Orietta Berti a Radio 2 Social Club: “Canto Finché la barca va, ma ho paura dell’acqua”
Orietta Berti è stata ospite di Radio 2 Social Club, il programma di Rai Radio 2 condotto da Luca Barbarossa ed Ema Stokholma, regalando al pubblico un racconto sincero, ironico e pieno di memoria. Tra aneddoti sorprendenti, ricordi familiari e nuovi progetti musicali, la cantante emiliana ha ripercorso sessant’anni di carriera con la leggerezza e l’umanità che da sempre la contraddistinguono.
A partire da una delle sue canzoni più iconiche, Finché la barca va, Orietta Berti ha svelato un dettaglio che ha divertito lo studio:
«Io ho anche paura dell’acqua. Ho cantato per tanti anni “Finché la barca va ma io non so nuotare”. Quando entro nel mare o in piscina e l’acqua mi arriva qui, mi si blocca tutto il corpo. Non riesco neanche a muovere le braccia».
Eppure, proprio quel brano è diventato un successo planetario, con ben 120 versioni nel mondo. Fondamentale fu il parere della mamma: «Quando ha letto il testo mi ha detto che era una canzone bellissima perché parlava della vita, del non desiderare ciò che non si può avere. Mi ha convinto lei a farla».
Durante l’intervista, Orietta ha parlato anche dei suoi viaggi in Australia, chiarendo subito che non si tratta di una fuga romantica: «È lavoro, non una fuga d’amore. Osvaldo non è voluto venire perché non ha fatto i vaccini, quindi resto io con mio figlio». Un continente che ama, nonostante qualche incontro ravvicinato di troppo: «Può capitare di incontrare canguri che sembrano voler fare boxe con te. Da lontano ho visto anche alligatori di sette metri… ma da lontano, perché troppo vicino è pericoloso».
Spazio poi ai ricordi dell’infanzia e alla figura della madre, Olga – all’anagrafe Anna – donna forte e partigiana: «Era una comunista sfegatata. In Emilia eravamo tutti rossi e poi tutti a messa la domenica. Non c’era odio, ci si aiutava. Oggi non so neanche chi sia il mio vicino di casa. La vita era più unita, adesso è più fredda».
Con la consueta autoironia, Orietta Berti ha parlato anche del suo rapporto con la tecnologia e con i giovani: «Il loro miglior amico è il telefono. Io li critico un po’ perché sono invidiosa: non so usare il telefonino. Ne avevo tanti, sempre modernissimi, ma li regalavo. Ora ne ho uno che dice “uno, due, tre”. Se non sento la suoneria, per me non esiste».
Nonostante i sessant’anni di carriera, la voglia di rinnovarsi è più viva che mai. Dopo Chi ama chiama, l’artista sta lavorando con Danti a nuovi brani: «Abbiamo già fatto una ventina di canzoni. Non volevo fare solo revival, ho scelto brani inediti scritti da giovani. È difficile, anche il rap è difficile da cantare».
Infine, uno sguardo agli inizi, con le canzoni religiose di Suor Sorriso, e al grande amore per il cinema: «Da piccola ci andavo sempre con mia nonna. Via col vento l’ho visto non so quante volte, lo guardo ancora oggi perché mi riporta a quei momenti».
Un’intervista che conferma Orietta Berti come una delle voci più autentiche e trasversali della musica italiana: capace di far sorridere, riflettere e continuare a sorprendere, senza mai perdere il contatto con la propria storia.
