti”). D'istinto pensi alla nausea che invase Sartre, alla noia che tormentava Moravia, alle ombre che angustiavano Borges, ai fantasmi di Castaneda. Atteggiamenti intellettuali, ma fino a un certo punto. E' un apologo sulla solitudine? Sul veleno che la comunicazione deposita sulle nostre coscienze con l'alibi di informarci? Sulle orride leggi della società dello spettacolo? Sulla morte delle ideologie e con esse dell'etica comune? Sul black-out delle nostre anime? Sulla malapolitica dilagante? Lobby, logge massoniche, cosche mafiose, hanno vinto?

Sull'impossibilità di resistere al conformismo per mettere qualcosa nel piatto? Sui relativismi della lingua ormai incapace di senso? Sulle religioni ormai prive di etimo? Sull'Occidente in putrefazione, processo iniziato un secolo fa (il “tramonto” disse Oswald Spengler fra il 1918 3e il 1922)? E' solo una storia d'amore postmoderna, triangolata, bisessuale? La sublimazione dell'avvenuta fine della sintonia, comunicazione fra esseri umani e fra i sessi? Sulla competizione disumana? L'anestesia dei sentimenti, l'afasia dell'anima? Il darwinismo sociale? Il nichilismo gelido? Il fallimento che ci attende sempre all'angolo? La resa alla banalità del male? L'innocenza è perduta per sempre?

Di sicuro c'è la scansione della colonna sonora: dai Clash a Lou Reed, dai Radiohead ai Cure e i mitici, immancabili Doors. Poi ti dici: la scrittrice barese s'è scagliata in avanti, vive in un tempo che verrà, nel XXII secolo: per cui oggi non abbiamo gli strumenti ermeneutici adatti per entrare nella sua prosa asciutta, ispida come ogni sperimentalismo in quanto tale, comunque sincera, priva di accademia, di leccate ruffiane e suggestioni autoconsolatorie.

Via mail confida la paura che il romanzo passi inosservato, che la critica lo ignori: il che è peggio della censura, la demolizione. Avvenne a Morselli e Tomasi di Lampedusa. In patria per Pasternak, negli Usa per Bukowski. Tanti sono morti inediti, mentre le librerie si riempiono di spazzatura.

La biografia della scrittrice offre qualche utile spunto. E' donna e artista cosmopolita, sguardo totale sul mondo e le sue cose, viaggia molto (è appena tornata da Dublino), considera, e fa bene, la provincia folklore, funerali, “morti ai paesi”, piatti tipici, tarante, emozioni codificate, marionette deliranti, vite abortite. Laureata in Filosofia, ha vinto una borsa di studio alla Sorbona. Pubblica poesie nel 2011: “I buchi neri divorano le stelle”, nel 2012 il romanzo “Fatti male” (tradotto in tedesco, la musicalissima lingua di Goethe e di Fritz Lang). Esperienze di body performance art. Nel 2013 escono i racconti erotici “Violentati”, l'anno scorso il saggio “Io sono un'opera d'arte”, viaggio nel mondo della performance art (Edizioni dal Sud).

E dunque “Homo Homini Virus” cita l'underground americano (echi di Kerouac) e si riallaccia ai lupi di Hobbes, Bacone e tanti altri e a quelli, ultimi, della steppa di Hesse: stessa alienazione e solitudine cosmica, leopardiana, stessa rabbia sterile, disperata, stessa impotenza, rassegnazione rispetto ai destini toccati in sorte. E traccia un solco fra prima e dopo. Dopo averlo letto, non saremo più gli stessi di proveremo nausea e noia per i romanzetti che ci assediano. E' bene dirlo prima. Non perché la scrittrice ha trovato una sua koinè, come pure è, ma perché è stata impietosa, senza alibi: non ha taciuto nulla, a se stessa e alla pagina. Niente rimozioni, autocensure. E' risalita all'etimologia primitiva della parola, del senso, della vita: al Big-Bang. Questo si prefiggeva, questo ha fatto. Non deve aver fatto molto editing: ha lasciato la pagina com'è venuta, senza defraudarla della sua violenza semantica, della struggente bellezza.

Nella vita di Angelo, dalla Puglia a Roma per darsi una chance nel mondo volgare, cannibalesco dei giornali, della body art e nelle parabole di Luisa, Iris, Tamara, c'è un virus: ce lo passiamo l'un l'altro e ogni uomo è lupo all'altro uomo in un tempo in cui il solipsismo è una devastante patologia e il darwinismo sociale si trasfigura in una filosofia di vita. Mala tempora...