“Chiamatemi Francesco”: la recensione

di Frédéric Pascali - Raccontare la vita di un grande uomo è sempre un esercizio di difficile equilibrio, laddove incombe il rischio di rovinose cadute nei profondi dirupi agiografici.

Il regista Daniele Luchetti è abile nell’evitare il tonfo ma non altrettanto nello schivare l’inciampo. Il suo biopic su Papa Francesco si veste di scarna essenzialità, addobbando i punti di svolta della “carriera” di Bergoglio con una narrazione contrita in lunghi flash back d’incondizionata ammirazione.

La sera prima dell’inizio del Conclave che eleggerà il nuovo Papa, il cardinale Bergoglio ripercorre la sua vita.

Giovane perito chimico, e ammiratore del regime peronista, lascia la fidanzata per la preponderante idea di poter diventare un missionario. Entrato nella Compagnia di Gesù viene però indirizzato verso la carriera ecclesiastica nella sua Buenos Aires, fino ad assumere l’incarico di “Provinciale” dei gesuiti d’Argentina. Con l’arrivo dei tempi bui della presa del potere della giunta militare del generale Vileda, il giovane gesuita, nel frattempo divenuto rettore della facoltà di teologia e filosofia a San Miguel, si trova a gestire il ricovero dei rifugiati politici e le persecuzioni nei confronti di quei sacerdoti che denunciano le angherie del governo. Un percorso difficile che ne acuisce la tempra e il carisma.

Girato con il dono della sintesi il “Chiamatemi Francesco” di Luchetti entra in punta di piedi e, relegando a poche inquadrature la mistica, si concentra principalmente sul coraggio e la ragione che sin dal principio contraddistingono l’operato del futuro Papa. Un approccio quasi laicista che lascia poco spazio al lato intellettuale di Bergoglio, la carriera universitaria e la laurea in filosofia non hanno voce in capitolo.

Convince l’interpretazione di Rodrigo de la Serna, il “giovane” Bergoglio, meno quella di Sergio Hernàndez, il “futuro Pontefice” dal 2005 fino al giorno finale del Conclave, intrappolata in una parvenza eccessivamente dimessa, fino quasi a svelarne la finzione.

In tema, e di rilievo, la fotografia diretta da Claudio Collepiccolo.