Header Ads

Il futuro che ci aspetta dietro l’angolo: intervista all'ingegnere pugliese Mattia Sergi

FRANCESCO GRECO - Scenari e visioni di un futuro che è già qui e magari non ce ne accorgiamo. Nel saggio “Oltre il Muro” (Bisogna conoscere il passato per comprendere il presente e cercare di prevedere il futuro), 2021, su Amazon Fulfillmet, pp. 338, € 12,00, prefazione di Francesco Greco (presentazione il 29 luglio a Casa “Menhir”, a due passi dal “Ciolo”), bibliografia abbondante e qualificata, in inglese, Mattia Sergi, giovane ingegnere di origine pugliese (Lecce) - laurea al Politecnico di Milano: si occupa di facciate complesse, vive in Gran Bretagna (Manchester) – scandaglia il passato e prova a frugare nella vita che ci attende dietro l’angolo. 

Diviso in quattro sezioni (Umanità, Religione, Trasporto e Immigrazione), il libro è un reportage sottinteso: nasce da anni di viaggi intorno al mondo: Mattia ha vissuto in sei città sparse in due diversi continenti, oltre ad aver visitato più di 30 nazioni. Oggi che gli inviati dei giornali sono stanziali, in redazione, c’è chi è curioso di conoscere i popoli in prossimità, li osserva nella loro complessa quotidianità, legge negli sguardi il passato e la storia, interpreta le speranze, i sogni, le utopie.     

Lei viaggia molto, quando torna a casa, che cosa si porta nel cuore e nella mente?

<<Vedo il viaggio come un investimento a livello culturale, mi piace viaggiare all'avventura e con un semplice zaino in spalla, preferisco visitare luoghi non turistici e località remote. 

Quello che mi affascina è scoprire nuove culture, nuove storie, nuovi approcci religiosi, insomma, tutto quello che mi faccia crescere a livello emotivo e intellettuale>>.

La sua visione del mondo e dell’uomo è dettata dal razionalismo, la fiducia nella scienza e nella tecnologia, come agli inizi della rivoluzione industriale, che ha fatto avanzare l’umanità, ma tanti guasti ha portato: possiamo fidarci di nuovo?    

<<Credo che la scienza abbia portato più benessere che disgrazie, la fiducia nella scienza non dovrebbe mai mancare; noi, come esseri umani, muteremo, ci adatteremo e la scienza sarà una parte integrante del nostro essere. 

Stiamo vivendo in un periodo storico estremamente pacifico se solo ci confrontiamo con il Medioevo o senza andare troppo indietro con l'inizio del 1900, tutto ciò grazie alla scienza e alle scoperte scientifiche. 

Supponiamo che il figlio di un devoto indù abbia un grave caso di morbillo. In questo caso, il padre pregherà Dhanvantari e darà fiori e dolci al tempio locale, ma solo dopo aver portato il bambino all'ospedale più vicino e averlo affidato ai medici. Quando la neurologia sostituisce la demonologia e il Prozac sostituisce l'esorcismo, anche il disordine mentale si sposta constantemente nelle mani degli scienziati. 

Un prete non è attrezzato per eseguire la danza della pioggia e porre fine alla siccità. Un prete è qualcuno che può spiegare perchè la danza della pioggia è fallita e perchè dobbiamo continuare a credere nel nostro Dio nonostante la sua apparente indifferenza alle nostre preghiere. 

Gli scienziati imparano a sviluppare colture migliori e a creare medicine migliori nel tempo, mentre i preti e i guru imparano solo a trovare scuse migliori. Come dico nel mio libro alla fine del quarto capitolo “Se la religione può creare l'inferno sulla Terra, la scienza può certamente creare il Paradiso!”>>. 

Vede all’orizzonte un neo-umanesimo riscritto al tempo del web?

<<Nell'Umanesimo grazie proprio a scoperte scientifiche rilevanti, l'uomo era messo al centro di tutto e si era riscoperta la cultura classica greca. Oggi credo che si possa parlare di nuovo umanesimo, ma in un futuro non troppo lontano questo cambierà ulteriormente dove probabilmente al centro di tutto non ci sarà più l'uomo ma il web e l'intelligenza artificiale. 

Saremo in grado di impiantare chip per computer direttamente nel nostro cervello, iniettare nel nostro sangue piccoli nanobot mangia colesterolo che risiederanno in noi a tempo indeterminato, creare arti sintetici alimentati dalle nostre menti.

Diventeremo probabilmente super uomini. Ora la domanda è: volete mettere al mondo un figlio dieci o venti volte più intelligente di Einstein? No? Cosa risponderebbe il vostro vicino di casa? E se anche la nazione dove vivete proibisse tale ingegnerizzazione, cosa farebbe uno stato come la Corea del Nord? La strada è già tracciata...

Dobbiamo essere capaci a domare la rivoluzione dell'automazione prima che le macchine ci rendano degli automi e ci portino nel giro di 500 anni all'estinzione>>. 

Le religioni appaiono destinate, se non all’estinzione, al relativismo: come si risponderà al bisogno di spiritualità dell’uomo?

<<Spirito viene dalla parola latina “spiritus”, che deriva da verbi che significano respirare o ondeggiare. Uno spirito conosciuto anche come anima. Era responsabile di permettere a un corpo di vivere e respirare.

Ora sappiamo che quello che permette a un corpo di respirare sono i polmoni e quando quest’ultimi smettono di funzionare, noi smettiamo di respirare. Già oggi non dovremmo credere in uno spirito. Riguardo a questo argomento, consiglio il libro “Perchè i nostri figli saranno atei” di Albert Williams. 

L'intero meccanismo religioso è costituito sulla fede, che è una forma di dubbio. Quando conosciamo qualcosa, impariamo la verità su di essa. La conoscenza, non la credenza, è ciò a cui dovremmo mirare>>.

Intelligenza artificiale: come non diventare accessori delle macchine? 

<<Chi ci dice che non lo siamo già, o probabilmente lo diventeremo presto? Alcuni scienziati hanno suggerito che in futuro l'Homo sapiens sarà fuso con il technium, la specie non vivente.

Questo sarà il più grande sincretismo e simbiosi che il pianeta abbia mai visto. L'IA e l'Ingegneria Cyborg combina e combinerà il corpo organico con dispositivi non organici come mani bioniche, occhiali artificiali e milioni di nano-robot che navigheranno nel nostro flusso sanguigno, diagnosticheranno i problemi e ripareranno i danni. 

Un cyborg con tali poteri avrà abilità ben oltre quelle di qualsiasi corpo organico. Diventeremo la prossima pagina del flip-book dell'evoluzione. 

E quando lo faremo, saremo in grado di guardare indietro all'Homo sapiens di oggi nello stesso modo in cui ora guardiamo all'uomo di Neanderthal. Credo comunque che il futuro sia più radioso di quanto possiamo immaginare: immaginate un mondo dove la tecnologia diventerà cosi economica da superare il divario tra chi ha e chi non ha, un mondo in cui la tecnologia sostenibile fornisce energia rinnovabile, acqua potabile e cibo sano a miliardi di persone. 

Grazie alla medicina genetica, malattie come il cancro saranno sradicate in futuro, un futuro in cui l'enorme capacità di internet viene finalmente utilizzata per l'istruzione, anche negli angoli più lontani del mondo. Sopratutto, un futuro in cui le tecnologie innovative producono una tale abbondanza di risorse vitali per l'umanità che la guerra per essa diventa obsoleta>>.

La storia dell’umanità è fatta anche di transumanze: tutti i popoli da millenni si sono sempre spostati, perché allora oggi, dagli USA all’Europa,  demonizziamo chi cerca una vita migliore?

<<Lo vedo più come un problema politico e d'informazione che un problema reale vero e proprio. E' utile precisare che gli immigrati e i lavoratori ospiti, lavorando nell'industria pesante, nell'assistenza sanitaria e nei trasporti, hanno giocato un ruolo cruciale nel ripristinare le infrastrutture europee dopo la Seconda Guerra Mondiale. 

Ciononostante, sono stati oggetto di pregiudizi che in alcuni paesi hanno portato all'alienazione di gruppi etnici e minoranze. 

I fattori per il quale le persone sono costrette a emigrare dal proprio paese sono prettamente 4: fattori di sicurezza, economici, ambientali e sociali. Oggi più che mai il mondo è un villagio globale. Ci sono persone da ogni parte del mondo in tutto il mondo, e le restrizioni imposte dai paesi che attirano più immigrati non possono porre fine a ciò. 

Grazie ai mezzi di trasporto, oggi possiamo parlare di luoghi molto lontani, come se stessimo descrivendo il palazzo di fronte. Penso che attualmente i politici invece di demonizzare gli immigrati si devono impegnare a far si che i cervelli non emigrino per trovare condizioni economiche e lavorative migliori in altri paesi>>.

Le big-tech, i social, gli influencer, condizioneranno ulteriormente i governi, rendendoli quasi ostaggi? 

<<La politica è un gioco, un gioco che decide chi prende il comando di un luogo. Nelle società non statali, questo si risolveva principalmente con la guerra. Chi vinceva predeva il comando. 

Ma il nostro tempo ha visto grandi cambiamenti che erano inimmaginabili non molto tempo fa. Quello che abbiamo visto con le elezioni di Obama e Trump in un decennio, mostra come il potere sia cambiato di mano. Non sono più i partiti politici e i signori della politica a decidere in assoluto chi vince e perde le elezioni in un paese democratico come gli USA. 

I nuovi signori del pubblico non sono esclusivamente i politici. Oggi i principali avversari di questo potere sono i social media. Questi social media controllano il pubblico tramite le informazioni che la gente valuta attraverso di essi. Questo ha fatto si che i fondatori di questi social media e i guru di internet siano diventati quelli che oggi controllano il nostro mondo. 

Queste piattaforme sono cresciute così tanto che anche i governi trovano molto difficile contrastarle e riportarle sotto il loro controllo. Nel caso di Trump, Facebook e Twitter hanno giocato un ruolo vitale nella sua vittoria e nel suo fallimento quando queste aziende hanno deiciso di chiudere i suoi account con loro. 

Questo diventa una minaccia per qualsiasi aspirante presidente o qualsiasi altra carica pubblica. Implica che si deve essere in buoni rapporti con i fondatori di queste piattaforme o affrontare il destino di Trump. 

Sulla base delle prove disponibili, non è azzardato prevedere che i politici presto non saranno altro che marionette nelle mani dei creatori e dei CEO dei siti di social media, sempre che non lo siano già>>.

Il politicamente corretto non rischia di disidratare le nostre vite e le democrazie, creando un pensiero unico da Stato etico?

<<Penso che il politicaly correct sia una forma di espressione giusta che si adatta perfettamente nell'anno in cui viviamo, giusta se non fosse per la pretesa di limitare la libertà di parola e di espressione, oltre che a cercare di nascondere o cancellare il passato o quei legami con il passato considerati “scomodi”. 

Un esempio di questa forzatura vicino a noi riguarda l'imbrattamento o l'abbattimento ideologico delle statue sull'ondata delle proteste dei “Black Lives Matter” negli USA. 

In Italia vennero imbrattate statue e monumenti significativi come quella di Indro Montanelli a Milano, accusato di aver avuto una relazione con una minorenne dell'Eritrea durante il colonialismo italiano. 

Anche se sul fatto molti storici come Alessandro Barbero si sono espressi in maniera negative, oltre che ovviamente a non appoggiare un fenomeno che solitamente avviene solo con la caduta delle dittature. 

O come la denominazione di una marca di cioccolatini svizzeri storici, i “moretti”, che oggi hanno cambiato nome a seguito dei movimenti antirazzisti. 

Credo che dalle mie risposte date in precedenza sono una delle persone più lontane dal “politicamente corretto”, pur sempre rispettando le opinioni e visioni altrui>>.

La virtualità che domina le nostre vite, non rischia di rendere l’uomo malato di solitudine, un animale in cattività, malato, infelice?

<<Per rispondere a questa domanda mi piacerebbe fare un passo indietro di 6 milioni anni. I nostri primi antenati umani, che si avventuravano nelle praterie dell'Africa orientale, erano creature fragili e vulnerabili, essi erano alti meno di un metro. Camminavano eretti e potevano correre sulle loro due gambe, ma non tanto velocemente quanto i veloci predatori a quattro zampe che li inseguivano. 

Erano esili, le loro braccia non potevano fornire molta difesa. Non avevano artigli, zanne o veleno a cui ricorrere in caso di attacco. Per raccogliere frutta, noci e insetti, o per predare carne morta, dovevano avventurarsi nella savana aperta, dove diventavano facili prede delle altre belve. 

Cosi deboli e numericamente esigui, avrebbero potuto facilmente estinguersi. Eppure, nel giro di pochi milioni di anni, questi nostri antenati insignificanti dal punto di vista fisico si sono trasformati nei più temibili cacciatori del pianeta. 

Il nostro dominio e la nostra sopravvivenza si basa sul nostro cervello e sul fatto che siamo essenzialmente creature sociali. 

La virtualità toglie questo concetto di socialità e ci sta facendo evolvere in creature asociali, solitarie ma non propriamente tristi. Apprezzare la solitudine attualmente è vista come una virtù, probabilmente in 500 anni sarà vista come la normalità. Che sia una cosa positiva o negativa solo il tempo ce lo dirà>>.