Santa Maria Hospital celebra vent’anni di chirurgia robotica al servizio del paziente
BARI – Vent’anni di innovazione, ricerca e pratica clinica che hanno cambiato in modo profondo il volto della chirurgia urologica in Italia. È questo il filo conduttore del convegno “Dal sogno alla realtà: vent’anni di chirurgia robotica. Storia, innovazione e prospettive della chirurgia robotica in Italia”, svoltosi oggi presso il Santa Maria Hospital di Bari, struttura di GVM Care & Research accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale.
L’incontro ha rappresentato un momento di confronto scientifico di alto profilo, ripercorrendo l’evoluzione della chirurgia robotica dalle prime applicazioni pionieristiche fino alle attuali eccellenze cliniche riconosciute a livello nazionale e internazionale. Un percorso che ha visto il Santa Maria Hospital tra i protagonisti, in particolare nell’ambito dell’urologia.
Secondo i dati più recenti, nel 2024 in Italia sono stati eseguiti circa 54.700 interventi di chirurgia robotica, con una netta prevalenza in ambito urologico (circa 30.000 procedure), ma con una crescita significativa anche in chirurgia generale e ginecologia. Numeri che testimoniano come la robotica sia ormai una pratica consolidata, capace di garantire benefici concreti per i pazienti e per i professionisti sanitari.
«Celebriamo vent’anni di chirurgia robotica non come un punto di arrivo, ma come una tappa di un percorso di innovazione continua – ha dichiarato Giuseppe Speziale, vicepresidente di GVM Care & Research –. Quando abbiamo iniziato, la robotica era una promessa. Oggi è una realtà che consente interventi più precisi e personalizzati, minori complicanze e recuperi più rapidi. Il merito va alle équipe che hanno creduto fin dall’inizio in questa tecnologia e, in particolare, al professor Giuseppe Mario Ludovico, pioniere della chirurgia robotica urologica. Il nostro impegno è ora quello di ampliare l’accesso a queste competenze, formare nuovi professionisti e integrare le tecnologie emergenti in modo responsabile, mettendo sempre la persona al centro della cura».
Il convegno si è aperto con i saluti istituzionali di Giuseppe Speziale e di Giuseppe Carrieri, preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia e presidente della Società Italiana di Urologia. Tra i relatori, figure di primo piano del panorama scientifico nazionale: Giuseppe Mario Ludovico, coordinatore dell’Unità Operativa di Urologia del Santa Maria Hospital di Bari, Ottavio De Cobelli (Istituto Europeo di Oncologia), Michele Battaglia e Pasquale Ditonno dell’Università degli Studi di Bari.
Nel corso dei lavori sono state analizzate le tappe fondamentali della diffusione della chirurgia robotica urologica in Italia, le più recenti innovazioni tecnologiche e le prospettive future di una disciplina che continua a evolversi grazie all’integrazione di soluzioni digitali e di intelligenza artificiale.
«Oggi le piattaforme di ultima generazione integrano l’AI e trasformano i dati raccolti durante l’intervento in suggerimenti utili a migliorare le prestazioni del chirurgo – ha spiegato il professor Ludovico –. Le oltre 150 innovazioni introdotte, dal feedback tattile al visore potenziato, consentono una chirurgia più rispettosa dei tessuti. Inoltre, il simulatore virtuale e la doppia console favoriscono la formazione e la supervisione, riducendo significativamente la curva di apprendimento dei giovani chirurghi».
Dalla sua introduzione, la chirurgia robotica ha rappresentato l’evoluzione della chirurgia mininvasiva. Operando da una console, il chirurgo controlla braccia robotizzate che permettono gesti estremamente precisi, riducendo il sanguinamento, il rischio di infezioni e i tempi di degenza. La visione tridimensionale immersiva del campo operatorio e l’eliminazione del tremore fisiologico delle mani consentono di affrontare anche interventi complessi con maggiore sicurezza ed efficacia.
«Celebrare vent’anni di chirurgia robotica – ha concluso Speziale – significa raccontare una storia di visione, coraggio e responsabilità, ma soprattutto riaffermare la volontà di continuare a costruire il futuro della chirurgia italiana, dove innovazione tecnologica e centralità della persona procedono insieme, nella stessa direzione».
