Ex Ilva, Gambardella (Uilm): 'La conferma dell’accordo del 2018 da parte dell’Amministrazione straordinaria è scontata ma insufficiente, Governo convochi il tavolo per fare chiarezza'

BARI - “Le dichiarazioni dei rappresentanti di Ilva A.S. sulla validità dell’accordo del 6 settembre 2018 sono scontate ma insufficienti a dare certezze ai lavoratori in cigs, sia per i 1.661 in amministrazione straordinaria che per i tremila in Acciaierie d’Italia interessati dall’accordo separato del 29 marzo scorso, non firmato da Uilm, che ha predeterminato migliaia di esuberi strutturali. Questa condizione purtroppo è un dato di fatto, non parole ma frutto di atti sottoscritti da altre organizzazioni che i lavoratori hanno compreso nelle assemblee tenutesi negli stabilimenti dell’ex Ilva. Inoltre è confermata dalle continue dichiarazioni dei rappresentanti di Acciaierie Italia in tutte le sedi preposte, anche istituzionali, sul superamento dell’accordo del 2018 in ragione del nuovo contratto del 2020. Quindi ora spetta al Governo convocare tutte le parti interessate per fare chiarezza sul destino di circa cinquemila lavoratori che continuano a stare in cassa integrazione senza la certezza del reintegro”. Lo dichiara Gambardella, Segretario nazionale Uilm, a margine dell’incontro odierno di monitoraggio, tenutosi in remoto, con i rappresentanti di Ilva A.S.

”L’Amministrazione straordinaria nella riunione di oggi ha puntualmente dettagliato le attività svolte per il reintegro dei lavoratori in Acciaierie d’Italia, la gestione della cigs, del piano esodi volontari, attività di bonifica delle aree non interessate dal contratto d’affitto e la formazione” spiega Gambardella.

“Come Uilm – continua - restiamo prioritariamente interessati ad ottenere la certezza di tutti i lavoratori di Ilva A.S. che, a partire dal 23 agosto di quest’anno, dovranno ricevere le lettere di assunzione in AdI come previsto dall’accordo del 6 settembre 2023”.

“E’ giunta l’ora di smetterla con questi giochetti delle dichiarazioni, delle smentite e delle ambiguità sulla pelle dei lavoratori” conclude.

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