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“Santo” il Bari per Antonucci

di Livalca - Angelo Favia, noto conoscitore di calcio fatto per intenditori e non a caso tifoso del Milan, mi ha chiamato, immagino a dicembre 2015, per dirmi: Gianni è uscito il nuovo libro di Gianni Antonucci posso passare dalla libreria Roma a tuo nome per acquistare la copia?  La mia risposta fu affermativa e dissi prendi due copie chiedendo del signor Renato. Dopo qualche ora mi ha interpellato sul cellulare dicendo sono in libreria, ma non è in sede il titolare, ed io, deciso, passami l’uomo che ama i libri con la stessa delicatezza e sensibilità con cui rende omaggio al pianeta donna, ossia il leggendario per restare in tema, Ruggiero. Alla risposta, che era assente anche questo scrupoloso amico degli amanti del libro di carta, dissi: ‘Acquista, paga e vieni da me’. Angelo dopo pochi minuti mi ha portato il volume ‘LEGGENDA BIANCOROSSA’.

I vocabolari dei miei tempi alla voce leggenda riportavano: ‘Racconto della vita di un santo, con mescolanza di motivi reali e fantastici’: SANTO BARI !!!!

Ho fatto in tempo solo a leggere la presentazione del Presidente Emiliano e sono rimasto entusiasticamente ‘folgorato’ dal suo ricordo dello ‘schiaffetto’ (bisognava muovere con la sola forza della mano, battuta per terra, una folata d’aria sufficiente a far girare le figurine) e di riflesso mi sono immedesimato nei ‘poverini’ che hanno sfidato l’opulenza del Michele ragazzo…già allora imbattibile con le ‘figurine’.

Presidente con me lei avrebbe perso perché ero bravissimo, avendo escogitato un mio metodo personale, per trasformare la mano in un ‘cuppino’.

Bellissimo il ricordo dedicato al papà del presidente della Regione: ‘prolifico attaccante cresciuto nel vivaio del Bari’. Solo le generazioni più ‘anta’ possono comprendere per un barese cosa significasse essere nel vivaio della squadra cittadina. Il libro recatomi dal tifoso Favia è rimasto sul mio tavolo da lavoro - non posso chiamarla scrivania altrimenti il giornalista Polito mi deferisce all’Ordine professionale - fino alle dodici del giorno successivo, quando si è materializzata lafigura di Vincenzo Schino, grande amico con il difetto di capire poco di calcio e non per niente interista ‘sfegatato’, che lo ha portato via dicendo: ‘Meraviglioso’.

Del libro poi ho perso la memoria, assorbito da mille pensieri che mi faranno compagnia fino all’ultimo respiro, e di questo mi scuso pubblicamente con Gianni Antonucci. Qualche giorno fa mi ha chiamato il bel Michele, il figlio dello storico del Bari che con il ‘suo incedere elegante’ ti fa capire che è nato per fare il presidente, qualsiasi presidente, e come tale devi trattarlo, per dirmi: ‘Gianni ho una copia per te del libro di papà con dedica’.

Una dedica di Gianni Antonucci può collocarmi nella ‘leggenda biancorossa’? Dissi Michele lascia la copia in portineria e la manderò a prendere. Ho inviato un mio collaboratore ma non vi era niente; qualche giorno dopo mia moglie ha ritirato il libro, ma per rintracciare la dedica dovrò prima sottopormi ad un estenuante ‘ritiro’ che male si concilia con la mia attività. Amico lettore al prossimo libro di Antonucci saprai il ‘tenore’ della dedica.

La prima cosa che sono andato a controllare è stata la pagina dedicata a coloro che hanno scritto sul Bari: quelli con la foto in bianco-nero li ho conosciuti tutti personalmente ad eccezione forse di dieci nominativi. Giuseppe Accettura, Andrea Castellaneta e Aurelio Papandrea li ho frequentati per anni: con Peppino resta una grande amicizia, anche se ci vediamo poco. Di quelli con la foto a colori, nella speranza che apprezzino il mio ‘impegno’, posso dire: GUIDO da CAMPIONE in maniera GAGLIARD(a)I con magno GAUDIO e SALOMONicamente ritengo che gli altri, anche se li ho conosciuti, non hanno una traccia tangibile di me.

Traversa non ti arrabbiare perché ti hanno chiamato Benanzio: la colpa è tua dal momento che continui a firmarti in mille modi diversi e ‘disorienti’ coloro che devono inquadrarti in un ben definito personaggio: come tutti sanno la v va, la b Ba…

Mi ha commosso rivedere pubblicato il ‘pezzo pregiato’ - sono parole di Antonucci - che Vito Maurogiovanni, che di calcio poco capiva e poco voleva capire, dedicò per i 100 anni del Bari. La storia di Antonucci-tarallucci penso di saperla solo io. Amen.

Ero bambino a fine anni ’50 del secolo scorso e andai allo stadio per vedere un incontro: forse un Bari-Bologna finito uno a uno. Nei miei ricordi vidi ben poco perché il signore che mi era davanti si alzava ogni secondo, ma rammento di aver ‘intravisto’ un gol di testa di un certo Buglioni. Antonucci mi ricorda nel suo almanacco che ha fatto 4 gol nel Bari ed io ho visto forse il più bello (licenza calcistica). Il potere del libro di Antonucci non è quello di distruggere i ricordi, ma di riportarli in vita in un’atmosfera da sogno perenne.

Il caso di Carlo Tagnin, il mediano dai piedi ruvidi, che fece grande l’Inter di Helenio Herrera è la dimostrazione più evidente del credo di mio padre: ogni impedimento è un giovamento. Tagnin , coinvolto in un piccolo scandalo di conversazione telefonica, subì una squalifica - amico lettore a tal proposito controlla il libro di Antonucci a pag. 145 - che non gli impedì in seguito di vincere titoli intercontinentali con la maglia nero-azzurra, grazie alla lungimiranza e al fattore ‘C’ del ‘mago’.

Anni dopo l’Inghilterra ispirandosi al non gioco interista vinse nel 1966 uno dei più scarsi mondiali dal punto di vista del gioco. Alfred Ernest Ramsey, allenatore della squadra inglese, nel 1966 fece giocare tutte le partite un mediano di nome Stiles, mediocre giocatore, ma utilissimo per l’economia della squadra. Nel calcio non si inventa niente: Tagnin, Bedin, Lodetti,Furino,Marini, Berti,Tumburus e Bagni, solo per citarne qualcuno, per passare poi ai nostri Carrano,Macchi, Marongiu, Materazzi,Sola, Bovari, Bellavista, Tangorra, Tentorio,Terracenere e tanti altri. La classe ha sempre bisogno di portatori d’acqua, ma portatori d’acqua senza la classe…non dissetano nessuno e non vincono niente. Matematico!

Antonucci mi ha fatto tornare alla mente tanti giocatori che venivano nella nostra azienda - stampavamo Settegiorni, Il Galletto, Bari sport, Sport70, Biancoverde, senza dimenticare che, anche i giornali non prettamente attinenti, avevano le pagine dedicate allo sport - per fare in modo che il giornale si occupasse di loro: novantesimo minuto era l’unico sfogo televisivo e le televisioni private erano solo nelle idee del cavaliere di Arcore. Una volta, quando la conoscenza era in fase embrionale dal momento che ero ragazzino, chiamai al telefono Antonucci per conto di Aurelio Papandrea per un chiarimento-‘limatura’ su un’intervista a Conti Raul (La telefonata e la risposta è esistita, l’episodio che riguarda Conti è affidato al ricordo per cui potrebbe essere…fuori tempo!). Fu gentilissimo e pratico: ‘Uagliò passami Aurelio, non mi far perdere tempo’. La voce è rimasta intatta nel tempo, al pari della passione biancorossa.

Antonucci, Antonucci altro che tarallucci, questi sono ‘bocconucci’ preparati con la marmellata fatta in casa dalle mamme, poi venne la Nutella che rese, quello scrigno di pasta frolla, unica e ancor più bella. (Chiaramente in base ai gusti).

Una piccola lacuna del libro è quella di non aver dedicato una finestra più visibile ad uno dei più grandi centrocampisti che hanno calcato la scena calcistica: Claudio Correnti. Antonucci, da quel parsimonioso commercialista che è sempre stato, con due parole fotografa la situazione: ‘fu ceduto incautamente’.

Gaetano Campione, in una premessa appassionata e pregna di ammirazione, scomoda Indiana Jones, un personaggio cinematografico ideato da George Lucas, è afferma: ‘si è destreggiato tra mercatini d’antiquariato e bauli polverosi…’. Caro Campione il tifo non sarà mai archeologia perché è dentro di noi, non per niente è il nome di una malattia che i baresi ‘nudi e crudi’ conoscono molto bene: ti perdoniamo questo

‘èpater les bourgeois’ perché il ‘piccolo padre’ non si dimentica ieri, oggi e domani. Al termine del suo intervento, però, il capo dei servizi sportivi della Gazzetta del Mezzogiorno, consacra il genio biancorosso di Antonucci affermando: ‘La vera leggenda biancorossa del Bari è il filo della memoria di Gianni Antonucci’. Ritengo sia stato il modo più sublime e generoso per dire grazie ad un uomo che ha messo la sua mirabolante memoria calcistica al servizio della testata della sua città: corre voce che sia in preparazione una festa di ‘ringraziamento’, come omaggio all’uomo che ha tramandato alle generazioni future il calcio barese.

Antonucci nelle note che ci regala all’inizio del libro afferma che coloro che consulteranno il suo testo potranno sempre dire umilmente: ‘ non lo sapevo, lo apprendo ora’. Infatti io ho scoperto che l’allenatore che ci ha regalato le gioie più grandi negli ultimi anni e che tutti conoscevamo come Alberti per l’anagrafe risulta: ROBERTO ALBERTI MAZZAFERRO. L’avessimo saputo prima avremmo toccato… ‘ferro’ a tempo debito.

Come tutte le cose anche i migliori vangeli-almanacchi hanno delle piccole inesattezze. Stamattina, domenica, mi ha chiamato la volpe Angelo Favia per parlare del libro. Dopo vari minuti di argomentazioni rievocative molto belle, mi ha chiesto: ‘secondo te quante reti ha segnato Donati nel Bari?’. Io, avendo il libro a portata di mano, ho cercato di guadagnare tempo, facendo finta di ricordare gli anni in cui ha militato, e velocemente sono andato alla pagina del libro (57 per la cronaca!) e ho risposto 6. La volpe angelica, che tutto aveva previsto, dall’altra parte: ‘penso che stai sbagliando…scommettiamo un pranzo?’. Una di queste domeniche dovrò saldare il debito contratto per un errore di calcolo…elementare. Comunque, dal momento che devo difendere la categoria in cui milito da sempre, mi preme precisare che non si tratta di errore di stampa, ma di calcolo… Malattia endemica? Ricordatevi amici che il miglior almanacco contiene sempre qualche imprecisione, per cui prima di scommettere telefonate a Gianni Antonucci: la sua memoria è una garanzia contro qualsiasi imprecisione.

Il volume viene pubblicato da Adda e non poteva essere diversamente: ritengo che l’editore Giacomo giocasse come portiere e questo gli permette di ‘parare’ qualsiasi ‘bordata’. Riepilogando un sontuoso volume dal titolo ‘LEGGENDA BIANCOROSSA La Bari e i suoi protagonisti. Almanacco 1908-2015’, che si avvale di un ricercato ed efficace progetto grafico di Vincenzo Valerio. Il calcio è bello perché ogni opinione è valida: un lustro fa la Roma ci prestò Stefano Okaka. Molti dissero un discreto giocatore che non farà molta strada: Conte lo ha convocato in azzurro e, quindi, non è rimasto in mezzo ad una strada. La stessa strada percorrerà questo libro: solo che l’azzurro finale sarà a sfondo biancorosso.

Avendo visto venerdì sera Bari-Crotone non si può non affermare che la ‘LEGGENDA’ genera stress a volte letale, ma il tifo biancorosso è ancora più leale e paziente ora che ha avuto la patente agiografica: non più FORZA BARI, ma SANTO BARI.

Più libri scriverà Gianni Antonucci, maggiore diventerà la passione biancorossa: la segreta speranza è che dopo tanta passione-possesso si possa anche arrivare… A godere.