“L’ora di Taranto”: la città che vuole esistere oltre l’Ilva, ma la piazza resta vuota
TARANTO - Una città senza Ilva. È questo il messaggio al centro della manifestazione itinerante “L’ora di Taranto”, iniziativa nata sui social e diventata un movimento che prova a raccontare una città diversa da quella delle cronache industriali e delle emergenze ambientali.
Non la Taranto segnata dalle acciaierie, ma una città che si svela attraverso il silenzio del Mar Piccolo, scrigno di biodiversità unica al mondo; una città che custodisce un patrimonio archeologico e storico di valore inestimabile, conservato nel Museo Archeologico Nazionale; una città animata da giovani che hanno scelto di restare, investendo nel territorio con sacrifici e coraggio.
Un percorso alternativo che mette in luce potenzialità straordinarie, troppo spesso ignorate e mortificate — come denunciano i manifestanti — mentre Governo e istituzioni continuano a concentrare energie e risorse sul salvataggio della fabbrica. Una storia che si ripete da quasi vent’anni.
Eppure, quando la piazza avrebbe dovuto trasformarsi nel luogo simbolo di questo grido collettivo, l’assenza ha fatto più rumore della presenza. Dov’erano i tarantini?
La domanda rimbomba tra chi si aspettava una mobilitazione più ampia. Perché è facile osservare da lontano, criticare, commentare sui social; più difficile è esporsi, scendere in strada, metterci la faccia.
Ed è proprio questa apatia, sottolineano gli organizzatori, il vero grande ostacolo al cambiamento di Taranto. Una città che ha infinite risorse per rialzarsi, ma che può farlo solo se sceglie di esserci davvero.