‘Il dovere della verità e il cantiere della pace’: il report integrale dell’incontro a Bari
BARI - In un’epoca segnata dal frastuono delle armi e dalla velocità delle notizie frammentate, Bari si è fermata per riflettere. Lo ha fatto con un evento di caratura internazionale che ha riunito diplomazia, politica, cultura e associazionismo per analizzare la tragedia del conflitto in Ucraina. Non è stata solo una conferenza, ma un momento di testimonianza civile che ha tracciato una linea netta: la pace non è un’assenza di guerra, ma una costruzione attiva della giustizia.
Ecco il racconto dettagliato dei temi e delle voci che hanno animato l’incontro.
L'intervento dell'Ambasciatore Pier Francesco Zazo è stato il fulcro dell'intera giornata. Con la lucidità di chi è stato l'ultimo diplomatico occidentale a lasciare Kiev sotto i bombardamenti, Zazo ha offerto una prospettiva unica e drammatica: La disumanità della guerra: L'Ambasciatore ha descritto il 24 febbraio come un trauma che ha cambiato la storia d'Europa, sottolineando come la Russia abbia scientificamente deumanizzato il "fratello" ucraino per giustificare l'inaccettabile. Identità e Resistenza: Zazo ha smontato la narrazione del Cremlino. L’Ucraina non è una creazione artificiale, ma un popolo che ha scelto con forza la democrazia e l'Europa. "Gli ucraini non hanno alternativa alla resistenza," ha spiegato, "perché sanno che una tregua senza garanzie sarebbe solo una pausa prima di una nuova aggressione". La sfida alle democrazie: Il conflitto non riguarda solo i confini territoriali, ma è una sfida esistenziale lanciata dalle autocrazie alle democrazie liberali. Se cade il diritto internazionale, torniamo alla legge del più forte.
Il Senatore Greco ha portato sul tavolo la profondità della ricerca storica con il suo volume "Un anno di guerra disumana nel cuore d’Europa".
Contro la disinformazione: Il Senatore ha analizzato la "guerra ibrida" russa, fatta di propaganda e manipolazione dei fatti. Ha esortato a non cadere nella trappola della stanchezza: l'Occidente deve restare vigile perché la libertà degli ucraini è la nostra libertà.
Il valore della scelta: Citando la resistenza di Zelensky e il sacrificio dei civili, ha ricordato come il popolo ucraino abbia preferito affrontare il gelo e la distruzione pur di non rinunciare alla propria sovranità.
Un ruolo fondamentale è stato svolto dalla Presidente Nazionale Santa Pizzarotti Selvaggi. Il suo intervento ha spostato l’accento sulla dimensione umana e sociale:
La pace come "coltura": La pace non si firma solo nei palazzi, si coltiva nelle scuole, nei quartieri, nelle famiglie. È una "cultura della gentilezza" che deve opporsi alla logica della sopraffazione.
Il ruolo del Terzo Settore: L’impegno costante delle Crociate d’Italia dimostra che l’associazionismo è il collante della società. "Dobbiamo rieducarci alla pace," è stato il monito, partendo dal rispetto quotidiano per l'altro.
Le istituzioni locali in rappresentanza del Sindaco Vito Leccese e dai rappresentanti dei Municipi, hanno riaffermato il ruolo di Bari come "Città di San Nicola".
È stato ricordato il legame profondo con Odessa, città costruita anche grazie all'ingegno italiano, e l'accoglienza dei profughi che hanno trovato a Bari una nuova casa.
Bari non è stata solo spettatrice, ma protagonista di un "laboratorio di pace" che vuole esportare un modello di convivenza e dialogo interreligioso.
Un momento di riflessione profonda ha riguardato il mondo ortodosso e il ruolo della fede.
È emersa la distinzione tra una religione asservita al potere politico e una spiritualità che, come diceva Dostoevskij, cerca la bellezza per salvare il mondo. L'attenzione ai giovani è stata centrale: sono loro, sia in Ucraina che in Russia, a desiderare un mondo senza muri, un mondo cosmopolita e libero dai fantasmi del passato sovietico.
L'incontro si è concluso con una consapevolezza rinnovata: la pace richiede coraggio. Richiede il coraggio di sostenere chi è aggredito, il coraggio di non girarsi dall'altra parte e la fatica di costruire ponti dove altri costruiscono trincee.
Ecco il racconto dettagliato dei temi e delle voci che hanno animato l’incontro.
L'intervento dell'Ambasciatore Pier Francesco Zazo è stato il fulcro dell'intera giornata. Con la lucidità di chi è stato l'ultimo diplomatico occidentale a lasciare Kiev sotto i bombardamenti, Zazo ha offerto una prospettiva unica e drammatica: La disumanità della guerra: L'Ambasciatore ha descritto il 24 febbraio come un trauma che ha cambiato la storia d'Europa, sottolineando come la Russia abbia scientificamente deumanizzato il "fratello" ucraino per giustificare l'inaccettabile. Identità e Resistenza: Zazo ha smontato la narrazione del Cremlino. L’Ucraina non è una creazione artificiale, ma un popolo che ha scelto con forza la democrazia e l'Europa. "Gli ucraini non hanno alternativa alla resistenza," ha spiegato, "perché sanno che una tregua senza garanzie sarebbe solo una pausa prima di una nuova aggressione". La sfida alle democrazie: Il conflitto non riguarda solo i confini territoriali, ma è una sfida esistenziale lanciata dalle autocrazie alle democrazie liberali. Se cade il diritto internazionale, torniamo alla legge del più forte.
Il Senatore Greco ha portato sul tavolo la profondità della ricerca storica con il suo volume "Un anno di guerra disumana nel cuore d’Europa".
Contro la disinformazione: Il Senatore ha analizzato la "guerra ibrida" russa, fatta di propaganda e manipolazione dei fatti. Ha esortato a non cadere nella trappola della stanchezza: l'Occidente deve restare vigile perché la libertà degli ucraini è la nostra libertà.
Il valore della scelta: Citando la resistenza di Zelensky e il sacrificio dei civili, ha ricordato come il popolo ucraino abbia preferito affrontare il gelo e la distruzione pur di non rinunciare alla propria sovranità.
Un ruolo fondamentale è stato svolto dalla Presidente Nazionale Santa Pizzarotti Selvaggi. Il suo intervento ha spostato l’accento sulla dimensione umana e sociale:
La pace come "coltura": La pace non si firma solo nei palazzi, si coltiva nelle scuole, nei quartieri, nelle famiglie. È una "cultura della gentilezza" che deve opporsi alla logica della sopraffazione.
Il ruolo del Terzo Settore: L’impegno costante delle Crociate d’Italia dimostra che l’associazionismo è il collante della società. "Dobbiamo rieducarci alla pace," è stato il monito, partendo dal rispetto quotidiano per l'altro.
Le istituzioni locali in rappresentanza del Sindaco Vito Leccese e dai rappresentanti dei Municipi, hanno riaffermato il ruolo di Bari come "Città di San Nicola".
È stato ricordato il legame profondo con Odessa, città costruita anche grazie all'ingegno italiano, e l'accoglienza dei profughi che hanno trovato a Bari una nuova casa.
Bari non è stata solo spettatrice, ma protagonista di un "laboratorio di pace" che vuole esportare un modello di convivenza e dialogo interreligioso.
Un momento di riflessione profonda ha riguardato il mondo ortodosso e il ruolo della fede.
È emersa la distinzione tra una religione asservita al potere politico e una spiritualità che, come diceva Dostoevskij, cerca la bellezza per salvare il mondo. L'attenzione ai giovani è stata centrale: sono loro, sia in Ucraina che in Russia, a desiderare un mondo senza muri, un mondo cosmopolita e libero dai fantasmi del passato sovietico.
L'incontro si è concluso con una consapevolezza rinnovata: la pace richiede coraggio. Richiede il coraggio di sostenere chi è aggredito, il coraggio di non girarsi dall'altra parte e la fatica di costruire ponti dove altri costruiscono trincee.
