Natale tra l'angoscia e la speranza

(Pixabay)
"Natale è la festa dell'uomo. Nasce l'Uomo. Da Cristo che nasce, ogni essere umano è invitato a rinascere ad un senso più vivo della propria dignità e dei doveri che da tale dignità derivano". -- Giovanni Paolo II

SANTA FIZZAROTTI SELVAGGI - Una emergenza lunga e stressante, zone rosse, arancioni e gialle, un dramma socio-sanitario, economico, umanitario senza precedenti nella storia. Cultura, arte, musica in grave sofferenza: per alcuni aspetti lo sono sempre state perché ritenute in realtà quasi un lusso mentre sono quelle “ terze terre” che in questo difficile momento faciliterebbero la cosiddetta “resilienza“. Le conseguenze appaiono abbastanza devastanti o comunque problematiche. Una pandemia che costringe all’isolamento sociale, alla reclusione forzata in casa, al rimpianto del passato e alla nostalgia del futuro. Nessuno si ritenga immune dallo stress post - traumatico.

Mi sono chiesta in questi mesi quali i sentimenti di coloro che per vari motivi vivono l’esperienza della detenzione più o meno lunga. Non credo che i detenuti per vari reati possano uscirne migliori se non si approntano anche gli strumenti perché questo accada. Depressione, crisi di panico, paura di uscire di casa, aspetti persecutori nei confronti degli altri percepiti come un pericolo per sé e per la società. Separazioni per falsi sospetti e crisi coniugali di unioni che evidentemente avevano già un equilibrio precario.

L’angoscia dei “tamponi“ con relativa ansia d’attesa. “Dove lo vuole ?”- mi è stato chiesto da un sanitario-, “ nel naso o in gola ?”, durante il controllo di ritorno da un mio viaggio a Creta. Ho sentito in me una forma di violazione dell’intimità con associazioni varie, ricordando finanche quei terribili film riguardanti il marchio che i nazisti imprimevano sulle carni innocenti degli ebrei. “Dove lo vuole? Come lo vuole!!!“. E l’associazione, ahimè, e’ dolorosamente facile. La ritualità ossessiva del lavarsi continuamente le mani facilita l’emergere del disturbo ossessivo compulsivo che invero dilaga insieme al terrore di essere infettati da quei nugoli di persone in piena sfrontatezza.

E’ come se Covid 19 fosse dovunque pronto ad ucciderci: si, perché di questo si tratta. Il terrore di morire tra i tormenti per mancanza d’aria. In solitudine assoluta. In un ospedale anonimo tra ipersonale sanitario in assetto antibioterroristico.

E poi la cultura del sospetto alimentata da false notizie, da coloro che appaiono lindi e pinti sul piccolo schermo quando sussiegosi leggono i Decreti appena approvati con promesse di sostegni economici a chi sta chiudendo gli esercizi e a chi ora dorme per strada. Molti hanno perso la fiducia in se stessi, nella società, nelle istituzioni come se d’ora innanzi dovessimo essere sempre al limite dell’abisso, sul punto di una catastrofe. uno stato inerziale ha colto molte persone.

Chiese in affanno e San Nicola con la Basilica vuota, teatri chiusi ma bar e ristoranti aperti. E dinanzi ai bar nugoli di ragazzini seduti ai tavoli, nonostante il freddo, senza le dovute protezioni. Lezioni e musica online: non è la stessa cosa che dal “vivo” con le emozioni che solo la relazione in presenza può dare, quelle emozioni che plasmano la mente che a sua volta plasma il mondo. Il corpo è insormontabile e non e’ sostituibile dal virtuale. Non si può immaginare un bacio: mancano le labbra da baciare.

Gli studi sull’intelligenza musicale, scrive Gardner, ci aiutano “a capire quel non so che di speciale c’è nella musica, le cui origini hanno a che vedere con un passato a noi sconosciuto”. Alcuni miti raccontano che l’armonia e la melodia furono trasmesse all’umanità da esseri divini, così come nelle Sacre Scritture dell’India è scritto che “all’inizio dei tempi regnava il nulla. Ma Dio c’era da sempre: era una melodia. E la melodia era Dio”. Si tratta di un discorso che, dunque, ha a che vedere con il Padre, con la paternità, quale momento fondamentale dell’esistenza e della vita dell’individuo. 

Una paternità autorevole e non certo quella autoritaristica, quasi una occulta dittatura in nome di una triste emergenza, alla quale stiamo assistendo e che viviamo. Janine Chasseguet-Smirgel afferma che “Dio porta ordine in questo caos originario e lo divide”, estraendo la luce dalle tenebre, il suono dal silenzio, la vita dalla morte. E in verità coloro che non rispettano le differenze, l’estraneità, il diverso, i fragili, i vulnerabili sfidano la legge di Dio che pone ordine al caos, che stabilisce le regole del vivere dell’essere umano. 

Nell’antico greco il senso originale di nómos, la legge, è “ciò che è diviso in parti”: proprio come una partitura musicale in cui si ravvisano tempi e movimenti precisi senza i quali, nonostante i suoni generati dai vari strumenti, non avrebbero luogo né la melodia, né l’armonia.

E oggi si da un nome ad un Virus, originato da un pipistrello o da altro ma ciò non è dato di conoscere appieno. Il sospetto aleggia ovunque… La Madre Terra non sostiene più gli insulti e le violenze su di essa perpetrati? Forse ha deciso, nella sua ratio a noi ignota, di eliminare dolcemente, a volte crudelmente, ma decisamente l’Homo sapiens? L’uomo contemporaneo, novello Prometeo, uso alla manipolazione biotecnologia rimarrà incatenato ad un nuovo Caucaso.

In questi primi venti anni del XXI secolo, nonostante le speranze, il cammino dell'uomo appare difficile, disseminato di dolore, di sofferenze e disillusioni, attraversato dall'odio, dai pregiudizi, dall'indifferenza e forse anche dal cinismo. Piccole luci, oggi, a tratti si accendono nella notte buia. Vaccini in arrivo …ma quando? E come sono? Affidabili? O no?

Molte volte in questi giorni mi sono domandata se nella Storia tutto fosse passato o passerà invano, senza lasciare traccia… Natale invita alla coscienza di un evento straordinario che ha inteso cambiare il percorso storico degli uomini proponendo un assunto di base: Ama il prossimo tuo come te stesso. E dunque anche colui che si ritiene nemico, ovvero quelle nostre interne parti sconosciute e diverse che proprio in quanto tali abbiamo negato. Di qui la paura per la propria estraneità che difensivamente proiettiamo sull'Altro. Né si tratta di rinunciare alla propria identità, bensì di non temere di riconoscere che l’alterità in qualche modo ci appartiene. Nessun uomo, infatti, incontrerà mai la ferocia di nemici reali o immaginari se non la porterà dentro di sé, profondamente nascosta nella propria anima.

Ed è in questa ferocia che si nasconde un Virus che sta funzionando come specchio riflettente dei comportamenti umani. È oltremodo indispensabile recuperare le radici della storia dell’umanità e comprendere che la vera solidarietà ha bisogno della condivisione dei problemi, senza i falsi “buonismi” o gli “ eccessivi allarmismi” che inducono a credere nella interruzione della continuità dell’essere. Un sentimento atroce che attanaglia molte persone.

La solidarietà presuppone, infatti, la capacità di condividere i problemi, di riconoscere l’Altro dentro di Sé, se pur ammalato di Covid 19. Soltanto in tale ottica sono possibili la trasformazione della storia, il cambiamento, il pieno recupero della dignità umana: nella reciprocità, infatti, è possibile incontrare l’Altro che non è l’Estraneità, bensì qualcuno che in ogni caso è parte di noi.

Natale è anche il simbolo di una riconciliazione, la traccia vivente di una nuova Alleanza nella mente e nel cuore di tutti i popoli della Terra. Ancora dobbiamo credere che non tutto è perduto: l'Amore trionferà. E forse a questo punto si può terminare con un pensiero di Don Tonino Bello: Il Signore ci conceda comunque, dopo che abbiamo tanto trepidato e sofferto per i guasti del diluvio, di contemplare a lungo la curva luminosa dell’arcobaleno e di prendere atto che, nel cielo, il rosso di sera non si è ancora scolorito. Buon Natale.

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