Bari, 13 dentisti accusati di frode fiscale chiedono patteggiamento o messa alla prova
BARI - Sono 13 su 27 i dentisti coinvolti nell’inchiesta per frode fiscale con visite e interventi in nero che hanno chiesto di patteggiare o di ottenere la messa alla prova. L’udienza preliminare si è tenuta ieri mattina davanti al Gup del Tribunale di Bari, Antonella Carfagna.
Secondo l’accusa, tra il 2015 e il 2020 gli indagati avrebbero evaso imposte per oltre 6 milioni di euro. Le indagini, partite da una verifica fiscale del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, hanno portato alla scoperta di un software gestionale che permetteva ai professionisti di registrare compensi ricevuti ma non dichiarati.
Il sistema consentiva di creare “schede cliente” in cui, premendo il tasto F12 e digitando una password, era possibile annotare pagamenti in nero. Inoltre, il software permetteva di memorizzare la contabilità parallela su supporti esterni, facilmente rimovibili in caso di controlli, e non accessibili senza il codice. In pratica, venivano tenuti distinti due archivi informatici: uno interno, definito “gestionale”, con i dati delle fatture ufficiali, e uno esterno, chiamato “storico”, contenente tutti i compensi, inclusi quelli non registrati nella contabilità ufficiale.
A processo anche il creatore del software, l’ingegnere informatico 60enne di Palo del Colle, Tommaso Carbone.
Nel frattempo molti degli imputati hanno regolarizzato la propria posizione fiscale, condizione necessaria per accedere ai patteggiamenti. Per alcuni di loro, la pena prevista in caso di patteggiamento è di un anno e quattro mesi. Il Gup ha rinviato la decisione al 13 aprile.