Province, domenica si vota. Parla Fabio Tarantino, candidato del Psi
FRANCESCO GRECO - LECCE - Province si, province no, province come e perché. Abolite brevi manu (legge Delrio del 2014), spogliate ovviamente delle risorse, le Province, per la serie "L’infinitamente lontano è il ritorno", ecco che ritornano. L’arte dei pazzi o, se si preferisce, parafrasando Mao: "Grande la schizofrenia sotto il cielo".
Un ritorno però a metà, all’italiana: il popolo non vota, il nuovo presidente sarà eletto domenica 1 febbraio dai politici. Pro domo loro.
Ormai riemersi e presenti nelle istituzioni, in attesa della ricomposizione della diaspora, che darà loro più forza e più visibilità al progetto riformista (citato sabato scorso a Roma dal segretario Enzo Maraio), i socialisti salentini presentano il loro candidato con "Avanti Salento".
È Fabio Tarantino, che abbiamo incontrato.
D. Un ritorno dimezzato, il popolo che sceglie i consiglieri comunali, regionali e i parlamentari europei, non sceglie presidente e giunta delle rinate Province…
R. Si discute da tempo sulle carenze della legge "Delrio" e sull’importanza del ruolo delle Province. Sulla necessità di portarle fuori dal limbo in cui sono state confinate è inoltre intervenuto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella sua recente visita a Lecce. In questi anni di incertezza siamo stati laboratori di innovazione: nonostante i limiti imposti dalla riforma, abbiamo provato a riorganizzare la gestione di un ente essenziale per il governo dei territori, soprattutto dove la condizione di perifericità si fa sentire forte e rappresenta una condanna per realtà comunali più piccole. I tempi sono ormai maturi per un’iniziativa risolutiva del legislatore nazionale che possa riconfigurare le province risanando l’incompiutezza di quel tentativo di riordino degli enti locali che non trovò finalizzazione all’esito del referendum del 2016. La volontà degli elettori fu al tempo chiara e oggi occorre trovare una soluzione in grado di assecondarla. Sarebbe una scelta in grado di avere riverberi positivi anche sulla selezione della classe politica e dirigente del territorio che oggi, invece, fa fatica a rigenerarsi nelle dinamiche della rappresentanza, proprio a causa del troncamento della filiera istituzionale. Nel frattempo, qualcosa si muove con iniziative di legge in Parlamento e la discussione di una proposta emendativa, promossa dall’Unione Province Italiane (UPI), per garantire a partire dal 2026 almeno un rinnovo contestuale dei due organi provinciali (Presidente e Consiglio) in attesa di disposizioni di riordino.
D. Province come strumento dialettico e democratico, interlocuzione fra territori e cittadini, dunque…
R. In questi anni è cresciuta la consapevolezza di quanto siano importanti le strutture provinciali nell’ottica di ricreare una condizione di prossimità dei poteri e dei servizi dello Stato. Restituendo alle Province le funzioni e le risorse sottratte con la riforma, possiamo dare continuità alla filiera istituzionale rinsaldando le connessioni tra i comuni e gli enti sovraordinati, possiamo migliorare l’interlocuzione, ampliare i servizi e sanare soprattutto la disaffezione dei cittadini nei confronti di Istituzioni e politica, che si manifesta in maniera preoccupante e con sempre più evidenza nei passaggi elettorali. Anche perché, nonostante i ridotti strumenti a disposizione, noi abbiamo provato a fare rete con i territori, trasformando in "Casa dei Comuni" un ente di II livello che, nelle intenzioni del legislatore promotore della riforma, era considerato ridondante e destinato a scomparire. Abbiamo siglato i Patti Territoriali per portare a finanziamento 30 progetti di sviluppo locale con fondi ministeriali, abbiamo realizzato una centrale unica per le selezioni del personale sollevando i comuni dagli oneri delle procedure concorsuali, abbiamo messo a disposizione dei comuni sottodimensionati le competenze della struttura provinciale per fornire assistenza qualificata sui fondi PNRR, abbiamo coinvolto le amministrazioni comunali in progetti di riforestazione urbana per contrastare i cambiamenti climatici, abbiamo restituito dignità alle strutture sportive diffuse sui territori e ammodernato le scuole che sono i luoghi dove si allenano le coscienze. E tanto altro ancora potremmo fare se si aprisse, in attesa di una nuova riforma, l’ipotesi di assegnare per delega regionale altre funzioni che oggi non ci sono.
D. Quali le criticità e le emergenze su cui lavoreranno i socialisti di Terra d’Otranto?
R. Credo che una comunità dallo spirito progressista oggi non possa che interrogarsi sugli strumenti e progetti per evitare traiettorie inesorabili e pericolose. Sappiamo che non ci può essere sviluppo se non accompagnato da un approccio veramente sostenibile e dunque la questione ambientale deve tornare prioritaria. Se vogliamo fermare lo spopolamento e l’emorragia di giovani in un territorio che torna ad essere interessato da migrazioni, dobbiamo pretendere collegamenti e trasporti all’altezza per creare le condizioni ideali in grado di attrarre investimenti. Siamo cresciuti vertiginosamente in alcuni settori come il turismo ma dobbiamo fermarci un attimo e occuparci di formazione e competenze se vogliamo che non siano solo bolle temporanee pronte a scoppiare. Se l’accoglienza è un valore che abbiamo nel dna allora dobbiamo arricchirlo, potenziarlo, allenarlo.
D. Inclusività, liste d’attesa, sanità pubblica, xylella, desertificazione demografica, nuove povertà, etc.: cosa pensano i socialisti?
R. Basta guardare ai principi cardine del socialismo per trovare la risposta. Oggi dobbiamo dare protezione alle fasce di popolazione più fragile, dobbiamo lavorare sulla giustizia trovando soluzioni alle vecchie e nuove diseguaglianze. Ci sono degli squilibri nel tessuto imprenditoriale e sociale del Salento: la crescita di alcuni settori è un fatto da registrare con positività ma quando è esponenziale e senza controllo rischia di creare contraccolpi nei rapporti economici e sociali che noi siamo chiamati a dover difendere se vogliamo una società veramente coesa. Occorre trovare un ruolo funzionale alle Case di Comunità per migliorare e capillarizzare i servizi sanitari e alla persona che impegnano gran parte del bilancio regionale. Occorre mettersi a studiare per capire come può riconvertirsi parte della nostra agricoltura alla luce di un clima che cambia e della devastazione della Xylella, offrendo un futuro certo all’olivicoltura salentina. Le criticità non si risolvono da sole, occorre parlarne. Ecco perché abbiamo bisogno di occasioni di ascolto e dialogo che la politica può certamente facilitare e creare.
