Ferragosto tra curiosità, dialetto e proverbi


VITTORIO POLITO - Per festa si intende una solennità di interesse collettivo motivata da ricorrenze religiose, nazionali e civili nelle quali si celebrano particolari cerimonie (Natale, Pasqua, Capodanno, Epifania, Repubblica, Liberazione, Bandiera e c’è pure quella del dialetto, ecc.), alle quali si aggiungono quelle famigliari (matrimonio, battesimo, laurea, onomastico, compleanno) e quelle di paese in occasione delle quali si festeggia il Santo protettore. Vi sono le cosiddette feste di “precetto” che il terzo dei dieci Comandamenti ricorda di “Santificare le feste” per le quali, per i cattolici, è obbligatorio partecipare alla Santa Messa.

Mi piace ricordare Giovanni Panza (1916-1994) che, nel suo libro “La checine de nononne” (Schena), definisce le citate feste religiose “Feste terribele” (grandi ricorrenze), sottolineando che «La cucina alla barese è una cucina semplice, niente affatto sofisticata. È una cucina genuina, saporita… - in cui certi piatti – si preparano solo nei giorni di festa, nelle più solenni ricorrenze, le feste “terribili”, come si chiamano a Bari».

E, a proposito del dialetto, spesso considerato, a torto, varietà di lingua dei ceti bassi, simbolo di ignoranza o veicolo di svantaggio o esclusione sociale, soprattutto al sud, va sottolineata la sua nuova vita soprattutto nelle giovani generazioni. In molti casi l’apprendimento non avviene a livello di lingua materna, ma l’acquisizione avviene, in modo frammentario, al di fuori del canale generazionale. Un ruolo importante in tal senso è rappresentato dai nonni o dall’ambiente circostante nel quale il dialetto è ancora diffuso.

Alle feste citate si aggiungono le feste della mamma, del papà, dei nonni, di San Valentino, della donna, quella dell’amicizia ed anche quella di Ferragosto (15 agosto), festività popolare, che coincide con quella religiosa dell’Assunzione al cielo dell’Immacolata. Ferragosto indica anche, per i lavori dei campi, l’avvicinarsi della fine dell’estate e l’incombente vendemmia.

Vi sono infine espressioni (anche in senso figurato) come: è finita la festa, nel senso che la questione è chiusa; fare festa a qualcuno significa anche accoglierlo festosamente o anche ammazzarlo ecc. Ma queste sono altre storie.

Vediamo i proverbi che dicono.

Per Ferragosto si mangiano i piccioni arrosto. Questa festa, che cade nel gran caldo estivo, aveva come piatto tradizionale, l’arrosto, il piccione, appunto, accompagnato da vino rosso.

La vigilia di Ferragosto anche gli uccelli digiunano nel bosco. Ogni festa solenne era preceduta da un giorno di digiuno. La celebrazione dell’Assunzione della Madonna era così sentita che, secondo il proverbio, perfino gli uccelli la vigilia si astenevano dal cibo.

Per Ferragosto fatto il carbone e tagliato il bosco. Le provviste di legna e carbone e in genere i lavori del bosco devono essere a buon punto prima delle piogge autunnali che hanno inizio alla fine di agosto.

Chi va al fiume dopo Ferragosto non ha cervello o non ce l’ha a posto. Alla metà di agosto il tempo solitamente cambia, comincia a essere freddo per bagnarsi. Un tempo le malattie da raffreddamento potevano portare alla polmonite ed essere molto pericolose. Possibile anche un riferimento alle piene improvvise causate dai temporali di fine estate.

Curiosità

Il termine ‘Ferragosto’ deriva dal latino ‘Feriæ Augusti’, cioè riposo di Augusto, imperatore romano, istituita dallo stesso nel 18 a.C. La ricorrenza aveva origine dalle feste che celebravano la fine dei lavori agricoli. La festa in origine si svolgeva il 1° agosto ma, la Chiesa, volendo far coincidere la ricorrenza con la festa religiosa dell’Assunzione della Madonna la fece spostare, intorno al VII secolo, al 15 dello stesso mese. Il dogma dell’Assunzione (riconosciuto come tale solo nel 1950), stabilisce che la Vergine Maria sia stata ‘assunta’, in cielo con l’anima e il corpo. Così da festa pagana divenne festa cattolica.

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