Padre Damiano Bova: Bivongi paese mio



LIVALCA
- Sabato 11 novembre dell’anno di grazia 2017 padre DAMIANO BOVA O.P. riceveva l’ambito PREMIO ANASSILAOS Arte-Cultura-Economia-Scienze, nell’auditorium Calipari del Consiglio Regionale della Calabria, per il volume “Dizionario Etimologico del dialetto Bivongese” (Città del Sole Edizioni, p. 616, Reggio Calabria 2017, € 40,00).

Ora dovrei dirvi - solo per quei non pochi giovani, miei ‘osservanti’ lettori, che inviano mail al direttore per spingere Livalca a citare riferimenti storici - che l’11 novembre (la ricorrenza delle date non è mai solo un numero, ma un principio di qualcosa che si perpetra nel tempo) del 1885 nasceva in California George Smith Patton, il generale americano che al comando della VII armata diresse lo sbarco in Sicilia e preparò, nel 1944, in Inghilterra quello in Normandia con la III armata, ma mi limito ad osservare che il premio Anassilaos è patrocinato: dal Senato della Repubblica, dalla Camera dei Deputati, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo, dalla Regione Calabria, dal Consiglio Regionale della Calabria, dalla Regione Siciliana, dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria, dalla Città Metropolitana di Messina, dalla Città di Reggio Calabria e dal Comune di Messina, nonché dall’Università degli Studi di Reggio Calabria “Mediterranea”, dall’Università per Stranieri ‘Dante Alighieri’ e dal Liceo Classico ‘Tommaso Campanella’ di Reggio Calabria (questi dati sono validi per la 29° edizione, quella in cui è stato premiato padre Bova).

Padre Damiano (al battesimo Cosimo Romano) Bova è nato il 27 settembre del secolo scorso a Bivongi, paesino di 1500 abitanti posto a 270 m s.m., che dista meno di 4 chilometri da Stilo, paesino di 2800 abitanti posto a 400 m s.m., centro passato agli onori della cronaca perché vi nacque nel 1568 Tommaso Campanella, prima che due secoli dopo, nel 1783, fosse semidistrutto da un terremoto. Campanella, filosofo e poeta figlio di un ciabattino analfabeta entrò a 13 anni nell’Ordine domenicano e, dopo una vita avventurosa in cui cercò di sviluppare i suoi grandi ideali politici con il progetto di una repubblica ideale (“La città del Sole” scritta nel 1602 e pubblicata nel 1623), si spense cristianamente a Parigi nel 1639 presso il convento domenicano della rue St-Honoré. Non a caso padre Bova ha pubblicato il suo libro dedicato al dialetto bivongese proprio con un casa editrice che si chiama «Città del Sole” ed opera a Reggio Calabria, cui fanno capo i comuni di Bivongi e Stilo.

Padre Ciro Capotosto O.P. , all’epoca priore conventuale della Basilica di San Nicola, in una breve e pur forbita presentazione cita un passo del Deuteronomio (dal greco deuteronòmion, seconda legge: il quinto libro della Bibbia ed ultimo del Pentateuco, che si distingue dai primi per il carattere di predicazioni e di catechesi) che in effetti appare come un ringraziamento al lavoro e all’impegno di padre Bova: “Ma guardati, e guardati bene, dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto; non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della vita: le insegnerai anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli”.

Padre Bova aveva già dedicato al paese natio un libro corposo, e pur storicamente interessante, dal titolo “Bivongi. Nella Valle dello Stilaro” (Ecumenica Editrice, p. 472, Bari 2008, € 22,50) con una presentazione affettuosa ed equilibrata di Pasquale Corsi, ordinario di Storia medievale all’Università di Bari, che precisava: “L’argomento centrale del libro è immediatamente evidenziato sin dal titolo dell’opera, che pone in primo piano le vicende di quella parte centro-meridionale della Calabria che si stende tra la costa ionica e la catena delle Serre, giungendo infine all’Aspromonte ed a Reggio Calabria”. Nella presentazione Corsi, con grande sensibilità, ricordava padre Salvatore Manna, scomparso due anni prima, che era stato sempre prodigo di consigli per i confratelli domenicani, spingendoli verso lo studio e la ricerca.

Il volume si apriva con un pensiero di Cesare Pavese: “Quando un popolo non ha più un senso vitale del proprio passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva del passato. Si diventa creatori - anche noi - quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia” che qualcuno ritenne appropriato come principio, inadeguato per la fine dello scrittore nato a Santo Stefano Belbo, Cuneo.

Vi è un proverbio calabrese che recita “Jiè rre, papa e cardinale” per fare capire che ci sono persone poco propense ad accettare un aperto confronto, tanto è vero che si dice “Calabbrisi e mmuli mai suli” - tutti i proverbi che citerò sono presi dal volume di Rocco Salvatore Matarozzo “Proverbi e detti calabresi” (Levante editori Bari, p. 396, 2017, € 20,00), autore nato a Laureana di Borrello (RC) e noto sindacalista della Uil - che non serve tradurre, ma ci fanno intendere che in Calabria, come in tutte le regioni italiane, a pochi chilometri di distanza i termini dialettali cambino suoni, cadenze e, spesso, significato.

Con una umiltà davvero notevole per un uomo con il suo curriculum padre Bova puntualizza: “Nel libro sulle origini di Bivongi ho tracciato la storia della Valle dello Stilaro, comprendendo Monasterace, Stilo (maggiormente) e Pazzano. In questo Dizionario invece mi sono riferito solo al linguaggio proprio di Bivongi, ben distinto da quello degli altri centri della Valle dello Stilaro”.

Molti componenti della famiglia Bova hanno contribuito ad incrementare il materiale del Dizionario di Bivongi: il cugino Vincenzo Bova che, dopo aver raccolto quasi 1500 voci, le ha passate a Damiano; anche il cugino Paolo Tisano, scomparso, gli ha offerto una raccolta di proverbi da cui estrapolare termini; ed ancora Adriana Alvaro di Bivongi che ha donato un elenco completo di tutti i soprannomi esistenti nel paese, frutto di un gravoso impegno di anni; Franco Bova che, coadiuvato dalla moglie Itala Grazioso, ha contribuito a mantenere i rapporti con tutti gli artigiani del paese onde collezionare termini sempre più specifici e, cosa importante, tramite un loro cugino Umberto Valenti, hanno messo in contatto padre Damiano con l’editore Franco Arcidiaco delle Edizioni “Città del sole”.

Ora, senza voler minimamente mancare di rispetto alla suscettibilità di padre Damiano, non penso sia ‘irriverente’ precisare che tanta disponibilità della parentela si deve anche al suo indiscusso prestigioso percorso di vita: “Cu’ ndavi cchjiù santi vva ‘mparadisu” (le conoscenze aiutano) e “ ‘Na nuci ‘ntò saccu no’ ffaci scruscjiu” (ossia se sei Damiano Bova è più facile essere ascoltato), ma la verità posso testimoniarla io con il mio vissuto personale “Nesci c’’u’ scuru e ricogghjiti ch’’i gadrhjini” (esci all’alba e ritirati quando rientrano le galline, che in sostanza significa se inizi a lavorare presto la mattina, la sera sei così stanco che non vai a sprecare ‘soldi in cantina’… una forma di risparmio che, oggi, lederebbe altri interessi). Non a caso padre Bova nella sua accorata prefazione al Dizionario del dialetto bivongese si racconta: “Partii dal mio paese natio, per entrare nell’Ordine domenicano, nel 1958, all’età di 27 anni.

Questo periodo della mia vita lo trascorsi prevalentemente a Bivongi, da dove mi assentai soltanto per i miei impegni di studio che completai a Reggio Calabria… Nei tempi non scolastici andavo in campagna per aiutare i miei genitori nei loro abituali lavori di coltivatori diretti: zappare, seminare, curare il vigneto, vendemmiare…”.

Ho riportato questo brano perché riassume al meglio il modo agreste-bucolico- pastorale di operare di padre Bova, modo che lui ‘omaggia’, da apprendista contadino, e rispetta ogni volta che decide di scrivere: prima zappa (raccoglie tutto il materiale possibile); poi semina (cerca il contributo di quanti possano contribuire a rendere più fecondo e produttivo il suo lavoro); quindi cura il vigneto (‘Vino opera di Dio, ubriachezza opera del diavolo’ San Giovanni Crisostomo) e solo dopo passa a vendemmiare (deve essere chiaro che lui è un vinitor - amante del latino a tal punto che per ogni parola del dialetto del suo paese ha recuperato una radice latina e, visto che si trovava, anche greca - in senso così stretto che si è abituato a cimentarsi con carichi di lavoro che lo portano a programmare opere alla portata dei ‘coltivatori di sapere’ del tempo andato.

Per esempio estrapoliamo dal Dizionario di BOVA la parola Gulìa (desiderio, forte voglia di mangiare), dal latino gula (gola) e dal greco boulimìa (fame divorante): ebbene per quasi tutte le parole del suo lavoro l’autore ha cercato la radice, dando anche notizie utili per ricostruire storie legate ai riti, alle celebrazioni religiose del suo paese, ma valide per tutta la terra di Calabria.

Questa apparente divagazione mi permette di parlare forse del libro, a mio parere, che più identifica il giovanotto bivongese ordinato sacerdote il 18 luglio del 1965 e mi riferisco a “Maria SS. Mamma Nostra di Bivongi. Origini e storia del culto” (Bivongi, 210, p. 324, ill., € 18,00), opera pubblicata nel terzo centenario dalla donazione del Quadro alla comunità di Bivongi e nel primo centenario dell’incoronazione.

“ Va, intanto, aggiunto che, volendo approfondire l’oggetto principale della sua ricerca, e precisamente le origini del culto a Mamma Nostra, P. Bova ha confermato la sua grande onestà intellettuale. Procede nella sua ricerca col necessario rigore. Confessa candidamente che ci sarebbe rimasto male se avesse dovuto concludere che la devozione a Mamma Nostra si fosse diffusa dall’Abruzzo a Bivongi e non viceversa: ed era, peraltro, facile pensarla così, anche per la presenza attiva nel nostro territorio dei figli di San Francesco provenienti da quella regione. Ma… gli è andata bene: non escludendo la possibilità di ulteriori studi, è riuscito ad avere tra le mani il documento che gli dà la certezza che il culto pubblico a Mamma Nostra ha avuto le sue origini proprio a Bivongi, quando nel 1710 quel grande missionario che era il francescano P. Giuseppe Cretari da Stilo ha donato il Quadro a quella comunità” con queste parole ricavate dalla sua presentazione il pastore di anime Antonio Cantisani a luglio 2010 legittimava l’operato di padre Bova (all’epoca della presentazione mons. Cantisani era Arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace, perché si era dimesso nel 2003 per raggiunti limiti di età e papa Giovanni Paolo II nell’accettare le dimissioni gli riconobbe il titolo di arcivescovo emerito fino alla morte, avvenuta il 1 luglio del 2021). Questo libro, che è un autentico atto di fede e amore di padre Damiano per ‘Mamma Nostra di Bivongi’, è arricchito da 16 tavole fuori testo tutte molte belle e significative che giungono al cuore di chi guarda a tal punto da considerare la visita a Bivongi imprescindibile.

I calabresi sono per natura diffidenti e poco propensi all’amicizia, specialmente tra reggini e catanzaresi (la storia non aiuta, perché gli ‘anta’ hanno rivendicazioni più o meno legittime da ambo le parti, ma ho notato che i nati dal 1990 in poi hanno abbandonato tale ‘disputa’ e parlano di… Reggina in serie A e Catanzaro in B che è il modo migliore per pensare ad un futuro solidale) ed a sostegno di questa tesi vi è un proverbio “N’amicu veru jiè accussi’ raru comu nu’ jornu senza ventu a Catanzaru” (Un amico vero è così raro come un giorno senza vento a Catanzaro) senz’ altro di origine reggina, che evidenzia una peculiarità di Catanzaro - provate e vi renderete conto che il vento non vi molla ovunque andiate - al cospetto della indiscutibile bellezza di Reggio Calabria, dove il vento è solo un ‘paravento’.

Padre Bova per dimostrare che la sua lunga permanenza in Puglia ha reso più malleabile il suo originario temperamento calabrese, nel suo caso accentuato da una personalità in cui è difficile contenere il tratto che lo conduce quasi sempre a prediligere una guida democratica-egemonica, al termine del suo Dizionario del dialetto di Bivongi dedica due pagine “Omaggio a Gerhard Rohlfs” che non fanno che confermare quanto Bari, San Nicola, la Puglia e i suoi amici abbiano contribuito a far breccia in quella ‘scorza’ di gigante, che si apre con difficoltà ad una corteccia in cui non avverte ‘odore’ bivongese.

Padre Damiano sta ultimando un altro libro chiaramente dedicato alla sua terra: sarà un volume in cui farà luce su molti punti controversi che hanno per protagoniste le ferriere costruite lungo il corso della fiumara Assi, nel comune di Guardavalle in provincia di Catanzaro. Il testo, come sempre, sarà avvincente per i rigorosi riscontri storici che il domenicano offre al lettore… Livalca è fra coloro che attendono con ‘ansia’ il libro per essere il primo a recensirlo, nell’attesa ascolta con la dovuta attenzione le prediche domenicali dell’Amico frate concedendosi il piacere, condiviso dal Gruppo amici di San Nicola, di commentarle al termine della messa.

Il Gruppo storico degli amici di San Nicola composto da: Antonio, padre Ciro, Gianni, Marco, Nicola, Michele M. e Michele P., Nicola e Peppino da alcuni mesi ha visto l’ingresso di una coppia, anche questa eccezione si deve al ‘papa’ di turno’, formata da Antonio C. e Rosangela, detta Titti, figlia di un vecchio amico di mio padre Mario (L’amicizia è così imperitura e delicata che spesso riaffiora per donarti il petalo di una pianta che si chiama vita e che faceva dire al Carducci “T’amo padre (pio) BOVA(e); e mite un sentimento di vigore e di pace al cor m’infondi”).

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