Taxi, NCC e Uber: a Bari il nodo è un mercato chiuso che penalizza utenti e turisti


BARI – Non è la concorrenza il vero problema, ma un sistema chiuso che limita l’offerta e penalizza cittadini e visitatori. È questa la posizione del Partito Liberaldemocratico sulla protesta dei tassisti baresi contro le auto NCC collegate a Uber. Secondo il movimento, la questione va ricondotta a un assetto corporativo e illiberale del trasporto pubblico non di linea, che andrebbe superato con una decisa liberalizzazione del settore.

Il Partito Liberaldemocratico chiede un intervento tempestivo del Comune di Bari per adeguare l’offerta di mobilità alla domanda, cresciuta in modo significativo negli ultimi anni anche per effetto dell’aumento delle presenze turistiche. Nel 2025, in città, sono stati registrati 2,6 milioni di pernottamenti, un dato che ha messo sotto pressione un sistema ritenuto ormai insufficiente.

Secondo il partito, il problema non è l’innovazione tecnologica né l’ingresso di nuovi operatori, ma un mercato regolato da contingentamenti e tariffe amministrate che trasformano le licenze in rendite e riducono la concorrenza. Un contesto che, sostengono, porta a tempi di attesa elevati, difficoltà nelle ore di punta e servizi carenti durante eventi e alta stagione.

I numeri, secondo i Liberaldemocratici, confermano la criticità. A Bari operano circa 360 taxi a fronte di una popolazione di oltre 315mila abitanti, con un rapporto di un taxi ogni 875 cittadini, tra i più bassi nelle grandi città italiane. Il confronto con Milano e Roma evidenzia un divario significativo: nel capoluogo lombardo il rapporto è di un taxi ogni 290 abitanti, mentre nella Capitale è di uno ogni 360. Ancora più ampia la distanza con le grandi capitali europee, come Londra, dove operano oltre 21mila taxi affiancati da decine di migliaia di veicoli a noleggio con conducente, in un mercato aperto e flessibile.

“C’è una domanda che la politica continua a evitare”, afferma Giuseppe Muscio, segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico Città Metropolitana di Bari. “Perché un giovane o un padre di famiglia non possono entrare in questo mercato e lavorare onestamente? Perché impedire la creazione di opportunità lavorative per regole corporative che tutelano pochi e penalizzano molti, cittadini e turisti?”.

Secondo Muscio, difendere un mercato chiuso significa scaricare inefficienze e privilegi sugli utenti finali. Da qui l’appello all’amministrazione comunale affinché avvii un percorso di liberalizzazione del trasporto pubblico non di linea, mettendo al centro l’interesse dei cittadini. “Una città che ambisce a essere turistica, moderna e competitiva – conclude – non può restare prigioniera delle rendite”.