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Donne nell’arte condannate alla damnatio memoriae

FRANCESCO GRECO - “Pioniere” (Irene, Timarete, Calispo, Aristarete, Iaia di Cizico…). Ma davvero si può continuare a dire “E’ la prima donna a…”?

Da Erodoto a Plutarco a Denis Mack Smith, la storia è stata scritta dagli uomini. Alcuni grandi, temendo imboscate degli storici ideologicamente avversi, o imbarazzanti accenti propagandistici da quelli embedded, o magari per pura vanità, si sono scritti da soli la biografia: da Cesare (“De bello gallico”, un gioiello, anche di stile) a Ottaviano (“Res Gestae”, delizioso). Tanti altri non hanno fatto in tempo, o non hanno dato importanza all’immagine presso i posteri: dal Macedone allo stesso Nerone.

Di Tacito si sospetta una forte misoginia, per cui di tutte le donne di potere di cui ha parlato, da Livia Drusilla a Messalina, ha messo in rilievo i lati negativi, spesso enfatizzandoli. Giovenale fu un truce moralista (“Contro le donne”). Ma anche i Greci, con chiaroscuri diversi, lo erano (forse non per un complesso di inferiorità, come troppo schematicamente dice D’Orazio): Euripide di certo, e anche Aristofane quando “Lisistrata” incita allo sciopero del letto.

Non fosse altro per il fatto che le culture (inclusa quella sul Nilo) si intrecciano e contaminano l’un l’altra. Medea, Clitennestra, Cassandra, la stessa Elena (che, all’italiana, torna dal marito): eroine declinate con accenti sessisti diremmo oggi. Non da meno Boccaccio, che strologa contro le “femine così fiere, così vili, così orribili, così dispettose” (una vedova lo mandò in bianco).

Per una Cleopatra sovraesposta, su cui si continua a scrivere a fiumi (per altro, senza sapere com’è morta), tante donne, protagoniste nei campi in cui si sono cimentate, sono state condannate alla damnatio memoriae, spesso “mostrificate” (si passi il termine), come le sacerdotesse e le vestali, spesso spacciate per escort, igieniste dentali, olgettine ante litteram.

Solo di recente si è riconosciuta l’influenza politica (e il rapporto edipico) di Olimpiade col figlio Alessandro e, probabilmente, se Artemisia Gentileschi non avesse accusato il suo stupratore e affrontato un aspro, morboso processo, la sua arte sublime, accostata al Caravaggio, sarebbe stata spacciata per manierismo fauvista e croste da studio dentistico di paese. Forse non sapremo mai se c’è stata l’equivalente di Strabone, Fidia, Seneca. C’è però da dire che nelle varie teogonie, i culti, la statuaria, la numismatica, le donne ci sono. Ma un ruolo non lieve, nella censura, forse l’hanno avuto i copisti medievali, misogini per vocazione.

In “Vite di artiste eccellenti”, Editori Laterza, Bari-Roma 2021, pp. 270, € 18,00, collana “I Robinson/ Letture”, Costantino D’Orazio (storico dell’arte presso la Soprintendenza Capitolina ai BB. CC. e gran divulgatore su radio e tv) rende giustizia ad alcune di loro, in relazione al mondo dell’arte (ma probabilmente, altrettanto si potrebbe fare per altri scomparti dello scibile umano, politica inclusa, sospese fra storia, mito e leggenda, passioni terrestri e metafisiche olimpiche).

Ecco sfilare una gallery di genere su cui era calata la mannaia dell’oblio. Svelate alla contemporaneità, restituite alla loro dimensione naturale, senza più censure, pregiudizi, agguati politically correct (Dante il bacchettone mette la tosta Semiramide e la sensuale Didone nel girone dei lussuriosi: donne non solo trono e tempio).

Accanto alle “Pioniere”, di cui s’è detto nell’incipit, le “Silenziose” (nei chiostri del Medioevo), le “Coraggiose”, le “Autorevoli”, le “Rivoluzionarie”, sino alle “Contemporanee” (grande Marina Abramović), che censurare non è proprio possibile.