Odori & Profumi: storia, fatti, curiosità

di VITTORIO POLITO - Nel nostro meraviglioso universo, in cui la tecnologia lotta contro l’inquinamento, senza riuscire a vincerlo, mentre i mass media spalancano le loro colonne e i loro schermi a ogni sorta di pubblicità mirante al lancio di prodotti per combattere i cattivi odori, l’uomo ha ben poche occasioni per registrare sensazioni olfattive, siano esse piacevoli o meno. Molti prodotti dell’agricoltura, che una volta offrivano caratteristici odori alle cellule dell’odorato, oggi sono coltivati in serre con tecniche artificiali, stipati per giorni in speciali frigoriferi per farli maturare e conservare. Inevitabilmente rivelano una quasi totale assenza di odori e sapori, facendo rimanere in letargo le nostre cellule olfattive.

L’olfatto, che nell’uomo è stimolato da oltre cinque milioni di cellule che eccitano le terminazioni nervose e invitano il cervello alla decodifica del tipo di fragranza, è l’organo di senso preposto alla funzione specifica della percezione degli odori. Esso va perdendo sempre più il suo ruolo nel corso dell’evoluzione della razza umana, se solo si considera che l’uomo primitivo affidava all’odorato compiti importantissimi, come la ricerca del cibo, la difesa dai pericoli, l’eccitazione dell’appetito sessuale, ecc.

Sull’argomento non mancano aneddoti e storielle curiose. Si narra, ad esempio, che Enrico IV, re di Francia, indirizzò ad una delle sue amanti un biglietto di questo tenore: «Domani verrò da voi, mia adorata. Mi raccomando che non vi laviate. Mi piace il vostro odore forte». I malevoli, invece, asserivano che Enrico IV, per dare il buon esempio, “puzzava come un caprone”, ma pare anche che una delle sue conquiste gli sussurrasse: «Bisogna proprio che siate il re perché vi sopporti. Altrimenti…».

L’opinione dello scrittore giapponese Yasunari Kawabata, è un po’ diversa da quella del monarca francese, infatti, egli sostiene che: «La pelle di una donna prende ad emanare profumo solo quando è tra le braccia di un uomo che le piace. Una donna anche giovanissima sembra sia incapace di frenare questo profumo. Esso dà coraggio all’uomo, lo rasserena, gli dà pace. Con quel profumo la donna comunica silenziosamente il suo assenso». Lo stesso Casanova affermava di aver sempre trovato soave l’effluvio delle donne che aveva amato. Ma anche Plauto era del parere che «La donna odora di buono quando odora di niente». Sta di fatto che la percezione degli odori, nostri ed altrui, starebbe perciò alla radice anche di comportamenti apparentemente “razionali” o almeno intenzionali, dal momento che il sistema olfattivo ‘dialoga’ con il cervello attraverso un asse che collega ipotalamo e bulbi olfattori.

Oggi le nostre strutture sensoriali olfattive, forse, proprio a causa dei numerosi eccitamenti odorosi, si sono “annoiate” a tal punto da preferire agli odori naturali quelli delle miscele odorose artificiali sempre più raffinate e penetranti che, reclamizzate e ben confezionate, possono essere acquistate in una qualsiasi profumeria, per soddisfare le variate esigenze olfattive, sia femminili che maschili. Ma, Re Salomone, nel Canto dei Cantici, un sorprendente inno d’amore, fa non meno di venti allusioni ai profumi che aleggiano sui corpi degli amanti, consigliando di dare la preferenza al proprio effluvio, poiché l’odore che emaniamo supera ogni profumo.

Anche la letteratura si è interessata all’olfatto, esso può decidere, infatti, simpatie e antipatie, può riassumere una sensazione o una situazione ambientale, può farsi veicolo di ricordi. A solo titolo di esempio, ricordo Patrick Suskind, che attraverso il suo volume “Il profumo”, le cui sensazioni olfattive sono al centro dell’intero romanzo, narra che il protagonista, Grenouille, è una creatura che ha un odore ma, che proprio per questo, presta notevole attenzione agli odori del mondo e che dell’odore della gente si “nutre”

E parlando dei profumi non possiamo tralasciare qualche nota in relazione alla sua storia. La parola profumo è latina e significa “fare fumo per propiziarsi gli dei”. In Italia fu il piemontese Gian Paolo Feminis, all’inizio del ’700 a impiegare per primo il bergamotto in una composizione profumata esportata poi a Colonia, in Germania. Giovanni Maria Farina, poi, pare l’avesse brevettato col nome di Acqua di Colonia, una fragranza che conquistò Napoleone al punto che portava sempre con sé una boccetta infilata nello stivale. Di ben diversa origine è invece la conosciutissima “Acqua di Rose”, la cui provenienza è persiana, dal momento che i persiani consideravano questo fiore “la delizia per eccellenza”, al punto da cospargere di petali tappeti e divani in occasione delle feste. Furono essi i primi a distillare le rose e ad esportare la profumata acqua in Cina, India, Egitto e nel bacino del Mediterraneo. Ma la donna più profumata della storia pare sia stata Caterina dei Medici. Fu proprio lei ad esportare in Francia l’arte della lavorazione dei profumi.

Dai tempi più remoti della storia dell’uomo il profumo è stato sinonimo di ricchezza, cultura e civiltà, al punto che il mestiere di profumiere era sempre associato a quello di medico, guaritore o sacerdote. Le materie aromatiche manipolate dal profumiere possedevano poteri curativi e inducevano, attraverso l’olfatto, un vero benessere psicofisico. Il profumiere arabo, componeva, non solo profumi, ma si spingeva oltre preparando incensi, bagni, unguenti e cosmetici per procurare piaceri raffinati e guarigioni.

Uno degli aspetti della storia dei profumi, può considerarsi quello religioso, in quanto l’uomo fu talmente sensibile alle sostanze odorose, da utilizzarle, sia per riconciliarsi con gli dei che per disinfettarsi, dal momento che gli odori gradevoli scongiuravano anche le malattie. A quest’ultimo proposito si trova traccia addirittura nell’Odissea, ove Ulisse, ritornando a Itaca, fa bruciare dello zolfo per purificare il proprio palazzo, dopo aver sterminato i Proci e i suoi infedeli servitori. Anche nella Bibbia (Esodo 40, 27), è scritto che Mosè costruendo il Tabernacolo (Santuario portatile nel quale erano conservate le tavole della Legge), “Vi bruciò sopra l’incenso aromatico…”.
I profumi servivano anche a combattere i cattivi odori ed a scacciare il demonio, mantenendo intorno alla rappresentazione della divinità nel tempio, un’atmosfera favorevole all’accoglimento delle preghiere. La leggenda ricorda che il cretese Melisseo, padre di Amaltea, l’affascinante ninfa che nutrì il giovane Zeus con il latte della sua capra, salvandogli la vita, fu il primo a sacrificare alcune pecore per bruciarle e accarezzare così, attraverso il velo del fumo, le narici degli dei.

Il profumo è considerato una specie di “genio buono” che permette di compiere diversi tipi di sogni come ad esempio, la funzione sacra che mette in rapporto con gli dei. La funzione eleganza, invece, dal momento che il profumo innalza, è aristocratico, ma è anche segno di benessere. Il profumo è ritenuto anche il più forte artefice della seduzione. Si narra che la Regina d’Ungheria a 70 anni con l’Eau d’Hongrie sedusse il Re di Polonia. Del profumo vanno ricordate anche le funzioni ‘piacere’ che sorprende l’intelletto e provoca estasi, la funzione ‘vitalità’ che dà forza, la funzione ‘identità’ che contraddistingue una persona, insomma, come fosse un secondo nome di battesimo. Infine vi è la funzione ‘evasione’, dal momento che il profumo ricorda luoghi distanti, momenti passati, permettendo di fuggire in luoghi lontani.

La tradizione dei profumi si tramanda ancora oggi nelle nostre Chiese con l’uso dell’incenso che, diffuso attraverso il ‘turibolo’ (incensiere), è utilizzato in diverse cerimonie cristiane. Sta di fatto che le regine si procuravano a qualunque costo i profumi che il lusso e la gloria del loro rango esigevano. Vi sono numerose testimonianze che concordano nell’affermare che Cleopatra non disdegnava enormi quantità di profumi di fiori e di balsami odorosi che gli uomini le offrivano per esaltare la sua bellezza. La regina di Saba portava oro in dono a Re Salomone, ma anche profumi e aromi.

La scoperta del Nuovo Mondo ed il conseguente intensificarsi dei commerci con le Indie e con la Cina portarono poi molti prodotti nuovi, alcuni dei quali utilizzati in profumeria, e la loro attività divenne rilevante col progredire della civiltà. Nel 1190, in Francia, i profumieri ottennero un riconoscimento ufficiale e la regolamentazione dell’esercizio della professione che richiedeva un lungo periodo di apprendistato.

Oggi si parla anche di “memoria olfattiva” finalizzata ad associare ad un odore un’immagine emozionale. Quando questo odore viene risentito dopo anni, la “memoria olfattiva” attiva un sistema per riprodurre con l’emozione lo stato d’animo che accompagnò l’odore nel passato, procurando una sorta di piacere indiretto. L’esperienza emozionale legata all’odore è alla base dell’apprendimento degli organismi viventi ed è talmente necessaria alla loro sopravvivenza che le memorie olfattive sono trasmesse insieme al patrimonio genetico. Ciò è dimostrato dal richiamo dei primi ricordi olfattivi che risalgono all’infanzia, che sono i più potenti nella loro capacità di suscitare emozioni gradevoli e anche i più facili da richiamare. In effetti, le “memorie olfattive” non svaniscono mai e la loro forza dipende dall’importanza che ha avuto la situazione in cui l’odore è stato percepito nel processo d’apprendimento delle persone. Più antiche sono le “memorie olfattive”, più profonde sono le emozioni che risvegliano.

Anche la “scenografia olfattiva”, le cui origini risalgono all’alba della civiltà, epoca in cui rappresentava un elemento essenziale nei riti e nelle cerimonie religiose, è attuale. Gli antichi non sottovalutavano la capacità degli aromi per suscitare emozioni profonde e, senza saperlo, praticavano la “scenografia olfattiva” con le resine, i legni, le erbe e le spezie. La “scenografia olfattiva” dinamica rinnova lo stimolo olfattivo cambiando la profumazione diffusa nell’ambiente. In questo modo l’olfatto rimane sempre allertato, sollecitato continuamente da nuovi odori e da nuove emozioni. In certe situazioni, in cui il pubblico è in movimento, si possono combinare insieme sia l’arredamento olfattivo, che consente di riconoscere attraverso il profumo i posti nei quali entriamo, sia la “scenografia olfattiva”, che consiste nel profumare diverse parti di uno spazio con aromi diversi e distinti.

Le “scenografie olfattive” possono realizzarsi con aromi naturali e sintetici, ma tutto ciò che il profumo sintetico fa è solo quello di imitare la natura e le emozioni che danno la sensazione della realtà. Ma, gli aromi di sintesi suscitano solo dei “ricordi di emozioni”, più che delle emozioni vere e proprie. La “scenografia olfattiva” naturale va ben oltre questo approccio “artistico” dei profumieri moderni, avvalendosi, oltre che della psicologia dell’olfatto anche dell’aromaterapia e della psico-aromaterapia.

All’inizio del secolo fu costruito addirittura un “organo odorifero” che era suonato durante i concerti organizzati dalla Central Hall di Londra, ipotizzando che gli odori avrebbero influenzato le emozioni del pubblico. La “scenografia olfattiva” naturale ha il compito essenziale di orchestrare gli odori dell’ambiente in un profumo continuamente rinnovato, proprio come fa il musicista orchestrando le note musicali in un concerto. In sostanza stiamo parlando del “concerto dei profumi”, che accompagnato da uno spettacolo musicale, rappresenta la massima espressione della “scenografia olfattiva”, dal momento che attraverso le sue memorie olfattive, si propone di trasportare lo spettatore in un viaggio all’interno di se stesso facendolo assistere ad un concerto di emozioni. Un concerto di profumi deve iniziare con diluizioni tali che le fragranze si devono indovinare. Il naso deve ricercare ed esplorare per rassicurarsi, prima di aprire al “crescendo”, proprio come fa il nostro orecchio con la musica.

L’«assuefazione olfattiva», invece, fa sentire il profumo solo nel momento in cui si entra in uno spazio profumato, ma dopo pochi minuti l’odore non è più percepito pur continuando ad agire sul sistema nervoso.

Oggi è attuale anche la “profumoterapia”, che si basa sul principio simile a quello dell’omeopatia o di altre terapie cosiddette “vibrazionali”. Essa presuppone l’effetto curativo della forza vitale della pianta attraverso la materia aromatica che produce. La “profumoterapia” predilige alcuni campi in cui si osserva che la sua azione curativa risulta essere particolarmente efficace negli stati depressivi, nell’anoressia, negli stati d’animo negativi come insicurezza e aggressività, ma pare che sia elettiva anche contro l’infertilità delle donne, durante la gravidanza e l’allattamento e per tutti i disturbi del ciclo femminile.

La profumazione ambientale, invece, migliora “l’ambiente psicologico” del luogo di lavoro, influisce positivamente sui lavoratori e sui clienti ed è anche capace di incrementare la produttività e le vendite, ma non deve essere utilizzato per incrementare la produttività, attraverso lo sfruttamento dei lavoratori per favorire le vendite. La profumazione dell’ambiente è soprattutto un investimento umano che protegge la salute fisica e psichica dei dipendenti, che è il vero capitale dell’azienda. In realtà la profumazione ambientale ‘umanizza’ il luogo di lavoro attraverso essenze destressanti come quelle degli alberi di pino, cipresso, legno di rosa, ecc.

La ‘profumoterapia’ rappresenta il lato più sottile e coinvolgente della medicina aromatica di ieri e di oggi ed è il proseguimento della tradizione del medico-profumiere antico, capace di orchestrare una fragranza che riflette e sostiene uno stato d’animo.

C’è un vero e proprio ‘alfabeto degli odori’ che permette di conoscere il linguaggio della ‘comunicazione olfattiva’ e l’effetto psicologico degli odori. Ovviamente l’effetto psicologico di una fragranza dipende soprattutto dal contesto in cui viene utilizzata. Per esempio, un profumo indossato dalla donna amata avrà una forte carica sensuale, se lo stesso profumo viene sentito al bar nella tazzina di caffè farà pensare a condizioni igieniche insufficienti e potrebbe suscitare una reazione di disgusto.

Vediamo quali sono i significati ed il linguaggio di alcuni profumi che madre natura ha voluto regalarci. L’aroma dell’incenso, ad esempio, evoca il mistero del sacro e se indossato come profumo comunica l’immagine di una serietà quasi ecclesiastica. Il profumo dell’incenso aiuta a superare la claustrofobia e l’apprensione, allontana gli incubi e gli spiriti facendo da scudo contro gli influssi negativi. In cosmetica è usato nelle maschere di bellezza per contrastare le rughe e prevenire le infezioni cutanee legate all’invecchiamento. Il fumo dell’incenso, che rappresenta l’aroma dell’elevazione spirituale, sale verso il cielo e ci aiuta a ridimensionare le nostre ansie e preoccupazioni. La rosa rappresenta il simbolo dell’amore sia profano che divino. Il suo profumo dà un senso di sicurezza e armonia e permette di superare l’egocentrismo e l’egoismo. Il suo aroma unisce armoniosamente il sacro ed il sensuale aiutando a spiritualizzare le relazioni sessuali. In psico-aromaterapia è utilizzato nelle malattie mentali, mentre in aromaterapia è considerato una delle essenze più importanti per le donne, e poi, apre il cuore alle realtà angeliche. La menta, invece, agisce sull’ego, scacciando l’orgoglio esagerato. Aiuta anche a superare il complesso di inferiorità, poiché spesso un orgoglio eccessivo maschera proprio un senso di inferiorità. La menta è un potente analgesico, efficace sulle scottature e per tutti i tipi di prurito, specie se associata all’essenza di lavanda. Il suo nome rivela le sue affinità con la mente.

Il poeta francese Paul Valery sosteneva che “Una donna che non si profuma non ha avvenire” e, probabilmente, seguendo questo assunto Guerlain, “naso” famoso, si sistemò in una strada di Parigi per vendere fragranze e aceti aromatici. Offriva le delizie di profumi e acque profumate a un pubblico più vasto della solita élite. Cominciò così l’epoca d’oro della profumeria. A cominciare dagli anni venti furono soprattutto i sarti a far esplodere la voglia di profumarsi con Poiret, Coco Chanel, Jeanne Lavin, ecc. seguiti da pellicciai e pellettieri come Weil, Revillon ed Hermes che fiutarono gli affari collegati a moda e profumi.  

Nel periodo della Belle-Époque sono apparsi grandi profumi proposti da noti profumieri. È tra le due guerre che sono apparsi i nomi dell’Alta Moda nel mondo della profumeria, con tutto quello che questo rappresenta in fatto di eleganza e lusso femminile. L’epoca è contrassegnata anche dalla raffinatezza dei flaconi e delle confezioni e dalla nascita di grandi creazioni diventate dei classici, ancora oggi in commercio.

Oggi il consumo dei profumi è in continua crescita. Si calcola che il fatturato dei prodotti di profumeria alcolica supera i duemilacinquecento milioni di euro. Un settore che sembra godere di ottima salute, probabilmente perché le formule sono radicalmente cambiate, anche se c’è una riscoperta nell’uso di olî essenziali originali. I profumi moderni contengono ben poco di essenziale a causa degli esorbitanti costi delle sostanze naturali, difficili da reperire o coltivare. Così, come altri ingredienti profumati, che una volta si ricavavano dalle ghiandole di alcuni animaletti, oggi sono realizzati in laboratorio, senza dover più disturbare esseri viventi come gli zibetti, i castori, i cervi tibetani e cinesi o i capodogli, dai quali ultimi è stata ricavata l’ambra grigia, una sostanza fortemente aromatica. Nei laboratori, invece, “nasi” esperti fiutano le fragranze più adatte per la stagione estiva o invernale, per gli sportivi o per i pigri, per bambini, giovani e anziani, per l’amore, per i matrimoni, per l’ufficio, per il relax, per il giorno o per la notte, per ricordi e sentimenti. Insomma un vastissimo assortimento di profumi nei quali è difficile non trovare quello giusto. Ma la ricerca di nuovi profumi non si ferma. Studiosi di botanica tropicale e tecnici specializzati dell’Università di Montpellier, sponsorizzati da importanti aziende di profumeria, si sono serviti di una zattera appesa ad un dirigibile, che posata sulle cime degli alberi della foresta, ha permesso loro di annusare e raccogliere campioni di foglie e fiori, catturando nuove fragranze naturali in momenti diversi del giorno e della notte per ricavarne olî essenziali, ricostruirli chimicamente e trasformarli in nuove fragranze di successo.

Un breve cenno meritano gli odori e i profumi della tavola e della cucina. Chi non riconosce l’odore di un buon ragù, o quello di un arrosto di carne o di pesce, o l’effluvio che esala da una teglia di riso patate e cozze o da quella della pasta al forno? Per non parlare dei profumi che emanano pesce e frutti di mare freschi e, perché no, anche i profumi provenienti da un panificio o da una pasticceria o quelli di Natale?

Ricordo, infine, che l’olfatto è di estrema utilità per segnalarci pericoli come fuga di gas, esalazioni di benzina, incendi, ecc., al pari di quanto fa l’organo di senso dell’udito per gli allarmi sonori. Purtroppo è anche reale il pericolo di “aggressioni” alle delicate strutture sensoriali del nostro odorato, a causa degli innumerevoli attacchi da parte di molti agenti chimici inquinanti, per cui l’importantissima funzione olfattiva subisce continui ‘insulti’. Auguriamoci che non arrivi mai il giorno in cui dell’organo di senso dell’olfatto se ne parlerà solo nella storia della medicina.

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