Cinema, il record di Tricase: 5 sale

 

ALFREDO DE GIUSEPPE - La città in cui vivo, Tricase, è nata con un nome riduttivo, già di per sé autolimitativo, come se non si potesse andare oltre il numero tre. 

 La città ha poche eccellenze e comunque sempre intorno a un numero vicino all’uno, come era un tempo la concia delle pelli in riva al mare e poi la famiglia dei mosaicisti artigiani e anche quella dei figuli ceramisti.

Qui, vicino dove abito, c’è in effetti un’eccellenza di cui oggi andare fieri: una città con ben cinque sale cinematografiche. Quindi non il cinema come fabbrica di sogni, come industria del narrante moderno, ma proprio il cinema come contenitore, come mura, come luogo fisico, fatto di proiettori, amplificatori, poltrone, gallerie e soppalchi, biglietti cartacei e un uomo che ti fa accomodare.

Tutto merito di una famiglia, il cui capostipite Vincenzo Cafueri giunse da Latiano (Brindisi) a Tricase nel 1945 vendendo stoffe su una bicicletta dotata di un grosso portapacchi. 

   La sua costanza e intelligenza  gli permisero, passo dopo passo, di costruirsi una piccola fortuna. Aprì nel 1955 un negozio di tessuti e poi l’intuizione del cinema. 

   Era il 1961, Vincenzo pensò di costruire una sala tutta nuova: dopo una lunga gestazione ci riuscì nel 1965. Nacque così il “Moderno”, in una traversa di Piazza Cappuccini, tenendosi alle spalle il quartiere “Lavari”, quando tutto era ancora un terreno incolto, alluvionato dopo ogni pioggia. 

   In pochi anni quel colosso si trovò intrappolato davanti, dietro e accanto dal disordinato e soverchiante sviluppo edilizio, dove specialmente le strade furono immaginate dopo le case. E così si ritrovò nella strettoia di via Siracusa. 

   Vincenzo, “Nzinu Marcante" per tutti, scomparve nel 1999. Nel frattempo, già dal 1995, aveva passato la palla al figlio Rocco, che pensò  fosse giunto il momento di aprire una sala più piccola: nel dicembre 2000 apre così il secondo cinema, in un locale sottoposto di un nuovo immobile in via Roberto Caputo, che una decina d’anni prima aveva preso senza alcun riguardo il posto di un’elegante villa stile liberty. 

   Qui è nato il “Cinema Paradiso”, forse un omaggio nostalgico al film premio Oscar di Giuseppe Tornatore, e comunque un’ottima alternativa agli enormi spazi dei cinema tradizionali, molto utilizzato anche per rassegne e stage teatrali, per vedere qualche film fuori dalle normali distribuzioni nazionali. 

   Nel 2002, per non avere concorrenti in casa, il buon Rocco prese in gestione anche l’altro storico cinema, l’”Aurora” di via Stella d’Italia. E siamo al tris (ed era già un’enormità per una cittadina di 17.000 abitanti).

   Poi anni di alti e bassi, durante i quali molti cinema indipendenti, soprattutto nei piccoli centri, hanno chiuso a favore delle multisale, dei mega-complessi con annesse sale giochi, hamburger e zucchero filato. 

   E infine la pandemia, con divieti di vario livello, fino alla chiusura totale, la visione dei film sempre più casalinga, fra abbonamenti web, taroccamenti e nuovi social sempre più fondati sull’immagine e sui video.

   Ora, durante una lenta risalita, Rocco Cafueri, nel riserbo che lo contraddistingue, lemme lemme, coglie tutti di sorpresa e il 2 maggio di quest’anno, sempre in via Caputo, ha inaugurato due nuove piccole sale, dal nome “Mini Cineplex Paradiso”, decisamente belle, con poltrone comodissime, schermo e audio di ultima generazione, una proiezione senza rumori, da immergersi dentro uno spazio umano e virtuale al tempo stesso, tattile e onirico. 

 E così Tricase si ritrova 5 sale cinematografiche, stabilendo una specie di record nel rapporto statistico rispetto ai suoi residenti.

Il merito di resistere e di rilanciare è della famiglia Cafueri, sempre unita, caparbia nella convinzione di una gestione basata sull’impegno di figli, sorelle e nipoti. Ma è soprattutto merito di Rocco Cafueri, il ragazzone che ama Tricase, che non disdegna una giacca eccentrica o un occhiale fuori norma, ma che ha deciso coscientemente di investire nel cinema, di rimanere uno di quegli artigiani che si fanno da soli, che si costruiscono e si inventano un modello, accettando la socialità che vivono, compreso invidie e piccolezze. 

 Rocco sta rischiando ma non è senza paracadute: le mura di 4 cinema su 5 sono sue, ha altri immobili da cui ricava dei buoni affitti, ha consolidato la posizione che ha ereditato dal padre. Ma sa vivere la sua città e questo lo ha sempre dimostrato: è stato generoso con chi occasionalmente ha chiesto una delle sue sale, non ha fatto differenze politiche o di altra natura, ha vissuto la sua giovinezza come tutti gli altri ragazzi, fra il calcio popolare e il bar sotto casa. 

 Con il cinema ci campa e non sempre ha potuto proiettare il film che vince a Venezia o a Cannes, ma ha continuamente cercato di bilanciarsi fra la qualità e l’incasso, fra i film per bambini e quelli per adulti. 

Rocco Cafueri ha solo 60 anni. Sicuramente sarà l’ultimo a chiudere i cinema, quando le case di produzione, le multinazionali dell’intrattenimento decideranno che non saranno più sostenibili. 

Ma finché il cinema, inteso come sala fisica, avrà vita, lui ci sarà e ne sono certo, in futuro ci riserverà nuove sorprese.

La fenomenologia di Rocco continuerà ancora, perché ha già portato questo paese oltre la condanna iniziale del numero tre. E oggi, tra tanti viventi solitari e unici, non è roba da poco.


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