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“Donne, la strada è ancora lunga…”, parla la psicologa Franca Cecere


FRANCESCO GRECO
- “Pensi: anche nella giornata contro la violenza sulle donne, due di noi sono state uccise…”. Vero. Nell’accogliente salotto della psicologa e psicoterapeuta pugliese Franca Cecere, la radio ha appena dato la notizia di due femminicidi.

Mi ha chiamato proprio il 25 novembre per parlare, dall’alto della sua esperienza e autorevolezza, delle differenze fra il mondo femminile di ieri e di oggi, il ruolo decisivo dei consultori nell’emancipazione: l’ascolto, il sostegno, l’intervento mirato. Animati da professionisti appassionati, volontari motivati, il tutto free, senza alcun ticket.

Oggi i tempi sono cambiati. I consultori sono stati nebulizzati, hanno chiuso tutti per far posto agli ambulatori, una medicina di prossimità che fa molto discutere, talvolta fredda, asettica, burocratica, su cui la psicologa storica del Salento ha molto da dire.

Conosciuta come “la Franca”, è un’istituzione, ricordata dal territorio con affetto e riconoscenza. Andava al lavoro con la Fiat 500 blu: un personaggio popolare e amato. E’ stata una pioniera dei diritti delle donne. Nel 1975 fondò il consultorio comunale di Specchia, che tre anni dopo passò alla Regione Puglia dopo la riforma sanitaria. E per le donne si aprì una nuova epoca. Non erano più sole nella maternità responsabile, l’assistenza al nascituro, i travagli della vita di coppia, ecc.

Poi la chiamarono anche i sindaci di Presicce, Taurisano, Ugento, Campi Salentina per far partire i loro consultori. Un gran lavoro, durerà sino al 1999, quando la psicologa andò in pensione, ma continua a occuparsi delle donne e aggiornarsi: mi mostra le monografie di Vittorino Andreoli allegate al “Corriere della Sera”.

Il “suo” consultorio interagiva con gli ospedali di Gagliano e Tricase. Psicologi, ostetrici, ginecologi, ortopedici, ecc. Lei girava l’Italia per fare informazione: convegni, dibattiti, seminari. Ha un’ampia documentazione in merito.

E’ la madre della regista Giorgia Cecere (allieva di Gianni Amelio al CSC e assistente di Ermanno Olmi), che il 23 novembre ha iniziato le riprese di “Sulla giostra”, con Claudia Gerini, “ha deciso per quattro settimane di girare in zona (Leuca e dintorni, n.d.r., l’attrice è all’hotel Terminal) per starmi vicino…”, dice la dottoressa e nello sguardo si accende la luce dell’amor materno, lei che ha avuto una vita dura, di perdite laceranti negli affetti più cari (sua madre gli è stata vicino fino all’ultimo), lutti che ha elaborato col lavoro intenso per difendere le donne, far prendere coscienza dei loro diritti, emanciparle, e la scrittura: dal 1993 a oggi ha riempito taccuini di poesie, appoggiandosi ai grandi, da Ungaretti a Emily Dickinson.

“Quando esplode la violenza nella coppia, c’è tutto un retroterra che bisogna saper percepire e interpretare, il territorio deve saper ascoltare e agire di conseguenza… A questo servivano i consultori”, aggiunge.

DOMANDA
: Tuttavia nel Salento e forse anche nel Sud la violenza sulle donne pare far meno presa. Come mai? 
RISPOSTA: “Tutto sommato da noi la famiglia è ancora unita e regge, nonostante tutto… Dipende anche dal modo in cui si educano i bambini e le bambine. Se vogliamo è anche merito del grande lavoro dei consultori tanti anni fa. Oggi chiusi: lei ne sente più parlare? Qualcuno va in giro a informare le giovani donne del loro ruolo e dei loro diritti?”.

D. Che tipo di lavoro facevate? 
R. “Si lavorava tanto, con fior di professionisti. Seguivamo la famiglia nel suo complesso, la neo-madre nei mesi di gravidanza e poi il bambino dalla gestazione allo svezzamento. E poi affrontavamo i problemi della coppia, della sua dialettica interna. Era un continuo ascoltare le loro storie, un supporto costante: tutte le istituzioni del territorio erano coinvolte. A costo zero, senza ticket. Eravamo molto attenti alla dimensione umana, che oggi pare essere passata in secondo piano. Le donne si fidavano di noi. Si sentiva più protetta, era più cosciente della sua dimensione, la maternità, la relazione con l’uomo, il bambino…”.

D. Eppure il prof. Michele Grandolfo, ISS, ha pronto un piano materno-infantile per il rilancio… 
R. “E’ vero, ma i politici manco lo ascoltano. Forse a loro la salute dei cittadini non interessa, interessano i soldi, i bilanci…”.

D. Se dovesse fare un bilancio di quei tempi così innovativi? 
R. “E’ innegabile che le donne hanno fatto tanta strada, ma anche che ancora il nostro cammino sarà lungo… Ma se prevarrà l’aspetto burocratico e freddo della sanità, noi donne non faremo grandi passi in avanti. Oggi le donne sentono distanti le istituzioni sanitarie dei territori, perciò si sentono quasi abbandonate a sé stesse…”.