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Il ‘Premio Zeus Città di Ugento’ incorona il Demanio e Capobianco


G.C. - Secondo Wilde «L’esperienza è il nome che ciascuno assegna ai propri errori», ma secondo Livalca, mio caro amico, dipende dal tipo di pratica (esperienza) che un individuo decide di ‘fare’.

Se una persona per verificare, che  un suo collaboratore sia dotato di volontà e disponibilità all’apprendimento o sia una testa ‘dura’, decidesse  di lanciargli sul cranio delle pietre, sarebbe senz’altro da considerare  un errore tale esperienza. Se invece affidasse al soggetto l’incarico di  informarsi  perché ad Ugento vi è un premio denominato ‘Zeus’, qualunque sia l’esito della ricerca, sarebbe una positiva esperienza. 

Fu il direttore della testata ‘Il Meridionale’, giornale fondato e diretto dall’avv. Alberto Margherita, che verso la metà degli anni ’70 mi diede l’incarico di indagare su  quale relazione vi fosse tra la città di Ugento e Zeus. Fino a quella data sapevo che Ugento  era un centro agricolo a sud di Lecce, famoso per le spiagge di sabbia bianca, denominate marine.

Nella mia memoria è rimasta qualche traccia di quella istruttiva esperienza, che cercherò di esporvi brevemente e lacunosamente.  Pochi sanno che Ugento  anticamente si chiamava Ozon (a titolo personale dico che era destino dovermi imbattere in ‘ozono’, ma questa è altra storia o esperienza!) e che vide sul suo suolo i Messapi - stiamo parlando forse di oltre 1000 anni prima di Cristo - che, probabilmente, per via di un porto fiorente e trafficato,  crearono una zecca per emettere moneta.

Caduta Cartagine passò sotto Roma;  poi  ci furono le invasioni barbariche; poi i Normanni, poi il Regno di Napoli. La lunga, magnifica  storia di Ugento è tutta concentrata e compattata nel Museo  Civico di Archeologia, ubicato in un Convento Francescano,  che è un luogo da visitare assolutamente.

In detto Museo si trova la statua in bronzo di ZEUS (attenzione la copia, perché l’originale è stato collocato in esposizione a Taranto, nel Museo Archeologico), la cui scoperta è recente : inizio anni ’60. 


L’artista anonimo che cinque secoli a.C. ha realizzato questo splendida opera si è servito di una tecnica denominata a ‘cera persa’: non facile da spiegare - dando per scontato che ricordi beni i sei o sette passaggi - se non avete frequentato un Istituto d’Arte;  argilla, gesso, cera, fusione, calco o camicia, fusione in bronzo, insomma un ‘puzzle’. 

Questo piccolo preambolo - direttore Ferri sto ai patti : sintetica notizia mi avevi autorizzato e così sarà ! - mi è servito per parlarvi dell’edizione 2020 del Premio Zeus-Premio Internazionale di Archeologia Città di Ugento, la cui serata conclusiva si è tenuta sabato 12 dicembre in piazza San Vincenzo ad Ugento.  La manifestazione è stata curata dall’Associazione culturale  ‘Balletto del Sud’, che si avvale della direzione artistica del coreografo e regista Fredy Franzutti.   L’avvocato Massimo Lecci, sindaco di Ugento da due lustri, ha premiato il dr. Vincenzo Capobianco, direttore Territoriale della Direzione Regionale dell’Agenzia del Demanio di Puglia e Basilicata. Con una motivazione che riportiamo integralmente :« Il Sindaco di Ugento esprime  al dottor Vincenzo Capobianco  vivi sentimenti di gratitudine e stima per l’impegno profuso a beneficio della comunità amministrata. In particolare, riconoscenza infinita viene manifestata per la straordinaria sensibilità, determinazione e professionalità dimostrata in occasione della procedura di trasferimento, a titolo gratuito, al patrimonio del Comune di Ugento, del bene culturale denominato Torre San Giovanni, sottraendola in tal modo al degrado e favorendone  il restauro funzionale alla successiva valorizzazione». 

Capobianco è un figlio di Puglia, Lecci è nato a Brunico (Bolzano) e non so i motivi di questo parto fuori regione, anche perché si è diplomato a Casarano e laureato a Firenze, ma questo mi permette di rinverdire un concetto che porto avanti da mezzo secolo : l’Italia è una e poi vengono le regioni e la loro storia. Non sarò io, che ho pubblicato molti libri al riguardo, a mandare in soffitta la ‘questione meridionale’, ma oggi è necessario  ‘lavorare’ da nazione, in questo modo imboccheremo  l’autostrada giusta per arrivare in Europa con la consapevolezza che, pagato il giusto pedaggio, possiamo sederci al tavolo  non solo come il Paese che  possiede le migliori bellezze architettoniche del mondo, ma anche con la consapevolezza di aver  donato all’umanità geni immortali in tutti i campi del sapere. In questo momento l’Italia è come la Ferrari non vince, ma resta pur sempre la ‘vettura’ più stimata, ammirata, apprezzata,  considerata, rispettata e, lavorando tutti insieme, dobbiamo riconquistarci quel ‘temuta’ che, nel giusto significato, fa la differenza.

Per fortuna Padre Dante ci viene in soccorso con una frase che, con grande rispetto e fedeltà istituzionale, dedico alla nostra classe politica: «Perdere tempo a chi più sa più spiace». Ritengo che Ugento con questo Premio si sia immesso sulla giusta strada, ora aspettiamo gli altri: la nostra autostrada, nel caso specifico, in fatto di corsie non teme confronti.