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Mughini, passioni e sconfitte di una vita


FRANCESCO GRECO -
"Ci ho messo non poco tempo a intendere il mondo e ad avere un'adeguata esperienza di dolore...". Giampiero Mughini torna a parlare di sé, del suo passato, col "Nuovo dizionario sentimentale" (Delusioni, sconfitte e passioni di una vita), Marsilio, Venezia 2021, pp. 288, euro 18,00, collana "Gli Specchi". Lo aveva già fatto trenta anni fa nel "Dizionario sentimentale".

E anche questa sorta di "aggiornamento" di un intellettuale che di sé dice solo che vive e lavora a Roma in zona Monteverde, propone una dovizia di particolari, alcuni insospettabili, che lasciano affascinato il lettore.

E' una specie di lungometraggio su vari momenti della vita che lo hanno segnato maggiormente dopo essersi allontanato, con rammarico, dalla sua terra, la Sicilia. Cosa che sa bene di aver dovuto fare per darsi una dimensione universale come uomo e come pensatore.

E’ infatti in Francia, nella Parigi tanto amata, che alla fine degli anni ‘60 plasma la sua giovinezza immergendosi nel fermento culturale, sociale e politico di quella metropoli universale. Sempre alla ricerca di autori e di pubblicazioni, molte volte introvabili per il comune lettore, ma non per lui, che in questo magma di letture trova il suo aleph.

La sua passione innata per la lettura e la scrittura che ha curato avidamente fin da piccolo, e che da grande lo spingeva continuamente verso la ricerca spasmodica di librerie e bancarelle da dove proveniva “l’odore più bello del mondo, quello della carta stagionata”.

Una descrizione talmente appassionante dei vari episodi che il lettore ha l’impressione di averli vissuti assieme a lui. Una sensazione all'apparenza metafisica, in realtà densa di materia. Come quando scrive degli eterni scontri tra israeliani e palestinesi per il contendersi dei loro territori: racconta degli attentati terroristici negli anni ’40 con dovizie di particolari, come se fosse stato presente. Avvincenti sono le pagine in cui parla della sua “ammirazione” per il conterraneo Leonardo Sciascia, un "irregolare" quanto lui, che sicuramente ritiene un maestro, e poi Marco Pannella e Bettino Craxi, tre grandi che hanno segnato la storia del nostro Paese.

Per capire taluni comportamenti dell’uomo, il fine speculatore che vediamo spesso in tv, cerca di scavare nella profondità dell’animo e si spinge fino a fare cose che alla gente comune potrebbero sembrare impensabili. Come quando invita a cena a casa sua due estremisti, uno di destra e uno di sinistra, affinché da quel confronto potessero scaturire i motivi che li spingevano a odiarsi e scontrarsi pur senza conoscersi.

Da qui la sua convinzione che etichettare oggi qualcuno come "fascista" o "comunista" non ha proprio senso, poiché anche la memoria ha una sua prescrizione e attardarsi è segno di paura del futuro, quantomeno di esiguità di "visioni".

Un saggio che è tutto un susseguirsi di racconti pubblici e privati e di esperienze professionali (collaborò anche a Lotta Continua, un secolo fa) e personali che spingono il lettore a profonde riflessioni umane e sociali.