Dal 1986 don Mario Persano cura la parrocchia ‘Beata Vergine Santissimo Rosario in San Nicola’ a Carbonara


LIVALCA
- “Cognosco” don Mario Persano da quasi vent’anni ed il primo contatto si deve a mio genero Mimmo; trattasi di una persona di una simpatia contagiosa, con cui è difficile non entrare in sintonia e solo allora conosci il vero don Mario. A primo impatto pensai subito a Lèo Ferrè (lo so ho già scritto di ciò, ma è risaputo che ‘col tempo sai‘ Livalca si ripete, pur non concedendo ‘bis’) ma non gli ho mai chiesto se quei capelli particolari fossero un dono peculiare o frutto di avanzata ricerca, perché da quasi sempre sono ‘amante’ di Virgilio e delle “Bucoliche”: in questo caso, onde evitare equivoci, l’ambiente pastorale dobbiamo intenderlo come ‘pastore di anime’.

Il mantovano Publio Marone ci regala quel «Nimium ne crede colori» che in sostanza ci invita a lasciar perdere l’apparenza, evitando di giudicare senza essere padroni della reale situazione. ‘Col tempo’, anzi in breve tempo don Persano è diventato un caro Amico.

Recentemente don Mario si è fatto promotore di una lodevole iniziativa editoriale: realizzare un opuscolo - per restare in tema Ferrè dovrei dire brochure - elegante, riccamente illustrato, per divulgare qualche notizia storica sulla parrocchia “ BEATA VERGINE SANTISSIMO ROSARIO in SAN NICOLA“ che gli è stata affidata dal 23 febbraio 1986, quando Arcivescovo era mons. Mariano Magrassi.

La parrocchia risulta ubicata in via Manzoni, 15 a Carbonara ed il testo del fascicolo si deve all’impegno dell’ingegnere Raffaele De Rosa; il professionista è una nota figura di studioso da sempre in prima linea per salvare il patrimonio custodito e ‘non ancora svelato’ in un territorio ricco di storia, che attende solo di vedere la luce per essere divulgato e rendere la popolazione più partecipe alla conoscenza del passato, in modo da programmare con più cognizione l’avvenire. 

 De Rosa, insieme con altri volontari, ha dato vita all’Associazione culturale ‘San Nicola’, che ha il grande merito di curare mostre fotografiche, incontri di studio e riflessioni che sono la base da cui partire per motivare la gente a rimanere nei luoghi nativi. Le magnifiche fotografie del maestro Salvatore Tau rendono il lavoro più raffinato, ma mai sofisticato, in modo da restituire il giusto risalto agli affreschi opera del pittore barese Umberto Colonna.

Le notizie riguardanti la costruzione della chiesa sono elencate in maniera sintetica, ma rispettando la cronologia: l’idea progettuale si deve all’iniziativa della famiglia Mizzi - Francesco Mizzi è stato sindaco di Carbonara dal 1873 al 1879 - e del sacerdote Nicola Carmosino, già arciprete di Binetto, come si può riscontrare nell’epigrafe della lapide situata all’ingresso della chiesa:« Questo tempio/già negli spogli muri eretto/e dagli eredi Mizzi/ a mite prezzo ceduto/ il sac. D. Nicola Carmosino/ sempre del suo/ ultimava/ e / al DIVO NICOLA di MIRA/ per l’Arcivescovo Augusto Curi/ dedicava, XII DIC. 1928».

Ora vi sottopongo il testo della bolla con cui l’Arcivescovo Curi Augusto dedicava l’altare:« MCMXXVIII, die IX dicembris, io Augusto Curi, arcivescovo di Bari, consacrai quest’altare in onore di S. Nicola C. ed inclusi in esso le reliquie dei SS. Martiri Aurelio e Alessandro, e concessi ai fedeli di Cristo, in visita oggi, un anno e ai visitatori nel giorno anniversario, cento giorni di vera indulgenza nella forma consueta della Chiesa». 

Quante discussioni verso la fine degli anni ’60 del secolo scorso sull’indulgenza, ossia su quel termine ecclesiastico che indica ogni remissione di pena o colpa: «La remissione davanti a Dio della pena temporale dovuta per i peccati già rimessi in quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della chiesa, la quale, come ministra della redenzione, dispensa ed applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi».

La storia che riguarda il sacerdote Vito Sisto è un poco più complessa: sua intenzione era edificare una nuova chiesa dedicata alla Madonna del Rosario, contribuendo in maniera determinante con fondi personali. Come avviene fra persone civili vi fu una mediazione e fu trovata una comune soluzione, per cui il 10 settembre 1939 l’Arcivescovo di Bari mons. Marcello Mimmi istituì la parrocchia, affidandola ai Religiosi Giuseppini, che già da circa 10 anni reggevano la parrocchia della Pietà in Ceglie del Campo. Fu questo il motivo che spinse la Congregazione dei Giuseppini nel 1954 a chiedere con insistenza all’Arcivescovo Enrico Nicodemo di affidare loro anche la Chiesa Matrice di Ceglie e lasciare libera quella di Carbonara. La storia riporta che furono accontentati, per cui il 31 ottobre del 1954 abbandonarono il mandato di Carbonara.

Il 20 o 29 giugno del 1955 - forse il 29 giugno perché in quella data era stato ordinato sacerdote nel 1942 - il modugnese don Nicola Martino riceveva l’incarico di parroco della BEATA VERGINE SANTISSIMO ROSARIO IN SAN NICOLA. Da segnalare il contributo di don Carlo Lattarulo, il parroco che nel 1978 diede vita ad una necessaria utile, non più rinviabile, ristrutturazione: il tutto avvenne con il concorso volontario di moltissimi fedeli.

Quei fedeli cui si rivolge oggi don Persano nel suo breve ma significativo messaggio di presentazione del lavoro: «Desidero ringraziare tutti coloro che quotidianamente sono partecipi attraverso il servizio e il sostegno al mio ministero».

Qualcuno ha detto che per conoscere gli uomini bisogna prima leggere le pagine da loro scritte. Il filosofo Persano ha scritto molto, ma, posso assicurarvi, che basta parlarci per intuire che dispensa ‘insegnamenti’… senza aver la pretesa di passare per insegnante, professione che, in effetti, ha anche esercitato.

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