Le favole di Antonia raccontate nel III Millennio


FRANCESCO GRECO -
“Mi chiamo Marta. Oggi tutti mi conoscono come la fanciulla di Torre Pali e mi hanno persino dedicato uno scoglio, l’Isola della Fanciulla…”. Antonia Occhilupo è una scrittrice leccese (nata ad Acquarica del Capo) che vive in apparenza appartata. Coltiva però una serie di relazioni, grazie anche alla sua professione (è psichiatra) e soprattutto all’arte della memoria, la metabolizzazione dei topoi del Novecento in cui è nata.

Non monumentalizza il passato, né lo mitizza, come succede in tanta produzione letteraria di questo III Millennio (operazione di per sé sterile), ma nutre un approccio dialettico e maneggia con delicatezza quei materiali, cosciente che non deve andare perduto, ma nemmeno leggerlo come mero folklore, epurandolo, depotenziandolo cioè delle implicazioni storiche, politiche, socio-economiche, etc.

Nell’ultima opera appena edita “L’amore rapito e altri bozzetti”, Pav Edizioni, Roma 2022, Collana Storie di vita, pp. 216, € 15,00, bellissima cover di Luigi Sergi, “Squarci di tramonto”, adotta un paradigma non nuovo nella storia delle lettere, dai Greci e i Romani ai giorni nostri: quella della corrispondenza.

“Salve, viandante di passaggio a Lamb Holm, ti voglio parlare di Usuhaia fin del mondo. Ti domanderai perché…” Dal particolare all’universale, e viceversa, in un delizioso gioco di specchi e rimandi, illuminazioni improvvise, allegorie nascoste, interstizi segreti, la bellezza di questo libro è nella guicciardiniana dal particolare all’universale.

E’ una sorta di licenza poetica che Antonia si concede per viaggiare nello spazio e nel tempo senza vincoli né condizionamenti, con una prosa magnetica, magmatica e viva, delicata e densa di dolcezza e di pathos. Per raccontare storie intrecciandole a leggende e favole, ricostruire avvenimenti ed eventi fra realtà e mito, ricontestualizzare persone e personaggi.

Modulate su una dimensione cosmica, quasi a voler riscrivere la storia da un paradigma filologico, dove le parole sono restituite al loro senso primordiale, prive di relativismi. Facile il richiamo a Garcìa-Màrquez e a molta letteratura latinoamericana: il realismo magico, realtà e fiaba intrecciate.

Il mood che conquista il lettore è anche una sottintesa dimensione escatologica, come se la scrittrice volesse proporre una nuova cosmogonia e teogonia, ancorate però a quelle tradizionali.

Forse quelle reali, tradite però dalle narrazioni che ne abbiamo fatto, dalle nostre decodificazioni, interpretazioni magari ucroniche.

Nelle pagine di Antonia invece fluisce un’altra realtà come magicamente evocata da un fuoco prometeico che, bruciando, dona l’aroma della sua essenza più vera, il nucleo più intimo.

I racconti scorrono agli occhi del lettore con una sensualità e innocenza che lasciano senza parole. Dall’amore di una zia per un nipotino che non può pagare per gli errori degli adulti alla favola della fanciulla Marta profanata dai pirati e il cui canto mesto si può ancora ascoltare sul suo scoglio a Torre Pali, sullo Jonio, fra Gallipoli e Leuca.

E poi Gallipoli che racconta la sua nobile storia legata all’olio, gli uomini dei ghiacci in Antartide e gli incontri con donne resilienti.

Un libro magicamente intessuto di bello scrivere, che riconcilia col piacere della lettura.

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