VINO DiVINO. Un dubbio vi tormenta? Sommelier o Assaggiatore, una simpatica intervista doppia vi aiuterà a dormire la notte

di AUGUSTO MARINO SANFELICE DI BAGNOLI — La domanda è di quelle che non fanno dormire i winelover la notte, è una di quelle domande tipo è nato prima l'uovo o la gallina? Oggi, in esclusiva, Vino diVino ha cercato e scovato per voi due esperti di vino: uno è un sommelier, l'altro è un assaggiatore. Che differenza passa tra i due “mestieri”? Proviamolo a chiedere ai diretti interessati in una singolare intervista doppia.

Nome e cognome?

Sommelier: Pasquale Ieva

Assaggiatore: Vito Antonio Mangialardo

Età?

S: Ormai alla soglia dei 44.

A: 43 anni.

Professione nel mondo del vino?

S: Sommelier AIS, per passione.

A: Assaggiatore di vino Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino), Consigliere della delegazione di Bari.

Professione reale?

S: Imprenditore nel campo del commercio\lavorazione alluminio\pvc

A: Cuoco, responsabile di cucina dello Steam Pub & Dreams.

Com'è nata la tua passione per il vino?

S: Non so di preciso quando è nata la mia passione per il vino, ma sicuramente fin dai tempi della scuola elementare, dove, pranzando a casa di un'anziana zia, quest'ultima mi esortava dicendomi:
Pasquale, bevi il Vino che devi andare a scuola. Ecco, queste erano le prime avvisaglie della mia futura passione!

A: La passione per il vino è nata quando ero poco più che bambino, accompagnando mio padre quando si recava per cantine ad acquistare il vino che consumavamo regolarmente a casa. Per me era un momento entusiasmante, l’odore della cantina mi piaceva un sacco, e seppur oggi sappia bene, che prima dei 16/17 anni, non andrebbe neanche assaggiato il vino. Il momento più bello era proprio quando mio padre mi concedeva di bagnarmi appena le labbra con il vino appena acquistato. Guardavo mio padre, e il più delle volte, dopo aver assaggiato, gli consigliavo il vino dalla gradazione alcolica più alta, che quasi sempre era un Primitivo. Oggi i tempi sono cambiati, ed ai bambini giustamente non si permette più di bere il vino diluito con l’acqua, anch’io porto mia figlia in cantina, alla quale però non faccio assaggiare il vino, ma glielo faccio solo annusare dal bicchiere. E’ troppo divertente, perché in tutti i vini sente la ciliegia sotto spirito.

Rossi, bianchi o rosati?

S: Non ho preferenze, consumo sicuramente più rossi ma non disdegno i bianchi ed i rosati, anche in virtù del gioco degli abbinamenti.

A: Domanda per me irrilevante; non ho una tipologia di vino preferita.
Ogni vino che racconta una storia, un'emozione, un momento particolare, è per me il preferito.

Dicci un luogo comune sul mondo del vino?

S: Il vino rosso si beve a temperatura ambiente!

A: Vino e salute. È forse il luogo comune più diffuso, ed anche il più pericoloso a mio avviso, perché il rischio di trasmettere messaggi sbagliati, soprattutto ai più giovani, è alto. Dire che il vino rosso è ricco di resveratrolo, cioè una fitoalessina dall’attività antiossidante ed antinfiammatoria, è un’assoluta verità, ma da qui a consigliarlo per motivi salutistici ce ne passa. Il vino contiene sempre l’etanolo, molecola certamente epatotossica che in certe condizioni può portare alla dipendenza. Sarebbe quindi sempre consigliabile un uso moderato, cosa che purtroppo non sempre avviene.

Dicci un luogo comune sui vini pugliesi?

S: I vini pugliesi sono troppo pesanti ed alcolici e vanno bene per i tagli.

A: Un luogo comune diffusissimo sui vini pugliesi, è quello che li vedrebbe ottimi, solo come vini da taglio. La verità, come si dice, è sempre nel mezzo, e cioè avendo una produzione regionale che va, a seconda dell’annata, dai 5 ai 7 milioni di ettolitri, è facilmente intuibile che buona parte della produzione finisca venduta sotto forma di cisterne, che spesso vanno verso nord. Ma non bisogna dimenticare che negli ultimi anni la produzione enologica pugliese ha visto un incremento pazzesco della qualità. Ne sono la riprova, le tante etichette pugliesi che risiedono stabilmente nelle guide nazionali più importanti.

Apocalisse zombie, dimmi 5 vini che ti porteresti in un bunker aspettando la fine del mondo.

S: Dei vini che rappresentino le varie zone della nostra Italia, isole comprese.
Un piemontese, un nebbiolo; magari un Gattinara riserva Travaglini; un vino che racchiude tutta l’eleganza e la forza del nebbiolo.
Un toscano, come il Solaia; un vino che descriverei come “opera d’arte”, come “opera d’arte”è il territorio in cui nasce, la Toscana.
Un pugliese, ES, di Gianfranco Fino. La Puglia nel calice. Un vino che ha contribuito alla rinascita del vino pugliese e, forse più di altri, ha contribuito a farlo conoscere oltre i confini nazionali.
Un siciliano. Come può mancare un passito o un marsala di Marco De Bartoli. Penso opterei per il Bukkuram Padre della Vigna. Lo descriverei come “un abbraccio tra sole, mare, terra e cielo”.
E per finire, un vino sardo, potente ed elegante al tempo stesso; cocciuto, ma intrigante e ricco.
Come dire, “un sardo”.

A: Non indico 5 etichette ma i vitigni dei vini che, aspettando la fine del mondo, non vorrei mancassero nel mio bunker:  un Aglianico del Vulture, un Primitivo, un Negramaro, un Nero di Troia, un Nebbiolo, un Sangiovese, uno Chardonnay, un Sauvignon Blanc, un Traminer Aromatico, un Montepulciano D’Abruzzo, un Moscato ed un Malvasia etc.etc. Mi rendo conto che la domanda mi chiedeva solo 5 vini, ma permettetemi di aspettare la fine del mondo nel modo migliore bevendo bene e senza ristrettezze.

Quale futuro prevedi per i vini pugliesi?

S: Il vino pugliese ha, già da qualche anno, intrapreso un percorso di ricerca di qualità assoluta, che lo porterà ad essere tra i principali protagonisti a livello non solo nazionale.
Grazie anche alla riscoperta e valorizzazione di tanti vitigni autoctoni, come Minutolo, Bianco d’Alessano , Susumaniello ecc…

A: Come rispondevo qualche domanda più su, la strada intrapresa per la produzione di vini di qualità è quella giusta, resta tanto lavoro da fare per rendere il “Sistema Puglia” più efficiente. Per sistema intendo quella rete creata tra associazioni di settore, produttori, ed istituzioni che non sempre lavorano in sintonia. Diciamo così, il vino lo sappiamo fare benissimo, il marketing territoriale un po’ meno. Un esempio degno di nota che fa eccellente promozione ai vini pugliesi nel mondo è il “caso” dei Rosati.

Il vino che più ti ha emozionato nel corso della tua carriera?

S: Ci sono molti vini che mi hanno emozionato. Forse l’Ornellaia, perché è stato uno dei miei primi “grandi vini”, degustato in verticale. Ed emozionarsi ad ogni calice, ad ogni annata, è stata un’ esperienza difficile da dimenticare.

A: Un Brunello di Montalcino, un Primitivo, uno Chablis, ah uno!? Scusa mi sono fatto prendere la mano.

Hai un sogno nel cassetto, puoi raccontarcelo?

S: Un sogno semplice, forse realizzabile. Un viaggio in Francia, abbastanza lungo da farmi attraversare le varie regioni vitivinicole d’oltralpe e farmi toccare con mano le varie peculiarità di esse.

A: No, sono troppo realista per lasciarmi andare ai sogni. Molti mi raccontano quello che sognano, io invece, ho molta difficoltà a dormire, figuriamoci a sognare. I progetti, quelli si, non mi mancano, e non devono mai mancare, ma non credo che possano confondersi con i sogni.

Fatti una domanda e datti una risposta.
Che cosa vorresti di diverso nel mondo del vino?

S: Preferirei un maggiore controllo degli organi preposti, affinché si limitino al massimo le frodi, o le presunte tali. Che danneggiano l’immagine del vino italiano nel mondo. Ed ultimamente ce ne sono state molte. Alcune, per fortuna, con risvolti positivi.

Fatti una domanda e datti una risposta. 
Credi che la Puglia possa ambire a traguardi sempre più prestigiosi dal punto di vista dei Beni Enogastronomici?

A: Assolutamente sì, ci vuole tanto da fare, ma abbiamo le competenze per affrontare questo tipo di sfide.

Per l'occasione in comune accordo con i nostri intervistati abbiamo voluto recensire insieme uno dei vini più rappresentativi prodotti nella nostra regione, il Five Roses di Leone de Castris, primo rosato in Italia ad essere imbottigliato, pensate nei primi anni del 900.

NOME: Five Roses, Salento rosato IGT 2015
AZIENDA PRODUTTRICE: Leone de Castris
VITIGNO: Negramaro 90%, Malvasia nera di Lecce 10%
GRADAZIONE ALCOLICA: 11,5%
ANNATA: Vendemmia 2015
CATEGORIA DI PREZZO: 7-12€

VISTA:
Giornalista: Rosa cerasuolo, luminoso e brillante.
Sommelier: Di un bellissimo colore rosso cerasuolo, abbastanza consistente.
Assaggiatore: Alla vista colpisce per il caratteristico rosa cerasuolo molto bello ed accattivante

NOTE OLFATTIVE:
Giornalista: Al naso come una carezza colpisce il suo tocco di pesca matura, il frutto si identifica più vividamente roteando il bicchiere in una ciliegia non molto matura, quasi croccante; a  mettere in risalto la freschezza della ciliegia,leggeri toni di fragoline di bosco si amalgamano con note erbacee e minerali.
Sommelier: Intenso, abbastanza complesso, di qualità fine. Fruttato, floreale, leggeri cenni minerali. Note di ciliegia, fragolina di bosco, lamponi, melograno, leggero agrumato di pompelmo rosa. Rosa, violetta, geranio, cenni salini.
Assaggiatore:  Al naso si evidenziano soprattutto ciliegia e piccoli frutti di bosco.

GUSTO:
Giornalista: In bocca si presenta morbido, di buon peso e pieno, la salivazione è continuamente stimolata da sentori citrini che ricordano il succo del pompelmo rosa, ottima corrispondenza aromatica e buona persistenza che ci lascia intravedere tutte le potenzialità di questo vino.
Sommelier: Secco, abbastanza morbido, abbastanza caldo, fresco e sapido. Di corpo, equilibrato, abbastanza intenso, persistente e fine. Pronto ed armonico.
Assaggiatore:  In bocca risulta fresco, rotondo e molto persistente.

ABBINAMENTI:
Giornalista: Sashimi di spigola (branzino) su letto di misticanza e dressing al pompelmo rosa e olio evo da “Peranzana”.

Sommelier: Provatelo in abbinamento con il sushi.

Assaggiare: Lo abbinerei al nostro Pink Fish, che serviamo allo Steam, un hamburger di salmone con insalta, julienne di carote, pepe rosa,succo di limone, majonese e crema di lime e the verde. 

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