Cinema: Sophie Marceau, la classe non è acqua

 di FRANCESCO GRECO - E brava Sophie! Da standing-ovation. Rifiutare un'onorificenza, la più prestigiosa di Francia (la Legiòn d'onore) non è da tutti. Anzi. Specie nello spettacolo, dove si è sempre ansiosi di medaglie e medagliette, coppe e coppette, anche per provare al mondo e a se stessi la propria esistenza, corroborare l'io e l'autostima debole. Non hanno resistito di recente neanche cinque registi famosi (qualcuno premio Oscar) che sono andati a fare passerella a Palazzo Chigi. Chissà che sghignazzi Nanni Moretti (“Mi si nota di più se non vado o se vado e me ne sto in disparte?”).

Macchina del tempo. Autunno 2009 (novembre), a Lecce arriva la troupe di “Ne te retourne pas” (Non ti voltare), regia e sceneggiatura della francese Marina de Van (Parigi, 1971). Una storia sottile, psicologica, come sanno fare solo i francesi, da Alain Resnais a Marcel Carnè. E' la loro modulazione stilistica, irraggiungibile, sublime.

Una donna sposata e madre di due bambini, in apparenza felice, si accorge del passare inesorabile del tempo e va in crisi esistenziale: un crampo allo stomaco. E' inquieta, ma attraverso una foto che spunta all'improvviso, riuscirà a capire cosa la turba e a ritrovare la sua identità.

Con Sophie nel cast c'era anche Monica Bellucci. Un richiamo troppo forte, malioso per resistere. E infatti noi cronisti di provincia tirammo fuori dalla naftalina il vestito della festa, trovammo nell'armadio la cravatta in tinta un po' sgualcita e sollecitati dai politici leccesi che intendevano dare alla faccenda il massimo del clamore mediatico, andammo alla conferenza-stampa di fine riprese (durarono circa una settimana).

Intanto la Bellucci era stata fotografata per le vie del centro storico della Lecce barocca, intima, di pietra sfolgorante, che ruba la luce. Invece la Marceau si eclissò: forse se ne stette in albergo, colta da quella noia che era stata di Sartre e Gide, Camus, Balzac.

Non ce ne pentimmo. Monica arrivò puntuale alle 7 della sera, in jeans, salutò: “Buonasera!”. Ammutolimmo. Poi fioccarono le domande. Lei apparve timida, modesta e bellissima, con le grandi mani bianche e gli occhi scuri, profondi, la pelle di neve e le forme giunoniche.
Spuntò un ragazzo leccese, che le donò un mazzo di boccioli rosa. Lei sgranò gli occhi grandi. Era la moglie di Vincent Cassel e, credo, non aveva ancora avuto la seconda figlia. Poi l'assessore allo sport cercò di metterle una collana d'oro “come ricordo”. La diva, da donna di mondo, lo fermò delicatamente e con un sorriso ringraziò: “La metterò alla prima occasione mondana...”.

Non fu la sola gaffe degli amministratori di Palazzo Carafa: il rinfresco fu keep-out per i giornalisti. I quali, com'è noto, hanno la memoria dell'elefante (i leccesi poi più di altri): così da allora alle conferenze-stampa se ne vedono pochissimi, anche se c'è Scamarcio. Da provinciali, si sono giocata la faccia per una flute di prosecco e un pasticciotto... L'avesse saputo Carmelo Bene li avrebbe presi a calci in culo.

Domande anche per la regista, che spiegò la sua storia, il background. La de Van aveva molta personalità. Non dovremmo dirlo, da italiani, per carità di patria, ma la vera star della serata fu lei: Sophie Marceau, che svettò per classe, discrezione, charme. Trucco leggerissimo. Magica presenza. Le chiesero, ovvio, del “Tempo delle mele”, quando interpretò la 13enne Victoria al primo amore, con genitori ansiosi e una nonna sprint, ma nel frattempo ricordò di aver fatto cose importanti, teatro incluso.

Rispose paziente, sorridendo: il caschetto scuro era uguale, ma ora avevamo di fronte una signora alta e magra, dolce, raffinata. Aveva una vocina sottile, era molto garbata. Parlava piano per permettere a un traduttore di fare il suo lavoro. Alla fine si alzò e scivolò via come un'ombra lasciando tutti i riflettori a Monica: sembravano amiche. Da vera erede di Dominique Sanda, la Adjani, la Signoret, la Bardot, la Girardot, Anouk Aimèe, la Ardant, ecc. Il film forse non ebbe molto successo.

Ora apprendiamo che dietro il visino acqua e sapone c'è anche un carattere determinato e un'idea del mondo tutta sua, su cui non accetta compromessi. Realpolitik va bene, ma se a Francois Hollande non fa senso la donna umiliata dalle oligarchie e satrapie religiose nei paesi arabi (l'Arabia Saudita nello specifico), se la teocrazia fa scorrere il sangue con la pena di morte, a Sophie invece si. Le nostre sgallettate si sarebbero buttate sulla targhetta dopo aver sventagliato comunicati-stampa urbi et orbi. Lei no. Noblèsse oblige. La classe non è acqua. Avrà in salotto una statuetta di meno, ma si è meritata l'affetto di tutti noi, che condividiamo il suo gesto. Brava Sophie!