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La cicogna… e se arriva con il bisturi?


di SANTA FIZZAROTTI SELVAGGI - Nascere? Un trauma comunque. Otto Rank, non a caso, per indicare la lacerazione originaria, meglio il lutto originario di cui Freud ci parla e che ciascun essere umano porta dentro di sè, afferma che esiste “il trauma della nascita“ dal quale scaturisce evidentemente la nascita del trauma“. Qualcosa cioè che sempre ci accompagnerà durante tutta la nostra esistenza, una ferita che potrà sanguinare al minimo soffio di vento. E tutto ciò sia che la nascita avvenga con parto naturale sia che venga facilitata dal bisturi, talora necessari. Si deve però distinguere e precisare se pur molto sinteticamente.

I nove mesi di gestazione rappresentano per noi esseri umani un’eternità, quel mondo di beatitudine dal quale non vorremmo mai separarci. E’ in quella prima dimora che si  cominciano a percepire la luce e il buio, a sentire in modo  indistinto le emozioni, i suoni e rumori, un cuore che batte. Una dimora dalla quale siamo  tutti costretti ad abbandonare, per non morire : vita e morte sempre ci accompagnano ma la separazione da questa dimora è una “esperienza“, cosi come la definisce D. W. Winnicott, che sempre determinerà il copione della  nostra vita, una “esperienza“ che condizionerà finanche la relazione tra madre e bambino. Con il parto naturale il travaglio, il lavoro del parto, del nascere “insieme” sigillerà in modo diverso il rapporto madre - bambino : non è facile dire che il dolore riempie più dell’amore e che tutto sembrerà più prezioso.

Ci si sentirà madri anche attraverso il travaglio che infrangerà peraltro  il rapporto simbiotico instauratosi durante la gestazione e consentirà di percepire il bambino in modo autonomo. Talora le depressioni post partum, al di là della caduta ormonale, possono derivare da questa separazione che evoca altre separazioni vissute durante la propria esistenza.  Fondamentale è poi il lavoro del lutto che ogni separazione contempla. Con il taglio cesareo  le cose possono cambiare e pertanto è bene prendere in seria considerazione la cicogna quando arriva con il bisturi. Alcune madri non sentono subito di essere pienamente mamme : un senso di inadeguatezza le accompagna e percepiscono una sorta di “patologizzazione del parto”. Invero trattasi di un intervento chirurgico che pone la donna in stato di passività : ovviamente se vi sono rischi per madre e bambino il cesareo appare necessario con la consapevolezza che i rapporti cambiano e che la neo mamma va aiutata a elaborare anche questa immagine di sé.     

 Con il bisturi si diventa madri quando avrà fine  la sensazione di estraneità nei confronti del bimbo venuto alla luce senza dolore. Dalla sofferenza si fugge, il cesareo a volte viene richiesto dalla madre per non sentir dolore  ma il sentimento di appartenenza tra madre e figlio sarà percepito diversamente.  D’altra parte anche fisiologicamente il corpo della madre si adatterà diversamente. E di queste tematiche si è discusso nel recente simposio organizzato dall’Associazione Crocerossine d’Italia Onlus sezione di Bari  con il patrocinio morale della Mater Dei Hospital. In questo contesto hanno espresso il loro punto di vista, portando ognuno proprie esperienze personali : Grazia Andidero, Raffaella Ricci, Serena Lieggi, Paola Cramarossa, Maria Concetta Rossiello e Domenica Girasoli.

Il dott. Piarulli Filippo, osteopata, chinesiologo e fisioterapista nel suo intervento, infatti, ha portato a conoscenza  gli astanti come influenze di origine neurocomportamentali materne possono alterare il normale sviluppo fetale, determinando conseguenze sul normale legame feto madre.  Inoltre è stato evidenziata come l'osteopatia può non solo fare prevenzione, ma gestire ed accompagnare la donna in gravidanza nelle modificazioni che si presentano durante i nove interminabili mesi, evitando compensazioni che altererebbero il normale sviluppo fisiologico fetale.

Invero la persona va sempre vista nella sua interezza, nel suo essere una unitarietà corpo-psiche e mai frantumata e parcellizzata come se fosse solo una parte. Durante questa esperienza di nascita così come per tutte le problematiche cliniche l'assistenza al paziente (uomo o donna che sia) dovrebbe essere  totale, fatta di dialogo in grado di sostenere la persona e contenerne le angosce senza colludere in modo da facilitare il ritorno alla normale fisiologia.