Noemi, anche la Francia in lacrime

di FRANCESCO GRECO - “La Francia condivide, solidale, il vostro dolore…”. All’altro capo del telefono, c’è l’antropologa francese Francoise Serrero, che chiama da Parigi per dirsi “molto addolorata” per la tragedia di Noemi Durini, la sedicenne studentessa di Specchia barbaramente assassinata la notte del 3 settembre scorso.

Tragedia che poteva essere evitata: se lasci il tuo campo con l’erba secca, può succedere che prenda fuoco.

La studiosa ama il Salento, da anni ormai ha preso casa in un paesino dell’entroterra, l’ha restaurato senza invasività, e con la famiglia ci passa lunghi periodi.

Per il suo lavoro ha girato tutti i continenti, ha studiato i popoli, usi costumi, tradizioni, superstizioni, scritto molti saggi. Francoise ora è in pensione. E’ innamorata della nostra terra, naturale che soffra con noi dinanzi all’orrenda tragedia che è toccata a una ragazzina acqua e sapone e a una terra ancora incredula per tanta ferocia.

Conosce bene Montesardo, il paese del “mostro” (o i “mostri”?), e anche Specchia, il borgo della povera vittima innocente.

DOMANDA: Professoressa Serrero, che idea si è fatta?

RISPOSTA: “La vostra tragedia conferma la cattiva impressione che noi forestieri ultimamente ci siamo fatta, di voi e dei vostri paesi…”.

D. Ma quale brodo primordiale può incubare una ferocia simile? 

R. “Adesso bisogna cercare di capire: è una recrudescenza del vostro passato, dei suoi aspetti peggiori, che riemergono, oppure il risultato di uno sviluppo male assimilato?
O magari tutte e due le cose? La risposta è tutta qui”.

D. E adesso? Qui siamo sconvolti e spaventati: forse i criminali assassini sono fra di noi, liberi e tranquilli…

R. “Anche noi tutti siamo spaventati e siamo anche preoccupati, per voi e per la vostra terra…”.

Francoise non lo dice, per non offenderci, ma si è confidata con amici comuni, a cui ha detto che adesso medita di vendere la sua bella casa, un gioiello architettonico, e non venire più qui in Salento.

La desertificazione umana e intellettuale avanza. Così saremo tutti più poveri, come uomini, come comunità, come terra. E, verrebbe da dire, ben ci sta.