Folla oceanica a Ny per il Papa, “Casa, lavoro e terra per tutti” (diretta)
Sono due le emergenze delineate da Francesco all'Onu: la protezione dell'ambiente e la fine dell'esclusione sociale. Il Papa ha parlato di "ampi settori senza protezione" nel mondo, vittime "di un cattivo esercizio del potere": "l'ambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi". "Due settori intimamente uniti tra loro", che la politica e l'economia "hanno trasformato in parti fragili della realtà". Per questo, "è necessario affermare con forza i loro diritti, consolidando la protezione dell'ambiente e ponendo termine all'esclusione".
"La riforma e l'adattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso l'obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un'incidenza reale ed equa nelle decisioni": così Francesco all'Onu, sostenendo la necessità di riforma del Consiglio di Sicurezza e degli organismi finanziari. "L'esperienza di questi 70 anni, al di là di tutto quanto è stato conseguito - ha affermato il Pontefice -, dimostra che la riforma e l'adattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso l'obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un'incidenza reale ed equa nelle decisioni". "Tale necessità di una maggiore equità - ha proseguito -, vale in special modo per gli organi con effettiva capacità esecutiva, quali il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari e i gruppi o meccanismi specificamente creati per affrontare le crisi economiche". "Questo - ha aggiunto - aiuterà a limitare qualsiasi sorta di abuso o usura specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l'asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza".
PAPA FRANCESCO ACCOLTO SU NOTE "NEW YORK, NEW YORK" - E' stato accolto sulle note di "New York, New York" Papa Francesco al Jfk, l'aeroporto principale della Grande Mela. Da qui è decollato a bordo di un elicottero alla volta di Manhattan per la celebrazione dei Vespri nella cattedrale di St.Patrick, sulla Fifth Avenue.
Terzo giorno negli Usa per Papa Francesco. Il Pontefice ha compiuto su una Jeep l'ultimo tratto del percorso tra l'eliporto di Manhattan e la Cattedrale di St Patrick, nel cuore di New York, per permettere alla folla di salutarlo. Un massiccio spiegamento delle forze di polizia, con decine di vetture con lampeggianti in funzione, e addirittura un camion che precedeva di due metri il mezzo di Francesco, ha pero' trattenuto a distanza l'entusiasmo della folla che certo voleva vedere il Papa piu' da vicino. Francesco ha poi percorso 8 km su una Fiat 500L identica a quella utilizzata a Washington negli ultimi giorni.
Arrivato a qualche isolato dalla chiesa di St Patrick, Papa Francesco ha cambiato vettura, salendo su una Jeep bianca analoga a quella che utilizza in piazza San Pietro, cioe' protetta solo da un parabrezza e aperta ai lati. Il Papa ha pregato nella Cattedrale per i "fratelli islamici", salutandoli nel giorno in cui celebrano la festa del sacrificio. E nell'occasione ha fatto riferimento alla tragedia dei pellegrini musulmani schiacciati dalla calca alla Mecca: "Avrei voluto che il mio saluto fosse piu' caloroso, secondo i miei sentimenti in questo momento di preghiera" dice "mi unisco e ci uniamo nella supplica a Dio Padre Nostro onnipotente e misericordioso".
"Di fronte al popolo di Dio, avete sofferto molto, come corpo sacerdotale, perche' tanti fratelli che hanno ferito e scandalizzato la Chiesa nei suoi figli piu' indifesi", ha detto Francesco ai preti di New York riuniti nella Cattedrale di St Patrick. Il Pontefice ha parlato della "vergogna" che ha sopportato il clero americano nel "non lontano passato" commentando l'espressione dell'Apocalisse "giungete dalla grande tribolazione".
"Vi accompagno - ha assicurato rivolto ai sacerdoti presenti nella Cattedrale - in questo tempo di dolore e difficolta'; come pure ringrazio Dio per il servizio che realizzate accompagnando il popolo di Dio". Il Papa ha messo in guardia sacerdoti, religiosi e laici della diocesi di New York dal rischio di "farsi intrappolare nel misurare il valore dei nostri sforzi apostolici dal criterio dell'efficienza, della funzionalita' e del successo esterno che governa il mondo degli affari". "Anche queste cose non siano importanti!", ha ammesso il Papa ricordando che "ci e' stata affidata una grande responsabilita' e giustamente il Popolo di Dio si aspetta delle verifiche". "Ma - ha scandito - il vero valore del nostro apostolato viene misurato dal valore che esso ha agli occhi di Dio. Vedere e valutare le cose dalla prospettiva di Dio ci richiama ad una costante conversione al primo tempo della chiamata e, non c'e' bisogno di dirlo, una grande umilta'. La croce ci mostra un modo diverso nel misurare il successo: a noi spetta seminare, e Dio vede i frutti delle nostre fatiche. Se talvolta le nostre fatiche e il nostro lavoro sembrano infrangersi e non portare frutto, noi seguiamo Gesu' Cristo?; e la sua vita, umanamente parlando, si concluse con un fallimento: il fallimento della croce". "A voi, religiose, sorelle e madri di questo popolo, voglio dire 'grazie', un 'grazie' grandissimo... e dirvi anche che vi voglio molto bene. Ci tengo tanto a farvelo sapere", ha aggiunto Francesco esprimendo la sua "speciale ammirazione e gratitudine" per le suore degli Stati Uniti. Un gesto di particolare significato, compiuto nella cattedrale di New York, intitolata a St Patrick, dopo che nel precedemte Pontificato inchieste vaticane avevano messo in dubbio il valore della loro attivita' apostolica. Ascoltate le parole del Papa, i sacerdoti e religiosi hanno tributato un lungo applaauso alle suore presenti.
"La nostra vocazione e' vivere nella gioia", ha aggiunto Papa Francesco nell'omelia per i vespri pronunciata "nella bella Cattedrale di St Patrick a New York, costruita in molti anni con il sacrificio di tanti uomini e donne", che ha indicato come "un simbolo dell'opera di generazioni di sacerdoti, di religiosi e di laici americani che hanno contribuito all'edificazione della Chiesa negli Stati Uniti".
Deputati e senatori hanno accolto con una standing ovation il Pontefice appena entrato nell'aula. Oltre tre minuti di applausi. Papa Francesco ha risposto salutando con la mano e, prima di salire sul palco, ha stretto la mano al segretario di stato, John Kerry. In prima fila con Kerry, tra gli altri, il vicepresidente Usa Joe Biden, l'intero gabinetto del presidente Barack Obama, i giudici della Corte Suprema, il segretario al tesoro Jacob Lew. Ecco i principali passaggi del Pontefice
"Sono grato per il vostro invito a parlare davanti al Congresso della terra della liberta' e la casa del coraggio": cosi', citando un passaggio dell'inno nazionale statunitense, Francesco ha iniziato il suo discorso a Capitol Hill. Salutato da una seconda standing ovation da parte dei membri del Congresso.
Standing ovation per Papa Francesco I - Jorge Mario Bergoglio durante il suo storico discorso al Congresso Usa
Posted by Giornale di Puglia on Giovedì 24 settembre 2015
"Nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico". Ha continuato il Pontefice . "Questo significa - ha aggiunto - che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere".
"Fare appello al coraggio e all'intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi". "Perfino in un mondo sviluppato, gli effetti di strutture e azioni ingiuste sono fin troppo evidenti. I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli. Dobbiamo andare avanti insieme, come uno solo, in uno spirito rinnovato di fraternità e di solidarietà, collaborando generosamente per il bene comune".
"Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri. Vi dico questo come figlio di immigrati, sapendo che anche tanti di voi sono discendenti di immigrati". "Quando lo straniero in mezzo a noi ci interpella, non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato".
"Il nostro mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale". "Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederli come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni. Rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno". "Ricordiamo la Regola d'Oro: 'Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te'".
OBAMA 'COLPITO' MA NO CAMBIAMENTI - Non ci sono annunci su un cambiamento della politica sulla pena di morte. Cosi' il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, ha commentato l'appello del papa per l'abolizione della pena capitale sottolineando pero' su come il presidente Obama sia rimasto colpito dalle parole del pontefice.
