"L’Islam non dice di uccidere o suicidarsi". Parla Tahar ben Jolloun

di FRANCESCO GRECO - CAMPI SALENTINA (LE). Tahar ben Jelloun a Campi, alla XXII edizione della Fiera del Libro (“Nel nome di Abramo”). Coscienza laica dell’Islam, lo scrittore magrebino incontra il pubblico in Chiesa Madre, una scelta della location carica di simboli, di apertura, di disponibilità al dialogo, di “ponti” in progress, di convivenze da recuperare e riempire di significati.

Nel giorno dell’ennesima strage (in Egitto), ultimi colpi di coda dell’Isis morente, ma polverizzata in ogni angolo del mondo, lo scrittore (in perfetto francese) delinea lo status quo dal punto di vista geo-politico, sospeso fra background storico e scenari futuri. Parla della donna nell’Islam, di democrazia, di primavere arabe, di modernità, di equilibri regionali, di doppi livelli della politica, di popoli in lotta per i loro diritti, di una nuova coscienza, di repressione, di carcere.

DOMANDA: Per quel poco che si riesce a capire qui in Europa, le popolazioni arabe sono strette da un lato dai satrapi che vogliono che tutto resti com’è, e dall’altro dal terrorismo sanguinario: è così?
RISPOSTA: “La sinistra ha fallito ovunque nel mondo. Nel mondo arabo, tutti i partiti di sinistra, i progressisti che vogliono aiutare il popolo sono stati messi a tacere. Ma anche nei paesi dell’Occidente avanzano le destre e i populismi, Austria e Germania per esempio, ma anche nei paesi del Nordeuropa. Questi partiti ingrassano nel nome della lotta al terrorismo islamico, speculando sulla paura dei popoli”.

D. Paura diffusa ad arte agitando il fantasma dell’islamizzazione strisciante delle nostre società…
R. “La gioventù araba di seconda generazione che vive nelle città occidentali è disposta a tutto, anche perché è stata abbandonata a se stessa. Se commette un reato, anche piccolo, finisce in carcere, dove si radicalizza. Per l’ideologia del terrore è facile metterli contro la società e dar loro la prospettiva di un’altra vita istillando nelle loro menti un istinto di morte. La rimozione della paura della morte è un fenomeno nuovo nella storia dell’umanità. E se la vita terrena non ha valore, allora la morte è accarezzata come un’amante. Con le immagini dei video praticano loro un lavaggio del cervello”.

D. Molto giovani occidentali, suggestionati dal terrorismo islamico, hanno militato nelle sue file: cosa accadrà ora che l’Isis è in ritirata?
R. “E’ vero, l’Isis non c’è più, però continuerà ad agire partendo dalla Libia e poi hanno ‘antenne’ sparse nel mondo intero. E’ un nemico, invisibile, imprendibile e le prime vittime innocenti sono proprio i musulmani. Ma il terrore è contro la modernità, non ha nulla a che vedere con l’Islam, perché l’Islam non ha mai chiesto a nessuno di uccidere, né di suicidarsi”.

D. Ma perché nei paesi arabi il terrorismo non si combatte?
R. “Non siamo adeguati a combatterlo, non abbiamo le armi, perché non c’è democrazia: la democrazia è rispetto dell’altro, chiunque esso sia”.