Storia e preistoria della Russia. Parla l’antropologo Silvio Marconi
FRANCESCO GRECO - ROMA - Mille domande, tantissime curiosità. Il pubblico non voleva lasciarlo andare. Affascinato dai collegamenti, le contaminazioni, echi e risonanze fra epoche, culture, etnie, eventi, continenti, popoli, personaggi, etc. Una deliziosa lectio magistralis.
Segno inequivocabile che c’è sete di conoscenza per il mondo russo, oltre gli stereotipi, i pregiudizi, i luoghi comuni.
E’ iniziato alla grande alla Casa Russa (Piazza Cairoli, via Arenula) il ciclo di incontri tenuti dello storico, antropologo, esperto di sincretismi culturali Silvio Marconi (Club di Storia Russa “Alexandr Nevskij”) sulla storia, preistoria e protostoria della Russia, titolo: (“Dall’uomo di Denisova a Baba Yaga”).
Autore di numerose pubblicazioni, lo storico ha dato appuntamento a febbraio: si parlerà di Slavi, Norreni e Bizantini.
L’uomo di Denisova è il Neanderthal dei Russi? L'Uomo di Denisova (resti trovati nei Monti Altai) é importante perché dimostra una ibridazione con Neanderthal.
D. Qual è il primo ceppo etnico da cui nasce il popolo russo?
R. Nessun popolo, nonostante i deliri etnocentrici, razzisti, nazisti, suprematisti, ha una radice pura, non un "ceppo" puro, tutti sono frutto di mescolanze genetiche, etniche, culturali, ideologiche e stratificazioni nel tempo; ciò vale anche per i popoli della attuale Federazione Russa (e più ancora valeva per quelli dell'URSS), che non solo sono molteplici, ma ciascuno dei quali ha radici miste in tutti i sensi, fermo restando che alcuni tratti culturali (ad esempio linguistici, rituali, estetici,. ecc.) si sedimentano in forma egemone nel tempo e determinano quella cultura che oggi identifichiamo come caratteristica di uno specifico popolo, ma tali tratti culturali sono sempre figli di intrecci. Così nel caso dei Russi propriamente detti, si trovano influssi (nella lingua, nell'arte, nella letteratura, nelle istituzioni, nelle tattiche militari, nelle simbologie, ecc.) delle culture siberiane, cinesi, centrasiatiche, nordiche, turche, mongole, caucasiche, mediterranee, più recentemente francesi, germaniche, italiche, ecc.
D. Lo sciamanesimo del Nord (Siberia) richiama la santeria cubana, il condomblè brasiliano, la taranta del sud Italia, l’argia dei Sardi: ci sono significative variazioni?
R. Lo sciamanesimo (di origine siberiana, espansosi in Cina, Tibet, NordAmerica, ecc.) é opposto nel meccanismo ai riti di possessione (di cui fanno parte gli esempi citati, tutti di origine africana), dato che quelli vedono una entità ESTERNA entrare nel corpo dell'operatore rituale e dirigerlo, mentre lo sciamanesimo, al contrario, vede l'operatore rituale far uscire la sua parte immateriale e (trasformata in animale, in genere) agire all'ESTERNO.
D. In Siberia c’erano sciamane donne?
R. Sì, in tutto lo sciamanesimo euroasiatico c'erano sciamane donne, anzi probabilmente le donne furono alla radice dello sciamanesimo siberiano.
D. L’immaginario dei Russi, in quanto a miti e favole, è molto solido e strutturato: ci ha colpiti la figura di di Baba Yaga…
R. Baba Yaga é proprio il risultato del fatto che nelle fiabe e nelle leggende russe (ma anche dell'Europa Centrale), come ha dimostrato il grande studioso sovietico Propp (a cui si ispira anche Gianni Rodari), le figure degli operatori/delle operatrici rituali sciamanici che agivano nelle foreste per gestire il rito di passaggio dei fanciulli dall'infanzia all'età adulta, vennero traslati dal positivo al negativo, mostrificati (col Cristianesimo demonizzati) con la trasformazione delle forme di sussistenza da quelle di caccia, raccolta, pesca e allevamento a quelle di agricoltura estensiva.
D. Orso, tigre, cavallo, lupo, aquila, renna, etc.: perché tanti animali simbolo di questo popolo?
R. Perché erano considerati dalle diverse genti abitanti in Siberia e nelle steppe e praticanti lo sciamanesimo (dagli allevatori di renne e cacciatori subartici agli allevatori di cavalli delle steppe) come i loro antenati mitici e come le entità animali in cui si trasformava lo spirito dello/a sciamano/a nel suo operare in transe.
D. In Russia oggi c’è un giovane cantante rock di nome Shaman (sciamano), canta anche canzoni patriottiche: che significato dare?
R. La riscoperta dello sciamanesimo siberiano (mai estintosi del tutto nonostante secoli di repressioni ecclesiastiche e statuali) in parte si deve alle tendenze post-sovietiche mutuate dalla new-age occidentale, sia in forme commerciali deleterie che in forme pop più interessanti (come quella del cantante Shaman), in parte si deve all'esistenza di una ricca messe di studi e di raccolte museali che sono state realizzate durante l'epoca sovietica e che oggi vengono riesaminate con metodi e strumenti nuovi, in parte si deve, infine, alla volontà di ancorare meglio la "russità" (l'identità russa) a vari elementi referenziali della Storia russa, pure differentissimi fra loro ma legati da connessioni spesso stupefacenti: lo sciamanesimo siberiano, l'epoca tartara e Nevskji difensore contro le orde cattoteutoniche, Ivan IV (detto GROZNY, ossia il "temibile" e non "il terribile"), Pietro il Grande, la zarina Caterina, Kutuzov, Stalin, Zhukov, ecc.
